I Wimmelbuech – Libri Brulicanti

Illustrazione di Susanne Berner

Una strana parola “Wimmelbuech” ma sicuramente vi affascinerà perché i libri di cui parliamo oggi sono veramente unici.

Sono un tipo particolare di “Silent Book”, nella maggior parte dei casi cartonati, di grandi dimensioni e hanno la caratteristica di essere privi di testo o con pochissime parole ma al tempo stesso di essere densamente popolati da una moltitudine di personaggi e particolari nella quale le storie si intrecciano tra di loro.

Questi libri di origine tedesca non hanno una vera e propria traduzione in lingua italiana ma vengono definiti “libri brulicanti”…aggiungerei “brulicanti di vita”.

Illustrazione di Susanne Berner

Le tematiche sono spesso ricorrenti: città, spazi esterni naturali come foreste, paesaggi di campagna, paesaggi marini, luoghi interni come case ed edifici di varie tipologie. Il tutto riprodotto con minuzia di particolari che fanno da sfondo ad una moltitudine di personaggi, figure umane ed animali ma anche piante che animano il libro con le loro avvventure.

Pagine dopo pagina i personaggi proseguono nella loro giornata e ci accompagnano alla scoperta del mutamento e dello scorrere del tempo.

Giulia Mirandola[1], studiosa ed esperta di letteratura per l’infanzia e di albi illustrati, descrive questi libri come una sorta di palestra dello sguardo, nella quale gli occhi fanno “ginnastica”. Una ginnastica che il lettore compie liberamente, scorazzando tra le figure, accorgendosi dei dettagli più minuti e nascosti, delle azioni dei personaggi principali e di quelli secondari.

Ciò che rende questi libri davvero straordinari è la possibilità che offrono sia ai bambini che agli adulti di infinite storie ogni giorno diverse. Una palestra per allenarsi a “leggere le figure” e a “perdersi” nella densità delle illustrazioni, un’attività che piace molto ai più piccoli.

La fame degli occhi viene saziata…ogni giorno un pezzetto in più, attivando una sorta di patrimonio ed immaginario verbo-visuale che continua e prosegue anche quando il libro viene chiuso, ricollegandosi ad altre storie, ad altre immagini viste e contemplate anche in altri libri e soprattutto nella realtà quotidiana.

Ad ogni domanda del nostro bambino vi è la possibilità di un nuovo racconto. Consigliatissimi per tutti quei lettori grandi e piccini che amano inventare storie.

 

[1] http://www.giuliamirandola.it/


Libri dappertutto

La struttura è semplice e replicata in tutti e quattro i volumi. In copertina appare un albero e nelle pagine successive in sequenza fissa una casa, uno scorcio di campagna tedesca con una fattoria e un’officina con una pomap di benzina, una stazione dei treni, due scorci del centro della città, un centro commerciale e un lago con anneso parco-giochi e locale ristoro.

La strada che scorre in tutte le pagine nella parte inferiore fa da filo conduttore  nella quale accadono le azioni principali dei personaggi che si ripetono in tutti i libri. Un ciclo con molteplici possibilità di lettura e di osservazione che incuriosisce e appassiona perchè ogni volta che si apre una pagina, nuovi particolari destano la curiostà e l’attenzione.

Tuffatevi nelle illustrazioni di Ali Mitgutsch alla scoperta del mondo: dai paesaggi montani, alle spiagge di terre lontane, dalla fattoria all’aeroporto, dal mercato ortofrutticolo alla piazza di una piccola città.

 

Oggi il tempo è di pioggia

 

Illustrazione di Marta Wendelin

Scendon le gocce della prima pioggia
che sui selciato ancor timida batte,
mentre settembre lietamente sfoggia
l’ardore delle sue bacche scarlatte.
E le foglie chiacchierine
parlano dell’autunno che ritorna
e che sotto la pioggia fine fine
di pampini e di bacche agile s’adorna.

Marino Moretti – La prima pioggia

 

 

L’autunno è arrivato con il suo carico di foglie.

Scricchiolano i nostri piedi, mentre si passeggia nelle strade e nei parchi. Il vento si alza con più forza nelle giornate che si accorciano e il sole sempre più pallido e malinconico lascia spesso l’amica pioggia, portata dalle nuvole, bagnare la terra che sembra più scura e “meno” brulicante.

A volte però la pioggia ci disturba quando sembra rovinare i nostri piani, quando prevediamo un’uscita nel fine settimana, una bella gita con gli amici e i bambini, oppure semplicemente quando vogliamo un pò di sole per non incupirci in casa.

I nostri ricordi tornano sui banchi di scuola, a quella poesia imparata a memoria Pioggia nel pineto di Gabriele D’Annunzio. Come non ricordare le sue parole con il loro potere di evocare i suoni, i rumori, il profumo e l’umidità dell’acqua che a piccole gocce scende e si posa….sulle foglie, sui tronchi degli alberi, sui sassi, sulla terra e sulle nostre giornate frenetiche.

 Ascolta. Piove dalle nuvole sparse

Ascolta. Risponde
al pianto il canto
delle cicale
che il pianto australe
non impaura,
né il ciel cinerino.                              

E il pino
ha un suono, e il mirto
altro suono, e il ginepro
altro ancora, stromenti
diversi
sotto innumerevoli dita.

La pioggia è un fenomeno pieno di contraddizioni per noi, nel bene e nel male. Bella ma allo stesso tempo può essere tremenda.

Come scrive Paola Cosolo Marangon nel suo libro Fai della natura la tua maestra[1]:

Poche cose come la pioggia vedono l’interazione con le nostre vite. D’estate la imploriamo, vorremmo averne per rinfrescarci, per baganre i campi e i giardini e d’inverno non la vorremmo più, perchè ci piace il tepore del sole. Mai contenti! […]

La pioggia ristora, rinfranca, diverte. Non dimentichiamo che le pozzanghere sono generate dalla pioggia: c’è qualcosa di più divertente dello sguazzare nelle pozzanghere?

Proprie in queste giornate in cui il tempo è di pioggia e si ritorna magari da qualche passeggiata con gli stivali di gomma, zuppi sotto l’impermeabile ma felici, con i nasini rossi e le guance fredde, con gli occhiali appannati e una voglia matta di cioccolata calda, i libri ci chiamano.

La giornata non finisce…anzi anche con il brutto tempo è possibile passare momenti di qualità insieme, senza ricorrere a video, tablet, smartphone o televisori.


[1] Vedi articolo precedente “Da lontano era un’isola

 

Sul comodino ma non solo: libri dappertutto e anche quando piove

Sono stati scritti e illustrati tantissimi libri sul tema delle foglie, dell’autunno, degli alberi e sull’arrivo dell’inverno. C’è l’imbarazzo della scelta.

E sulla pioggia?

Eccone alcuni…

Ciao Cielo di Dianne White e Beth Krommes (Il Castoro, 2016 – traduzione di Bruno Tognolini)

La storia di una giornata in una fattoria. Il cielo è limpido, una mamma stende i panni al sole e i bambini giocano in un prato dal verde acceso. Ma ecco che all’improvviso grossi nuvoloni si fanno minacciosi e arrivano a “disturbare” la quiete casalinga. Il tempo cambia. Il cielo si anima, arriva il vento, cambiano i colori e quasi si fa buio. Tuoni, lampi…La pioggia arriva e grazie ad essa si ha il pretesto di visitare la fattoria, la stalla, il porcile e la rimessa del trattore. Ci si gode la vitale esuberanza di un fenomeno naturale…con la voglia di stare sotto le lenzuola nel lettone.

Il sabato è come un palloncino rosso di Ricardo Liniers (Nuova Frontiera Junior, 2015).

Un fumetto con due protagoniste: due bambine Tina e Matilda che progettano un bel sabato ricco di avventure…un pic-nic, i fiori, gli alberi, una bella camminata.

“ll sabato la colazione è più buona” SLURP! GLU! GLU! “Vedi, è la stessa, ma ha un sapore più buono. Ed è perché oggi è SABATO!”.

Ma… piove! Oh no! Che disdetta…che peccato! Non è giusto! Penseremmo noi in preda allo sconforto per l’ennesimo fuori programma e invece…

“Non preoccuparti! La pioggia è DIVERTENTE” pensa Matilda.

Le bimbe si vestono ed escono fuori sotto la pioggia. Perchè la pioggia è fatta apposta per bagnare, per scivolare dentro il cappuccio e farci venire i brividi lungo la schiena, per essere assaggiata sulla punta del naso, per essere schizzata dagli stivaletti. Il timore sparisce e le due piccole si lanciano all’avventura alla scoperta della loro giornata piovosa.

Una splendida giornata, Richard Jackson con le illustrazioni Suzy Lee (Terre di Mezzo, 2017)

Ci sono giornate che iniziano con un tempo grigio che poi diventa nero e carico di pioggia. Questa storia comincia con una strana noia che pervade le prime pagine. I bambini sono spenti e annoiati…ma ecco che con un clic si accende la radio e una melodia pervade le pagine con una scia azzurro che le attraversa e ci conduce insieme ai tre fratellini protagonisti a vestirsi di tutto punto per uscire: quindi forza! Cappelli, ombrelli e stivali…si parte alla conquista di un “fuori”. Il ritmo aumenta, l’azzurro continua a fare da filo conduttore e lo si ritrova nelle pozzanghere, nel giardino trasformandosi in verde, giallo, rosso, rossa ed è allora che inizia la corsa! Un’euforia ci fa ridere nel vedere quei bambini che lanciano in aria gli ombrelli. Il temporale è andato via…le nuvole si diradono e il cielo torna sereno. Ecco com’è una splendida giornata.

Ma se con i libri si potesse imparare anche a costruire un castello con del cartone oppure con un paio di calzini vecchi realizzare un coccodrillo dall’aria curiosa e simpatica?

E’ vero internet è pieno di progetti e non occorre certo un libro per stuzzicare la creatività…ma pensate al calore che il libro trasmette quando lo tenete tra le mani. Immaginate quando con i vostri bambini e le vostre bambine sceglierete dall’indice il nome del progetto più assurdo e fuori dal comune che possiate aver mai realizzato. Quando leggerete insieme le istruzioni e guarderete le immagini. Quando sorriderete per la confusione che avrete lasciato e dovrete insieme mettere tutto in ordine. Quando guardando la vostra opera, chiuderete il libro e riponendolo sullo scaffale direte “Alla prossima giornata di pioggia, se proprio non possiamo uscire, ci divertiremo con un altro progetto”.

Provare per credere. Eccovi alcuni di questi fantastici libri della casa editrice Terre di Mezzo, facilmente reperibili nelle librerie e/o presso le biblioteche: oggi il tempo è di pioggia ma noi ci divertiamo lo stesso.

Potete scoprire ulteriori titoli visitando il sito http://libri.terre.it/libri/collana/29/

La stampa fatta in casa, Elena Campa 

Laboratorio creativo per bambini di tutte le età. Tante tecniche spiegate passo passo, con materiali facili da trovare: dai timbri alla serigrafia, dalla collografia allo stencil, dalle mascherine alla litografia.

 

 

Grandi giochi di cartone, Angels Navarro

Dalla cucina all’aeroplano, facili progetti per costruire con il cartone e scoprire il piacere di creare con le proprie mani, usando materiali di recupero.

 

 

Calzarughe e Bodyfanti, Silvia Bonanni

Come realizzare dei simpatici pupazzi a partire da un vecchio maglione peloso o da una calzamaglia che non si usa più e trascorrere dei pomeriggi divertenti con mamma e papà, o con i tuoi amici.

 

Facciamo i colori, Helena Arendt

Dal rosso dei gerani al blu dei mirtilli, dal verde dell’ortica al rosa della malva… la natura è un’immensa tavolozza da cui tutti possiamo attingere: basta saperla usare! Un libro con tante semplici “ricette” per dipingere e giocare con i colori naturali.

 

 


Mariairene Didoni – Autrice –

Mamma di Matilde e appassionata di libri e d’arte.

Sono laureata in Storia dell’Arte e conservazione dei beni artistici e sin da piccola il mondo dei libri e dell’illustrazione mi ha sempre affascinato. Mi dedico alla pittura ad acquerello e all’organizzazione di letture condivise per bambini come volontaria presso la Biblioteca del quartiere di Anconetta, succursale della sede centrale di Vicenza della Biblioteca Civica Bertoliana.

Ho seguito diversi seminari e corsi di formazione nell’ambito della promozione della lettura per tutte le età a partire dalla primissima infanzia ma anche dalle letture al pancione durante la gravidanza.

Sono diventata “Lettore Custode” grazie alla formazione ideata e realizzata da Alessia Napoletano presso la sua Libreria per l’Infanzia “Radice-Labirinto” di Carpi (MO). La metodologia del “Lettore custode” è in via di definizione e sperimentazione e si prefigge lo scopo di infondere l’amore per le storie e la lettura.

Diventare mamma mi ha dato la possibilità di riscoprire e riassaporare le mie diverse passioni e mi ha portato a “rileggere” nel vero senso della parola una lunga lista di libri, ripartendo dagli albi illustrati e dai grandi classici della letteratura per l’infanzia e per i ragazzi, oltre ad altri libri non convenzionali.

La mia mente ha sempre fame di parole e di immagini che facciano vibrare le corde del cuore e dell’anima.

Con la rubrica “Un mondo di cose da leggere” vorrei accompagnarvi e aiutarvi a far visita al vostro “io” bambino/bambina e a condividere con tutta la vostra famiglia le potenzialità che la lettura e i libri possono offrire.

“Vorrei che tutti leggessero. Non per diventare letterati o poeti, ma perché nessuno sia più schiavo”. (Gianni Rodari)

Neonati: solo libri cartonati?

Neonati: solo libri cartonati?

Ci preoccupiamo di ciò che un bambino diventerà domani,  ma ci dimentichiamo che lui è qualcuno oggi.

Stacia Tauscher

 L’aspetto ludico del libro cartonato e dei suoi numerosi derivati è diventato l’ago della bilancia nella scelta di quali pubblicazioni proporre ai nostri piccoli. Ma le storie? La ricchezza delle parole? La qualità delle immagini? Che fine fanno?Libri cartonati, libri tattili, libri con le alette a sorpresa, libri di stoffa, libri con sonagli, libri con i buchi, libri con le finestrelle, libri per il bagnetto, libri per la culla, libri da viaggio ecc…la lista potrebbe essere ancora lunga e le mamme lo sanno. Sanno che quando si entra in una libreria con un neonato si viene subito spediti verso lo scaffale dedicato. Il libro cartonato regna sovrano e ormai il mercato editoriale, a partire dagli anni Settanta, ha creato decine di “modelli” riempiendo i negozi e di conseguenza le nostre case.

Il libro cartonato diventa così un giocattolo e la sua funzione di “LIBRO” perde gran parte del suo significato.

Sembra proprio che i libri cartonati e i suoi “fratelli” libri-gioco non possano contenere una storia, una trama ricca di suoni e di testo, anzi più è essenziale e privo di parole più sarà gestibile. Ma per chi? Per noi o per il bambino?

I neonati, nella loro infinita passione per la ricerca e la comprensione dell’ambiente, sono spinti ad esplorare con la bocca, le mani, il corpo e tutti i sensi. Prima dei 14/15 mesi raramente un bambino sfoglierà diligentemente un libro pagina per pagina, ma non per questo non è in grado di apprezzare le storie, la voce della mamma e del papà o dei fratelli.

Beatrice Alemagna (scrittrice e illustratrice) nel suo libro “Che cos’è un bambino?” (Topipittori editore) ci dona delle brevi ed intense riflessioni sulla loro bellezza e il loro essere delle persone fin dalla nascita:

” Un bambino è una persona piccola,
E’ piccolo solo per un po’, poi diventa grande.
Cresce senza neanche farci caso.
Piano piano e in silenzio, il suo corpo si allunga.
Un bambino non è un bambino per sempre.
Un bel giorno cambia.

Un bambino ha piccole mani, piccoli
piedi e piccole orecchie, ma non per questo
ha idee piccole.
Le idee dei bambini a volte sono grandissime,
divertono i grandi, fanno loro spalancare
la bocca e dire “Ah!”.”

I bambini posseggono delle cose piccole,
proprio come loro: un piccolo letto, piccoli libri
colorati, un piccolo ombrello, una piccola sedia.
Però vivono in un mondo grandissimo; talmente
grande che le città non esistono, gli autobus
salgono su nello spazio e le scale non finiscono mai.

I bambini vogliono essere ascoltati con gli occhi spalancati.

Ogni bambino è una persona piccola.
Ora, per addormentarsi , ha bisogno di occhi gentili.
E di una lucina vicino al letto.”

L’esperienza offerta da un libro tattile o da un libro-gioco non può essere paragonata a quella data da un libro nella quale un racconto e una storia  trovano il loro posto naturale. Ed ecco perché dovremmo scegliere libri cartonati e non solo di qualità. Certo libri cartonati che possano incuriosire e stupire i loro piccoli occhi e le loro piccole mani ma dovremmo mettere a disposizione anche libri più complessi per scoprire l’ambiente, la realtà e il mondo che li circonda.

Trovo che le parole di Alessia Napolitano[1] (libraia proprietaria della libreria Radice-Labirinto di Carpi) siano emblematiche e ci possano aiutare a rompere la “tradizione” e la consuetudine con le quali siamo ormai abituati a ragionare quando compriamo o regaliamo un libro ad un neonato:

“Lasciamo dunque che il tuttotondo di stampo più disneyano si affianchi a segni grafici e pittorici che riescano a cogliere altri aspetti del quotidiano perché i bambini amano sì le cose dolci, ma sanno anche leggere la poesia laddove l’adulto, già indottrinato, vede solo confusione e trascuratezza.

Cerchiamo di non imbrigliare un libro in una fascia di età precisa perché rischiamo di depauperare un bambino di una complessità vitale alla sua crescita e al suo sviluppo.
Permettiamo ai nostri bambini di affinare il loro senso critico leggendogli la poesia fin da piccini anche se pare non ci ascoltino.

Diamo a bambini esplosivi libri altrettanto spumeggianti capaci di entrare in sintonia con il loro essere e la loro sensibilità, e ai sognatori e ai timidi libri senza parole dove sono le immagini a costruire ogni volta una storia diversa, oppure facciamo esattamente viceversa e stiamo a vedere cosa succede […].Non priviamo i nostri bambini di suoni belli, di parole armoniose, di trame complesse, di spunti di gioco interessanti: essi prenderanno della narrazione solo ciò che possono, ma non importa; noi gliela offriamo comunque su un piatto d’argento, luccicante e splendente in tutta la sua raffinatezza, poesia, magia.

Amiamo noi per primi i testi che proponiamo ai nostri bambini e il nostro entusiasmo sarà per loro contagioso”.

 

Diamo l’esempio: i libri sono oggetti preziosi. Se ci vedranno maneggiarli con cura, tenerli in ordine (la frase “Ogni cosa al suo posto, un posto per ogni cosa” non è così scontata), riporli in luoghi dedicati anche loro impareranno a rispettarli.

Possiamo creare un angolo dedicato, dove a rotazione esporre i libri. Può essere la mensola più bassa di uno scaffale, oppure una mensolina ad altezza “bimbi” dove riporre i volumi con la copertina esposta. Costruire piccole librerie con materiale riciclato (vedi le cassette di legno della frutta e della verdura) o convertire quelle già esistenti è un’ottima soluzione anche per risparmiare. Il web è pieno di idee fai da te di facile realizzazione (hacks). Aggiungete un tappeto e qualche cuscino per stare comodi seduti insieme, per fare spazio alle storie, alla voce e al contatto.

Per i bambini anche i più piccolini diventerà un punto di riferimento visivo dove potersi rasserenare in braccio alla mamma o al papà. Persino il bambino o la bambina più vivace un giorno troverà interessante le storie e le fiabe raccontate. Offrirgli solo ed esclusivamente libri-gioco non farà altro che posticipare il momento della lettura condivisa e lascerà poco spazio alle innumerevoli occasioni di dialogo profondo che potrete avere con lui o con lei di fronte alle illustrazioni e alle parole di un “BUON LIBRO”.

Come già accennato negli articoli precedenti riportando le riflessioni dello scrittore Bruno Tognolini, un libro può aiutarvi a trovare le parole dopo una giornata frenetica di lavoro o altro. Un libro può essere un punto di partenza verso la quiete e il riposo della notte, oppure l’inizio di un bel pomeriggio anche se fuori piove. E se invece fuori c’è il sole può essere un momento di ulteriore condivisione all’aperto, cullati ed accompagnati dai rumori tenui della Natura.

Concludo con una frase di Maria Montessori, l’ho incorniciata e appesa in soggiorno perché ci ricordi ogni giorno qual è la nostra missione di genitori:


[1] Vi consiglio di iscrivervi alla Newsletter sul sito http://www.radicelabirinto.it/. Nel blog Alessia Napolitano approfondisce numerose tematiche legate alla letteratura per l’infanzia, recensioni di libri e pubblicazioni per bambini e ragazzi.


Sul comodino ma non solo: libri dappertutto

Per la sezione dei consigli di oggi partiamo da alcuni…libri cartonati.

Vi segnalo la trilogia della scrittrice Giovanna Zoboli e dell’illustratore Philip Giordano.

  • Sul prato e sotto il prato
  • Nel cielo e nel mare
  • Quando il sole si sveglia

Editi dalla casa editrice Topipittori, i protagonisti di questi libri sono gli elementi naturali, il tempo e gli spazi.

Affinità e differenze si alternano e ciascuno racconta con frasi minime, essenziali ma cariche di significato i fenomeni della natura e offrono al bambino la possibilità di osservare i piccoli mutamenti e allo stesso tempo la sottile stabilità delle diverse creature raffigurate. Microcosmi che si amplificano racchiusi in illustrazioni raffinate e delicate.

Per proseguire con la tematica del mondo naturale e i suoi mutamenti, ecco uno dei miei albi illustrati non cartonato preferito: Le quattro stagioni di un ramo di melo di Anne Crausaz (editore L’Ippocampo).

Un anno, cinquantadue settimane. In primissimo piano vi è un ramo di un albero di melo. Il tempo scorre voltando le pagine. Un nuovo uccello si posa sul ramo e ci resta quel tanto che basta per farci scoprire i particolari del suo piumaggio, il suono del suo canto, il colore dei fiori e delle foglie, il freddo della neve e il caldo del sole primaverile.

Che noia direte voi…e invece scoprirete insieme al vostro bambino quanta vita accoglie un semplice ramo:  un luogo di rifugio per insetti e uccelli, un posto sicuro per cercare cibo e per riposarsi dopo il lungo viaggio migratorio. Un altro curioso microcosmo!

Altro libro non convenzionale è Cecino di Olalla Gonzalez con le illustrazioni di Marc Taeger (editore Kalandraka). Ciò che di primo impatto colpisce è il segno grafico. Sembra quasi disegnato proprio da un bambino. Le illustrazioni sembrano quasi “ingenue”, quasi infantili, stridono un poco con l’immaginario che  abbiamo noi adulti di quel che dovrebbe essere una illustrazione adatta ad essere pubblicata in un libro, ma creano un perfetto equilibrio con la storia narrata. Cecino è un moderno pollicino, un bambino piccolo di statura. Ed è proprio la sua statura la causa delle sue “piccole” disavventure. Un libro esilarante che racchiude nel testo una certa musicalità e per questo adatto alla lettura ad alta voce. La storia narrata lascia anche un messaggio finale rivolto a noi grandi: anche nei bambini più piccoli occorre riporre fiducia, permettendo loro di sperimentare e di mettersi in gioco per aiutarli a crescere.

E i libri di poesia si possono leggere ai neonati o ai bambini? Certo!

Se siete amanti delle poesie ecco un piccolo volume tascabile da portare sempre con voi:

Poesie della notte, del giorno, di ogni cosa intorno di Silvia Vecchini con le illustrazioni della vicentina Marina Marcolin (editore Topipittori). E’ un libro-tesoro da leggere e rileggere all’infinito. Ogni volta si scoprono sfumature e significati nuovi.

Incanto e ricordo, memoria e semplicità dei gesti. Le parole sono ricche e abbondanti. I nostri bambini ascoltano tutto e questo è un libro anche per loro.


Mariairene Didoni – Autrice – cura la rubrica “Un mondo di cose da leggere… più vicino di quanto immagini…

Mamma di Matilde e appassionata di libri e d’arte.

Sono laureata in Storia dell’Arte e conservazione dei beni artistici e sin da piccola il mondo dei libri e dell’illustrazione mi ha sempre affascinato. Mi dedico alla pittura ad acquerello e all’organizzazione di letture condivise per bambini come volontaria presso la Biblioteca del quartiere di Anconetta, succursale della sede centrale di Vicenza della Biblioteca Civica Bertoliana.

Ho seguito diversi seminari e corsi di formazione nell’ambito della promozione della lettura per tutte le età a partire dalla primissima infanzia ma anche dalle letture al pancione durante la gravidanza.

Sono diventata “Lettore Custode” grazie alla formazione ideata e realizzata da Alessia Napoletano presso la sua Libreria per l’Infanzia “Radice-Labirinto” di Carpi (MO). La metodologia del “Lettore custode” è in via di definizione e sperimentazione e si prefigge lo scopo di infondere l’amore per le storie e la lettura.

Diventare mamma mi ha dato la possibilità di riscoprire e riassaporare le mie diverse passioni e mi ha portato a “rileggere” nel vero senso della parola una lunga lista di libri, ripartendo dagli albi illustrati e dai grandi classici della letteratura per l’infanzia e per i ragazzi, oltre ad altri libri non convenzionali.

La mia mente ha sempre fame di parole e di immagini che facciano vibrare le corde del cuore e dell’anima.

Con la rubrica “Un mondo di cose da leggere” vorrei accompagnarvi e aiutarvi a far visita al vostro “io” bambino/bambina e a condividere con tutta la vostra famiglia le potenzialità che la lettura e i libri possono offrire.

“Vorrei che tutti leggessero. Non per diventare letterati o poeti, ma perché nessuno sia più schiavo”. (Gianni Rodari)

Caterina e la nascita di Alessandra

Per la rubrica “Ti racconto il mio parto”, mamma Caterina racconta dell’arrivo della piccola Alessandra – 05/10/2017

Care mamme,

sono una delle madri MAR: Mamme A Rischio. Per entrambe le mie gravidanze ho dovuto tribolare, credo come ogni madre che rispecchi questo ruolo, ma quando sei una mamma a rischio, ti assale il senso di colpa per quella creatura che il tuo corpo rifiuta e che il tuo cuore e la tua mente vorrebbero ad ogni costo. Ed è proprio qualsiasi costo quello da pagare. L’allettamento, le cure, i continui controlli, il terrore al risveglio sporca di sangue e la speranza sempre che quel cuoricino batta ancora, ed aspettare con ansia, molta troppa ansia, di riascoltarlo battere.

Del primo parto ho un ricordo meraviglioso, nonostante l’episiotomia e i circa 40 punti. Ma ho deciso di raccontarvi il secondo parto, ancora più meraviglioso (si può dire?) del primo.

Premetto che sono una dalla soglia del dolore molto alta e questa cosa, nonostante sia invidiata molto, non mi ha sempre consentito di riconoscere quando è il momento di intervenire, in questo caso di partorire. Spesso nelle nostre confidenze di madri, ci troviamo a chiederci quale sia il momento giusto per andare in ospedale, quali siano le sensazioni che ti permettono di riconoscere che stai iniziando il travaglio. La risposta più comune è che te ne accorgi, che quel dolore difficilmente puoi confonderlo con altro. Ecco io posso dire che sia andata così la prima volta, ma la seconda proprio no, ma siamo arrivate giuste in tempo lo stesso 😉

Ho desiderato tanto questa gravidanza che non arrivava. E’ stata una gravidanza strapiena di eventi: vabbè la gravidanza a rischio in sé, che ogni giorno ti porta un pensiero, la decisione di partorire dai nonni in Sicilia, il trasferimento di tutta la famiglia, così sistema il grande, iscrivilo a scuola, parla con la psicologa per capire quanto madre di mxxxa sei… Poi arriva anche la bella notizia di un nuovo lavoro, quindi dimettiti dal tuo indeterminato decennale, fallo a distanza, col caldo, d’estate, al mare, con la connessione internet debole e la pancia sempre più abbondante. Una gravidanza in cui realmente non mi sono concentrata sulla mia bambina, o meglio si ovviamente, ma non nel concreto, non nel nuovo ruolo di mamma bis, non a distanza.

Sono pronta a partorire prima del termine, perché questo è sempre stato il mio terrore, perché il primo è nato in 39 settimane e perché “con i secondi si fa prima”. E invece Alessandra è arrivata a 40+0, dpp spaccata, una puntualità tutta la mamma.

Due giorni prima del parto, mi reco in ospedale per il 2° tracciato. Mi trattengono per contrazioni regolari e vicine, ma io, soglia del dolore alto, non ne do’ peso, non mi sento psicologicamente pronta a partorire. Alla visita risulto dilatata di due dita, direi 3/4 cm guardando le mani dell’ostetrica, tanto quanto ero dilatata del primo ad inizio travaglio. L’ostetrica mi dice che però non è ancora il momento e mi anticipa di “aiutarmi”. Così torno a casa con quello che capisco dopo essere stato lo scollamento delle membrane. Un dolore che perfino la mia sensibilità ha sentito. A casa partono contrazioni regolari ogni 5 minuti, correlate da dolori mestruali in pancia e nella schiena. Decido di tornare in ospedale solo dopo la perdita di sangue (e forse del tappo, non so, non ci capivo più nulla, a quella chi glielo aveva detto che io volevo partorire?!).

In ospedale passo tutto il pomeriggio, tra tracciati che via via si affievoliscono, visite e…malessere.

Torno a casa, liquidata con un “signora potremmo vederci tra un’ora come tra due giorni. Se sente contrazioni, venga subito”. Eh magari, na parola, non le sento, non le valuto.

Sto circa altre 24 ore col male, sangue e qualche contrazione, che la sera prima del parto si infittisce, ma il primogenito reclama attenzioni, ci sono i vestiti da preparargli per la scuola il giorno dopo, e la merenda, e la doccia, e la nanna.

Inizio il mio travaglio all’una di notte. Sento le contrazioni come movimenti della pancia, ma il dolore era sopportabile. Col primo lo ricordo bene il dolore delle contrazioni del travaglio. Queste non mi facevano sudare freddo, non mi facevano stringere forte le lenzuola sotto di me.

Decido che alle 4 è ora di andare in ospedale, dopo tre ore di contrazioni regolari ogni 10 minuti, con dolore per me sopportabile. Sveglio piano mio marito. Si rigira dall’altro lato. Mio figlio dorme lì con noi: non posso svegliarlo. Allora un’altra scrollatina al papà che guarda l’ora, mi guarda dritto in faccia e dice: “Che c’è?” E io: “Andiamo!”.

Il tempo della strada, della visita – “Signora è completamente dilatata, non c’è tempo, andiamo in sala parto” – Io: “No un attimo, ho preparato questa frase da qualche settimana, voi dovete farmi l’antibiotico per tampone vaginale positivo, e dovete farmelo subito!”.

Avevo una maglia nera lunga ed un leggins. Il giorno prima avevo chiesto scherzosamente a mio marito di stirarmi i capelli, perché così, in caso di parto, avrei avuto le foto alla Belen. Ma il vestito nero, no, non lo avevo previsto. Non c’era tempo. Non potevo spogliarmi. E quindi così in sala parto. Guardo mio marito dritto negli occhi affinchè capisse che non c’era tempo e doveva ancora registrarmi in pronto soccorso e prendere tutto in macchina.

Mi posizionano, mi fanno la flebo di antibiotico ed aspettiamo. Compilo tutto quanto la nostra burocrazia preveda, chiedendo solo un attimo all’atto della firma, perché avevo giusto una contrazione da parto. Mentre aspettiamo che finisca la flebo e che arrivi il mio ginecologo, scherziamo e parliamo, smorzando la tensione del momento. Io, l’ostetrica e la ginecologa prendiamo in giro mio marito, augurandoci tutte che la scienza faccia progressi ed un giorno possano partorire anche gli uomini. L’infermiere del nido ha già preparato la cartella tutta rosa e io esprimo il mio dubbio che possa essere un maschio. Parliamo di dieta, di vacanze, del fatto che volevo ancora aspettare a casa e “Complimenti signora, avrebbe fatto un bel parto casalingo!”.

Siamo pronti. La flebo è finita. La mia pressione bassa l’ha fatta circolare.

Ho un rapporto molto intenso di sguardi con l’ostetrica, che mi dice per filo e per segno cosa sta facendo. Mi rompe le acque. Primo forte dolore nell’espulsione, tanto che ho pensato “Col cavolo che torno per un terzo figlio, mai mai mai più, mai più”.

Mi somministra non ricordo cosa per accelerarmi le contrazione, che erano sempre ferme a una ogni 10 minuti. Ci siamo. Paura. Tanta.

L’ostetrica mi guarda dritta negli occhi e mi chiede: “Cosa dici, la facciamo nascere?”. Non so che ore sono. Vorrei che l’antibiotico avesse fatto effetto. Vorrei fosse tutto perfetto. Non sono pronta a sentire quel dolore. Non sarò brava a spingere, il primo me lo hanno espulso.

Parto, spingo, spingo più forte, perché in quel momento voglio che qualsiasi cosa stia passando da lì, passi in fretta. Ho urlato. Mi dicevano di fare piano, ma non potevo tenermi lì quel fagottino incastrato. E spingevo forte. Sento passare tutto il suo corpo. Col primo ho avuto la manovra fatta dal ginecologo, quindi non ho nemmeno sentito passare il suo corpicino, è stato un attimo. È stato bello, nel dolore, sentire il suo corpo. La sento piangere. Mio marito non lo vedo più. Sento che mi accarezza la testa e mi asciuga il sudore. L’infermiere ridendo mi conferma che è femmina e mi mostra. Mi preoccupo solo che pianga bene e che il papà la segua. Me la riportano. Ho male: devo espellere la placenta e considerano di darmi due punticini. Guardo mia figlia e chiedo se stia soffrendo alla notizia che aveva ingerito muchi. Mio marito mi saluta: vanno a farle il bagnetto. Finito tutto. Passato il dolore. Mi sistemano. Mi accompagnano in stanza. Per fortuna la maglia nera, pur se nera, era lunga da coprirmi il pannolone. L’ostetrica viene a controllarmi e mi bacia: “Vorrei augurarmi di rivederci, ma ho finito il turno e parto per le ferie, quindi meglio se non ci rivediamo che vorrebbe dire che sei ancora qua”. Il ginecologo se ne torna a casa, dicendomi che così posso fare altri 10 figli. Io resto dell’opinione in quel momento che non ci torno. Tanti complimenti, brava brava e veloce veloce.

Adesso ho qui il mio fagottino bellissimo, calma, mangiona e cacona 😉 Le mie prime foto sono con l’abito nero, subito in piedi, ma lei è una principessa. Il papà non ha fatto in tempo ad accorgersi, forse è convinto che vadano proprio così i parti.

Io se avessi spinto meno, non avrei avuto neanche quei due punti che cadranno da soli. Dico che dal travaglio in poi mi riescono cose bellissime, ma che il prima un po’ scoraggia. Ora non penso più che non vorrei mai più tornarci. Il dolore è passato e con esso la sua memoria.

Buoni parti a tutte! Siamo donne, siamo speciali. Forza e coraggio! Baci

Ti racconto il mio parto!

“Ti racconto il mio parto”!

Rubrica per le mamme che desiderano condividere l’esperienza di come hanno dato alla luce i propri cuccioli.

Leggere e sentir raccontare di come sono venuti al mondo i figli delle altre donne mi regala sempre un’immensa emozione!

Che si parli di un parto “da manuale” o pieno di rischi e contrattempi, la vita che nasce è una delle vere magie di questo mondo e vale la pena raccontarla.

Per motivi emotivamente personali e per dare alle mamme la possibilità di condividere gioie e dolori di questo passo importante della loro vita, è nata la rubrica “Ti racconto il mio parto!”

Sei una mamma che desidera raccontare la/le propria/e esperienza/e di parto? Manda il tuo racconto alla mail esseremammeavicenza@gmail.com

Leggi i racconti delle altre mamme:

Elisabetta e la nascita di Martin

Silvia e le nascite di Giorgia e Marco

Barbara e la nascita di Gabriele

Elena e la nascita di Linda

Eleonora e la nascita di Valerio

Ambra e le nascite di Diletta e Aurora

Lisa e la nascita di Mia

AnnaLety e la nascita di Tommaso

Roberta e la nascita di Rachele e Diletta

Debora e le nascite di Asia ed Alessandro

Jessica e le nascite di Nicole, Mattia e Davide

Silvia Rosa e la nascita di Aurora

Giada e la nascita di Aurora

Serena e la nascita di Vittoria

Arianna e la nascita di Evelyn

Alessandra e le nascite di Aurora e Niccolò

Elena e la nascita di Francesca

Ingrid e la nascita di Joseline

Caterina e la nascita di Alessandra

 

 

 

Ingrid e la nascita di Joseline

Per la rubrica “Ti racconto il mio parto” mamma Ingrid ci parla dell’arrivo della sua “Castagna”

Ingrid e la nascita di Joseline

Era domenica 6 ottobre 2013 quando iniziai ad avere le prime contrazioni; essendo la mia prima gravidanza non sapevo come comportarmi e così andai in ospedale.

Mi ricoverarono dicendomi che ormai mancava poco per l’arrivo della mia bambina…avevo paura.

Tutto d’un tratto non mi sentivo pronta e sentendo i piccolini piangere, iniziai a piangere anch’io.

Rimasi in ospedale fino a mercoledì 9 e poi tornai a casa..ancora senza la mia bimba. Ero tristissima, avevo scadenza il 20 ottobre e il mio compagno sarebbe partito lunedì 14 per star via due settimane. Era un nuovo lavoro, non poteva mancare e ormai mi stavo abituando all’idea di dover far nascere la mia bimba senza lui.

Sabato 12 ottobre 2013, buongiorno e tanti auguri di buon compleanno amore..oggi compi 21 anni!

Mi alzo dal letto per far colazione e tac! Ore 11.00 mi si rompono le acque, emozione a mille.. non ci posso credere.. andiamo direttamente in ospedale, mi fanno una visita e giù altra acqua.

Ore 12.30 iniziano le prime forti contrazioni. Signora, lei tra poco vedrà la sua bambina.. non mi sembra vero, non avevo più paura, mi sentivo pronta! La verità è che avevo troppo male per provare altro!

Lui sempre al mio fianco, come avevo sempre sognato..mi sopporta, mi supporta, mi incoraggia dalle 16.00 che ero ormai pronta a spingere.

Ore 18.10..eccola! 3.170 kg di castagna! Benvenuta Joseline, sei bellissima come ti avevo immaginata, anzi, molto di più!

Lui la guarda, “è bellina” esclama.. come “bellina”? Niente, sono troppo stanca per guardarlo male.
Guardo lei che è meglio, la tengo con delicatezza sul mio petto e la allatto.. la allatto e la allatto talmente tanto che ormai siamo a due anni e 4 mesi di tetta!

Ti amo Joseline!

Se anche tu vuoi condividere la tua esperienza di parto scrivici su esseremammeavicenza@gmail.com

Elena e la nascita di Francesca

Per la rubrica “Ti racconto il mio parto”, mamma Elena ci parla dell’arrivo della piccola Francesca

Elena e la nascita di Francesca

Dicono che quando dai alla luce un figlio sia il giorno piu’ bello della tua vita….io fino al 1 giugno di quest’anno non reputavo questa affermazione del tutto veritiera nonostante avessi gia’ avuto due figli meravigliosi di 14 e 12 ani!!!!!

Ciao mi chiamo Elena e ho 39 anni.

Ho aspettato nove mesi con sensazioni di felicita’ ma allo stesso tempo di terrore e paura la nascita di questa mia meravigliosa creatura fino a mercoledi’ 1 giugno quando alle cinque e mezza del mattino mi sono svegliata con dei dolori costanti ogni cinque sei minuti sempre piu’ forti tanto da farmi dire: Tesoro e’ ora!!! penso che dobbiamo partire!!!!

Proprio per la mia paura del parto, del dolore, ero terrorizzata e piena di ansia. Il ricordo delle mie due esperienze, che non sono state negative o problematiche, anzi, due parti veloci (4 e 3 ore il secondo) tradizionali, senza epidurale, niente parto in acqua o qualsiasi metodo adottato tutt’oggi per affrontare nel miglior dei modi questo evento, mi ha portato ad informarmi sulla possibilita’ di fare l’epidurale. Ho seguito il corso sul parto in analgesia tenuto a Vicenza dal Dott. Gulino ho fatto gli esami e ho conosciuto l’ostetrica Manolita che assieme al Dott. Gulino per me sono diventati due angeli in terra!!!!!

Ho deciso di usufruire della possibilita’ di essere seguita privatamente da loro durante il parto per la paura di dover combattere o convincere alcune ostetriche a farmi l’epidurale durante il travaglio proprio perche’ sapevo che giusto o non giusto molte sono sfavorevoli a questa possibilita’.

Devo dire che sono stati i soldi meglio spesi di tutta la mia vita!!!!!!

Sono arrivata in ospedale e in auto durante il tragitto ho chiamato la Manolita che mi ha rincuorata dicendomi che sarebbe arrivata in 20 minuti e cosi’ e’ stato. Nel giro di 10 minuti dopo l’arrivo in ospedale i dolori erano fortissimi non me li ricordavo cosi’ forti credevo di morire e sono convinta che non sarei arrivata in fondo come le altre due volte!!!

Poco dopo e’ arrivato anche il Dott. Gulino che mi ha fatto subito l’epidurale, ero spaventata anche del dolore dell’ago sulla schiena invece non ho sentito assolutamente nulla!!!! incredibile!!!!

Magicamente mi sono trovata poco dopo in una pace incredibile a parlare del piu’ e del meno con mio marito e con la mia meravigliosa ostetrica a fare foto a chiamare e tranquillizzare mia madre al telefono fino a che non ero dopo un ora gia’ dilatata totalmente pronta per le spinte!!!!

Dopo due spinte l’ostetrica mi dice che alla prossima sarebbe nata la mia bambina io non ci credevo, non credevo che era gia’ tutto finito cosi’ stupendamente leggero e cosciente ero presente totalmente e fisicamente alla nascita della mia creatura!!!

Nella spinta finale la Manolita mi dice guarda Elena, guarda la tua bambina che sta nascendo!!!

elena francesca papàHo aperto gli occhi e ho visto che usciva Francesca prima la testa, il corpo, e poi in un secondo l’avevo gia io in grembo, la stavo abbracciando ricoperta dalle lacrime mie e del suo papa’!!

Credo che non smettero’ mai di ringraziare e lodare queste due persone che mi hanno fatto vivere il momento piu’ bello della mia vita in questo modo, anche se ero scettica all’inizio e non credevo alla possibilita’ che potesse essere possibile un parto dl genere, ora posso dire e urlare grazie alla Manolita e al Dott. Gulino per il servizio che offrono alle future mamme a Vicenza! Sono delle persone magnifiche, disponibili prima e dopo il fatidico giorno, sono professionali umane e hanno reso il mio giorno in un giornata UNICA!!!!

Sarei tornata a casa con la mia Francesca anche dopo un ora dal parto da quanto bene Elena-Francesca-papàstavamo entrambe e non smettero’ mai di consigliare a tutte le mamme che incontro di conocere queste due persone uniche!! Mamme fidatevi, io ho partorito tre volte in due maniere diversissime e posso dire che il parto in analgesia e’ un sogno il sogno vero di diventare mamma!

Se vuoi anche tu raccontarci la tua esperienza di parto, scivici su esseremammeavicenza@gmail.com

Alessandra e le nascite di Aurora e Niccolò

Alessandra

Per la rubrica “Ti racconto il mio parto”, mamma Alessandra ci parla delle nascite dei piccoli Aurora e Niccolò

Aurora Picco03.04.2012 Aurora Karol la nostra dolce e caparbia principessa

Questa bambina ci ha fatto prendere uno spavento sin dall’inizio… i test di gravidanza sono risultati negativi un bel po’ dopo il mancato il ciclo: io però avevo fatto un sogno che non mi ha quasi mai fatto crollare nonostante gli spaventi iniziali.

Ho sognato di essere in Piazza San Pietro, e Papa Wojtyla stava facendo il giro consueto con la papamobile. Nel mio sogno però era senza i vetri di protezione e si faceva passare i bambini come faceva di solito prima dell’attentato. Ad un certo punto ha fatto spostare tutti, dopo aver passato una bambina ai legittimi genitori è venuto verso di me, ha appoggiato una mano sulla mia pancia ed  ha detto: “non ti preoccupare, anche se tutto dice che non sei incinta, in realtà lo sei, sarà una bambina e te la proteggerò io!” Sulla pancia che mi doleva già da parecchi giorni nonostante appunto i test negativi, ho sentito un grande calore e mi sono svegliata serena.

Finalmente dopo 12 giorni di ritardo il test ha deciso di dirmi che ero incinta. Ad otto settimane inoltrate, 8+5 mi sembra, ho fatto la prima visita però ci è crollato il mondo addosso perché non c’era battito. Allora il ginecologo ci ha fatto fare il dosaggio delle beta, cosa che il mio medico di base non aveva consigliato. Essendo io alle prime armi non sapevo come muovermi.

Per fortuna il dosaggio andava bene e cresceva in proporzione però diciamo che il ginecologo non ci aveva dato molte speranze anche perché dall’ecografia non sembravo in otto settimane avanzate, ma in 5 + 6. Dopo una settimana abbondante di agonia, siamo tornati dal ginecologo e finalmente eccolo lì il battito del nostro fagiolino, con età ecografica di 6 + 5 e battito forte forte forte.

I conti di questa gravidanza fortemente voluta non ci sono mai tornati…ancora non sappiamo bene quando sia avvenuto il concepimento, nonostante tenessi i conti di tutto. È stato un mio miracolo, il nostro miracolo! In effetti la gravidanza poi mi è stata ridatata di 9 giorni.

Tutto è andato avanti liscio, a parte il fatto che comunque fin da subito, questo Fagiolino non si è dimostrato un colosso. Ovviamente alla morfologica abbiamo scoperto con grande gioia che sarebbe arrivata una bambina. Io nel mio cuore non avevo dubbi. L’unica un po’ delusa era la nonna materna che voleva il maschietto, ma si è rifatta più avanti!

A 20  settimane, avevo accompagnato la nonna a fare una visita e sono caduta in ospedale. Ho sbattuto pancia, ginocchio e naso per cui poi in preda all’agitazione mi sono partite le contrazioni. Sono andata a farmi visitare ed ho detto alla nonna che non aveva mai visto una ecografia,di entrare con me. L’unica cosa che ha chiesto alla dottoressa è se per caso non si fossero sbagliati e fosse un maschio. La dottoressa ha detto che quella cosa non l’aveva controllata, visto che non le interessava al momento.

Poco prima della nascita, alla terza ecografia di controllo, abbiamo visto che Aurora -così si sarebbe chiamato il nostro gioiello- aveva ed ha tuttora una ciste addominale. Ogni settimana andavo quindi a fare ecografie di secondo livello perché nonostante tutto le cisti sono considerate “malformazioni”. Per fortuna, perché così abbiamo potuto vedere e controllare il liquido amniotico.

Per tutto quello che era successo mi ero convinta che mia figlia sarebbe nata il 2 aprile, giorno della morte di Karol Wojtyla. Il 1 aprile, non ne potevo più… Mi sembravo una balena spiaggiata e così ho cominciato a far sentire ad Aurora la canzone omonima di Eros Ramazzotti, non una ma penso una trentina di volte… Al corso preparto avevano detto che potevamo durante il travaglio chiamare il bambino, che avrebbe aiutato. Non so se sia vero, io comunque l’ho fatto.
Al pomeriggio ho iniziato ad aver un terribile mal di schiena, e la sera finita la partita del Milan ho cominciato a sentire dei dolori molto forti. Non sapevo che fossero contrazioni ma poi sono andata in bagno ed ho visto delle perdite di sangue. Con calma ho iniziato a segnare la frequenza dei dolori e sono andata a farmi una doccia. All’inizio erano ogni cinque minuti, poi ogni tre minuti e mezzo. Questo nel giro di un’ora perciò abbiamo deciso di fare un salto in ospedale.
In effetti, si stava muovendo qualcosa però il canale era ancora chiuso, solo 1 cm di dilatazione ed eravamo ancora molto lontani nonostante le contrazioni. Per fortuna sono andata in ospedale perché il liquido che al giovedì era regolare, la domenica notte era praticamente un terzo. Hanno deciso di farmi ritornare la mattina dopo per un controllo e di tener monitorate le perdite.Ho avuto contrazioni tutta la notte e verso le cinque ho sentito uscire molto liquido. Il sacco però non si è mai rotto. Solo crepato in alto. Tornata per il controllo, mi hanno ricoverata perché appunto avevo crepato il sacco.
In sala d’aspetto ricordo di aver incontrato una ex infermiera che ha una casa di accoglienza per ragazze madri. Ha “monitorato” le contrazioni e mi ha detto appunto che erano ogni tre minuti. Ha previsto un parto entro due o tre ore. Magari! Tutto il giorno in queste condizioni con contrazioni ogni tre minuti anche ogni due. Un male pazzesco e canale che non si dilatava.
Alla fine verso le 22 mi hanno mandato a fare un’altra doccia però dovevo restare dentro almeno 40 minuti. L’avessi fatta prima! Finalmente sono partite le contrazioni giuste e verso le 23:40, ero a 3 cm e mezzo. Mi hanno portato in sala parto dove mi hanno rotto il sacco e verso l’1:30 del 3 Aprile mi hanno fatto chiamare mio marito (era tornato a casa alle 23 dopo un tracciato).
L’ostetrica era uscita un attimo a prendere delle cose per il parto e ne aveva approfittato per farmi chiamare a casa. Dico a mio marito in preda ad una contrazione: “vieni che sta per nascere!” E lui: “per nascere chi?”. Questo per tre-quattro volte! Alla fine mi sono messa ad urlare ed è corsa pure l’ostetrica da quanto ho urlato.
Il travaglio è andato avanti abbastanza lentamente e mi hanno praticato anche un’episiotomia… Ad un certo punto avevano già mobilitato anche il ginecologo per un cesareo visto ad ogni spinta il battito di Aurora calava e non cambiava nulla. Alla fine, mi hanno fatto la manovra di Kristellerer di cui non sapevo nulla e mi sono fidata.
Per fortuna è andato tutto bene ed alle 4:25 del 3 aprile 2012 sono diventata mamma di una splendida creatura di 48 cm per 2,670 kg (minuscola se si pensa che ero ingrassata di 23 kg!) di nome Aurora Karol .
Volete sapere perché non nasceva? La signorina aveva in mano il cordone ombelicale e non voleva saperne di lasciarlo! È nata proprio così, col cordone in mano! Ha pianto un sacco quando gliel’hanno tolto ma poi l’hanno appoggiata sul mio seno ed i suoi occhietti vispi e scurissimi hanno conquistato il mio cuore!

Niccolò Picco21.02.2015 Niccolò Karol : l’esuberante

Se possibile questo mio dono è stato desiderato ancora di più di sua sorella. Dopo un tentativo andato male ed un periodo nerissimo e buio, quelle due lineette rosa nel test di gravidanza mi hanno restituito la vita.
Sono stata a riposo da subito visti i precedenti ma nonostante un ricovero dopo la villocentesi ed Aurora che le provava tutte per mettere alla prova la mia resistenza è andato tutto bene!
La villocentesi ha confermato ciò che già sentivo nel mio cuore. Sarebbe arrivato un maschietto,anche se il papà ,che ora lo adora, avrebbe voluto un’altra principessa! La nonna invece non poteva crederci, tanto che questa volta ha messo pure in dubbio la veridicità della villocentesi!
Il 18 febbraio verso sera inizio a stare malissimo per un’influenza intestinale devastante. Tralascio i dettagli ma ero piegata in due ed il giorno dopo avevo una visita importante di Aurora per la sua ciste ma non sono riuscita ad alzarmi dal letto. Ho mandato nonna e papà.
La data prevista per il parto era il 24( per l’ospedale) o 25 febbraio ( per la ginecologa) e speravo di riuscire a passare questo brutto momento. La sera del 19 mi sento un po’ meglio però inizio dei dolori di pancia che io confondevo con quelli dell’influenza intestinale. Mi accorgo di avere anche perdite ematiche e sono veramente sconsolata perché non me la sento di affrontare un parto. Per fortuna le contrazioni erano molto irregolari così ho deciso di non fare nulla.
La notte è passata abbastanza tranquilla, ed anche tutto il giorno dopo ho avuto contrazioni molto irregolari che nel pomeriggio si sono fatte più forti. Alla fine ho deciso di fare la classica doccia che consigliano in questi casi. Ho aspettato di cenare per farla anche perché il marito era al lavoro. Alle 19.40 entro in doccia (dopo una marea di messaggi con Giada Meggiolaro che ancora non conoscevo di persona ma che forse per telepatia, aveva iniziato a scrivermi per sapere come andasse) e da brava scolaretta che esegue gli ordini me ne esco alle 20:25.
Non avevo ancora appoggiato il piede fuori dalla vasca (ho la doccia in vasca) quando mi sembra di aver rotto le acque. Quindi chiamo mio marito che venga a casa da lavorare. Avrei ucciso il centralinista della ditta. Lo chiamo e lui, che sapeva benissimo del possibile parto, inizia a farmi chiacchierare e quando  gli chiedo di chiamare mio marito, mi risponde: “ma è qui?” Volevo anche rispondergli : “no è al bar che si fa uno spritz però mi andava di chiamare te!” Finalmente riesco a parlare con il marito il quale mi risponde:” ma non riesci ad aspettare le 21?” Altro possibile omicidio! Gli ho detto che sicuramente stavo crepando il sacco perché avevo sentito liquido che non ero sicura si fosse rotto del tutto ma che le contrazioni che avevo erano erano forti.
Metto giù il telefono, esco dal bagno ed allago il corridoio. Gli ho mandato subito un messaggio dicendo :”adesso non ho più dubbi! Corri a casa subito.” Ore 21:20 montiamo in macchina dopo aver lasciato Aurora con i nonni che per fortuna l’avevano tenuta anche il pomeriggio ed effettivamente mi hanno ricoverata per rottura sacco. Le contrazioni comunque erano sì forti ma molto irregolari.
Tranquillissima vado in stanza dove Alessandra Rossetto mi riconosce subito e così iniziamo a chiacchierare. Conosco lei, la sua Emma ed anche Ilenia Crema, con il suo piccolo Enrico. Praticamente una stanza  di mamme EMAVI presenti e future.
Sono lì bella tranquilla quando iniziano le contrazioni fortissime ed inizio a contare ogni quanto le avessi. Ero entrata che erano circa una ogni cinque minuti (ricovero alle 22.30) ma in poco tempo si sono ravvicinate una all’altra. Anche Alessandra, me l’ha fatto notare e mi ha suggerito di chiamare perché eravamo molto lontane dal nido. Appena mi ha visto l’infermiera mi ha detto: ero così tranquilla, quando sono cambiate così tanto? Effettivamente ero già dilatata di 4cm e mi sembrava di essere stata investita da un tir da quanto erano forti.
Chiamo il marito che nel frattempo era appena arrivato a casa, minacciandolo di non chiedermi chi stesse per nascere… Le ostetriche addirittura mi hanno proposto un parto in acqua, cosa che non osavo chiedere ma che desideravo tanto. Purtroppo Niccolò si muoveva così tanto che è stato impossibile farlo, non si fidavano di riuscire a controllarlo.
Accantonata l’idea del parto in acqua io stavo malissimo però non mi veniva da spingere. Una delle ostetriche, diceva che sentiva un leggero tumore da parto e che probabilmente era quello che non mi faceva sentire lo stimolo. Vedendo però che proprio non mi veniva da spingere nonostante fossi sfigurata dal dolore, la mitica Manolita ha preso in pugno la situazione e ha scoperto che un lembo del sacco era davanti agli occhietti di Niccolò e così non riusciva ad uscire perché arretrava la testina.
Sistemato il lembo, all’1.05 (sul cartoncino l’ora è sbagliata) del 21.02.2015  in due spinte a 39 sett e 4 giorni esattamente come sua sorella, è nato Niccolò Karol, un tipetto rossiccio di 47 cm X 2,930 kg con due occhi azzurro cielo …. Impossibile non innamorarsi!
Quel giorno ha segnato per me una svolta, un nuovo inizio conquistato con i denti ma forse per questo ancora più bello ed apprezzato.

Arianna e la nascita di Evelyn

Evelyn

Per la rubrica “Ti racconto il mio parto”, mamma Arianna ci parla della nascita della piccola Evelyn

La mia gravidanza è andata benissimo, solo all’inizio per una settimana ho avuto nausea poi niente altro, quindi devo dire che me la sono goduta ..

Man mano che passavano i mesi avevo sempre più voglia di vedere la mia pulcina che scalciava e scalciava come una matta in pancia.

Gli esami e le eco andavano sempre perfetti ,avevo solo quella paura chiamata “parto” che mi fissava in testa, avevo paura di sentire dolore e di come sarebbe stato questo dolore.. avevo paura che qualcosa andasse storto durante il parto ma prima o poi dovevo passarci anche io per forza.

Alle 16 di pomeriggio del 31 di Dicembre, arrivata a 39 settimane (dpp l’8 gennaio ), io e il mio compagno ci rechiamo in pronto soccorso ostetrico a causa di perdite bianche che pensavamo fosse liquido amniotico che poi, dai risultati del  prom test non era.

Dopo avermi visitato mi dissero di non  sognarmi di prenotare i tracciati perché ero a 1 cm di dilatazione e che forse non arrivavo nemmeno ai primi di gennaio, di stare a riposo e di aspettare.

Il mio compagno era di una gioia pazzesca mentre io ero un pò spaventata pensando a cosa andavo incontro ma morivo dalla voglia di abbracciare la mia pulcina.

Tornati a casa mi butto nel divano e riposo perché volevo essere pronta per il capodanno.Mi sveglio alle 7 di sera, mi lavo, mi vesto e mi preparo tranquillamente e assieme al mio compagno andiamo a festeggiare l’ultimo a casa di parenti.

Quando arriviamo tutti mi fanno i complimenti per la pancia, mi chiedono quando deve nascere e sopratutto mi cominciano a spaventare dicendo che quando inizierà il travaglio morirò dal dolore.

Dal nervoso mi sono messa a tavola a mangiare, sempre piu affamata mangio tutto. Alle 10 di sera stava arrivano il secondo e io comincio ad avvertire dei doloretti simili al ciclo. Porto pazienza e mangio, infine stavo bene. Quei doloretti però, sempre di stessa intensità, li avevo ogni 3min precisi.

Allora io e il mio compagno ci siamo guardati e abbiamo pensato se non fosse il caso di andare in pronto soccorso ma ecco che arrivano i parenti, che appena sentito che avevo dei doloretti sono corsi a dirmi che se fossi in travaglio sarei per terra piegata dal male.

A me quei doloretti non convincevano però, visto che stavo bene, ho deciso che avrei aspettato il brindisi di mezzanotte e poi me ne sarei tornata a casa per riposare. Passata la mezzanotte e salutato tutti, andiamo a casa.

Arrivata mi cambio per andare a letto ma ecco che quel dolore si è intensificato. Vado in bagno per prendere tutte le mie cose e mi accorgo di perdere tantissimo filamento di muco misto sangue, quello era il famoso “tappo”! Io e il mio compagno ci guardiamo e diciamo insieme “è ora !” … dovevamo solo partire e andare perché la valigia era già sistemata e pronta in macchina.

Era l’una e mezza e arrivati in pronto soccorso mi fanno fare un tracciato che dura quasi un’ora. Dopo di che mi visitano e mi dicono che ho la soglia alta del dolore perché sono a 4/5cm di dilatazione.

Alle 3 Entro in sala parto però prima ho voglia di farmi una doccia calda per rilassarmi con l’aiuto del mio compagno  che mi aiuta a tenere il getto d’acqua. Stavo benissimo, non sentivo più contrazioni e sareri voluta rimanere li ore e ore.

Dopo 40 minuti di doccia esco, mi vengono a fare dei prelievi e mi visitano, quando ho guardato il faccia l’ostetrica che iniziava a mettersi il camice ho capito che era ora. Mi dice che ero dilatata completamente e di iniziare a spingere. Niente epidurale perché riuscivo a gestire bene il dolore, niente urla perché non serviva urlare ma a me son bastate 4 belle spinte e respiri profondi… mi dicono apri le braccia ed ecco che mi danno in braccio il mio gioiello: Evelyn è nata il 1° dell’anno, alle 5:04 con un peso di 2,755kg x 50cm.

Siamo perfino finiti nel giornale perché Evelyn ha voluto aggiudicarsi il premio di 1^ nata all’Ospedale di Santorso!

Con le lacrime agli occhi ricordo ancora quella notte magica e di mille emozioni! Io che avevo paura del dolore… beh mi sono ricreduta su me stessa! Siamo donne, siamo invincibili e abbiamo una forza straordinaria!!!

Serena e la nascita di Vittoria

 Vittoria

Per la rubrica “Ti racconto il mio parto”, mamma Serena ci parla della nascita della sua piccola Vittoria

E la notte tra l’8 e il 9 giugno, è appena l’una di notte….devo andare in bagno e penso di aver rotto le acque appena mi sono seduta.

Non mi accorgo e torno a letto. Sono sveglia, guardo l’ora ed è solo l’1 e 30. Sento una sensazione strana mi alzo e sento correre giù acqua dalle gambe, chiamo i miei genitori e chiedo di portarmi in ospedale.

Arriviamo, sono le 2:15 e mi mettono sotto tracciato. Il tempo passa e io voglio andare a casa.
Alle 4:30 mi dicono che mi ricoverano e inizio a piangere perché non voglio stare dentro.
Arriva la mattina; zero contrazioni, zero dolori, tracciati tutti tranquilli… In quel momento conosco una ragazza a cui ora sono legata: sono rimasta impressionata dal suo stato dopo aver partorito, e mi vien da pensare di volere il taglio cesareo!
Ho paura…
Arriva la notte inizia qualche piccola contrazione ma nulla di ché.
Alle 8 del mattino del 10 giugno inizio col tracciato ma contrazioni zero, dilatazione non si vedeva però Vittoria spingeva e io non riuscivo nè a sedermi nè andare in bagno, cosi alle 12:00 mi portano in sala parto e mi inducono il parto. Non ho voluto l’epidurale, alle 13:00 ero di 10 cm e iniziavano un pò i dolori.
Con 4 spinte Vittoria è nata! Ho voluto tagliare io personalmente il cordone ed è stata la cosa piu bella!
Vittoria alla nascita pesava 3.100 kg per 43 cm di fagottino.
Innamorata della mia creatura, lo rifarei mille volte!
Se anche tu vuoi raccontare la tua esperienza di parto, scrivici alla mail esseremammeavicenza@gmail.com