Giada e la nascita di Aurora

Per la rubrica “Ti racconto il mio parto”, mamma Giada ci parla della nascita di Aurora.

giada e aurora

Avevo scoperto da poche settimane di essere incinta , ero alla 6^ settimana e tutta emozionata insieme a mio marito ci prepariamo alla prima eco .

Ero pronta a vedere chissà cosa, invece la mia ginecologa dice che non si vede nulla, solo il sacco vitellino, che poteva essere presto e di rivederci tra 1 settimana. Inutile dire che non appena sono uscita dall’ospedale ho iniziato a piangere disperata, mio marito mi rassicurava  dicendomi che tutto sarebbe andato bene.

Passa  un’interminabile settimana e di nuovo l’ eco, io avevo il cuore  in gola, la ginecologa dopo qualche minuto esclama “ecco il tuo fagiolino!” capivo a malapena che quella macchiolina era mio figlio ma l’amore e la felicità che provavo era indescrivibile! La felicità  dopo poco svanisce alle parole “signora non c’è  battito, torni la settimana prossima  per un ulteriore controllo e poi decideremo ” … Qui nonostante  mio marito mi dicesse che sarebbe andato tutto bene, vedo  nei suoi occhi la tristezza …

Passa un’altra settimana e, piuttosto rassegnati, facciamo la terza eco e non appena appoggia l’ ecografo il suono del suo cuore rimbomba nel mio cuore … che felicità! Pensai che finalmente avrei potuto godermi a pieno questa avventura…

Il giorno dopo mi alzo, vado in bagno e noto parecchio sangue. Chiamo mio marito che si precipita da me, corriamo in Pronto Soccorso, mi fanno qualche puntura e flebo, avevo delle minacce e dovevo stare a riposo. Ho avuto perdite di sangue fino a 10 settimane poi finalmente mi sono goduta questo meraviglioso dono.

Al sesto mese, in seguito ad un malore per il troppo caldo, mi ritrovo di nuovo in ospedale con utero accorciato e contrazioni. La mia cagnolina sembrava stare male assieme a me, non mangiava più nulla così mio marito decise di portarci tutti al mare, grazie a questa vacanza iniziammo tutti a riprenderci.

Arriva settembre, 2 giorni prima della ddp perdo il tappo. Non ne potevo più  volevo stringere la mia piccola! Passo la ddp, arriva il primo tracciato ed anche il secondo. Ormai ero rassegnata, la mia bimba stava troppo bene li.

Poi finalmente a 40+4, la notte del 22 settembre, all’ 1 mi sveglio  di scatto con un forte dolore alla pancia, corro in bagno e dopo poco passa. Presa dal sonno torno a letto ma dopo 5 minuti il tutto si ripete. Corro nuovamente in bagno e li capisco che sono contrazioni.

Tutta emozionata ma silenziosamente, vado in cucina con foglio e penna alla mano mi metto a segnare le contrazioni da subito regolari ogni 4 minuti e mezzo della durata di 1 minuto.

Alle 3 decido di svegliare mio marito per accompagnarmi a fare la doccia visto che abbiamo la vasca e avevo paura di scivolare. Mi asseconda anche se addormentato. Dopo mezz’ora di doccia gli dico di tornare a letto che quando era ora l’avrei chiamato.

Sono le 4 e 30, le contrazioni iniziano ad avvicinarsi, così lo sveglio dicendo che avremmo dovuto andare in ospedale. Lui mi guarda assonnato e mi dice ” sei sicura sia ora? No perchè anche al corso pre parto dicono di non correre subito in ospedale. Io lo guardo con aria di sfida “sicura? Come faccio a essere sicura? Non ho mai partorito! E poi non stiamo correndo, ho contrazioni dall’ una!!!”

Molto lentamente si alza e se ne esce con un’ altra perla “ok andiamo, però  la valigia lasciamola a casa tanto non serve” Io lo guardo con sguardo minaccioso, e così la carica in macchina.

Arriviamo in ospedale. Il tragitto da casa era stato tutto un “va piano, ma no più  forte”… parcheggiamo in pronto soccorso,  lui scende e fa per entrare, lo chiamo indietro chiedendogli se può portarmi la valigia… arriviamo in accettazione, mi mettono sotto tracciato e mi dicono che non ho la faccia da travaglio e di chiamare se avevo bisogno.

Arrivano le 7, incazzata chiamo perchè dalle 5 alle 7 mai nessuno era venuto a guardarmi. Arrivano tirocinante e ginecologa e guarandomi esclamano “Non devi essere incazzata,  il tracciato è quasi piatto e non hai la faccia da travaglio, cmq ti visitiamo e torni a casa”

Demoralizzata mi faccio visitare, la ginecologa sbianca, dice di preparare la sala parto che ero dilatata di 6 cm… avrei voluto strozzarla, ma ho lasciato  perdere.

Mi fanno una flebo, arriviamo in sala parto, vedo la vasca  e dico che avrei voluto partorire in acqua ma mi dicono che è rotta. Al che a mio marito viene un idea “vuoi che vada  dal tabacchino qua sotto e compro una piscina gonfiabile? Ci facciamo dare l’ acqua calda” incredula lo guardo ma sto zitta

Il travaglio procede tranquillamente, bevevo molto, 3 flebi, stimolo di far pipì ma non esce nulla. Mi dicono che ho uno stimolo psicologico…

Alle 9 e mezza decidono di rompermi le acque per vederne il colore, li le contrazioni si fanno più  dolorose, mi danno la palla per raddrizzare la testina della bambina e istruiscono il marito a farmi massaggi nella schiena quando arriva la contrazione.

Arrivano le 10 e la dilatazione è completa. Testina dritta, mi dicono che posso spingere io però non sento nulla. Mi mettono il monitor davanti e ad ogni “curva alta” mi accovaccio x spingere. Dopo 40 spinte prego di buttarmi su un letto e mi accontentano. Dopo un’ora di spinte inizio a essere stanca e rassegnata. Non sentivo cambiare nulla e decido di prendere forza e iniziare a spingere sempre e non solo sotto contrazione. Dopo 10 minuti è nata Aurora 3450 gr per 51 cm d’amore dagli occhi grandi e profondi con una chioma foltissima di capelli castanigiada e aurora 2 … in poche parole una vera opera d’arte!

Risultato finale: il mio stimolo “psicologico” di fare pipì era reale, visti i 2 litri estratti dal catetere qualche minuto dopo, a causa dell’ enorme vescica la bimba faticava ad uscire, infine spingendo a caso mi sono provocata una lacerazione di terzo grado fino all’ ano. Moltissimi punti e rinforzi muscolari, tanto da mettermi paura che ci sarebbe potuta essere la probabilità di rimanere incontinente a vita … fortunatamente non fu così!

Comunque  il dolore non lo sentivo nemmeno perchè io mi sentivo un super eroe ad aver dato alla luce il mio meraviglioso capolavoro, la mia gioia più grande, che si era fatta parecchio attendere!

Jessica e le nascite di Nicole, Mattia e Davide

coll jessica

Per la rubrica “Ti racconto il mio parto”, mamma Jessica ci parla della nascita dei suoi tre gioielli: Nicole, Davide e Mattia

nicole 2IL MIO MIRACOLO: NICOLE 4-9-2000 (un parto lungo due settimane)

La mia prima gravidanza risale al 2000 e non è stata semplice, ho sofferto di iperemesi fino a giorno del parto, minacce d’aborto e diversi ricoveri.

Il 22 Agosto, ero in 32 settimane, all’ecografia di controllo i medici hanno riscontrato valori anomali nella bambina perciò dopo essersi consultati hanno deciso di ricoverarmi subito per accertamenti.

Il 30 Agosto ero in 33 settimane e, dopo 9 giorni di controlli e visite dove i medici non sapevano darmi una reale spiegazione a questi valori sballati, ho iniziato ad avere contrazioni e dilatamento dell’utero, i medici hanno cercato di fermare un possibile parto prematuro somministrandomi per vena il Miolene ed hanno deciso di trasferirmi urgentemente all’ospedale di Vicenza, dove era preparati , con la terapia intensiva neonatale, ad accogliere i bambini prematuri.

Arrivata a Vicenza, dopo una corsa con l’ambulanza a sirene spianate e con dolori sempre più intensi, vengo sottoposta a tutte le visite di routine del caso ed il ginecologo di turno decide di tenermi in osservazione tutta la notte nella saletta travaglio aumentando il dosaggio del farmaco. Al mattino, visto che le contrazioni si erano fermate, mi trasferiscono in reparto e vengo informata dall’ostetrica che dovrò rimanere lì fino al 15 ottobre (data presunta del parto), ed inizio così a visite di controllo ogni giorno, con il miolene che mi dava tremore e tachicardia, ecografie ogni mattina e pomeriggio per vedere se la situazione cambiava e capire se poteva esserci una soluzione per questa bambina che presentava una pancia e una testa troppo grande, delle braccia e delle gambe troppo piccole, ed una bocca che non si vedeva mai, questa bimba più piccola del normale e che non aveva i polmoni del tutto sviluppati. Passano così 5 giorni di disperazione e pianti, fino al 4 Settembre, ero in 34 settimane, e le contrazioni ricominciano, i medici aumentano il dosaggio del farmaco, ma i dolori col passare delle ore diventano sempre più forti!

Arriva l’orario delle visite e ci sono tutti,mia nonna,i miei suoceri, i miei fratelli, mio marito e mia mamma, io ormai avevo dolori da togliere il fiato e sono viola in viso, mia nonna appena mi vede esclama “Tu stai partorendo!”, io cerco di spiegare come posso tutto quello che è successo durante la giornata, ma sento il bisogno di andare in bagno, vado accompagnata da mio fratello di 6 anni, mi siedo nel water , inizia a scendere sangue ed io mi sento male, mio fratello corre fuori a chiamare mia mamma, quando arriva chiama subito l’ostetrica che mi riporta a letto e fa arrivare il medico il quale cerca di tranquillizzare tutti, fa aumentare il dosaggio ancora senza nemmeno visitarmi e se ne va. Mia nonna a quel punto si rivolge all’ostetrica dicendole che sapeva benissimo che stavo partorendo visto che lei aveva avuto 8 parti e che se succedeva qualcosa a me o alla bambina ci sarebbero state ritorsioni, non so se sono state le parole di mia nonna o se l’ostetrica effettivamente si è resa conto che qualcosa non andava, certo è che dopo un quarto d’ora è arrivato il ginecologo sbruffando e dicendomi che mi avrebbe visitata per tranquillizzarmi.

Io ormai avevo superato il limite di sopportazione del dolore e con le lacrime agli occhi mi posiziono, il medico si siede nel letto, mi visita e sbianca, si rivolge all’ostetrica per chiederle in quante settimane fossi , poi le ordina di far preparare subito la sala operatoria per un cesareo d’urgenza dicendo che era una fortuna che la bimba si presentava con il sederino altrimenti sarebbe già stata fuori. Mi portano di corsa in una sala dove vengo stesa per essere preparata, e lì sento i medici nell’altra stanza che stanno discutendo il mio caso e finiscono il discorso con un “Prepariamoci perchè non sappiamo cosa stia per nascere!”…

Questa frase, ogni singola parola, me la ricorderò a vita, ed in quel momento mi entra dritta nel cuore come una pugnalata, mi rimbomba nella testa, il mondo si ferma ed io divento un fiume di lacrime!

Mi portano in sala operatoria dove tutti cercano di tranquillizzarmi pensando che fossi solo agitata, ma non sanno che non riesco a cessare di piangere perché ho sentito le loro parole, che vorrei solo mio marito e mia madre lì con me ed invece sono reclusi fuori, che ho solo 20 anni e dovrei vivere la vita spensierata della mia età ed invece non so cosa mi aspetterà e sono terrorizzata, non mi sento pronta e mi sento un macigno al cuore!

E poi….sono le 22.30….sento un urlo forte e deciso….è lei….chiedo se è sana ma nessuno risponde, vedo un’ostetrica portare via un fagottino ma non vedo nulla…passano minuti interminabili dove mille e mille pensieri frullano in testa, non so se aspettarmi una bambina o cosa.

Arriva il pediatra, mi appoggia la bambina al petto e mi dice che è sanissima, pesa 1,920Kg, è lunga 47 cm e piange come una bambina di 4 kg, io piango ancora, piango di amore immenso e capisco dal momento stesso che l’ho guardata che non sarebbe importato se ci fossero stati problemi, era mia figlia e l‘avrei amata e protetta al di sopra di ogni cosa perché l’amore che provavo in quel momento per quell’ esserino non l’avevo mai provato, è stato come un big bang nel cuore!

Nicole è rimasta in Tin per 40 giorni, dove ha avuto varie complicazioni, è stata a rischio di perdere la vita, ha avuto trasfusioni ma non collegate alla gravidanza e poi da quando l’abbiamo portata a casa è sempre stata bene.

Oggi, 2016, Nicole ha 15 anni e mezzo, è la mia meravigliosa giovane donna che si sta affacciando a questo mondo con determinazione, maturità, forza, sensibilità e un po’ di pazzia come tutti i ragazzi della sua età ed io la amo profondamente e sempre di più!

davide 2DAVIDE: 24.01.2006 LA MIA SPALLA E IL MIO CUORE

La mia seconda gravidanza è stata super desiderata e cercata, era maggio 2005 quando ho scoperto che finalmente aspettavo il mio piccolo cucciolo e come la prima gravidanza era iniziata nel peggiore dei modi, con iperemesi gravidica, non potevo crederci, anche questa si presentava come la prima.

Ad agosto ero a 18 settimane e mio marito stanco di vedermi sempre stare male, sottopeso (non ero aumentata anzi avevo perso 5 kg) e perennemente tra il letto ed il bagno ha programmato di andare per 5 giorni a trovare i suoi genitori che erano in vacanza in montagna. Io sono partita controvoglia ma almeno avrei avuto un aiuto in più.

Quei cinque giorni sono stati la mia salvezza, il giorno dopo il nostro arrivo il vomito, la nausea e le vertigine hanno iniziato a sparire ed è iniziata ad arrivare la fame, in cinque giorni sono aumentata di 5 kg e fino alla fine della gravidanza sono sempre stata bene, mangiavo in continuo 24 ore su 24 e mi sono goduta la gravidanza come non era successo con l’altra, è stata una sensazione meravigliosa.

Sono stata così bene che il mio ginecologo ha detto che potevo provare un parte naturale ed io ero entusiasta anche di questo perché era il mio sogno, la data presunta del parto era il 2 febbraio ma avrei dovuto fare dei controlli quotidiani a partire da fine gennaio per assicurarsi che tutto andasse per il meglio.

Il mattino del 24 gennaio, sono in 38 settimane, dopo aver portato mia figlia alla scuola materna sono andata a fare delle commissioni, ma mi sentivo più stanca e strana del solito, tornata a casa decido di riposare un po’ sul divano, alle undici e mezza mi alzo per andare a preparare i pranzo e sento del liquido caldo che mi scende giù per le gambe, perplessa vado in bagno pensando di essermela fatta sotto, invece ho visto questo liquido trasparente che continuava ad uscire e capisco che si è rotto il sacco. Tranquillamente mi faccio una doccia, mi metto due assorbenti e chiamo mio marito dicendogli che quando sarebbe arrivato a casa doveva portarmi in ospedale ma di non preoccuparsi e di uscire pure a mezzogiorno e mezzo, dieci minuti dopo era a casa tutto agitato e sudato mentre io ero in camera che stavo finendo di preparare la valigia con la calma di un bradipo… se penso alla scena rido ancora.

Partiamo e arriviamo in ospedale all’una e mezza, intanto il liquido si era fermato, mi visitano e sia la dottoressa che l’ostetrico (era un maschio) non vedono il sacco rotto e dicono che probabilmente me la sarò fatta sotto, io ovviamente non me ne sto zitta dicendo che avrei capito se era pipì o meno ma loro dal monitor non vedono nulla, intanto arriva il mio ginecologo che era ancora di turno, mi visita anche lui e fa un’espressione strana, mi dice che la parete uterina si era assottigliata troppo e c’era il rischio che con il travaglio l’utero si rompesse quindi avrei fatto un cesareo il giorno dopo visto che ero già lì. Il mio sogno era infranto, piango, ma non posso fare nulla.

Mando mio marito a casa, mi portano al piano superiore dove le ostetriche preparano la mia cartella e mi portano a depilarmi, mi sdraio sul lettino e l’ostetrica davanti a me esclama “ma lei signora ha il sacco rotto” , io già avevo preso la notizia del cesare malissimo mi si girano del tutto le scatole e rispondo con tono alterato “ Certo! L’avevo detto giù ma non ne capiscono nulla” l’ostetrica gentilissima non controbatte, mi dice che mi avrebbe preparato d’urgenza per il pomeriggio ma che ne avevano altri due cesarei urgenti e sarei stata l’ultima….per quel che mi riguarda erano già le 15,30 ed ero già stanca di stare lì!!!

Mi portano in una saletta in attesa del mio turno monitorata, intanto iniziano i primi dolori alla schiena, li riconosco benissimo, sono le prime piccole contrazioni, in questa sala sono con una ragazza che è preoccupatissima perché è a 26 settimane ed è a rischio ed è lì dalla notte prima sperando di riuscire a portare a termine la sua gravidanza, io cerco di confortarla e a dirle che è in ottime mani, ma i dolori diventano sempre più ravvicinati e intensi col passare dei minuti inizio a faticare a respirare dal dolore, non riesco a stare sdraiata. La ragazza che è in saletta con me, preoccupata mi chiede se deve chiamare qualcuno, io con la testa faccio cenno di si, lei suona il campanello e in pochi secondi o minuti…non so…arriva l’ostetrica, io sono piegata in due e le faccio cenno di venire da me, le dico ansimando che ho le contrazioni e non capisco più quando iniziano e quando finiscono che mi diano qualcosa, lei guarda il tracciato, mi visita e se ne va di corsa dicendomi che arrivava subito.

Dopo pochi minuti arrivano due ostetriche, una mi mette il catetere, l’altra mi mette la flebo micidiale e mi dice che devono portarmi subito in sala operatoria, non potevano aspettare le altre urgenze perché ero in travaglio e con quello che aveva detto il ginecologo non dovevo nemmeno arrivare a quella dilatazione e mio figlio aveva fretta di nascere, io non capisco molto presa dai miei dolori e non ho nemmeno chiesto a quanto ero di dilatazione, so solo che visto che devo fare un altro cesareo tutto quel male non lo voglio nemmeno avere!

Sono le 17.00 mi portano in sala operatoria, mi fanno l’anestesia spinale e finalmente mi sento in paradiso, mi legano e rimango vigile in attesa, sento che mi tirano e strattonano, esattamente come la prima volta ma stavolta senza ansia, senza preghiere, senza preoccupazioni, solo con la fretta di vedere il mio piccolo amore, gli parlo, gi dico che non deve avere paura ma che degli angeli lo stavano aiutando ad arrivare tra le braccia della mamma, i medici attorno a me ridono, mi chiedono il nome che ho scelto e iniziano a dire “ Vogliamo proprio vedere il visetto di questo bimbo frettoloso, dai Davide!!” io rido e poi finalmente sentiamo un lamento simile al pianto…eccolo, alle 17,43 fa il suo ingresso al mondo il mio frugoletto…me lo portano avvolto in un telo, lo appoggiano vicino alla spalla e io me lo sbaciucchio come posso tra le lacrime, poi lo portano dal papà che gli deve fare il bagnetto ed io rimango lì.

Quando hanno finito mi riportano nella sala di prima in osservazione, rimango lì un paio di ore, alle 20.00 mi portano in reparto e alle 21.00 mi portano mio figlio, me lo mettono tra le braccia, è sveglio, ci guardiamo e ci perdiamo una nell’altro, mi scendono le lacrime dalla felicità, tutto è andato bene, la gravidanza ed anche il parto, nonostante il cesareo mi sono goduta ogni momento e ci siamo addormentati abbracciati avvolti dall’amore!

Davide oggi ha 10 anni, è un bambino generoso e buono, dona agli altri se stesso e ciò che ha, e non potevo chiedere di meglio!

mattia 2MATTIA IL MIO DONO: 28.6.2011

Sono le ore 10,30 del 28 Giugno 2011, sono a 35 settimane e sono in sala operatoria che mi stanno preparando per il cesareo d’urgenza, mentre la mia ginecologa, l’anestesista e le due ostetriche sono lì che trafficano con il mio corpo io prego, non sono una grande credente, ma in quel momento invoco il mio angelo, la Madonna ed il Signore che mi proteggano, che mi facciano tornare dai miei tre bimbi e che il mio bambino nasca vivo.

In quel tempo interminabile, tra mille preghiere e fiumi di lacrime penso…penso a questa gravidanza iniziata come gemellare e che poi il destino ha voluto che un bimbo lo perdessi, penso ai medici che mi avevano detto che non sarei riuscita a portare a termine quella gravidanza, penso quando, a 23 settimane, dopo una corsa in ospedale per emorragia mi avevano detto che avevo la placenta previa centrale e che la gravidanza era a rischio e sarei dovuta stare a letto fino al giorno del parto, penso a quando ero già a 28 settimane e la mia ginecologa mi ha detto chiaro e tondo che avevo una gravidanza troppo difficile, che io ed il mio bimbo avevamo il 50% di possibilità di uscire vivi e mi sono sentita crollare, penso alle ultime settimane passate con i miei figli e mio marito vivendoli pienamente, vivendomi ogni momento, perché non sapevo se ci sarei stata ancora con loro, e al 27 giugno, quando a casa da sola con i miei figli mi sono sentita male, ho iniziato con l’emorragia, e mia figlia di 10 anni mi ha assistito fino all’arrivo di mio marito e siamo corsi in ospedale, penso al saluto dei miei figli, che non sapevo se sarebbe stato l’ultimo….

Mentre la mia mente ricorda tutto questo sento un gemito, un lamento, la mia ginecologa esclama “eccolo, è bellissimo!” ed io piango ancora di più, lui è vivo, lo portano velocemente nell’altra stanza, lo visitano e poi lo portano da me, lo guardo e penso che sia qualcosa di spettacolare, il mio frugoletto che non sapeva piangere, lo bacio e lo coccolo come posso visto che sono legata, ed il pediatra mi dice che sta benissimo e pesa 2.220 kg per 45 cm, poi lo portano dal papà che gli deve fare il bagnetto.

Io rimango lì ad aspettare e chiedo se sta andando tutto bene, la mia ginecologa mi riferisce che mi stava chiudendo le tube e tutto era andato per il meglio, il pericolo era scampato…io finalmente sento rilassata. Ad intervento finito mi portano in una saletta in attesa di portarmi in osservazione, la ginecologa si congratula e se ne va, rimangono due ostetriche a scrivere in un blocco qualcosa ed io mi sento stanchissima e mi viene da appisolarmi.

Passa un po’ di tempo, intanto arriva un’altra ostetrica che mi dice che finalmente possono portarmi in osservazione, alza il telo sotto la mia pancia e vedo che il suo sorriso svanisce e sbianca, io chiedo cosa succede e lei mi risponde di non preoccuparmi, chiama un’ostetrica e le dice di richiamare la mia ginecologa, lì non capisco più nulla perché nel giro di una manciata di minuti arrivano medici, anestesista e ostetriche, mi portano velocemente in sala operatoria, io piangendo chiedo cosa stia succedendo e la ginecologa mi dice che devo stare tranquilla, che ho un’emorragia, devono addormentarmi per riaprirmi per vedere cos’è successo; io mi guardo intorno e mi domando come posso stare tranquilla quando tutti corrono come pazzi, quando tutti si parlano freneticamente e continuano ad arrivare medici, quando arriva anche il primario e vedendolo penso che allora sia qualcosa di davvero grave, penso che il mio 50% di possibilità me lo sono giocato e non vedrò mai più i miei figli e mio marito.

Piango, piango, piango così tanto finchè mi preparano, l’anestesista mi accarezza la testa e mi dice di non preoccuparmi , io inizio a sentirmi stanca, la stanza gira, gli occhi si fanno pesanti, sento solo qualcuno che urla “ anestetizzatela subito che la stiamo perdendo” e poi il buio…

…Apro gli occhi in una stanza tutta bianca, ho le braccia legate al letto, sono intubata, non so quanti aghi, fili e ventose ho nel corpo, cerco di divincolarmi, voglio togliermi tutto, non respiro, arriva un’infermiere che mi dice di tranquillizzarmi e mi inietta qualcosa…mi riaddormento….mi svegliano il primario ed altri due medici, non so quanto tempo sia passato, io sono ancora intubata, mi sento soffocare, lui mi tranquillizza, mi dice che sono in rianimazione, gli faccio il segno dell’ora e lui mi dice che sono le 11.00 del 29 giugno, nella mia testa penso che è passato già un giorno, gli faccio segno del bambino, lui sorride e mi dice che il bimbo sta benissimo, ora sono io quella da far star bene e mi dice che gli ho fatto perdere gli ultimi capelli dallo spavento e di non azzardarmi a farlo più, poi mi spiega tutto quello che è successo, mi informa che l’intervento è stato difficile, è durato 7 ore, il mio utero era andato in frantumi ed hanno dovuto tagliarmi a croce per salvarmi, ho perso tantissimo sangue e l’emorragia non si fermava, mi hanno trasfuso 10 sacche di sangue e che per ben due volte me ne ero andata, pensavano di avermi persa ma sono riusciti a riportarmi qua, che ho ancora delle garze interne perché l’emorragia faticava a fermarsi, avevo il catetere ed il drenaggio, le ventose erano per il cuore per assicurarsi che non si fermasse ancora, le flebo alla gola non dovevano preoccuparmi ma erano state le vene più facili nel momento critico dell’intervento, e l’intubazione me l’avrebbero tolta in serata, io piango, vorrei ringraziarlo … ringraziare tutti loro ma non posso parlare, se ne vano lasciandomi riposare.

Nei giorni seguenti che sono rimasta in rianimazione è stato un susseguirsi di telefonate dei miei parenti all’infermiere che avevo sempre lì, io ero sempre sotto morfina e riuscivo a stare sveglia molto poco, ho visto mia sorella, mia madre che piangeva e mi diceva che non le avevano dato speranza che sarei uscita viva ed era ancora sotto shock, mio marito che penso di non avere mai visto in quello stato e la mia amica più cara che si è spacciata per mia sorella pur di vedere con i suoi occhi che stavo bene.

Dopo mi hanno finalmente portato in reparto, in una stanza da sola per stare tranquilla e per poter permettere a mia mamma e mio marito di venire quando volevano per aiutarmi e finalmente ho visto il mio cucciolo al mattino e i miei due amori alla sera.

E’ stata dura, sono stata in ospedale altre due settimane, sono stati giorni lunghi ma indispensabili per recuperare un po’ di forze e per stare un po’ bene emotivamente, tutti i medici e le ostetriche mi hanno aiutato tantissimo, anche la psicologa mi ha aiutato, io rifiutavo mio figlio e lei è stata fantastica nel farmi capire che non ero un mostro come mi sentivo ma era una fase normale dopo tutto quello che mi era successo … e quando poi sono tornata a casa è andato tutto sempre meglio, i miei figli più grandi e mio marito mi hanno aiutato tantissimo e nel giro di un mese ero tornata in forza come prima, anche se dentro ero una donna nuova ed io e mio marito abbiamo dovuto conoscerci di nuovo, perché questa esperienza mi ha cambiato radicalmente.

Mattia ora ha 4 anni e mezzo ed è il nostro sole, è un bambino meraviglioso, sensibile, gentile, buono, lo amo alla follia, è il mio piccolo principe, e penso che quello che ci è successo, a parte il mio rifiuto iniziale, ci ha uniti in un modo viscerale, intenso ed unico.

Debora e le nascite di Asia e Alessandro

Racconti di parto: mamma Debora ci racconta le nascite di Asia e Alessandro

Asia30 agosto 2011 la nascita di Asia

Sono passati già nove mesi e non me ne sono accorta…mai una nausea, niente mal di schiena, niente caviglie gonfie nonostante la calda estate.
Ecco, quando si dice che la gravidanza è uno stato di grazia io penso a te e a quando te ne stavi bella comoda dentro la mia pancia, così comoda che arrivo a dover fare il primo tracciato e quasi non ce ne accorgiamo.

Quel giorno la dottoressa mi dice che devono indurre il parto perché c’è poco liquido ed è meglio che tu nasca e mi dicono di tornare il giorno dopo per il ricovero. Ero incredula, stavamo così bene che non capivo proprio il motivo di farti nascere per forza.

Torno a casa a piedi sotto il sole caldo di mezzogiorno del 30 agosto più di un’ora di cammino ma mi ero messa in testa che dovevi nascere senza induzione…ma tu stavi troppo bene lì dentro….arrivo a casa e faccio le scale un sacco di volte. Niente da fare tu vuoi rimanere lì dentro.

Arriva mattina e ci tocca andare in ospedale, mandano via papà e i dottori iniziano a forzare la natura una prima volta e tu continui a far capire che non sei ancora pronta, sento che se solo potessi lo grideresti con tutte le tue forze ma nessuno ti ascolta, qualcuno si è messo in testa che devi nascere e così nel pomeriggio ti disturbano per la seconda volta e ci riprovano. Tu ci provi a non dargli retta ma non ne puoi più di queste interferenze e cedi alla volontà dell’uomo, verso sera le contrazioni cominciano a farsi un pó più forti, è l’orario di visite e papà è con noi, facciamo una doccia calda e poi, anche se abbiamo bisogno di lui, papà viene mandato via di nuovo.

Le contrazioni sono sempre più forti, io ci provo a capire se sono regolari ma sono da sola e il male è tanto e sono talmente presa dalle contrazioni che non penso neanche di chiamare l’ostetrica….lo fa la mia compagna di stanza al posto mio senza che le chiedessi nulla….l’ostetrica arriva e mi porta a fare una visita per controllare la dilatazione…queste ostetriche sono molto gentili….vedono che sono spaventata e mi rassicurano….non mi dicono quanto sono dilatata o comunque non lo ricordo ma mi mandano in sala parto per fare un tracciato. Mentre faccio il tracciato ogni tanto spunta un’ostetrica, già dalla faccia non mi ispira molta fiducia, finito il tracciato mi visita e da lì va tutto a rotoli.

La visita mi provoca un dolore indescrivibile tanto da farmi balzare dal lettino…l’ostetrica non si capacita della mia reazione, non ricordo cosa mi dice ma sono sicura di averle risposto “Sì ma mi hai fatto male cazzo!!!” E mi metto a piangere. Ok non sono stata molto fine ma penso che una donna che sta per partorire possa essere scusata se dice una parolaccia…..ma questa ostetrica non mi scusa anzi…..inizia a dirmi che devo darmi una calmata, che non sono la prima a partorire e che sono una maleducata….poi sempre incavolata mi dice che devo chiamare il tuo papà perché è arrivato il momento!

Mi mettono attaccata ad una flebo…non ho idea di cosa ci sia dentro e non chiedo perché sono terrorizzata da LEI….papà arriva e LEI continua a dirmi di spingere ma io non sento di doverlo fare e spingo male perché io non devo spingere non lo sento…spingo perché me lo dice LEI….e poi non mi fa cambiare posizione, in questo lettino da ginecologo a me viene da chiudere le gambe ad ogni contrazione ma LEI si intestardisce e vuole che io partorisca così e allora per risolvere si mettono in 4 persone a tenermi le gambe aperte compreso il tuo papà….io continuo a dire che non ce la faccio e LEI continua a dirmi che ti sto facendo del male che devo spingere bene e farti nascere e finalmente quelle spinte inizio a sentirle e poco dopo ti sento piangere….ricordo che continuo a dire al tuo papà “ci sono riuscita, ce l’ho fatta, ce l’ho fatta!!!” e piango piango tanto.

Dopo pochi minuti ti mettono tra le mie braccia e non c’è cosa più bella e non mi importa più di come sono andate queste ultime ore, stiamo bene TU stai bene mi importa solo di questo!

Alessandro11 ottobre 2015 la nascita di Alessandro

Quando scopro che sei dentro di me subito dopo la grande felicità il primo pensiero va al parto. Il parto di tua sorella è ancora una ferita aperta e non posso permettere che riaccada, sono terrorizzata alla sola idea e mi mobilito subito per darci la possibilità di farti nascere in modo rispettoso!!

Il parto è l’esperienza più forte che una donna possa fare. Forte perché si concentrano mille emozioni tutte insieme, emozioni che ti travolgono e ti lasciano senza fiato.

Quando scopro che sarò mamma per la seconda volta so senza alcun dubbio che non voglio affrontare il parto da sola in balia di queste emozioni, so che ho bisogno che qualcuno sia vicino a me in quel momento e che mi insegni ad usare quelle emozioni come alleate e non come nemiche.

Avevo già conosciuto per puro caso un’associazione e così scrivo un messaggio all’ostetrica chiedendo se possiamo vederci.
L’idea iniziale è di fare solo l’accompagnamento in ospedale ma dentro di me so già perfettamente che l’unico parto che mi darà veramente un senso di riscatto sarà il parto in casa. Penso che papà sarà un ostacolo invece anche lui si è presto reso conto che è la cosa più giusta.

Nella vita quando prendo una decisione ho sempre paura di non aver fatto la scelta giusta invece nel cammimo verso il nostro parto in casa non c’è mai stato neanche il minimo tentennamento.

Ti sei fatto aspettare….a 41+5 vedo la cosa che più desidero e per la quale ci siamo preparati per 9 lunghi mesi scivolarmi tra le dita.

È il 10 ottobre e mi sveglio con un senso di impotenza infinito, arrabbiata anche solo all’idea di interferire e sollecitare l’inizio del travaglio. Questa volta voglio che sia tutto naturale DEVE ESSERE TUTTO NATURALE!
E così nel pomeriggio, dopo aver saputo di una anticipata nascita in casa di un compagno del corso pre parto, decidi che è anche per te arrivato il momento di aprire le danze.

La primissima contrazione arrivata alle 4 del pomeriggio è come aver vinto alla lotteria e da quel momento nessuna paura, nessun timore solo la consapevolezza che tutto andrà esattamente come lo desideriamo.

Forse chiamo le nostre cicogne un pó troppo presto infatti dimostri di non avere alcuna fretta, la tua danza è un lento. Tra le mura di casa respiriamo serenità e amore, lasciamo che ti prendi i tuoi tempi dandoti fiducia e chiamandoti tra le nostre braccia.

La luce di un nuovo giorno inizia ad entrare dalla finestra e il dolore si fa sempre più intenso ma tutto è in perfetta connessione corpo anima e mente sono in armonia perfetta e grazie alle persone che abbiamo intorno le emozioni non mi travolgono ma mi accompagnano nel viaggio.

Finalmente alle 9.21 sei tra le mie braccia e ho avuto il mio riscatto, ho avuto un parto da ricordare con amore e non con amarezza, finalmente si è chiuso un cerchio e guardandoci negli occhi si è aperto l’infinito.

Roberta e la nascita di Rachele e Diletta

Per la rubrica “ti racconto il mio parto”: Roberta e la nascita di Rachele e Diletta

rachele e diletta

Rachele e Diletta, le mie gemelline di 14 mesi, non sono nate da parto naturale ma da Taglio Cesareo (TC) programmato. Degno di essere raccontato comunque, visto che non avevo idea di come si svolgesse un TC.

Sono stata ricoverata il giorno prima, 21 Dicembre 2014, era domenica, per i controlli di routine. Mi viene detto che sarei stata la prima della lista del giorno dopo ma… così non fu.

Il 22 Dicembre 2014, il reparto maternità dell ospedale di Vicenza fu un Odissea di nascite, 3 gemellari, di cui due d’urgenza, e altre 15 nascite da seguire!

Alle 6 di quella mattina mi reco in sala tracciato, agitata come non lo ero mai stata in vita mia, le mani mi tremavano e il cuore mi scoppiava. Mi sdraio e inizio il mio “doppio” tracciato (i tracciati gemellari durano un eternità perché i battiti si confondono e i medici non capiscono mai il reale andamento), ma quel tracciato era chiaro.

Erano partite le contrazioni, non si sa come nè perché, ero a 36 settimane ed essendo la mia una gravidanza gemellare monocoriale, il TC era stato fissato con 4 sett d anticipo rispetto al termine. L’agitazione forse, o le mie bambine erano ansiose quanto me, fatto sta che l’ostetrica chiama il reparto per avvisare, ma anche le altre due gravidanze gemellari avevano dovuto anticipare quindi avrei aspettato…

Non stavo male, quasi non sentivo nulla.. Mi fanno indossare il camice e attendo nella mia stanza. Ecco che alle 11 mi viene a prendere l’ostetrica “su, sei pronta?”… Oddio, insomma!..

Mi preparano, flebo, catetere, e tutto il necessario, e fanno entrare il mio compagno per salutarmi, era più agitato di me..

Alle 11,50 entra in sala il mio amato Ginecologo, il dottor Catapano, pronto per far nascere le mie patatine… È stato un lampo, credo che dall’anestesia al taglio siano passati due minuti d’orologio, sentivo solamente un movimento in basso e poi…. Due piccoli visi sopra di me che piangevano, arrabbiate come pochi per essere state disturbate così presto…

Mi appoggiano il viso di Rachele a fianco, ma Diletta no… Diletta non arriva… E io inizio ad agitarmi, nessuno mi spiegava, quei minuti sono sembrati interminabili, ma poi finalmente la pediatra mi avvisa che Diletta aveva bisogno di qualche giorno di TIN, per una leggera dispnea causata dal parto anticipato..

rachele e e diletta 2

Tutto bene, le mie frugolette sono nate 2310 kg e 2130 kg… Ora hanno 14 mesi e pesano 11 kg! Sono sane e belle le mie pescioline 😊

AnnaLety e la nascita di Tommaso

A vederla da fuori, la nascita di Tommaso è invidiabile: primo figlio, tre ore tra travaglio e spinte, lacerazione minima con pochi punti e zero conseguenze, dimissioni anticipate alle 48 ore con allattamento più che avviato. Eppure io non ho un bel ricordo di quel momento, tanto che, spesso, ancora piango a pensarci.

Sarà che da sempre sento che l’ospedale non è il luogo dove far nascere i miei figli; che il parto, seppure sia un momento complesso, non è una malattia; che una donna deve restare tale, non trasformarsi automaticamente in una paziente appena entra in pronto soccorso. Fermo restando che riconosco tutto il bene che ha fatto la medicina, e che in determinate occasioni l’ospedale è una salvezza, per madre e figlio.

La mia esperienza inizia un paio di mesi prima del parto: era settembre 2012, da un paio di settimane avvertivo contrazioni addominali ogni ora, non dolorose eppure un po’ preoccupanti. Nonostante il riposo consigliatomi dal medico (nonché mia mamma), le contrazioni continuavano puntuali, fino a un venerdì sera, in cui si sono presentate ogni 15 minuti. Immaginate la preoccupazione! Chiamo la mamma che mi consiglia di farmi un giro in pronto soccorso ostetrico, tanto per scrupolo. Anche qui vale lo stesso discorso iniziale, visto da fuori è stata una visita di routine, vissuta in prima persona è stato un incubo. Vi dico solo questo: l’ostetrica di turno mi piazza il monitoraggio e se ne va senza dire una parola, e non si sentiva il battito del bimbo. Sempre senza dire niente, dopo un tempo che a me è sembrato infinito, l’ostetrica torna, sposta il sensore e finalmente sento il cuore del mio bambino. Per tutto il tempo del monitoraggio e della successiva visita, mi sono sentita trattata come un sacco di patate, senza alcuna dignità e senza il minimo riguardo non dico da empatia – scherziamo! – ma almeno da persone bene educate.

Nonostante questa esperienza negativa, cerco in tutti i modi di far rientrare nelle mie simpatie l’ospedale, visto che, per vari motivi, era lì che comunque avevo deciso di partorire. Alla fine, a un mese dal parto, visto che il panico da ospedale aumentava, decido di chiedere l’accompagnamento in ospedale a un’ostetrica privata, E. Questa è un’esperienza che consiglio, non tanto per il parto in sé, visto che l’ostetrica esterna è presente solo come sostegno morale, ma per l’accudimento prima e soprattutto dopo il parto: mi sono sentita coccolata, con un punto di riferimento sempre valido e una continuità terapeutica che purtroppo le strutture pubbliche non possono offrire.

La notte del dieci dicembre, proprio sul più bello del romanzo che stavo leggendo, arriva la prima contrazione. Dopo due minuti, ecco la seconda: come, due minuti? Cos’è sta storia? Al corso preparto…ahi, ecco la terza. Aspettiamo un po’, per capire cosa sta succedendo, ma dopo un’ora già non riesco più a parlare. Tocca a mio marito chiamare l’ostetrica E. e spiegarle la situazione: riesco a sibilarle di venire, perché non ci capisco niente e mal che vada le faccio fare un giro notturno della città. Appena E. arriva, mi si rompono le acque; le contrazioni sono così forti da farmi male ovunque, tanto da non sopportare nessun tipo di contatto, incluse le carezze che spontaneamente faresti nel vedere una persona prostrata dal dolore. Partiamo per l’ospedale, e senza passare dal pronto soccorso ostetrico ci fiondiamo in sala parto. Ricordo con simpatia la corsa in carrozzina, non riuscivo più a camminare, e l’aria fresca in viso mi faceva stare meglio, mi sembrava di essere un cane con la testa fuori dal finestrino e la lingua penzoloni.

Decisamente non ero in me, in quel momento, altrimenti sarei stata zitta e le cose sarebbero andate diversamente (e se mia nonna avesse le ruote…): delle tre ostetriche parate in attesa del mio arrivo, ne riconosco una, M., che fatalità era quella del monitoraggio messo male. Ovviamente le colleghe spingono lei ad assistermi, visto che “la conosco”. Tutte parlano delle meraviglie delle endorfine tra una contrazione e l’altra, io non so nemmeno cosa siano visto che M. insisteva per visitarmi dopo ogni spinta; avevo scelto di partorire accovacciata, e al dolore della visita di per sé, si aggiungeva la fatica, pure dolorosa, di alzarmi. Avevo anche la sensazione che questo mettermi in piedi rimandasse in su il bambino, vanificando i miei sforzi di farlo scendere.
M. interferiva anche a parole, fai questo, fai quello, ma non sai spingere…e io che riuscivo solo a gridare, con un’esplosione di parole in testa senza poterne dire nessuna.

Finalmente, non so come né perché, ho ripreso contatto con Tommaso: non ero lì da sola, c’era anche lui con me a lottare per nascere. Quella è stata la svolta, e due spinte dopo era nato.

La gioia di tenerlo finalmente in braccio è indescrivibile, tanto che non me ne importava niente di essere seduta sul pavimento – neanche me n’ero resa conto, finché un’infermiera mi ha fatta spostare sul lettino.
Ed ecco che M. torna alla carica, malmenandomi la pancia senza avvisare (ho urlato dal male fino 2 minuti fa, almeno avverti) – ok, aiuta a far uscire la placenta, non ho niente in contrario se devi ma non sto morendo dissanguata, non è un’emergenza e io ho il diritto di essere informata su cosa stai per farmi.

Sono sempre persa negli occhi di mio figlio, con mio marito sciolto al mio fianco, quando si parano di fronte a me M., ginecologa bardata con camice-guanti-maschera, e un numero imprecisato di infermiere, tutte a guardarmi l’origine du monde in attesa dell’uscita della placenta. “Signora, se avverte premiti, spinga” – spinga cosa, che là sotto non ho più un muscolo funzionante??
Dopo un tot, vogliono portarmi in sala operatoria per togliere la placenta. Sempre grata sarò ad E., che con prontezza e molta forza nei miei confronti (io ero stremata e avrei detto sì a tutto), mi fa alzare in piedi: ta-daaa, la placenta esce da sola. Dico, possibile che in due laureate (ginecologa e ostetrica) e almeno un altro paio di esperte infermiere, a nessuna sia venuto in mente di farmi alzare? Evidentemente, no.

Il resto è routine, punti, due ore di osservazione, reparto. Degenza in cui ho rischiato di morire di solitudine, visto che con la mia compagna di stanza non avevo nulla da spartire, nonostante i tentativi reciproci di fare amicizia. Il programma concordato con E. prevedeva l’uscita dopo le due ore di osservazione, ma avendo perso molto sangue mi ha consigliato di restare per sicurezza almeno fino al pomeriggio: io gasatissima durante il giorno allerto le infermiere e le ostetriche del reparto che sarei tornata a casa in anticipo, e invece mio marito arriva con la bella notizia “abbiamo allagato l’ufficio sotto casa, forse dobbiamo fare lavori pesanti in bagno, devi restare ancora qua“. Mi è venuto da piangere. Ho resistito altre 24 ore, poi bagno o no, sono tornata a casa.

Casa per me è stato avere mio marito vicino tutto il tempo, anche se lui lavorava nell’altra stanza; mia mamma che veniva a trovarmi dichiarandosi a mia completa disposizione; l’amica del cuore che, nonostante non possa sopportare i bambini, mi ha fatto compagnia con le sue chiacchiere; E. che veniva a trovarmi regolarmente e che mi insegnava a pesare il bambino, a lavarlo nel modo corretto, ma anche che mi faceva sfogare la delusione di un parto non proprio come desideravo, e che fugava tutti i miei dubbi sull’allattamento. Casa era il mio letto, il mio bagno, il mio spazio. Era avere il mio bambino a fianco a me, sempre.

Non ho dubbi: la prossima volta, se tutto va bene, parto in casa.

Anna e Tommaso

Eleonora e la nascita di Valerio

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Ti racconto il mio parto: Eleonora e la nascita di Valerio

Ciao a tutte! Non vedevo l’ora di poter raccontare la mia esperienza del parto. Cercherò di essere sintetica e al tempo stesso raccontare momento per momento quelle 24 ore.

9 marzo 2014 ore 19:00 – Ero in cucina, intenta a preparare la cena per tutti. In casa con me c’erano i miei genitori, la mia nonna e mio marito. Improvvisamente sento dei lievissimi fastidi tipici da ciclo mestruale in arrivo. Qualche secondo e poi passato tutto anche se sento la sensazione di perdite. Vado in bagno a fare pipì e trovo striature rosa….. capisco che è il momento e non dico niente a nessuno.

Esco dal bagno e continuo nelle mie cose. Inizio a guardare l’orologio, inizio a segnare su un foglietto (che tengo ben conservato) questi fastidi; arrivavano una ogni 15 min. Lo dico sottovoce a mio marito cercando di non far capire niente agli altri ma il segreto non dura molto, tuttavia nessuno perde la calma. Avviso la mia ginecologa che mi dice che in caso di perdita di tappo o di contrazioni dolorose ogni 4 minuti devo andare in ps ostetrico. Continuo imperterrita a fare le mie cose, mi faccio una doccia e mi metto a letto.

Mio marito si violentava nel mantenere la calma: a mezzanotte si alza e mi fa “vado a farmi la doccia”. All’una e mezza mi fa “quasi quasi mi faccio pure la barba”. Alle tre mi fa “vabbè mi vesto già”. Io ero morta dalle risate. Le contrazioni si facevano più vicine e un po’ più dolorosette ma tutto molto sopportabile (forse perché normalmente ho dei dolori mestruali fortissimi). Alle cinque le contrazioni erano già da un’ora ogni quattro minuti.

Con calma mi alzo, mi pettino, mi trucco, infilo i miei jeans e avviso i miei che stiamo andando in ospedale. Mia madre, tutta assonnata mi guarda e fa “ ma dove vai?” “mamma vado a partorire” “ e ci vai così? Truccata e con i jeans?” e io le rispondo “mamma, tranquilla, vado a partorire non a morire”.

Avevo fatto il corso da gestante in piscina e, non so perché, nel percorso da casa all’ospedale ho iniziato a pensare a quello, a tutte le indicazioni che ci avevano dato. Avevo la sensazione di fare qualcosa che avevo fatto sempre. Visita di controllo e sotto tracciato. Contrazioni regolari ogni 4 minuti ma dilata di 1cm.

10 marzo ore 8:00 – Il dottore mi dice che c’è la possibilità di fare il ricovero anche se non sono in travaglio. Accetto. valerioCerto che mi sarebbe piaciuto tornare a casa abitando a neanche un km dall’ospedale, ma non sarei potuta stare tranquilla con tutta la gente intorno. Avrò già scattato un trentina di foto da casa all’ospedale. Ho deciso di creare un reportage e finora ci sto riuscendo.

Vado su in camera. Vomito la cena e non riesco a mangiare neanche una caramella. Riesco a bere solo tanta acqua. La cosa non mi turba. Mi sentivo benissimo. Approfitto per dormire. Ad ogni contrazione, mantenendo gli occhi chiusi, respiro profondamente e stringo la mano a mio marito. Passo tutta la mattina così. Però la dilatazione è ancora 1cm.

Alle 14:00 arriva un angelo chiamato Silvia. Mi trova seduta sulla palla da pilates. I dolori iniziano ad essere forti. In fondo li sopportavo serenamente dalle 5 del mattino ma ora iniziava a diventare un pochino “stanchevole”. La prima cosa che le chiedo è “l’intensità dei dolori sarà sempre questa o peggiorerà?” e lei mi risponde “l’intensità resta uguale solo che saranno sempre più frequenti”. MI sta bene. Faccio un bel respiro profondo e lei mi dice “vuoi fare la doccia??” La guardo come se mi avesse chiesto di incontrare Jhonny Depp. “siiiii” la mia risposta. Sotto la doccia, seduta sulla palla da pilates, musica a palla e marito che mi bagna con il doccino. Aaaah il paradiso. Il dolore non è nemmeno più così forte. Un’ora di doccia. Ho messo le branchie.

Visita di controllo. C’è la mia ginecologa. Ti adoroooo!! Parto aperto a 5cm. Cavolo ma farla prima la doccia?!?! ?=)(/&  Vabbè. Chiedo implorando, alla mia ginecologa di fare il parto in acqua. Sarebbe il mio sogno!! Lei mi risponde “stai facendo un travaglio stupendo, stai mantenendo la calma come poche. Te lo meriti proprio!!” In quel momento mi verrebbe da dirle “Chiara ti amo”. Me ne vado in giro. Vado fuori la sala di aspetto a salutare e tranquillizzare i miei genitori. La gente mi guarda con stupore.

Ore 18:00 – Chiedo di poter fare un’altra doccia. Mi spoglio ma prima di entrare in doccia mi scappa fortissimo la pipì. Un plaf strano. Chiedo scusa e mi vergogno. Silvia mi dice “tranquilla non è quello che pensi tu. Alzati e guarda nel water…”. Guardo e vedo della roba verdastra. Si sono rotte le acque. Silvia non fa in tempo a dirmi che avrei iniziato a sentire un forte stimolo di defecare quando comincio a sentire il forte senso di spingere. Corri corri in vasca non prima di aver scattato qualche altra foto, posizionato la video camera e messo il cd con le mie musiche preferite in sala parto. La vascaaaaaaaaaa. Acqua calda, sembra di stare alle terme. Le spinte sono forti ma nella testa ho gli insegnamenti del corso gestanti quindi respiro profondamente, chiacchero con l’ostetrica, mi faccio raccontare barzellette.

Ore quasi le 19:00 – Mio marito è sempre qui con me, non mi lascia mai, è una coccola continua ed io mi sento sicura e rilassata anche per questo. Sta uscendo la testa ma Silvia si accorge che il mio bimbo ha un giro di cordone intorno al collo quindi mi tira fuori dall’acqua, mi fa fare un giro strano, un spinta e la testa è fuori. Tiro un sospiro di sollievo, è fatta, ah no, manca il resto del corpo. “Silvia tiramelo fuori tu” dico con voce quasi timida poi le dico “ricordati che quando nasce devi farlo prendere prima al suo papà”. Lei si mette a ridere e mi fa “ Ma stai facendo tutto tu, continua che stai andando alla grande”.

Mio marito, curioso, voleva guardare ma io lo tiro per un braccio e gli dico “resta qui, guardi dopo”. Un’altra spinta, Valerio è completamente fuori e io inizio a ridere come una matta. Non lo sento piangere, chiedo e lui ha due occhioni aperti e spalancati e si guarda intorno beato. Silvia dice che non piange perché è nato nel modo migliore, senza urla, senza stress e senza traumi. Il bimbo è ancora in braccio al papà. eleonoraCorri, prendi la macchinetta, immortaliamo il momento. Lucida, serena, quasi mi viene da dire “è già finito?”.

Un punto (superfluo) esterno, dimissioni anticipate, nessun tipo di problema. La dottoressa che ci segue per l’allattamento mi prende “a modello” e mi chiede se ho già altri figlio. “no è il primo”. Insomma, esperienza assolutamente positiva in tutto!!!!

PS: foto dal travaglio a quattro ore dopo il parto.

Eleonora mamma di Valerio Vicenza 10 Marzo 2014

Elena e la nascita di Linda

Ti racconto il mio parto: Elena e la nascita di Linda

LindaEra lunedì 16 giugno 2014. La nascita della mia bimba era prevista per il 27 giugno.

Al tempo il mio compagno svolgeva due lavori e frequentava il corso per ottenere il rec e quei giorni sono stati molto intensi per lui. In 36 ore se ne ha fatte 6 di sonno era giá tanto… ma ha comunque trovato il tempo e la forza per fare una doccia “bollente” con me.

Erano le 17 circa quando esco dal bagno, arrivo in cucina e sento una strana fitta alla pancia… sussulto ma non provo dolore, lo faccio notare a Fabio e gli ripeto di far benzina che il tempo stringe e non sarebbe il caso di fermarsi a far rifornimento mentre si corre in ospedale.

Si mette a ridere e va al corso, tornerá per le 23. Io intanto sto a casa col mio bimbo di 6 anni, Roby. Cucino e giochiamo a carte. Sento continuamente delle fitte ma non pensavo fosse iniziato il travaglio, a differenza del primo non avevo male… Pensavo si trattasse di contrazioni preparatorie.

Arriva Fabio, si mette a letto e mi sento che devo andare in bagno, non faccio niente e mi rimetto a letto. Poi di nuovo dopo 5minuti. Fabio russa e io vado in soggiorno a togliermi lo smalto e tagliarmi le unghie (nel caso dovessi andare in ospedale) e cerco qualcosa di interessante in televisione.

Si fanno le 2 e mi sento morire, vado in camera e lo chiamo. Non si alza e comincio a provare sentimenti di odio nei suoi confronti. Gli ripeto che sto male e di andare in ospedale. Mi chiede se sono sicura e gli ringhio di si. Con calma si alza e si va a prendere una bustina per il mal di testa. Lo guardo incredula. Se avessi un coltello in mano non esiterei a pugnalato. Gli dico di vestire Roby e di portarlo da mia zia che abita vicino a noi e poi correre in ps. Mi chiede cosa deve mettergli… l’odio sale!!! Respiro, conto fino a 3 e gli consiglio di mettergli quello che capita. Infatti, un pagliaccio sarebbe stato più elegante… ma non me ne fregava niente, volevo solo andare in ospedale!

Finalmente siamo un macchina, non riesco a star seduta, ho i piedi sul cruscotto, sono aggrappata alla maniglia ma cerco di non urlare per non spaventare mio figlio. Partiamo e… invece di andare a lasciare Roby da mia zia va dal benzinaio!!! Lo guardo inferocita e mi dice timidamente “eh amore devo fa benzina”.

Mi concentro sulla respirazione mentre nella mia mente penso a degli insulti che avrebbero fatto impallidire uno scaricatore di porto. Mi dimeno e il mio piccolo mi consiglia di star calma, che in macchina non ci si siede così e se ci vede la polizia ci fa la multa. Volevo uccidere anche lui… arriviamo da zia e lo porta in casa, scendo dalla macchina e comincio a spingere in piedi aggrappata alla portiera. Risaliamo a andiamo.

Dobbiamo andare a Valdagno e da Montecchio Maggiore è lunga con i dolori e lui che si addormenta al volante. Prego come non ho mai pregato in vita mia. Prende a velocità un dosso e mi si rompono le acque. Sono le 3 che arriviamo al ps, mi fa scendere ma non riesco a camminare. Gli dico di prendere una sedia a rotelle dentro e si fa aiutare dal portiere per togliere la catena, il tutto alla velocitá di un ottantenne. Arriva e mi mette la sedia davanti la faccia. Penso “sei un co****ne!” Vedendo la scena esce il portiere e gli urla “che ca**o fai?” e mi fa sedere. Arriviamo al piano e si imbambola di nuovo. Lo guardo rassegnata e gli dico di suonare il campanello. Alleluja son salva. Personale medico!!!

Fabio va per  prendere la valigia in macchina mentre un’ostetrica leggendo la mia cartella mi chiede a che settimana sono. Non rispondo, sto da bestie e mi aggrappo al tavolino. Quella mi guarda e nota che spingo. Subito mi fa sedere sul lettino per vedere la situazione. Sgrana gli occhi e mi dice “ma hai la testa lì, spingi” PANICO TOTALE! Come spingi?

Rifacendomi al primo parto pensavo che mi mettessero in una stanza e mi venissero a controllare ogni tot per vedere la dilatazione (e lo sperava il mio compagno per farsi qualche ora di sonno). Chiamano Fabio, arriva anche il mio ginecologo. Fabio mi da la mano, è dolcissimo! Mi praticano l’episiotomia e Fabio sbianca ma non sviene, mi lascia la mano e io gli conficco le unghie nel fianco!

Finalmente alle 3.25 é nata Linda. L’han chiamata bimba freccia per la velocitá. Me la mettono sul petto e subito cerca tetta… dopo 20 mesi è ancora attaccata… con Fabio rido e scherzo di quella notte… ora!

Barbara e la nascita di Gabriele

barbara e la nascita di Gabriele

Ti racconto il mio parto: Barbara e la nascita di Gabriele

Era il 24 agosto dell’anno scorso, 6 mesi esatti fa… ero a 40+1 e non vedevo l’ora di partorire, sia perché non ne potevo più di pancia (sebbene adesso ammetto che a volte mi manchi), sia perché non stavo più nella pelle!

E’ ora di cena, appena seduta a tavola, mi soffio il naso e… taaac… mi sento bagnata! Vado in bagno guardo: acqua mista a sangue… ho fatto 2+2! Il sangue non è molto , chiamo il pronto soccorso ginecologico chiedendo se posso aspettare prima di andare in ospedale o se è meglio andare subito e mi rispondono che posso preparare le cose necessarie con calma e andare.

Arrivo lì, mi registrano, vado in sala d’ attesa e dopo dieci minuti mi visitano. Rotto il sacco ma sopra, quindi per questo ho perso poca acqua per il momento. Fatto il tracciato, zero contrazioni, mi ricoverano, mandano a casa il mio compagno, mi portano in camera, provo a dormire e alle 3 di notte la prima vera e propria contrazione che mi fa svegliare con un salto! E lì si è rotto completamente il sacco…quindi cascata!

Contrazioni ogni 40 minuti circa..verso le 7 del mattino ogni 10-15 minuti poi dopo un paio d’ore ogni 5-10.
Tra “passeggiate” imposte per il corridoio, (in cui ogni 2 minuti scarsi mi fermo dal male),  un paio di docce calde e monitoraggi vari, si fanno le 19:00 circa e visitandomi vedono che sono dilatata di soli 4 cm….le ostetriche gentilissime mi tengono molta compagnia e cercano di farmi straviare insieme a mio moroso… io non vedevo una fine..

Poi arrivarono circa le 21.30, mi fanno un’altra visita con ecografia e mi dicono che il bambino è già con la testa nel canale e che sono prontissima. Via di corsa in sala parto, ho un fortissimo bisogno di andare in bagno ma l’ostetrica mi dice che è proprio l’effetto della testa del bambino nel canale e mi fa subito mettere nel lettino a 4 zampe.

Con le contrazioni spingo e spingo ma nulla. Così mi ha fa mettere supina e con le spinte loro mi tengono le gambe piegate, diciamo, e io mi dovevo tirare su con il collo con mio moroso che mi aiuta. Niente! Testa che usciva e rientrava, così decidono di tagliarmi e, per non farsi mancare niente, un’ostetrica mi spinge con il braccio la pancia per aiutarmi a far uscire il bambino.

Finalmente il mio piccolo (4.160 kg) è uscito! Purtroppo lo visitano e si accorgono che ha acqua nei polmoni e che non respira bene da solo poiché ha anche due giri di cordone intorno al collo (qui capisco il perché di tanta fretta)… comunque me lo portarono in patologia e io l’ho potuto vedere solo il giorno dopo.

In quel momento il dolore del travaglio e parto erano niente in confronto a come mi sento… poi però, dopo un paio di giorni, finalmente me lo portano in stanza con me ed è l’emozione più bella della mia vita!

Adesso ho un bambino di 6 mesi di nome Gabriele, sano come un pesce e bello e sorridente da morire!

Non vi preoccupate mamme..anche se ci possono essere dei momenti bui..tutto si risolve! Scusate per il papiro ma è stato bello ricordare con voi questo turbinio di emozioni!!!

Silvia e le nascite di Giorgia e Marco

Ti racconto il mio parto: Silvia e le nascite di Giorgia e Marco

silvia e le nascite di giorgia e marco

Giorgiagiò H

5 febbraio 2006

Ore 15:55 – E’ domenica, io e il mio compagno da stamattina stiamo facendo l’inventario dell’attrezzatura del bar che abbiamo deciso di vendere dopo aver saputo che sarebbe arrivato un bebè.

La mia gravidanza è arrivata alla 40^ settimana tonda tonda… tra l’andirivieni di una giornata un pò pesante, ho improvvisamente sentito la sensazione di un palloncino di acqua calda esploso tra le gambe…mi si sono rotte le acque… ho guardato il mio compagno con un’aria stupita e mezzo-sorridente come se non me lo aspettassi: infatti era proprio così! Se con la gravidanza di Marco agli ultimi giorni contavo perfino le ore che mancavano al parto, con quella di Giorgia non mi ero nemmeno resa conto di aver raggiunto le 40 settimane… o meglio: me ne ero resa conto, ma avevo talmente tante cose da fare che credevo di avere ancora tempo per farle…

Passati i primi attimi di stupore e smarrimento, vado al bagno per controllare il colore delle acque e visto che il liquido è chiaro ce la prendiamo con calma. Andiamo a casa, mi faccio una doccia, prendo il borsone per l’ospedale pronto già da tempo e nel tragitto ci fermiamo anche a far benzina…

Ore 16:45 – Arriviamo in ospedale, io non ho ancora nessuna contrazione se non qualcuna di breve e poco intensa. Visita di routine e sono dilatata di appena 1 cm (pervia al dito)… Una volta fatto un tracciato e stabilito che non ci sono sofferenze fetali ci invitano a salire in reparto ostetricia per l’assegnazione del letto.

Ore 19:00 – Ceno, un pò in ritardo rispetto alle consuetudini ospedaliere visto che la cena arriva in genere alle 18, le contrazioni sono diventate leggermente più dolorose. Finito di cenare mi visitano di nuovo e sono a 3 cm di dilatazione, ancora troppo pochi e quindi via con un altro tracciato. Arrivano le 23 la situazione è ancora ferma così l’ostetrica di turno mi propone di fare una doccia rilassante, così scendiamo al piano dove si trovano le sale parto e la sala travaglio e in doccia ci sto per una mezz’ora circa… Fortuna che sono l’unica in sala travaglio e il mio compagno può starmi vicino! Dopo la doccia, non essendoci ancora degli sviluppi significativi, lui è invitato ad andare a casa e io torno in reparto aspettando che le contrazioni diventino costanti (ogni 5 min).

6 febbraio 2006

Ore 2:30 – Finalmente le contrazioni diventano intense e regolari, mi visitano e, visto che ho raggiunto i 5 cm di dilatazione mi trasferiscono in sala parto. Nel tragitto in ascensore chiamo il mio compagno che arriva dopo circa 20 minuti. Tra dolori, chiacchiere e il dolce suono del cuoricino della mia bimba che esce dalla macchina dei tracciati si decideva anche che nome avrà, o meglio si restringe il cerchio a 3 nomi…dopo 9 mesi di liste infinite! Giorgia, Giulia o Irene…

Il tempo passa, le contrazioni sembrano eterne ed io sono stremata. Ad ogni contrazione irrigidisco tutti i muscoli, mi sembra di controllare di più il dolore se spingo i piedi a terra e questo certo non aiuta a velocizzare la cosa! Sono un pò demotivata perchè mi sembra che il tempo passi ma la situazione non evolva. Fortunatamente invece dopo svariati cambi di posizione, l’ostetrica mi incita a seguire le sensazioni che sento e di spingere all’arrivo della contrazione… ma io non capisco come devo fare a spingere con quel dolore… poi provo e finalmente sento che il dolore trova un suo sfogo proprio nelle spinte!

Ore 8.44 – Dopo un pò di spinte e il quasi stritolamento delle dita del mio compagno, Giorgia decide che è arrivato il momento di nascere e lo fa “con la camicia”, ovvero portando fuori con sè il sacco amniotico… che sensazione di svuotamento!

Lo ha deciso il papà il nome alla fine, due minuti dopo nata mi ha chiesto: “allora va bene Giorgia?” e io ho risposto di sì, ma temo che avrei detto di sì anche se mi avesse proposto Asdrubale, tanto ero felicemente scioccata!

E’ nata la mia dolce Giorgia, ha un pò il faccino blu per un giro di cordone intorno al collo, me la appoggiano sul seno… è calda e piccola…non riesco a vederle il viso, le vedo la testolina e non ho il coraggio di prenderla e girarla verso di me perchè ho paura di farle male: è così piccola, delicata, indifesa!

Ore 10:15 – Mi portano Giorgia dopo il bagnetto fatto con il papà, pulita e profumata per la prima poppata…è stata un sucessone! Il giorno dopo l’ostetrica l’ha soprannominata “la rana dalla bocca larga” per la sua abitudine a spalancare la bocca a “O” appena la prendevi in braccio…

Febbraio 2016 – Sono passati 10 anni, o meglio: sono VOLATI 10 anni e adesso quando la osservo, e vedo quanto è cresciuta, mi sembra impossibile che quel piccolo fagottino caldo fosse davvero lei! Sono stati 10 anni meravigliosi, Giorgia è una ragazzina vivace, intelligente e tanto dolce! Ringrazio il cielo di avermela mandata, ringrazio che sia così bella e sana e di volerle bene esponenzialmente ogni giorno, ogni ora di più!

Marcomarco H

Domenica 31 ottobre 2010

Ore 6.00 – Sono stata tutta la notte a fare la spola tra il bagno e il divano dopo una meravigliosa indigestione di marroni abbrustoliti… era così tanto tempo che mi facevano voglia!!!

Sono esausta, non ho dormito e sento dolorini in ogni parte del mio corpo.  La Dpp è passata da 3 giorni, mi sembra di sentire qualche leggera contrazione ma non la prendo in considerazione perchè uguale a quelle che ho già, ormai inutilmente, da una settimana… e poi non sarebbe proprio il momento conciata come sono…se il parto dovesse durare 19 ore come il primo, chi ci arriverebbe alle spinte in queste condizioni?

Ore 10:15 – Sono ancora sdraiata sul divano in stato comatoso, cerco di mettere insieme un pò di energia perchè le contrazioni continuano anche se leggere. E’ domenica mattina e mia figlia Giorgia è a casa da scuola; mi coccola e mi carezza la schiena, vede che non sto bene e si preoccupa per me. Cambio posizione perchè la schiena mi fa male e sento una familiare sensazione di “caldo bagnato” tra le gambe… Mi alzo per andare al bagno e mentre mi abbasso gli slip sento delle gocce di acqua scendermi sulle gambe… chiudo gli occhi e con estrema calma realizzo che è arrivato il momento! Mi si son chiaramente rotte le acque!

Chiamo il mio compagno e gli dico di portare Giorgia dalla nonna, saluto la mia bambina e le dò un bacio: le ho già spiegato in questi ultimi giorni appena passati cosa sarebbe successo quando mamma sarebbe andata in ospedale per far nascere il fratellino e collabora con me e il papà vestendosi e preparandosi da sola e in gran velocità per essere portata da mia suocera… Prima di andare mi mette in mano un suo peluche a forma di anatroccolo dicendomi che mi porterà fortuna…Io ero molto tranquilla, mi veniva da piangere perchè sapevo che non l’avrei più rivista con gli stessi occhi dopo la nascita di Marco, la mia dolcissima Giorgia stava per diventare la sorella maggiore!

Giogia e papà se ne vanno e, attendendo il ritorno del mio compagno a casa per poi andare all’ospedale, decido di fare una doccia, e sistemare le ultimissime cose nella valigia già pronta da più di un mese. La doccia è molto piacevole, le contrazioni sono un pò più dolorose ma comunque lontane dall’essere quelle serie… Quando mi trovo davanti alla valigia comincio ad agitarmi: mi sento strana, come se la mia vita stesse cambiando radicalmente e quelli fossero gli ultimi attimi per dire addio a quella che avevo vissuto fino a quel momento… Sapevo già che sarebbe stato proprio così! Perchè l’arrivo di un bambino, che sia il primo o meno, sconvolge tutto!

In quel momento decido di fare qualche telefonata a parenti e amici per avvisare di quanto stava accadendo e quando sono al telefono con mia madre mi si rompe la voce dal pianto: è il suo compleanno, diventerà nonna-bis il giorno del suo 52° compleanno! Sono emozionata e fiera di farle un dono così grande!

Ore 11:00 – Il mio compagno arriva e partiamo in direzione dell’ospedale. Durante i 10 minuti che impeghiamo per arrivare al parcheggio mi metto a calcolare ipoteticamente a che ora sarebbe potuto nascere Marco, prendendo come riferimento la durata del mio primo parto e la media di quanto durano, in genere, i secondi parti. Calcolo che, se tutto va super veloce e senza complicanze, Marco dovrebbe nascere alle 14:30, alle 19:00 se va per le lunghe ma senza complicanze. Oltre se si verificano degli imprevisti! Sono pronta a tutto, ho addiruttura preparato i cambi per i cinque giorni che dovrei trascorrere in ospedale se dovessero malauguratamente farmi un cesareo! La stanchezza della terribile notte appena trascorsa me la son completamente scordata, un’incredibile energia mi invade e non vedo l’ora di vedere il visetto del mio cucciolo.

Ore 11:15 – Dopo aver parcheggiato e percorso a piedi la strada che dal parcheggio porta all’ospedale (con qualche “pausa contazione”, che nel frattempo cominciano a diventare dolorose…come si deve) arriviamo in reparto. Subito visita ginecologica, sono dilatata 2 cm: bene, sono già il doppio paragonando la stessa visita al parto di 5 anni prima… Poi mi mettono sotto tracciato per circa mezzoretta; il tempo di pensare, di realizzare perchè sto facendo questo tracciato in questo momento, lo stesso tracciato che avrei dovuto comunque fare alle 14:30, perchè prenotato avendo oltrepassato la Dpp, se non fossi li ora! Le contazioni sono belle toste adesso ma non sono ancora quelle “cattive”! Nel frattempo, in sala tracciati con me, trovo una mamma panciuta che avevo conosciuto alla visita per la valutazione del liquido amniotico (AFI) qualche giorno prima. Lei è li per il tracciato prenotato, non ha sintomi… solo il giorno dopo scoprirò che ha partorito la sua bambina anche lei il giorno di Halloween e che , tra l’altro, abita vicino a casa mia!

Ore 11:50 –  Mi fanno spostare in sala travaglio, mi sdraio sul lettino e prendo in mano l’anatroccolo peluche della mia principessa… pochi minuti dopo ringrazio il cielo che me lo abbia dato e mi riprometto di darle mille baci per questo! Grazie all’anatroccolo riesco a scaricare parte del dolore delle contazioni, che intanto stanno via via diventando sempre più cattive, schiaccandolo fortissimo. Rimango sdraiata li forse una ventina di minuti poi l’ostetrica di turno (giovane, simpatica e bravissima!!!) mi propone una doccia tiepida. Rimango sotto il getto d’acqua un’altra mezzoretta e ho l’ipressione che le contrazioni si indeboliscano, siano meno frequenti… chiedo all’osterìtrica e lei mi risponde che di solito la doccia può far rallentare le contrazioni, oppure farle accelerare… mi prende un pò di sconforto, avrei voluto fare un pò più presto stavolta… ma mi rassegno e dopo essermi asciugata mi dirigo nuovamente verso il lettino della sala tracciati. Proprio in questo istante tutta la stanchezza di una notte in bianco alle spalle mi assale, mi travolge a tal punto che il mio unico desiderio è quello di dormire e quasi quasi tra una contrazione e l’altra quasi ce la faccio.. ma il dolore delle contrazioni è troppo forte e troppo continuo per poter riuscirci davvero… L’ostetrica mi chiede se sento l’istinto di fare la cacca e dopo un mio sì deciso decide di farmi un’altra visita. Con mio grande stupore mi annuncia che è ora di spostarsi in sala parto: sono ad 8 centimetri di dilatazione!

Per passare dal centimetro di dilatazione agli 8 con Giorgia ci impiegai un’intera notte… ecco il motivo del mio stupore,ero in ospedale da nemmeno due ore…

Ore 13:15 – Piano piano mi sposto in sala parto: saranno stati 5 metri di corridoio a separarla dalla sala travaglio, ma avrò impiegato almeno 10 minuti, tra una contrazione e l’altra, a raggiungerla! Il mio compagno era li a sorreggermi! E’ stato con me dal primo momento fino all’ultimo a sostenermi in silenzio… Una presenza fondamentale per la prova che stavo affrontando!

Arrivata in sala parto mi sdraio sul lettino e le contrazioni sono talmente vicine da sembrare una soltanto che si protrae all’infinito! L’ostetrica mi propone di cambiare posizione e, anche se l’idea non mi piace, mi giro da un lato, poi dall’altro, mi metto carponi ma non mi sento comoda, mi rimetto sdraiata… l’ostetrica mi continua a incoraggiare e mi dice che ora posso asseccondare il mio corpo e se mi sento di dover spingere lo posso fare… nel mio cervello il tempo si ferma: ma come??? come può essere??? Ho un flash-back di quando mi dissero la stessa frase qualche anno prima e il ricordo della stanchezza che sentivo dopo più di 17 ore di travaglio… adesso ho l’impressione di aver saltato qualche passaggio… come posso essere già arrivata alle spinte?… Comunque sia questa è stata la frase magica entrambe le volte! In entrambe le esperienze, per un motivo o per un’altro, sono arrivata alle spinte con una gran stanchezza e queste poche parole hanno cancellato stanchezza e paura, regalandomi una determinazione che non si può spiegare! Ho cominciato a spingere forte! Ad ogni contrazione alzavo il collo verso il petto (Grazie amica Jessica del consiglio, è stato utilissimo!!!) e spingevo con tutte le mie forze! A differenza della volta scorsa sento anche il dolore della lacerazione, ma lo ignoro e dopo solo 7 spinte sento che Marco esce!

Ore 14:48 – Marco è nato! Guardo l’orologio e non riesco a capacitarmi all’idea di aver fatto così presto! Io mi ero preparata al peggio, invece il mio “pistacchietto urlante” era già li con me! Me lo appoggiano sul petto, smette di piangere all’istante e sento il suo calore, il suo peso…amore mio come sei piccolino, come sei bello! Sono la donna più felice del mondo e in un’ondata di emozioni continuo a ripetere mille ringraziamenti per le ostetriche (che secondo me mi han presa un pò per scema…). Dopo qualche minuto prendono Marco, lo pesano e lo portano in ostetricia per il primo bagnetto con papà! Intanto mi praticano il secondamento. Io sento freddo, tantissimo freddo, tremo come una foglia così mi coprono con vari telini. Mi “rammendano” e mi portano in una stanzetta che assomiglia tanto ad un ripostiglio… li mi riportano il mio fagottino per la prima poppata, tutto pulito e profumato, accompagnato dal papà che mi saluta e torna a casa, ci rivedremo stasera, in orario di visite!

Marco non fa nessuna fatica a trovare il capezzolo e ad avvinghiarcisi, lo accarezzo e lo guardo, non riesco a staccargli gli occhi di dosso… ha le unghiette che graffiano… e immancabilmente faccio i paragoni con i ricordi che ho di quel momento insieme a Giorgia… Com’è cresciuta in fretta, come si fa presto a dimenticare cosa si prova davvero in quei momenti… La magia si è compiuta di nuovo, il calore che regalano questi attimi nessuno li può vendere nè comperare! A distanza di 5 anni pensarci mi riempie di nostagia; so che nient’altro, per quanto eccezionale, sarà paragonabile! Rivivrei tutta la mia vita milioni di volte solo per questi momenti…

Ore 16:00 – Marco viene portato in incubatrice qualche ora in modo che la pelle si possa asciugare, io rimango ancora circa un paio d’ore in una sala apposita vicina alla sala parto, per escludere la probabilità di un’emorragia o di qualche complicazione nell’immediato post parto.

Ore 17:30 – Vengo trasportata in reparto ostetricia, mi portano alla stanza e al letto assegnato, dove il papà ha già portato la valigia e tutte le mie cosine…Rimango di nuovo basita: stanza 46 letto 3! Esattamente la stessa stanza e lo stesso letto di quando ho partorito Giorgia! Se non sapessi che sono solo coincidenze non saprei davvero cosa pensare!

Ore 18:00 – Le porte del reparto maternità si aprono ai papà (l’ospedale di Vicenza permetteva ai papà di arrivare SOLO un’ora prima dell’inizio dell’orario normale di visita) e finalmente rivedo il mio compagno e la mia bellissima Giorgia! Marco è ancora in incubatrice, mi hanno detto che me lo porteranno per un paio d’ore dopo le visite così da farlo poppare ancora un pò prima di riportarlo al nido per la notte (ma come? Non me lo posso tenere con me anche per la notte se voglio? Rispondono che la prima notte dopo il parto la mamma ha bisogno di riposare!).

Giorgia è felicissima e, visto che mi sento in gran forma, decido di scendere dal letto e percorrere il corridoio fino al nido dove, da dietro al vetro, Marco guarda in alto e agita le braccia. Giorgia lo vede per la prima volta e spalanca la bocca dicendo che è bellissimo!… E io piango dall’emozione!

Febbraio 2016 – Il mio “piccolo” Marco ha già 5 anni compiuti, è un bambino a cui non si consumano mai le batterie, è furbetto, birbante ma anche dolcissimo. Mi ha fatto vivere una maternità un pò più travagliata rispetto a quella vissuta con sua sorella (ittero, tante coliche, importante dermatite atopica e tanto altro…) ma forse proprio per questo, vivo il nostro rapporto ancora più intensamente. Vivere per la seconda volta la sensazione dell’amore incondizionato è stata una sorpresa per me, dopo Giorgia mai avrei creduto di poter ripeterlo!

Sono orgogliosa dei miei figli e felice di essere la loro mamma!

Penso spesso all’idea di avere un’altro figlio, mi piacerebbe averne ancora… purtroppo le possibilità della nostra famiglia, come quella di tante altre famiglie italiane, non ce lo permettono. Speriamo in una botta di fortuna, ho ancora qualche anno a disposizione per realizzare anche questo desiderio!

Elisabetta e la Nascita di Martin

Ti racconto il mio parto: Elisabetta e la Nascita di Martin

Elisabetta e la nscita di Martin

Voglio raccontarvi il mio parto perché spero e mi auguro che possa essere d’aiuto e di sostegno a qualcuna di voi che ha già partorito con cesareo e spera in un parto naturale.

Ecco, io quando sono rimasta incinta, di cesarei alle spalle ne avevo già due e poter sperare in un naturale era quasi impensabile. Ma piano, piano ha iniziato a far spazio in me la voglia di mettermi in gioco e di provarci, ho sempre pensato che questo bimbo fosse arrivato per farmi questo grande regalo e nn mi sbagliavo.

Mi sono presa del tempo e mi sono informata sulle strutture in zona che credevano quanto me in questo obiettivo… Tra tutte ho scelto Santorso perché dopo un colloquio con il primario ho sentito forte la sua serenità, ho percepito la competenza e la consapevolezza di poter riuscire ed ho avuto da lui la tranquillità che se qualcosa fosse andato storto avrei avuto una squadra efficiente e veloce ad aiutare me e il mio bambino. Gli accordi erano che appena sarebbe partito il travaglio sarei andata su perché avevano bisogno di tenermi monitorata e che al massimo sarei arrivata a 41+5 ma poi non avrebbero potuto aiutarmi con induzione ecc perché appunto i cesarei prima erano 2.

A 37 settimane avverto le prime contrazioni,irregolari ma che mi fanno cmq fare un salto in reparto perché volevo capire…in effetti ci sono ma non sono quelle giuste ed io non avendo mai travagliato però nn le sapevo riconoscere.

Torno a casa e mi piazzo al cellulare sono in diretto contatto con le mie amiche Natascha Baratto, Rossella Rizzetto e Veronica Tomasetto a loro chiedo ogni piccolo dubbio, mi consigliano un bagno caldo poi più d’uno (…) ma per il momento è tutto fermo…intanto loro mi fanno compagnia e Natascha è meglio di un ostetrica personale.

Il giorno dopo il 20 Gennaio alle due di notte le contrazioni cominciano ad essere regolari allora sveglio mio marito e gli dico che è meglio se andiamo. Arrivo a Santorso mi fanno tracciato ho contrazioni ma sono ancora le prime intanto mi visitano collo chiuso…decidono però di tenermi li per vedere se si smuove qualcosa e sono d’accordo che al mattino con l’arrivo del primario avrebbero deciso se ricoberarmi o mandarmi a casa.

Le ore passano io rido e scherzo con mio marito, ogni tanto ho una contrazione ma lui è bravissimo mi aiuta a respirare nel modo giusto e dopo un po’ sono già le otto del mattino. In quel momento le contrazioni sono più forti e io mi perdo un po’ con la respirazione e la meditazione,alle nove meno un quarto chiamo al tel mia cognata Claudia e sono un po’ in panico perché mi sono sconcentrata, lei mi rassicura mi ricorda di respirare bene poi la saluto.

Verso le 9. 15 arriva il Dott. Scollo mi dice che da lì a poco sarebbe venuta l’ostetrica a visitarmi e poi avrebbero deciso se mandarmi a casa oppure fare il ricovero. E alle 9.25 arriva l’ostetrica mi visita e con sua enorme sorpresa mi trova dilatata di 4 cm mi guarda e mi dice dobbiamo andare in sala parto perché ero ancora nella saletta tipo stanteria del reparto. mio marito va in auto a prendere la valigia e quando torna ho due contrazioni forti..lui mi abbraccia forte e mi rassicura che ce la farò.

In quel momento sento il bisogno urgente di andare al bagno chiamo l’ostetrica che prima mi vuole visitare sono le 10 meno cinque e mi dice che non devo andare al bagno ma che sono completamente dilatata e alla contrattazione successiva mi dice di spingere che vede già la testa. io sono incredula in 40 minuti sono arrivata da 0 a dilatazione completa e non me ne rendo conto, scoppio a piangere e intanto alla prima contrazione inizio a spingere..grido perché sento il bisogno di far uscire la voce e insieme chiamo mio figlio e gli dico di aiutarmi.

Sono le 10:08 e dopo tre spinte Martin nasce, lo appoggiano sopra di me… sento il suo profumo e il suo pianto, abbiamo Elisabetta e la nscita di Martin 2ancora il cordone che ci unisce ma i nostri occhi si sono già incrociati ed è già magia.

Chiedo di aspettare che il cordone smetta di pulsare da solo e l’ostetrica mi asseconda e quando è il momento mio marito lo taglia, ma continuo a tenere in braccio il mio campione e resterà con me per altre tre ore fino a quando in reparto poi lo lavano.

Ecco quello che per alcune è la normalità per noi è stato una conquista, è stato un andare contro a tantissima ignoranza della gente che dice che dopo due cesarei nn si può partorire naturalmente, è stato andare contro alle facce di chi non ci credeva che ce la potessi fare e non scommetteva un euro, a chi diceva che essendo il mio primo travaglio ci avrei messo giorni e giorni. Ma è stata in assoluto l’emozione più bella della mia vita, di quelle emozioni che il cuore nemmeno lo senti perché hai il viso pieno zeppo di lacrime di gioia.

Ecco scusate il papiro ma avevo il piacere di condividere tutto questo perché tra voi sicuramente c’è chi sogna un parto naturale, sicuramente c’è chi si è visto costretto a un cesareo ma spera di potercela fare ecco non smettete di crederci, informatevi,appoggiatevi alle strutture giuste perché ogni donna può partorire naturalmente e il cesareo deve essere un intervento che si fa solo quando è strettamente necessario!!