Corredo Nascita ospedali di Vicenza e provincia

Corredo nascita

corredo nascita

Ospedale San Bassiano di Bassano Del Grappa

Ulss n 7 Pedemontana – Via dei Lotti 40, 36061 Bassano del Grappa

Ostetricia 0424-888508 – lunedì, mercoledì, venerdì 08:00 – 14:00

Orari Visite

Tutti i giorni dalle 19.45 alle 20.30 – Giovedì e festivi dalle 10,45 alle 11,30 e dalle 19,45 alle 20,30

Orari visite per i papà e fratellini: tutti i giorni dalle 15.00 alle 21.00

Per la mamma

  • documentazione della gravidanza
  • esami del sangue
  • gruppo sanguigno
  • markers epatiti B e C (HbsAg e antiHCV)
  • anti HIV e test sifilide
  • tampone vagino rettale per GBS
  • cartella ecografica con ecografie refertate
  • camice di cotone comodo per il travaglio
  • pigiami e camicie ben aperti per facilitare l’allattamento
  • reggiseno comodi
  • calzini
  • canotte
  • slip o mutandine a rete
  • asciugamani
  • assorbenti igienici
  • detergente intimo neutro
  • occorrente per la doccia (compresi accappatoio e ciabatte)
  • beauty per l’igiene personale
  • sacchetti per la biancheria sporca.

Evitare di applicare smalto/ricostruzioni unghie prima del ricovero.

Per il bambino (1 cambio al giorno, circa 3/5 cambi)

  • berrettino cotone/lana
  • magliette o body di lana o cotone con manica corta o lunga a seconda della temperatura stagionale
  • tutine in maglietta di cotone o lana leggera a seconda della temperatura stagionale
  • tre o quattro paia di calzini morbidi
  • teli spugna in cotone o asciugamani utili per il cambio del neonato
  • una copertina di lana/ciniglia/cotone per avvolgere il neonato
  • un pacco di pannolini 3/5Kg (la SC di Pediatria nefornirà 7al giorno)

Ospedale di Santorso

Ulss n.7 Pedemontana – via Garziere n. 42 Santorso – Ostetricia Scala C 2° piano

Ostetricia tel. 0445 571704

Orari Visite

Dalle ore 15:00 alle ore 20:00 solo per i neo papà e dalle ore 19:00 alle ore 20:00 per tutti

Per la mamma

  • Assorbenti e mutandine igieniche in sacchetti a portata di mano.
  • Camicie da notte con apertura frontale per allattare.
  • Reggiseni per allattamento

Per il bambino (preparare 5 sacchetti contenenti ciascuno):

Primavera – estate

  • 1 maglietta lana-cotone mezza manica
  • 1 coprifasce di cotone
  • 1  ghettina di cotone o spugna
  • 1  paio di scarpette o calzini di cotone

Autunno – inverno

  • 1 maglietta lana-cotone manica lunga
  • 1  coprifasce di lana o spugna
  • 1  ghettina di felpa,spugna o lana
  • 1 paio di scarpette o calzini di lana

Ospedale Cazzavillan di Arzignano

Ulss n.8 Berica – Via del Parco, 1 – 36071 Arzignano – Day Surgery ed Ambulatori al I piano, Degenze Ostetricia e Ginecologia al III piano

Reparto Ostetricia 0444.479211 –  Sala parto 0444.479215  – Ginecologia 0444.479221  – Segreteria 0444.479247

Fax segreteria: 0444.479223

Orari visite:
Parenti e amici solamente dalle 19:00 alle 20:00, e nei giorni festivi anche dalle 11:00 alle 12:00.
Si prega di rispettare gli orari.

Rooming-In

Nel nostro reparto e’ attivo il servizio di rooming in,cioe’ tenere la madre e il bambino insieme nella stessa stanza durante la degenza in ospedale, i papa’ e fratellini possono accedere a qualsiasi ora in reparto.

Per la mamma

  • Camicia da notte ampia, preferibilmente aperta completamente sul davanti, per il momento del parto, non stretta su braccio e avambraccio per agevolare la ricerca di accessi venosi.
  • Pigiama o camicia da notte, secondo le abitudini personali per il dopo parto, con apertura per allattamento. Reggiseno adatto per l’allattamento. Mutandine di rete monouso in grado di supportare pannolini ingombranti.

Per il bambino

Estate

  • Canottiera e mutandine di spugna sgambata o body canottiera.
  • Calzine corte, berrettino di cotone.
  • Magliettina o vestitino a maniche lunghe oppure tutine a maniche lunghe.
    TUTTI GLI INDUMENTI DEVONO ESSERE DI COTONE

Primavera-Autunno

  • Magliettina di cotone a mezze maniche e mutandine di spugna o body a mezza manica.
  • Maglietta, golfino o felpina di cotone a maniche lunghe e ghettine di cotone leggero oppure tutine di cotone leggero, calzine, berrettino di cotone.

Inverno

  • Magliettine di cotone maniche corte e mutandine di spugna o body a mezza manica.
  • Maglietta, golfino o felpina di cotone e ghettine di spugna, ciniglia oppure tutina a manica lunga.
  • Babbucce o calzine, coperta, berrettino di cotone.

Il neonato necessita di un cambio completo al giorno. È bene portare qualche cambio in più qualora ve ne fosse bisogno. Si prega di preparare il cambio in buste separate con nome e cognome. Si raccomanda la praticità e la semplicità delle tutine e delle magliette. Se la maglietta esterna è dotata di colletti ampi, provvedere a fissarli in modo che non ricoprano il viso del neonato. Nel primo cambio inserire un asciugamano morbido per il primo bagnetto.


Ospedale S. Lorenzo di Valdagno

Ulss n.8 Berica – Via Galileo Galilei, 1 – 36078 Valdagno – 1° piano Ospedale nuovo

Reparto Ginecologia 0445 484701 – Reparto Ostetricia 0445 484702 – Sala Parto 0445 484141

Orari Visite

  • Tutti i giorni dalle ore 19.00 alle ore 20.00
  • Domenica e festivi dalle ore 10.00 alle ore 11.00

Solo per i neo-papà e i fratellini l’accesso in reparto è consentito dalle ore 08.00 alle ore 20.00.
Per le pazienti operate, nel giorno dell’intervento è permessa la presenza di una sola visita, previo accordi con il personale.

 

Corredo nascita Ospedale di Valdagno


Ospedale San Bortolo di Vicenza

Ulss 8 Berica – Viale Rodolfi, 37 – 36100 Vicenza – Area D – 7° Piano

Reparto Ostetricia e Ginecologia 0444 75-2661 dal Lunedì al Venerdì dalle 10.00 alle 12.30

Presso il Reparto di Ostetricia al 2° piano sono disponibili le brochure informative con i dettagli sul ricovero in Ostetricia, compresi orari, percorsi, organizzazione del lavoro di reparto e composizione del personale. Chiedine una copia, ti sarà molto utile per vivere bene i giorni con noi.

Orari Visite

Tutti i giorni dalle 19.00 alle 20.00. Solo per i neo-papà e i fratellini l’accesso in reparto è consentito dalle 17.00 alle 20.00

Per la mamma

  • camicie da notte aperte sul davanti e con le maniche corte
  • pantofole e beauty-case
  • asciugamano grande, diversi asciugamani piccoli (ospite) e telo per doccia
  • mutandine in cotone o in rete
  • assorbenti per il post-partum
  • burro cacao, cd musicali per il travaglio, elastici o pinze per legare i capelli
  • piccoli snacks
  • eventuali farmaci assunti a domicilio

 Per il bambino

  • berrettino
  • copertina in lana o in pile
  • calzette e scarpette di lana o cotone pesante
  • 5 cambi completi costituiti da:
  • body o maglietta intima in cotone felpato (meglio se manica lunga)
  • tutina intera o spezzata in ciniglia o di cotone pesante
  • bavaglino
  • sacchetto in cui riporre la biancheria sporca.

Rooming-In

Alla puerpera, se in buone condizioni cliniche, viene raccomandato il rooming-in: il bambino rimane in camera con la madre 24 ore/24 ore. Questa pratica favorisce l’allattamento, la conoscenza madre-figlio e l’autonomia della madre in vista della gestione del neonato a domicilio

 

 

Ingrid e la nascita di Joseline

Per la rubrica “Ti racconto il mio parto” mamma Ingrid ci parla dell’arrivo della sua “Castagna”

Ingrid e la nascita di Joseline

Era domenica 6 ottobre 2013 quando iniziai ad avere le prime contrazioni; essendo la mia prima gravidanza non sapevo come comportarmi e così andai in ospedale.

Mi ricoverarono dicendomi che ormai mancava poco per l’arrivo della mia bambina…avevo paura.

Tutto d’un tratto non mi sentivo pronta e sentendo i piccolini piangere, iniziai a piangere anch’io.

Rimasi in ospedale fino a mercoledì 9 e poi tornai a casa..ancora senza la mia bimba. Ero tristissima, avevo scadenza il 20 ottobre e il mio compagno sarebbe partito lunedì 14 per star via due settimane. Era un nuovo lavoro, non poteva mancare e ormai mi stavo abituando all’idea di dover far nascere la mia bimba senza lui.

Sabato 12 ottobre 2013, buongiorno e tanti auguri di buon compleanno amore..oggi compi 21 anni!

Mi alzo dal letto per far colazione e tac! Ore 11.00 mi si rompono le acque, emozione a mille.. non ci posso credere.. andiamo direttamente in ospedale, mi fanno una visita e giù altra acqua.

Ore 12.30 iniziano le prime forti contrazioni. Signora, lei tra poco vedrà la sua bambina.. non mi sembra vero, non avevo più paura, mi sentivo pronta! La verità è che avevo troppo male per provare altro!

Lui sempre al mio fianco, come avevo sempre sognato..mi sopporta, mi supporta, mi incoraggia dalle 16.00 che ero ormai pronta a spingere.

Ore 18.10..eccola! 3.170 kg di castagna! Benvenuta Joseline, sei bellissima come ti avevo immaginata, anzi, molto di più!

Lui la guarda, “è bellina” esclama.. come “bellina”? Niente, sono troppo stanca per guardarlo male.
Guardo lei che è meglio, la tengo con delicatezza sul mio petto e la allatto.. la allatto e la allatto talmente tanto che ormai siamo a due anni e 4 mesi di tetta!

Ti amo Joseline!

Se anche tu vuoi condividere la tua esperienza di parto scrivici su esseremammeavicenza@gmail.com

AnnaLety e la nascita di Tommaso

A vederla da fuori, la nascita di Tommaso è invidiabile: primo figlio, tre ore tra travaglio e spinte, lacerazione minima con pochi punti e zero conseguenze, dimissioni anticipate alle 48 ore con allattamento più che avviato. Eppure io non ho un bel ricordo di quel momento, tanto che, spesso, ancora piango a pensarci.

Sarà che da sempre sento che l’ospedale non è il luogo dove far nascere i miei figli; che il parto, seppure sia un momento complesso, non è una malattia; che una donna deve restare tale, non trasformarsi automaticamente in una paziente appena entra in pronto soccorso. Fermo restando che riconosco tutto il bene che ha fatto la medicina, e che in determinate occasioni l’ospedale è una salvezza, per madre e figlio.

La mia esperienza inizia un paio di mesi prima del parto: era settembre 2012, da un paio di settimane avvertivo contrazioni addominali ogni ora, non dolorose eppure un po’ preoccupanti. Nonostante il riposo consigliatomi dal medico (nonché mia mamma), le contrazioni continuavano puntuali, fino a un venerdì sera, in cui si sono presentate ogni 15 minuti. Immaginate la preoccupazione! Chiamo la mamma che mi consiglia di farmi un giro in pronto soccorso ostetrico, tanto per scrupolo. Anche qui vale lo stesso discorso iniziale, visto da fuori è stata una visita di routine, vissuta in prima persona è stato un incubo. Vi dico solo questo: l’ostetrica di turno mi piazza il monitoraggio e se ne va senza dire una parola, e non si sentiva il battito del bimbo. Sempre senza dire niente, dopo un tempo che a me è sembrato infinito, l’ostetrica torna, sposta il sensore e finalmente sento il cuore del mio bambino. Per tutto il tempo del monitoraggio e della successiva visita, mi sono sentita trattata come un sacco di patate, senza alcuna dignità e senza il minimo riguardo non dico da empatia – scherziamo! – ma almeno da persone bene educate.

Nonostante questa esperienza negativa, cerco in tutti i modi di far rientrare nelle mie simpatie l’ospedale, visto che, per vari motivi, era lì che comunque avevo deciso di partorire. Alla fine, a un mese dal parto, visto che il panico da ospedale aumentava, decido di chiedere l’accompagnamento in ospedale a un’ostetrica privata, E. Questa è un’esperienza che consiglio, non tanto per il parto in sé, visto che l’ostetrica esterna è presente solo come sostegno morale, ma per l’accudimento prima e soprattutto dopo il parto: mi sono sentita coccolata, con un punto di riferimento sempre valido e una continuità terapeutica che purtroppo le strutture pubbliche non possono offrire.

La notte del dieci dicembre, proprio sul più bello del romanzo che stavo leggendo, arriva la prima contrazione. Dopo due minuti, ecco la seconda: come, due minuti? Cos’è sta storia? Al corso preparto…ahi, ecco la terza. Aspettiamo un po’, per capire cosa sta succedendo, ma dopo un’ora già non riesco più a parlare. Tocca a mio marito chiamare l’ostetrica E. e spiegarle la situazione: riesco a sibilarle di venire, perché non ci capisco niente e mal che vada le faccio fare un giro notturno della città. Appena E. arriva, mi si rompono le acque; le contrazioni sono così forti da farmi male ovunque, tanto da non sopportare nessun tipo di contatto, incluse le carezze che spontaneamente faresti nel vedere una persona prostrata dal dolore. Partiamo per l’ospedale, e senza passare dal pronto soccorso ostetrico ci fiondiamo in sala parto. Ricordo con simpatia la corsa in carrozzina, non riuscivo più a camminare, e l’aria fresca in viso mi faceva stare meglio, mi sembrava di essere un cane con la testa fuori dal finestrino e la lingua penzoloni.

Decisamente non ero in me, in quel momento, altrimenti sarei stata zitta e le cose sarebbero andate diversamente (e se mia nonna avesse le ruote…): delle tre ostetriche parate in attesa del mio arrivo, ne riconosco una, M., che fatalità era quella del monitoraggio messo male. Ovviamente le colleghe spingono lei ad assistermi, visto che “la conosco”. Tutte parlano delle meraviglie delle endorfine tra una contrazione e l’altra, io non so nemmeno cosa siano visto che M. insisteva per visitarmi dopo ogni spinta; avevo scelto di partorire accovacciata, e al dolore della visita di per sé, si aggiungeva la fatica, pure dolorosa, di alzarmi. Avevo anche la sensazione che questo mettermi in piedi rimandasse in su il bambino, vanificando i miei sforzi di farlo scendere.
M. interferiva anche a parole, fai questo, fai quello, ma non sai spingere…e io che riuscivo solo a gridare, con un’esplosione di parole in testa senza poterne dire nessuna.

Finalmente, non so come né perché, ho ripreso contatto con Tommaso: non ero lì da sola, c’era anche lui con me a lottare per nascere. Quella è stata la svolta, e due spinte dopo era nato.

La gioia di tenerlo finalmente in braccio è indescrivibile, tanto che non me ne importava niente di essere seduta sul pavimento – neanche me n’ero resa conto, finché un’infermiera mi ha fatta spostare sul lettino.
Ed ecco che M. torna alla carica, malmenandomi la pancia senza avvisare (ho urlato dal male fino 2 minuti fa, almeno avverti) – ok, aiuta a far uscire la placenta, non ho niente in contrario se devi ma non sto morendo dissanguata, non è un’emergenza e io ho il diritto di essere informata su cosa stai per farmi.

Sono sempre persa negli occhi di mio figlio, con mio marito sciolto al mio fianco, quando si parano di fronte a me M., ginecologa bardata con camice-guanti-maschera, e un numero imprecisato di infermiere, tutte a guardarmi l’origine du monde in attesa dell’uscita della placenta. “Signora, se avverte premiti, spinga” – spinga cosa, che là sotto non ho più un muscolo funzionante??
Dopo un tot, vogliono portarmi in sala operatoria per togliere la placenta. Sempre grata sarò ad E., che con prontezza e molta forza nei miei confronti (io ero stremata e avrei detto sì a tutto), mi fa alzare in piedi: ta-daaa, la placenta esce da sola. Dico, possibile che in due laureate (ginecologa e ostetrica) e almeno un altro paio di esperte infermiere, a nessuna sia venuto in mente di farmi alzare? Evidentemente, no.

Il resto è routine, punti, due ore di osservazione, reparto. Degenza in cui ho rischiato di morire di solitudine, visto che con la mia compagna di stanza non avevo nulla da spartire, nonostante i tentativi reciproci di fare amicizia. Il programma concordato con E. prevedeva l’uscita dopo le due ore di osservazione, ma avendo perso molto sangue mi ha consigliato di restare per sicurezza almeno fino al pomeriggio: io gasatissima durante il giorno allerto le infermiere e le ostetriche del reparto che sarei tornata a casa in anticipo, e invece mio marito arriva con la bella notizia “abbiamo allagato l’ufficio sotto casa, forse dobbiamo fare lavori pesanti in bagno, devi restare ancora qua“. Mi è venuto da piangere. Ho resistito altre 24 ore, poi bagno o no, sono tornata a casa.

Casa per me è stato avere mio marito vicino tutto il tempo, anche se lui lavorava nell’altra stanza; mia mamma che veniva a trovarmi dichiarandosi a mia completa disposizione; l’amica del cuore che, nonostante non possa sopportare i bambini, mi ha fatto compagnia con le sue chiacchiere; E. che veniva a trovarmi regolarmente e che mi insegnava a pesare il bambino, a lavarlo nel modo corretto, ma anche che mi faceva sfogare la delusione di un parto non proprio come desideravo, e che fugava tutti i miei dubbi sull’allattamento. Casa era il mio letto, il mio bagno, il mio spazio. Era avere il mio bambino a fianco a me, sempre.

Non ho dubbi: la prossima volta, se tutto va bene, parto in casa.

Anna e Tommaso