I Wimmelbuech – Libri Brulicanti

Illustrazione di Susanne Berner

Una strana parola “Wimmelbuech” ma sicuramente vi affascinerà perché i libri di cui parliamo oggi sono veramente unici.

Sono un tipo particolare di “Silent Book”, nella maggior parte dei casi cartonati, di grandi dimensioni e hanno la caratteristica di essere privi di testo o con pochissime parole ma al tempo stesso di essere densamente popolati da una moltitudine di personaggi e particolari nella quale le storie si intrecciano tra di loro.

Questi libri di origine tedesca non hanno una vera e propria traduzione in lingua italiana ma vengono definiti “libri brulicanti”…aggiungerei “brulicanti di vita”.

Illustrazione di Susanne Berner

Le tematiche sono spesso ricorrenti: città, spazi esterni naturali come foreste, paesaggi di campagna, paesaggi marini, luoghi interni come case ed edifici di varie tipologie. Il tutto riprodotto con minuzia di particolari che fanno da sfondo ad una moltitudine di personaggi, figure umane ed animali ma anche piante che animano il libro con le loro avvventure.

Pagine dopo pagina i personaggi proseguono nella loro giornata e ci accompagnano alla scoperta del mutamento e dello scorrere del tempo.

Giulia Mirandola[1], studiosa ed esperta di letteratura per l’infanzia e di albi illustrati, descrive questi libri come una sorta di palestra dello sguardo, nella quale gli occhi fanno “ginnastica”. Una ginnastica che il lettore compie liberamente, scorazzando tra le figure, accorgendosi dei dettagli più minuti e nascosti, delle azioni dei personaggi principali e di quelli secondari.

Ciò che rende questi libri davvero straordinari è la possibilità che offrono sia ai bambini che agli adulti di infinite storie ogni giorno diverse. Una palestra per allenarsi a “leggere le figure” e a “perdersi” nella densità delle illustrazioni, un’attività che piace molto ai più piccoli.

La fame degli occhi viene saziata…ogni giorno un pezzetto in più, attivando una sorta di patrimonio ed immaginario verbo-visuale che continua e prosegue anche quando il libro viene chiuso, ricollegandosi ad altre storie, ad altre immagini viste e contemplate anche in altri libri e soprattutto nella realtà quotidiana.

Ad ogni domanda del nostro bambino vi è la possibilità di un nuovo racconto. Consigliatissimi per tutti quei lettori grandi e piccini che amano inventare storie.

 

[1] http://www.giuliamirandola.it/


Libri dappertutto

La struttura è semplice e replicata in tutti e quattro i volumi. In copertina appare un albero e nelle pagine successive in sequenza fissa una casa, uno scorcio di campagna tedesca con una fattoria e un’officina con una pomap di benzina, una stazione dei treni, due scorci del centro della città, un centro commerciale e un lago con anneso parco-giochi e locale ristoro.

La strada che scorre in tutte le pagine nella parte inferiore fa da filo conduttore  nella quale accadono le azioni principali dei personaggi che si ripetono in tutti i libri. Un ciclo con molteplici possibilità di lettura e di osservazione che incuriosisce e appassiona perchè ogni volta che si apre una pagina, nuovi particolari destano la curiostà e l’attenzione.

Tuffatevi nelle illustrazioni di Ali Mitgutsch alla scoperta del mondo: dai paesaggi montani, alle spiagge di terre lontane, dalla fattoria all’aeroporto, dal mercato ortofrutticolo alla piazza di una piccola città.

 

100 e più buone ragioni per regalare un libro ad un bambino

“Riempite le case e le scuole dei libri. Colmate le stanze di albi illustrati, enciclopedie e raccolte d’arte. Un libro per un bambino vale più di cento giochi. Un libro per un bambino può essere scintilla d’infinito”.

Serendipità – Associazione Lilliput (Osimo)

 

Illustrazione di Gennine Zlatkis

Il Natale si avvicina. I giorni che ci dividono dal gioioso giorno di festa sono sempre meno. Lo percepiamo anche senza controllare il calendario o il cellulare. Le vetrine dei negozi hanno da tempo ricreato spazi “innevati”, tra i prodotti esposti si intravedono i tipici animali che tanto ci ricordano i boschi e l’inverno: cervi, orsi di tutte le misure, scoiattoli, pettirossi, gufi…E’ un tripudio di rosso, oro, verde. Conifere vere o artificiali riempiono le case e gli spazi pubblici insieme alle amate e caratteristiche luminarie, che tanto fanno quella sensazione di “festa collettiva” per il solo fatto di essere accese.

Più il tempo passa e più ci sopraggiunge nel cuore il dilemma dei regali. La lista è lunga: figli, genitori, parenti e amici. Corriamo alla ricerca di un regalo per ciascuno.

Ovviamente (e ancora per fortuna) tra i regali più gettonati ci sono anche i libri. Nel periodo natalizio il numero degli acquisti in questo settore schizza alle stelle eppure i dati statistici derivati da interviste e rilevazioni ci dicono che in Italia i non lettori aumentano e che il 30% degli intervistati non legge a causa della mancanza di tempo.

In ogni caso il settore dell’editoria sta crescendo e sviluppandosi. I dati positivi ci sono:  è aumentato il numero di case editrici, rispetto al 2010 sul mercato ci sono 755 nuove case editrici che cercano un posticino per il loro marchio e per il loro progetto editoriale sugli scaffali delle librerie di tutta la Penisola e non solo.

Nel nostro Paese ogni anno vengono pubblicati circa 6.000 nuovi titoli dedicati alla letteratura per l’infanzia e i ragazzi (albi illustrati e narrativa). E qui viene il difficile. In tutto questo “mare” di libri e pubblicazioni come ci orientiamo?

Cosa distingue un buon libro da un libro meno buono?

Cosa ci guida nella scelta e nell’acquisto di un libro per i nostri bambini?

Recentemente ho avuto il piacere di partecipare ad un seminario di formazione tenuto da Alessia Napolitano, libraia e formatrice della Libreria Radice-Labirinto di Carpi (MO) ed organizzato dalla Biblioteca Civica “G. Bedeschi” di Arzignano (VI) durante la settimana nazionale “Nati per Leggere 2018”.

Illustrazione di Gennine Zlatkis

Il titolo era affascinante ma allo stesso tempo impegnativo “Il Passepartout. Accedere al senso critico del lettore e aprire la porta dell’infanzia” (il seminario fa parte di un ciclo più ampio di incontri “Nuove chiavi per leggere e pensare la letteratura per bambini e ragazzi” https://www.radicelabirinto.it/formazione/i-seminari-dal-vivo/nuove-chiavi/)

L’infanzia è stato il fulcro di tutta la giornata, partendo da due domande che possono sembrare molto banali ma che racchiudono in sé un potere enorme: dov’è il bambino? Quale infanzia andiamo cercando?

Alessia Napolitano introduce e spiega anche nel suo blog quello che spesso accade: “Meditavo sul fatto che per molti adulti che entrano in libreria le memorie d’infanzia sono spesso stereotipate, come se di fronte all’acquisto di un libro ( e forse non solo in questa circostanza) essi perdessero la capacità di ricondursi al loro sé bambino. Una sorta di indicibilità acquisita, una difficoltà cioè non tanto intrinseca all’infanzia, ma alla memoria, che non sa più ricordare e raccontarsi davvero, come se un’infanzia altra (o di qualcun altro) si sovrapponesse inesorabilmente alla propria. Ma di quest’altra infanzia, così canonizzata, e così assoluta e così paradossalmente impersonale, si trovano ovunque immagini e parole ( e a buon mercato!) perché il commercio ha bisogno di vendere e quindi di veicolare sapori, odori, sensazioni, emozioni …peccato che i ricordi costruiti in questo modo siano fittizi o peggio – perché i più difficili da sradicare – idealizzati”.

Che parole associamo al termine “Infanzia”? Abbiamo provato durante il seminario, ad occhi chiusi, una sorta di brainstorming ma senza problemi da risolvere. Eravamo una ventina di persone diverse e la lettura dell’elenco di parole è stato alla fine l’atto di chiusura del seminario.

Alla parola “Infanzia” abbiamo associato solo termini “positivi” riconducibili a ricordi offuscati  della nostra: sole, risate, bicicletta, giallo, nonni, scuola, gioia, regali, Natale, neve, festa, giocattoli, coccole, mamma, amici ecc….

E pian piano nell’analisi concreta, attraverso la lettura di alcuni titoli, abbiamo via via scoperto che la nostra idea di infanzia è spesso influenzata da concetti introdotti dal mondo dei consumi, dalla moda del momento, da pregiudizi e da giudizi esterni.

L’infanzia, come ci viene presentata dalla televisione, dai film, dai cartoni animati, negli oggetti che quotidianamente compriamo e anche nei libri, risulta essere idealizzata, emozionale, sentimentalista, edulcorata, estasiata.

Ci siamo tutti sorpresi di quanto le immagini veicolate dalla nostra società contemporanea siano così totalizzanti e minino i concetti più puri e vicini al cuore, fino ad arrivare a sostitursi a ricordi, a sensazioni, a pensieri nostri autentici.

E’ faticoso riaccuffare quell’io bambino, comporta una grande fatica quasi una lotta ad uscire da una melma che ormai ci ha inghiottito giorno per giorno. La nostra idea di infanzia e di come dovrà essere quella dei nostri bambini potrebbe essere compromessa per sempre in quest’ottica, ma la speranza di poter ritrovare quanto smarrito non deve spegnersi.

illustrazione di Gerda Muller

Ed è proprio da qui che bisogna ripartire quando scegliamo o regaliamo un libro per un bambino.

Una buona storia è come un bosco di sentieri nel quale si aprono una multitudine di scelte. Non deve avere per forza lo scopo di insegnare o avere una morale. Le vere storie lasciano la libertà anche di non prendere nulla.

Come un sasso nello stagno

Ci sono 100 e più buone ragioni per regalare un libro ad un bambino ma siete voi che dovete fare la differenza. Non fidatevi solo delle pubblicità e degli sconti, entrate dentro i libri che siete in procinto di comprare. Toccate la fattura della carta, la qualità delle illustrazioni, sviscerate le parole che compongono il testo e sentite se qualcosa stona…andate oltre continuate ad investigare e a domandare al vostro io: dov’è il bambino?

Non andate al supermercato a comprare i libri, andate in una libreria. Condividete con i librai i vostri dubbi, le vostre perplessità e le vostre domande sui prodotti dell’editoria che vi stanno vendendo. Dialogate perchè possiate trovare il sentiero che desiderate percorrere ma allo stesso tempo lasciarvi alle spalle. E fatelo fare anche ai vostri bambini.

Uno dei più grandi ostacoli che poniamo noi adulti è questo: ai bambini si legge solo ciò che possono comprendere appieno. Quanti libri scartiamo, censuriamo, modifichiamo convinti di fare un bene al nostro bambino, senza però riflettere di quante privazioni intellettuali impoveriamo il suo entusiamo.

Regalando un libro e/o leggendolo insieme stiamo regalando anche PAROLE. Le parole non sono solo significato. Sono in primo luogo SUONO.

Ancora una volta Gianni Rodari è maestro nel coinvolgerci con una semplice immagine: un sasso lanciato in uno stagno.

Illustrazione di ELsa Beskow

«Un sasso gettato in uno stagno suscita onde concentriche che si allargano sulla superficie, coinvolgendo nel loro moto, a distanze diverse, con diversi effetti, la ninfea e la canna, la barchetta di carta e il galleggiante del pescatore. Oggetti che se ne stavano ciascuno per conto proprio, nella sua pace o nel suo sonno, sono come richiamati in vita, obbligati a reagire, a entrare in rapporto tra loro. Altri movimenti invisibili si propagano in profondità, in tutte le direzioni, mentre il sasso precipita smuovendo alghe, spaventando pesci, causando sempre nuove agitazioni molecolari. Quando poi tocca il fondo, sommuove la fanghiglia, urta gli oggetti che vi giacevano dimenticati, alcuni dei quali ora vengono dissepolti, altri ricoperti a turno dalla sabbia. Innumerevoli eventi, o microeventi, si succedono in un tempo brevissimo. Forse nemmeno ad avere tempo e voglia si potrebbero registrare tutti, senza omissioni.
Non diversamente una parola, gettata nella mente a caso, produce onde di superficie e di profondità, provoca una serie infinita di reazioni a catena, coinvolgendo nella sua caduta suoni e immagini, analogie e ricordi, significati e sogni, in un movimento che interessa l’esperienza e la memoria, la fantasia e l’inconscio e che è complicato dal fatto che la stessa mente non assiste passiva alla rappresentazione, ma vi interviene continuamente per accettare e respingere, collegare e censurare, costruire e distruggere.» (Grammatica della fantasia, Einaudi Ragazzi, 2017, pag. 11)

Illustrazione di Lennart Helje

Anche una singola parola può produrre molto, può creare pensieri perchè da “belle” parole si producono “bei” pensieri, che nella nostra società stanno via via scomparendo, lasciando un deserto di idee e di concetti che ci assopisce e ci fa addormentare di fronte al mondo che ci circonda. Questa ragione è la prima della mia lista…e per voi, qual è la vostra?

 


Mariairene Didoni – Autrice –

Mamma di Matilde e appassionata di libri e d’arte.

Sono laureata in Storia dell’Arte e conservazione dei beni artistici e sin da piccola il mondo dei libri e dell’illustrazione mi ha sempre affascinato. Mi dedico alla pittura ad acquerello e all’organizzazione di letture condivise per bambini come volontaria presso la Biblioteca del quartiere di Anconetta, succursale della sede centrale di Vicenza della Biblioteca Civica Bertoliana.

Ho seguito diversi seminari e corsi di formazione nell’ambito della promozione della lettura per tutte le età a partire dalla primissima infanzia ma anche dalle letture al pancione durante la gravidanza.

Sono diventata “Lettore Custode” grazie alla formazione ideata e realizzata da Alessia Napoletano presso la sua Libreria per l’Infanzia “Radice-Labirinto” di Carpi (MO). La metodologia del “Lettore custode” è in via di definizione e sperimentazione e si prefigge lo scopo di infondere l’amore per le storie e la lettura.Diventare mamma mi ha dato la possibilità di riscoprire e riassaporare le mie diverse passioni e mi ha portato a “rileggere” nel vero senso della parola una lunga lista di libri, ripartendo dagli albi illustrati e dai grandi classici della letteratura per l’infanzia e per i ragazzi, oltre ad altri libri non convenzionali.

La mia mente ha sempre fame di parole e di immagini che facciano vibrare le corde del cuore e dell’anima.

Con la rubrica “Un mondo di cose da leggere” vorrei accompagnarvi e aiutarvi a far visita al vostro “io” bambino/bambina e a condividere con tutta la vostra famiglia le potenzialità che la lettura e i libri possono offrire.

“Vorrei che tutti leggessero. Non per diventare letterati o poeti, ma perché nessuno sia più schiavo”. (Gianni Rodari)

“Mamma mi leggi una storia?”

“Mamma mi leggi una storia?”

L’importanza della lettura condivisa per lo sviluppo del linguaggio

Tutti noi sappiamo quanto sia importante la lettura ad alta voce per i bambini, ce lo sentiamo dire da sempre e il più delle volte ci limitiamo a prendere un libro a caso e leggerlo. Semplice no? Ma quello che spesso non facciamo è fermarci a pensare al perché leggere sia così importante e quali implicazioni questa abitudine possa avere nello sviluppo del bambino. E non parlo soltanto dello sviluppo linguistico, ma di moltissime altre sfumature dello sviluppo.

Ma perché leggere a bambini piccoli, che non sono in grado di capire una storia? E soprattutto, cosa e come leggere loro? Vediamolo insieme.

L’importanza comunicativa della lettura

Quando si legge ai bambini, il primo interesse dell’adulto lettore dovrebbe essere rivolto alla comunicazione del messaggio letto. Un bimbetto di un anno, ad esempio, non saprà trarre grandi cose da un “Cappuccetto Rosso” narrato per filo e per segno. Ne guadagnerà sicuramente di più dal nostro commento all’immagine, dal nostro “oh! Un lupo!” con espressione ad occhi sgranati, dalla nostra capacità di imitare un lupo che ulula. Ci accorgeremo presto di quanto velocemente il suo sguardo si sposti dalla pagina alla nostra faccia per rivedere ancora una volta, o due o tre, quell’espressione o sentire quel verso che tanto gli piace.

Questa si chiama comunicazione non verbale e solitamente precede quella verbale. I libri devono essere un mezzo di comunicazione interattiva tra adulto e bambino e non un esercizio di decifrazione a cui sottoporlo o, peggio ancora, un modo di fargli ripetere mille volte una parola solo per il gusto di sentirla dire.

Ecco perché i libri per bambini molto piccoli sono perfetti quando contengono prevalentemente immagini e poche parole, ancora meglio se sono legati ad esperienze quotidiane, per rendere facilmente generalizzabili le parole che via via riescono ad imparare. (Saper pronunciare ‘spinosauro’ ha ben poche speranze di tornare utile, se sei un 2enne che vive in centro città.  Ma magari saper chiedere ‘acqua’ potrebbe risparmiarti un bel po’ di fatica!). Di solito riscuotono grande successo anche i libri “interattivi”, vedi “Un libro” di Tullet, in cui il bambino diventa attore protagonista di quanto accade, o almeno è ciò che percepisce.

Il mio consiglio è quindi quello di scegliere libri interessanti proprio per il loro contenuto comunicativo, rapportando la nostra lettura alle effettive capacità comunicativo-linguistiche del bambino e rimandando il racconto vero e proprio a quando il linguaggio del bambino gli permetterà di seguirci.

L’aspetto emotivo e le implicazioni cognitive della lettura condivisa

Certamente l’aspetto a cui tutti pensiamo quando parliamo di lettura è quello relativo allo sviluppo del linguaggio: più libri leggo, più il mio bambino sentirà parole nuove e prima parlerà. In realtà l’equazione non è sempre così lineare. Perché prima che la storia, al bambino interessa la condivisione, l’aspetto quindi emotivo della lettura. Se leggere un libro significa avere del tempo esclusivo con il genitore, un momento rilassante con coccole extra..a chi non piacerebbe? Naturalmente occorre riagganciarsi a quanto detto sopra, sottolineando che è indispensabile rendere interessante la lettura per il nostro bambino per poter godere di questo momento di scambio.

La capacità di seguire un racconto, sia esso letto o narrato, va educata e sostenuta senza imposizioni, perché non si tratta di una competenza totalmente innata e ugualmente presente in tutti i bambini. Richiede infatti che il bambino possa contare su una minima capacità attentiva a livello uditivo che, a sua volta, potrà poi trovare giovamento nella lettura e potranno vedersi aumentati i tempi di attenzione.

Come leggere ai bambini?

Sappiate anzitutto che è del tutto normale che alla prima occasione il bambino utilizzi un libretto cartonato per ciucciarlo o come scalino per arrivare più in alto. Si tratta comunque di una forma di avvicinamento, di conoscenza del materiale: lasciamoglielo fare, ma mostriamogli anche quale sia il modo più consono di utilizzarlo.

Ecco qualche utile indicazione per genitori.

  1. SCEGLIERE UN LIBRO ADEGUATO.

Il che significa “adattare la proposta a quello che il bambino è in grado di accettare”. Per piccolissimi scegliete libri cartonati, con un’immagine singola per ogni pagina, meglio se relativa a parole e ambienti che può conoscere e sperimentare (casa, scuola, fare pipì ecc.). Ottimi i libri interattivi, quelli in cui “succede qualcosa”, da Tullet ai libri con le finestrelle o i buchi. L’importante è che, una volta capito come funziona, il bambino possa contare sul sapere cosa succede dopo. La previsione è utile sia per i piccoli, che imparano ad utilizzare lo sguardo per ottenere un effetto (nesso causa-effetto, ti guardo e tu fai il lupo) sia per quando iniziano a parlare e potranno essere loro a fare il lupo.

Tenete conto che è del tutto normale che alla prima occasione il bambino utilizzi un libretto cartonato per ciucciarlo o come scalino per arrivare più in alto. Si tratta comunque di una forma di avvicinamento, di conoscenza del materiale: lasciamoglielo fare, ma mostriamogli anche quale sia il modo più consono di utilizzarlo.

  1. POSIZIONE “OCCHI AD OCCHI”.

La migliore posizione per leggere ad un bambino è quella che permette di guardare in faccia il genitore e al tempo stesso di sentirsi accolto. Quindi, gambe incrociate e bambino con la schiena appoggiata ad un nostro braccio o gamba, oppure sdraiati sul letto fianco a fianco…l’importante è che il piccolo possa trovare i nostri occhi senza doversi girare di 180 gradi. Libro, ovviamente, ben visibile ad entrambi e, se ne è in grado, in mano sua.

  1. COMMENTARE INVECE CHE LEGGERE.

Soprattutto con i piccolissimi il commento alle figure risulta più interessante della lettura nel senso stretto. È probabile che al bambino interessi più girare le pagine piuttosto che ascoltare. In questo caso possiamo limitarci a fargli notare un’immagine nella pagina e poi lasciare che sperimenti in maniera libera. Sfogliandolo, probabilmente si soffermerà di nuovo sulla pagina di prima. Con i più grandicelli, invece, ben venga il racconto della storia, lasciando però libertà di interrompere per domande o pensieri: è segno che la storia li sta interessando.

  1. LASCIAR SCEGLIERE AL BAMBINO.

Frase che può essere letta anche come “preparatevi ad imparare a memoria il loro libro preferito”! È storia comune che i bambini spesso e volentieri si affezionino ad un testo e pretendano che si rilegga ogni sera lo stesso. Ciò non deve essere visto come una limitazione, anzi, è un’occasione in più per ascoltare parole e frasi conosciute e imparare a farle proprie, sapendole poi utilizzare al bisogno.

  1. FARE UN GIRO IN BIBLIOTECA.

Molti libri indicati per l’infanzia possono non incontrare il gusto del nostro bambino, quindi la biblioteca potrebbe essere un ottimo punto di partenza per capire cosa piaccia al nostro bambino senza per questo riempire la casa di libri.

Letture consigliate: consiglio vivamente la lettura del libretto “Parole in bocca”, di Bresciani, Brunetta e altri, Medea Editore. Un piccolo vademecum con tantissime indicazioni su cosa e come leggere ai bambini nella fascia 0-36 mesi

 

 

Bibliografia:

Aram, D., & Besser, S. (2009). Early literacy interventions: Which activities to include? At 10 what age to start? And who will implement them? Infancia y Aprendizaje / Journal 11 for the Study of Education and Development.

Ard, L. M., & Beverly, B. L. (2004). Preschool word learning during joint book reading: 14 Effect of adult questions and comments. Communication Disorders Quarterly.

Zoe M. Flack, Andy P. Field & Jessica S. Horst (2016). The Effects of Shared Storybook Reading on Word Learning: A Meta-Analysis. University of Sussex.
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Silvia De Cao – Autrice – cura la rubrica “Parola alla logopedista
Laureata all’Università degli Studi di Verona nel 2008, ho seguito un corso di formazione annuale post-laurea sulla valutazione e il trattamento dei disturbi del linguaggio e delle difficoltà dell’apprendimento della lettoscrittura.
Ho collaborato negli anni con Fondazioni e Associazioni per attività di screening precoce delle difficoltà di apprendimento.
Sono responsabile di progetti di screening per i disturbi specifici del linguaggio e di potenziamento delle abilità metafonologiche in diverse scuole materne e di laboratori per favorire lo sviluppo linguistico negli asili nido.
Sono l’ideatrice dello spazio “La logopedista risponde” sulla mia pagina Facebook, dove è possibile porre domande e ricevere una risposta gratuitamente.

Raccontami una storia che parla anche di me

I bambini costituiscono una percentuale importante dell’umanità, delle sue genti, popoli e nazioni, in quanto abitanti, concittadini nostri, nostri compagni di sempre. Sono stati, sono, saranno. Una vita tanto per ridere non esiste. No, l’infanzia sono lunghi e importanti anni nella vita di un uomo.

Janusz Korczak 

Illustrazione di Maria Giron

Molto spesso diamo per scontato che i libri per bambini parlino dell’infanzia. E così si corre in libreria o in biblioteca e ci si accorge che i protagonisti sono animali antropizzati, macchinine e trattori, alberi parlanti e creature misteriose. Si inizia a scorrere lo scaffale alla ricerca di un libro qualsiasi.

C’è un libro per ogni occasione. Dalle prime parole agli animali della fattoria, dalle prime pappe allo spannolinamento e così via. Ma l’infanzia è solo questo? Sono solo fasi predeterminate da “superare” indenni oppure c’è molto di più? I numeri e gli animali della fattoria sono i principali ricordi di un bambino?

E i bambini sono tutti uguali di fronte ai libri?

A volte rischiamo di cadere negli stereotipi di un’infanzia che deve sottostare a precise idee e definizioni che inquadrano le conoscenze dei bambini e delle bambine all’interno di caselle ben delimitate – da altri – dalle quali è difficile per non dire impossibile uscirne, pena la definizione per l’appunto di “ribelle”.

Nessun bambino è uguale ad un altro e l’unicità di ciascuno va ascoltata e rispettata nella sua totalità.

Illustrazione di Maria Giron

Tale unicità però viene offuscata nella maggior parte dei casi da noi adulti, convinti che i bambini debbano essere perennemente guidati nelle scelte e nelle decisioni, senza ricordare che loro stessi sono in grado fin da piccolissimi di recepire e comprendere moltissime cose del mondo che li circonda. Che le loro idee e il loro senso estetico spazia ed è molto ampio, senza pregiudizi e/o inquadrature di genere. Il loro saper “leggere” le immagini, se ascoltato, ci sorprenderebbe!

Parlare e raccontare dell’infanzia, scorrere e leggere storie di bambini e di bambine presenti in albi illustrati ed in libri di narrativa può diventare un vero e proprio viaggio di scoperta per tutti, genitori compresi. Un modo per andare oltre alle tematiche sopradescritte che si fossilizzano su concetti adulto-centrici e che imprimono ai bambini un “utilizzo” del libro solo ed esclusivamente per fini didattici (es. imparare a contare, imparare i colori, saper riconoscere le forme e gli animali) riducendo così il lessico, la musicalità delle parole, la complessità buona della realtà e della vita. Riducendo inoltre la qualità delle illustrazioni, quasi a voler comprovare il fatto che i bambini non possiedono un’alta capacità di comprensione delle immagini.

Il rischio è quello di voler a tutti i costi anteporre la nostra visione del mondo e della realtà alla loro, scegliendo libri “comodi”. Libri che non fanno domandare “Chi sono io?”, “Cosa provo se…?” e molte altre domande. C’è bisogno di scelte “coraggiose” che fanno andare anche oltre gli schemi preconfezionati.

C’è bisogno di storie di bambini “veri” calati nella realtà di tutti i giorni, che offrono ai racconti le loro giornate, la loro spensieratezza e la loro autenticità ma anche la loro utopia.

Carla Ida Salviati[1] nel suo libro Il primo libro non si scorda mai. Storie e idee per innamorarsi della lettura tra i 5 e 11 anni (Giunti, 2017) scrive:

“Il fatto meraviglioso è che tutti i bambini, prima di saper leggere, vogliono imparare a leggere: sanno già, a cinque anni, che si impara con fatica, ma io non ho mai conosciuto bambini che si siano rifiutati di mettercene un po’ […]. Il tempo che sfugge, la pervasività delle tecnologie, la vastità dell’offerta editoriale non sono ostacoli. Se al centro del nostro sguardo restano i bambini, se offriamo testi capaci di far loro conoscere il mondo e di riconoscersi parte di esso, l’innamoramento  è sempre possibile”.

Illustrazione di Mariachiara Di Giorgio

Tanti bambini popolano il mondo della letteratura per l’infanzia e la loro quotidianità è anche la nostra. E’ più vicina di quanto immaginiamo.

Non occorre che tutto sia sempre perfetto e asettico perché un’avventura sia straordinaria. A volte basta una palla in un cortile, un panno steso al sole, una coccinella che si posa sul braccio, una foglia impigliata sui raggi della bicicletta, un bottone trovato in qualche cassetto e da lì si costruisce tutto.

E come scriveva il grande Gianni Rodari in un breve racconto nel libro Favole al telefonoAndrà lontano? Farà fortuna? Raddrizzerà tutte le cose storte di questo mondo? Noi non lo sappiamo, perchè egli sta ancora marciando con il coraggio e la decisione del primo giorno. Possiamo solo augurargli, di tutto cuore: “Buon viaggio!”.

 

 


[1] Carla Isa Salviati si occupa di lettura, di scuola, di storia dell’editoria. Ha ricevuto il priemio della rivista Andersen come “Protagonista della diffusione della cultura” nel 2013.

Sul comodino ma non solo: libri dappertutto

Oltre ai grandi e sempre amati classici come Matilde, Pippicalzelunghe, Nel Paese dei mostri selvaggi eccovi qui di seguito ulteriori proposte di lettura:

L’estate di Garmann, Stian Hole, Donzelli Editore, 2011.

L’estate è finita. Ultimo giorno di vacanza per Garmann, un ragazzino biondo e lentigginoso. L’estate di queste pagine sorprendenti è quella che precede l’inizio della scuola elementare e Garmann ha tanta, ma proprio tanta paura di quello che succederà. Cosa succederà quando si dovrà cominciare la scuola per la prima volta?

Tutto sembra pronto. La mamma ha comprato tutto quello che serve. Ma Garmann è irrequieto. E allora le zie, la mamma e il papà iniziano a raccontare le loro paure. Il bambino scopre che anche loro hanno paura delle cose più strane e diverse, più o meno grandi ma soprattutto scoprirà che avere paura è una cosa normale. Questa consapevolezza lo porterà ad affrontare il grande giorno.

 

Uno come Antonio, Susanna Mattiangeli. Illustrazioni di Mariachiara Di Giorgio, Il Castoro, 2018.

L’autrice ci pone di fronte ad un bambino unico ed imprevedibile.

Antonio è figlio, è fratello, è lettore, è cittadino e mille altre cose ancora. Ma soprattutto è amico.

Con la sua sincerità e giocosità Antonio ci rivela in parte il mistero dell’infanzia nella sua quotidianità. Come tutti i bambini sa rendere l’ordinario qualcosa di straordinario.

 

Lotta combinaguai, Astrid Lindgren. Illustrazioni di Beatrice Alemagna, Mondadori 2015

Lotta è una bambina di 4 o 5 anni che vive con la sua famiglia in una bella casa gialla. Nelle vicende di Lotta non c’è nulla di magico o di fantastico ma niente è lasciato al caso leggendo le sue storie. Si sentono le emozioni della vita, i profumi e i colori di una quotidianità scandita dai piccoli gesti familiari. Ci si gode i giorni che precedono il Natale, le visite dei parenti, la merenda dalla vicina di casa. Sono avventure di bambini capaci di diversirti con poco e che si stupiscono di quello che accade intorno a loro e di quello che vedono, che godono dell’attesa delle cose e che sognano.

 

Il meraviglioso Cicciapelliccia, Beatrice Alemagna, Topipittori, 2014.

Questa è la storia di Eddie, una bambina di 5 anni e mezzo con un piumino bomber di colore fuxia che la contraddistinge subito. E’ il racconto di una “tranquilla” giornata come le altre ma qualcosa innesca una domanda: oggi è il compleanno della mamma! Cosa potrò regalarle di così straordinario e fantastico? Prima Eddie va dal suo amico Jean il panettiere e poi da Wendy la fioraia, Mimi, Emmet, Théo… Sono tutti adulti ma sono amici che sanno essere ancora bambini: ascoltano la bambina e le regalano piccoli oggetti prezioni che Eddie custodisce fino a che non le tornano utili nel momento dell’incontro con il suo fantomatico regalo dai mille usi ovviamente fuxia.

Sette e uno. Sette bambini e otto storie, Gianni Rodari e altri autori, Edizioni EL, 2017.

Nel 1962 la casa editrice Einaudi pubblicava per la prima volta Favole al telefono di Gianni Rodari. Tra le storie contenute in quel libro annovera Uno e sette che racconta di un bambino che è sette bambini: Paolo di Roma, Jean di Parigi, Kurt di Berlino, Juri di Mosca, Jimmy di New York, Ciù di Shangai e Pablo di Buenos Aires.

Sono sette bambini tutti diversi, hanno capelli di colore diverso e i loro rispettivi padri hanno un lavoro diverso, eppure tutti sono lo stesso bambino di otto anni che sa leggere, scrivere e andare in bicicletta senza mani e tutti ridono nella stessa lingua.
Successivamente, nel 2017 è stato pubblicato Sette e uno. Sette bambini, otto storie, a cura di David Tolin il quale ha messo insieme sette scrittori per bambini di varia nazionalità (Beatrice Masini, Bernard Friot, Ulrich Hub, Daria Wilke, Dana Alison Levy, Yu Liqiong, Jorge Lujàn) chiedendo di presentare a loro modo uno dei bambini protagonisti della favola di Gianni Rodari. Ogni autore ha così creato un personaggio diverso ma simile agli altri, con le sue peculiarità e caratteristiche che incarna l’infanzia di tutti i bambini del mondo.

 


Mariairene Didoni – Autrice – cura la rubrica “Un mondo di cose da leggere… più vicino di quanto immagini…
Mamma di Matilde e appassionata di libri e d’arte.

Sono laureata in Storia dell’Arte e conservazione dei beni artistici e sin da piccola il mondo dei libri e dell’illustrazione mi ha sempre affascinato. Mi dedico alla pittura ad acquerello e all’organizzazione di letture condivise per bambini come volontaria presso la Biblioteca del quartiere di Anconetta, succursale della sede centrale di Vicenza della Biblioteca Civica Bertoliana.

Ho seguito diversi seminari e corsi di formazione nell’ambito della promozione della lettura per tutte le età a partire dalla primissima infanzia ma anche dalle letture al pancione durante la gravidanza.

Sono diventata “Lettore Custode” grazie alla formazione ideata e realizzata da Alessia Napoletano presso la sua Libreria per l’Infanzia “Radice-Labirinto” di Carpi (MO). La metodologia del “Lettore custode” è in via di definizione e sperimentazione e si prefigge lo scopo di infondere l’amore per le storie e la lettura.

Diventare mamma mi ha dato la possibilità di riscoprire e riassaporare le mie diverse passioni e mi ha portato a “rileggere” nel vero senso della parola una lunga lista di libri, ripartendo dagli albi illustrati e dai grandi classici della letteratura per l’infanzia e per i ragazzi, oltre ad altri libri non convenzionali.

La mia mente ha sempre fame di parole e di immagini che facciano vibrare le corde del cuore e dell’anima.

Con la rubrica “Un mondo di cose da leggere” vorrei accompagnarvi e aiutarvi a far visita al vostro “io” bambino/bambina e a condividere con tutta la vostra famiglia le potenzialità che la lettura e i libri possono offrire.

“Vorrei che tutti leggessero. Non per diventare letterati o poeti, ma perché nessuno sia più schiavo”. (Gianni Rodari)

 

 

Lasciateli giocare

lasciateli giocare
Illustrazione di Beatrice Alemagna

“La funzione del bambino è di stabilire il legame, la bellezza, l’ornamento, di frantumare gli egoismi, di portare entusiasmi là dove le persone si contentano di trattare circa gli scambi. Perché al bambino, più della parola, si addice il tatto, più del discorso il percorso; egli esiste per ricordarci tutto quello che ciascuno ha sepolto e dimenticato, perduto nel ‘quanto a sé’”.

R. Schérer, G. Hocquenghem

 

Il titolo è provocatorio. Lo ammetto.  Complice la bella stagione, l’estate che avanza nelle torride giornate di luglio, mi soffermo a ricordare le biciclettate in compagnia, le corse in mezzo ai prati, le partitelle nei cortili e a tutto quella miriade di sensazioni che sfiorano la mente pensando a questo periodo dell’anno.

E’ un periodo quasi “magico” nel quale i bambini assaporano il sole, frutti nuovi, il freddo del gelato, i colori dei fiori. E mi domando: esistono ancora bambini che giocano?

Ma certo! I bambini giocano sempre anche quando non dovrebbero: nuoto il lunedì, il martedì giocano con il pianoforte, calcio il giovedì, danza il venerdì, la domenica non dimentichiamo la partita e poi il resto della settimana si gioca con i videogiochi o con le app interattive che aiutano a sviluppare una miriade di capacità.

La mia domanda successiva è questa: e se vi dicessero che le attività sopra elencate non fossero veramente di gioco libero e spontaneo?

Effettivamente quanto lasciamo ai nostri figli libera iniziativa nella scelta dei giochi, nello spazio dove muoversi per potersi esprimere? Quanto incide il nostro giudizio sulle loro azioni quando li vediamo giocare anche senza un particolare strumento o motivo, anche se le azioni che stanno svolgendo non hanno una particolare valenza nell’insegnargli per forza qualcosa? Quanto interveniamo noi genitori proponendo, zittendo, togliendo, riordinando, scomponendo ecc…durante le giornate dei nostri bambini?

Il gioco senza la spinta adultocentrica è relegato a piccoli ritagli di tempo anziché essere il fulcro dell’infanzia.

Cos’è il gioco allora? Secondo Donald Winnicott, pediatra e psicanalista britannico, nel suo libro Gioco e realtà (Armando Editore, 2005) il gioco è la culla della personalità. E’ il modo in cui nasce la psicologia dell’individuo.

Credo che le ulteriori parole della Dott.ssa Deborah MacNamara, educatrice e counseller clinico, siano illuminanti e ci aiutino a capire che oggi non ci sia compito più importante per i genitori e gli educatori di proteggere il tempo e lo spazio del gioco, andando contro anche ad aspetti culturali legati alla nostra società moderna che vede per l’appunto il gioco come un momento frivolo in cui non si produce nulla, anzi che può portare addirittura alla “fantomatica” e pericolosissima NOIA, anziché la base solida e fondante sulla quale i nostri figli svilupperanno e realizzeranno il loro pieno potenziale umano, emotivo e di crescita.

“Giocare non significa immettere informazioni nel bambino, bensì tirar fuori le sue idee, intenzioni, aspirazioni, preferenze, volontà e desideri. Il gioco permette al bambino di esprimere se stesso, a dispetto della mancanza di parole e di discernimento. E’ nel gioco che il bambino ascolta i suoi echi interiori risuonare nel mondo che lo circonda. Il gioco favorisce lo sviluppo di una propria personalità indipendente e vitale in quanto disseppellisce gli interessi, i desideri e gli obiettivi del bambino. Lo smuove dalla condizione di dipendenza dal mondo adulto, disserrando il suo desiderio di farsi avanti e avventurarsi, fare scoperte o dare senso alle proprie esperienze. Il gioco è il luogo in cui lo spirito che sostiene la crescita viene rilevato e la vitalità espressa. In breve, il gioco è l’atto della creazione di sé “[1]

Molti esperti e scienziati hanno lanciato numerosi appelli affinché si ritorni a favorire il gioco e a proteggerlo contro la predominante componente digitale e tecnologica, contro i pregiudizi e le ansie di successo nell’educazione, all’interno delle nostre scuole e nelle nostre famiglie.

Come ha affermato Nancy Carlsson-Paige, docente universitaria ed esperta in psicologia dell’età evolutiva: “Mai, neppure nei miei incubi peggiori, avrei immaginato che avremmo dovuto difendere il diritto dei bambini al gioco!”.

Illustrazione di Marina Marcolin

 

[1] Deborah MacNamara, Capire i piccoli, Il Leone Verde, Torino, 2018, pag. 69.


Sul comodino ma non solo: libri dappertutto e anche un blog

Sulla tematica del gioco vi sono una serie di pubblicazioni molto interessanti che grazie agli approfondimenti degli autori e alle bibliografie potranno fare chiarezza e darvi una solida base su cui partire con riflessioni e piccoli accorgimenti se necessari.

Lasciateli giocare, Peter Gray, Einaudi, 2015

I bambini sono esseri pensanti e pieni di risorse. Diamo loro abbastanza respiro?

La vita a scuola e nel tempo libero è gestita e organizzata dagli adulti. Oggi i bambini non hanno più tempo per giocare tra di loro. Ma solo giocando possono acquisire le abilità sociali che gli serviranno da grandi: ascoltare gli altri, essere creativi, gestire le emozioni e affrontare i pericoli. Questo libro chiarisce e spiega perché alla base di un adulto sano e felice ci debba essere il gioco.

Giocate all’aria aperta,  Angela J. Hanscom, Il Leone Verde, 2017

Il movimento e il gioco libero all’aperto sono vitali per lo sviluppo cognitivo e fisico dei nostri figli. Offrire possibilità di esplorare e di dare “sfogo” alle proprie capacità motorie sono delle preziose occasioni che dobbiamo lasciare ai bambini per imparare a conoscere il proprio corpo, testare le proprie capacità e i propri limiti mettendosi alla prova in molteplici situazioni diverse.

Capire i piccoli, Deborah MacNamara, Il Leone Verde, 2018

La Dott.ssa MacNamara dedica un sostanzioso capitolo intitolato “Preservare il gioco. Difendere l’infanzia dal mondo digitale” ponendo l’attenzione su tre caratteristiche fondamentali del gioco:

  1. Non è un lavoro;
  2. Non è per davvero;
  3. E’ espressivo ed esplorativo

Quali attività favoriscono le condizioni ideali di gioco? Leggete e scopritelo!

 

Se siete interessate a blog recenti che analizzano con occhio scientifico e preparato il mondo dell’infanzia, vi consiglio di seguire quello di Emily Mignanelli.

Maestra e pedagogista, oltre che mamma e scrittrice, nel suo blog https://hundredsofbuddhas.com/ nell’articolo “Guarda tuo figlio giocare e scoprirai chi sei” https://hundredsofbuddhas.com/2018/04/26/guarda-tuo-figlio-giocare-e-scoprirai-chi-sei/ ci offre qualche piccolo consiglio su come sostenere i nostri bambini imparando ad osservarli ed ad interferire il meno possibile nel momento più alto e splendido di espressione del loro io e della loro visione del mondo.

E come dice per l’appunto Emily: “Il gioco è una cosa seria, e se i bambini lo fanno è anche per voi”.

Illustrazione di Freya Blackwood

Mariairene Didoni – Autrice – cura la rubrica “Un mondo di cose da leggere… più vicino di quanto immagini…
Mamma di Matilde e appassionata di libri e d’arte.

Sono laureata in Storia dell’Arte e conservazione dei beni artistici e sin da piccola il mondo dei libri e dell’illustrazione mi ha sempre affascinato. Mi dedico alla pittura ad acquerello e all’organizzazione di letture condivise per bambini come volontaria presso la Biblioteca del quartiere di Anconetta, succursale della sede centrale di Vicenza della Biblioteca Civica Bertoliana.

Ho seguito diversi seminari e corsi di formazione nell’ambito della promozione della lettura per tutte le età a partire dalla primissima infanzia ma anche dalle letture al pancione durante la gravidanza.

Sono diventata “Lettore Custode” grazie alla formazione ideata e realizzata da Alessia Napoletano presso la sua Libreria per l’Infanzia “Radice-Labirinto” di Carpi (MO). La metodologia del “Lettore custode” è in via di definizione e sperimentazione e si prefigge lo scopo di infondere l’amore per le storie e la lettura.

Diventare mamma mi ha dato la possibilità di riscoprire e riassaporare le mie diverse passioni e mi ha portato a “rileggere” nel vero senso della parola una lunga lista di libri, ripartendo dagli albi illustrati e dai grandi classici della letteratura per l’infanzia e per i ragazzi, oltre ad altri libri non convenzionali.

La mia mente ha sempre fame di parole e di immagini che facciano vibrare le corde del cuore e dell’anima.

Con la rubrica “Un mondo di cose da leggere” vorrei accompagnarvi e aiutarvi a far visita al vostro “io” bambino/bambina e a condividere con tutta la vostra famiglia le potenzialità che la lettura e i libri possono offrire.

“Vorrei che tutti leggessero. Non per diventare letterati o poeti, ma perché nessuno sia più schiavo”. (Gianni Rodari)

 

Il Filo Magico – la lettura in famiglia

Il Filo Magico – La lettura in famiglia

Perché leggere ad alta voce?

La lettura ad alta voce, il leggere a un bambino o a più bambini, è come un filo magico. Un filo che unisce chi legge e chi ascolta. Crea legami perché la lettura non è mai un monologo. E’ un incontro.

Leggere ai bambini fin da piccoli anche piccolissimi è un’occasione unica, un atto sociale che ogni genitore dovrebbe conoscere ed apprezzare. Tali affermazioni sono supportate da diversi studi e ricerche che nel corso degli anni hanno dimostrato come i primi anni di vita siano fondamentali per lo sviluppo neurologico ed emotivo del bambino.

Ascoltare un racconto, alcune frasi, vedere e scrutare i particolari delle illustrazioni è un’attività piacevole, che diverte e coinvolge tutti i membri presenti. Il tempo sembra essere sospeso, la storia detta il proprio ritmo attraverso la narrazione e il filo magico inizia ad intrecciarsi e a far capolino tra le pagine, nella voce, negli abbracci e nei gesti.

Leggere trasmette emozioni. Ha il potere di connetterci con gli altri. Immaginate una mamma e un papà con i propri bimbi cosa possono fare. Presenza ed immaginazione creano un mondo meraviglioso in cui rilassarsi, ritagliarsi del tempo a stretto contatto e stupirsi di fronte alla creatività e capacità di comprensione che hanno i più piccoli.

Ma perché i primi anni di vita sono i più importanti?

Questa è una domanda che molti genitori si pongono.

“I bambini piccoli (in età prescolare) non sanno leggere e in alcuni casi neppure parlare ancora bene. A cosa serve che io legga loro un libro? Tanto imparano a scuola a leggere e poi lo faranno da soli…”.

Queste sono alcune affermazioni che spesso i genitori antepongono al loro mettersi in gioco. Esattamente…leggere ai propri figli è un mettersi in gioco e vincere la pigrizia. Ed il perché è spiegato molto bene in una pubblicazione “La lettura in famiglia. Una buona pratica per lo sviluppo del bambino”, nata dalla collaborazione tra il Centro per il Libro e la Lettura e il Centro per la salute del bambino Onlus: “I primi anni di vita sono un periodo fondamentale per i processi di sviluppo del cervello […]”, la rete di collegamenti tra i neuroni “ è quella che consente al cervello di funzionare e di apprendere e quindi permette al bambino di raggiungere il suo pieno potenziale di sviluppo […]. Questo processo di costruzione della rete neurale è più veloce e intenso nei primi due, tre anni. Durante questo periodo, il cervello del bambino assorbe le informazioni relative a quello che tocca, vede, sente, ascolta, assapora, odora e questo gli permette di sviluppare sempre più abilità, conoscenze e capacità. I primi due anni di vita sono ad esempio fondamentali per lo sviluppo del linguaggio. Il bambino subito dopo la nascita inizia a riconoscere i suoni, le espressioni dei volti e ad associarli a oggetti e sensazioni. Per fare questo ha bisogno di un ambiente ricco di relazioni affettuose fatte di parole, sguardi e coccole”1.

Gioco e lettura sono tra le attività più efficaci per favorire una buona relazione e un buon sviluppo delle specifiche funzioni mentali del bambino.

La lettura inoltre crea le basi per la predisposizione all’ascolto dell’altro ma anche di se stessi e dilata i tempi dell’attenzione che sono spesso vittima dei ritmi sempre più incalzanti dettati dalla frenesia della nostra società in cui non c’è spazio per rallentare un po’, prendersi i propri momenti e i propri spazi di riflessione personale o con più soggetti.

Sfogliare un libro o un albo illustrato, gustare il piacere tattile della carta, la forma delle lettere, il suono delle parole espresse o immergersi nelle illustrazioni riprodotte sono tutti esercizi, trampolini di lancio verso la formazione del proprio immaginario, del proprio senso estetico e quindi anche del proprio io interiore. La potenza dei libri è infinita.

L’invadenza delle immagini stereotipate e standardizzate che compie la televisione, quasi prefabbricate, non sollecita la capacità immaginaria dei bambini…anzi la rende sempre più povera e monotona.

La televisione non offre un contatto umano-relazionale, così fortemente necessario per lo sviluppo. La voce che si sente alla televisione non è come quella della mamma e del papà o di altre persone di riferimento. Non lo è neppure quella registrata.

La pratica della lettura insieme dona invece un connubio perfetto di tre grandissimi “doni” sopradescritti, di cui i bambini ma anche gli adulti non possono fare a meno, ma che molto spesso vengono sostituiti dai dispositivi tecnologici: VOCE, PRESENZA, IMMAGINAZIONE.

I bambini hanno bisogno di tempo per essere bambini. La Dott.ssa Deborah MacNamara, counsellor clinico ed educatrice, nel suo recente libro “Capire i piccoli”2 scrive in relazione alla qualità del tempo dei bambini queste parole: “L’uso sempre più frequente dei dispositivi elettronici usati per intrattenere i bambini rende questi ultimi dei riceventi passivi, in quanto manca loro sempre più spesso l’occasione di un’esplorazione senza limiti prestabiliti. In breve, il tempo trascorso davanti ad uno schermo dovrebbe essere considerato da una prospettiva evolutiva: i bambini piccoli hanno bisogno di esperienze di vita reale con persone vere, cosa che rende i genitori i migliori dispositivi esistenti”.

Futuri genitori, neo-genitori e genitori “navigati” prendete coraggio e lanciatevi in questa entusiasmante avventura insieme alle vostre creature.

Quindi esiste una ricetta in grado di suscitare nei bambini l’amore per i libri?

Con questa rubrica tenteremo di fare chiarezza nel vasto mondo della letteratura per l’infanzia, attraverso le riflessioni degli esperti del settore e piccoli consigli.

Sono sicura che le parole di Bruno Tognolini, uno dei più importanti autori italiani di libri per bambini e ragazzi, del suo libro “Leggimi Forte”, vi potranno trasmettere la giusta carica e dose di intraprendenza: “Gli umani, appena nati, paiono esseri fragili e precari, in bilico sul ciglio della vita come sul crinale di una collina. Forse lo sono davvero, o forse è la nostra ansia di genitori che li vede così. Fatto sta che, a quel punto, noi prendiamo d’istinto a chiamarli, con voci e sorrisi, perché da quel crinale si lascino scivolare verso di noi, da questa parte e non da quella. La voce umana ha un potere grande e segreto, che assordati da molti apparecchi rischiamo di dimenticare. Prima del senso c’è il suono, prima delle parole c’è la voce. Quella voce ha potere sulle cose: le chiama all’umanità, le rende umane. Parliamo agli animali, che non conoscono parole, parliamo a una lapide, a una pianta, a uno specchio; a una persona in coma perché ricordi la vita umana, e vi ritorni. E a un neonato perché si fidi e vi entri. La voce echeggia come un canto di balena, in quell’oceano sconfinato e incomprensibile che è una nuova vita, per dire tre sole sconfinate verità: io sono qui, tu sei qui, il mondo è qui. I mesi e gli anni passeranno, quella voce prenderà forma di parole, perline di senso infilate in collane via via più fiorite e complesse: mangia, dormi, ridi, cresci, come stai? Ma sotto quella superficie variopinta, in certe ore del giorno, in certe condizioni di luce, di emozione, di sonno, noi siamo ancora in grado di sentirlo, quel suono senza senso, quella voce senza parole, che non “vuole dire” niente, ma genera umanità. La cosa fondamentale che questo libro dice a un genitore è dunque questa: parla a tuo figlio. Hai un potere di umana magia nella gola, unico eppure comune: perché ne sei avaro? Parla con lui, con lei. Non negargli ciò che sai fare, che gli serve. E se non sai cosa dire, ci sono sorgenti di parole giuste, che son fatte per questo: leggi un libro”3.

Non mi resta che augurarvi buon inizio e buon cammino insieme alla vostra famiglia.

Vi aspetto nel prossimo post con ulteriori approfondimenti e considerazioni.


1 La lettura in Famiglia. Una buona pratica per lo sviluppo del bambino, Sistema Modus, Pag. 9.

2 Deborah McNamara, Capire i piccoli, Il leone Verde, Torino, 2018, pag. 82.

3 Rita Valentino Merletti, Bruno Tognolini, Leggimi Forte. Accompagnare i bambini nel grande universo della lettura, Milano, Salani Editore, 2006, pag. 6.


Sul comodino

In questa sezione troverete alcuni consigli di lettura. Nello specifico oggi vi segnalo testi per i genitori per approfondire le varie tematiche sopradescritti in relazione alla lettura condivisa in famiglia. Sono solo alcuni dei moltissimi testi pubblicati sull’argomento all’interno dei quali avrete modo di dar sfogo alle vostre domande e curiosità.

  • Rita Valentino Merletti, Luigi Paladin, Nati sotto il segno dei libri: il bambino lettore nei primi mille giorni di vita, Campi Bisenzio (FI), Idest Editore, 2015.

  • Rita Valentino Merletti, Luigi Paladin, Libro fammi grande, Campi Bisenzio (FI), Idest Editore, 2012.

  • Giorgia Cozza, Me lo leggi? Racconti, fiabe e filastrocche per un dialogo d’amore con il nostro bambino, Torino, Il Leone Verde, 2012.

    Mariairene Didoni – Autrice – cura la rubrica “Un mondo di cose da leggere… più vicino di quanto immagini…

    Mamma di Matilde e appassionata di libri e d’arte.

    Sono laureata in Storia dell’Arte e conservazione dei beni artistici e sin da piccola il mondo dei libri e dell’illustrazione mi ha sempre affascinato. Mi dedico alla pittura ad acquerello e all’organizzazione di letture condivise per bambini come volontaria presso la Biblioteca del quartiere di Anconetta, succursale della sede centrale di Vicenza della Biblioteca Civica Bertoliana.

    Ho seguito diversi seminari e corsi di formazione nell’ambito della promozione della lettura per tutte le età a partire dalla primissima infanzia ma anche dalle letture al pancione durante la gravidanza.

    Sono diventata “Lettore Custode” grazie alla formazione ideata e realizzata da Alessia Napoletano presso la sua Libreria per l’Infanzia “Radice-Labirinto” di Carpi (MO). La metodologia del “Lettore custode” è in via di definizione e sperimentazione e si prefigge lo scopo di infondere l’amore per le storie e la lettura.

    Diventare mamma mi ha dato la possibilità di riscoprire e riassaporare le mie diverse passioni e mi ha portato a “rileggere” nel vero senso della parola una lunga lista di libri, ripartendo dagli albi illustrati e dai grandi classici della letteratura per l’infanzia e per i ragazzi, oltre ad altri libri non convenzionali.

    La mia mente ha sempre fame di parole e di immagini che facciano vibrare le corde del cuore e dell’anima.

    Con la rubrica “Un mondo di cose da leggere” vorrei accompagnarvi e aiutarvi a far visita al vostro “io” bambino/bambina e a condividere con tutta la vostra famiglia le potenzialità che la lettura e i libri possono offrire.

    “Vorrei che tutti leggessero. Non per diventare letterati o poeti, ma perché nessuno sia più schiavo”. (Gianni Rodari)


Un mondo di cose da leggere

Un mondo di cose da leggere… più vicino di quanto immagini…

La rubrica di promozione alla lettura nella prima infanzia e per tutti i bambini da 0 a 100 anni.

Mariairene Didoni – Autrice –

Mamma di Matilde e appassionata di libri e d’arte.

Sono laureata in Storia dell’Arte e conservazione dei beni artistici e sin da piccola il mondo dei libri e dell’illustrazione mi ha sempre affascinato. Mi dedico alla pittura ad acquerello e all’organizzazione di letture condivise per bambini come volontaria presso la Biblioteca del quartiere di Anconetta, succursale della sede centrale di Vicenza della Biblioteca Civica Bertoliana.

Ho seguito diversi seminari e corsi di formazione nell’ambito della promozione della lettura per tutte le età a partire dalla primissima infanzia ma anche dalle letture al pancione durante la gravidanza.

Sono diventata “Lettore Custode” grazie alla formazione ideata e realizzata da Alessia Napoletano presso la sua Libreria per l’Infanzia “Radice-Labirinto” di Carpi (MO). La metodologia del “Lettore custode” è in via di definizione e sperimentazione e si prefigge lo scopo di infondere l’amore per le storie e la lettura.

Diventare mamma mi ha dato la possibilità di riscoprire e riassaporare le mie diverse passioni e mi ha portato a “rileggere” nel vero senso della parola una lunga lista di libri, ripartendo dagli albi illustrati e dai grandi classici della letteratura per l’infanzia e per i ragazzi, oltre ad altri libri non convenzionali.

La mia mente ha sempre fame di parole e di immagini che facciano vibrare le corde del cuore e dell’anima.

Con la rubrica “Un mondo di cose da leggere” vorrei accompagnarvi e aiutarvi a far visita al vostro “io” bambino/bambina e a condividere con tutta la vostra famiglia le potenzialità che la lettura e i libri possono offrire.

“Vorrei che tutti leggessero. Non per diventare letterati o poeti, ma perché nessuno sia più schiavo”. (Gianni Rodari)