Educare ed educarsi: sostenere la Terra e noi stessi

Illustrazione di Sarah Carol

Da decenni ormai si parla di cambiamenti climatici, di crisi ecologica e di pericolo sempre più imminente di distruzione della nostra casa comune: il Pianeta Terra.

“Salvare il Pianeta”, “Salvare gli Oceani e i mari, “Salvare l’Amazzonia”, “Salvare la Natura”. Lo si dice così spesso che nella maggior parte dei casi tali affermazioni diventano degli slogan utilizzati da tutti e in tutte le stagioni.

Mai come oggi e in questa epoca l’attenzione mediatica sta giustamente intensificando il proprio interesse verso questa tematica delicata e allo stesso tempo urgente.

Figure come Greta Thunberg stanno smuovendo milioni di coscienze, soprattutto quelle dei giovani e dei ragazzi, sensibilizzando e scuotendo quel torpore indolente che ci ha portati fino a qui, ad accettare, nel vero senso della parola, che il Pianeta si sconquassasse verso un punto che rischia di essere ogni giorno di più, quello di non ritorno.

Le reazioni di fronte a questa presa di coscienza e di attivismo positivo sono per la maggior parte rivolte a minimizzare il problema, a screditare quanto segnalato ed accertato da numerosi scienziati, affermando che quello prospettato non sia il quadro reale dello stato di “salute” dei nostri ecosistemi umani e naturali.

Illustrazione di Jane Cabrera

Noi genitori siamo chiamati ad educare e ad educarci per sostenere il più possibile la Terra e i suoi abitanti, tutti nessuno escluso.

Scrive il neuropsichiatra infantile Giovanni Bollea: “L’ecologia deve diventare una necessità interiore. Farla diventare un istinto: questo è il compito della scuola e dei genitori”.

Molto spesso le abitudini della famiglia possono dare il via ad un nuovo modo di pensare, di misurare e di misurarsi in rapporto con la nostra “incidenza ecologica”: vale per il cibo, per il bere, il consumare, l’usare, l’acquistare, il giocare, lo spostarsi, il divertirsi e soprattutto non meno importante l’atteggiamento verso gli altri.

Partire dai più piccoli per arrivare in alto. I libri e gli albi illustrati possono aiutarci a regalare tempo e conoscenze ai nostri bambini e ragazzi.

Regaliamo letture condivise, frequentiamo le biblioteche (dove si possono consultare e portare a casa in prestito centinaia di libri gratuitamente – le foreste ringrazieranno), limitiamo la dipendenza elettronica (le nostre bollette della casa non saranno così salate se razioniamo il consumo di video-giochi, tv, tablet ecc…).

Eccovi qui di seguito alcuni titoli da cui prendere spunto per approfondire in famiglia i temi dell’ecologia, della salvaguardia degli ecosistemi, dei rifiuti e della raccolta differenziata:

  • L’ecologia spiegata ai bambini di Marco Rizzo,  editore Becco Giallo (2017).

La protagonista, una piccola volpe, accompagnata da un giovane pellicano attraverso il giro del mondo scopre i diversi disastri ambientali: dalla foresta Amazzonica al Polo Nord, dalla barriera corallina fino ad arrivare alla comune discarica di una città. Nel libro si prende coscienza dei problemi ma allo stesso tempo si lavora per cercare di risolverli senza prediche o retorica

 

  • L’ecologia spiegata ai ragazzi di Giuseppe Brillante, Mondadori (2014)

In questo libro il giornalista e divulgatore scientifico Giuseppe Brillante getta le basi per la costruzione di una sensibilità nelle prossime generazioni di adulti attraverso domande e risposte sui temi più importanti  che riguardano la Terra Sono presenti anche consigli pratici per imparare ogni giorno a costruire un pezzettino di consapevolezza in più.

 

•   Oceani di plastica di Beatrice Peruffo, edito dal Gruppo Editoriale Raffaello (2019)

Le problematiche degli Oceani vengono proposte raccontando la vacanza della bambina protagonista di nome Marina che scoprirà che la vita acquatica è minacciata principalmente dall’inquinamento della plastica e non solo.


Mariairene Didoni – Autrice –

Mamma di Matilde e appassionata di libri e d’arte.

Sono laureata in Storia dell’Arte e conservazione dei beni artistici e sin da piccola il mondo dei libri e dell’illustrazione mi ha sempre affascinato. Mi dedico alla pittura ad acquerello e all’organizzazione di letture condivise per bambini come volontaria presso la Biblioteca del quartiere di Anconetta, succursale della sede centrale di Vicenza della Biblioteca Civica Bertoliana.

Ho seguito diversi seminari e corsi di formazione nell’ambito della promozione della lettura per tutte le età a partire dalla primissima infanzia ma anche dalle letture al pancione durante la gravidanza.

Sono diventata “Lettore Custode” grazie alla formazione ideata e realizzata da Alessia Napoletano presso la sua Libreria per l’Infanzia “Radice-Labirinto” di Carpi (MO). La metodologia del “Lettore custode” è in via di definizione e sperimentazione e si prefigge lo scopo di infondere l’amore per le storie e la lettura.

Diventare mamma mi ha dato la possibilità di riscoprire e riassaporare le mie diverse passioni e mi ha portato a “rileggere” nel vero senso della parola una lunga lista di libri, ripartendo dagli albi illustrati e dai grandi classici della letteratura per l’infanzia e per i ragazzi, oltre ad altri libri non convenzionali.

La mia mente ha sempre fame di parole e di immagini che facciano vibrare le corde del cuore e dell’anima.

Con la rubrica “Un mondo di cose da leggere” vorrei accompagnarvi e aiutarvi a far visita al vostro “io” bambino/bambina e a condividere con tutta la vostra famiglia le potenzialità che la lettura e i libri possono offrire.

“Vorrei che tutti leggessero. Non per diventare letterati o poeti, ma perché nessuno sia più schiavo”. (Gianni Rodari)

Vivere in una casa senza giocattoli

Avere dei bambini ma una casa senza giocattoli è possibile?A quanto pare sì.

 

Immaginatevi a casa, sono le 16 di un normalissimo pomeriggio. Immaginatevi con 4 figli d’età compresa tra i 2 e 8 anni.

Immaginate la vostra casa mentre i bimbi giocano, uno vuole acqua, l’altro ha fame, uno ha sonno, ovviamente la vostra non è una casa senza giocattoli come è “normale”! Davanti a questo “quadretto” mi si para davanti la mia immagine stile “desperate wife”, dove regna il caos e il disordine.

Ma ora immaginatevi la stessa situazione in una casa senza giocattoli. Dove tutto è a “portata di bambino”. Dove un piccolino di due anni si avvicina ad un lavandino alla sua altezza in cucina e l’acqua se la prende da solo dal rubinetto e dove la frutta è sopra all’unico tavolo che ti arriva alla coscia. Tu puoi tranquillamente accompagnare il bimbo che ha sonno nella camera da letto “comunitaria” dove ci sono solamente due materassi matrimoniali quasi a terra.

Voi lo state solo immaginando io l’ho visto.

Una casa per i bambini
Casa a misura di bambino

Una vera casa senza giochi esiste

Questa è la casa di Maryana.

Mi auto-invito a casa sua dopo aver saputo che lei non ha giocattoli in casa.

“Sì che ho giocattoli” Mi risponde Isha di quattro anni.

Io non so voi, ma se penso a 4 figli in età differenti, penso ad un sacco di giochi, cianfrusaglie, regali inutili, aggeggi elettronici, pupazzi, carte, pennarelli, fogli, libretti ecc.

Sappiate che non è nulla di tutto questo.

Cosa vuol dire “vivere in una casa senza giocattoli”?

Dopo la nascita del primo figlio, racconta Maryana, si era chiesta come poteva creare un ambiente sicuro dove lui potesse essere libero. Così chiedendo a “Zio Google” aveva scoperto Maria Montessori, leggendo i suoi libri, il concetto base montessoriano “aiutami a fare da solo” era diventato il suo obiettivo.

“Ho sempre voluto avere figli, l’unico modo per essere sereni è che siano autonomi nel limite delle loro capacità. E’ impossibile avere 4 bambini piccoli e non essere sfinite se non sono capaci di fare quasi nulla senza l’aiuto di un adulto”.

Tavolino basso
Tavolo da pranzo basso

Facile no?

Per Maryana e il marito sì. Il superfluo non esiste: niente soprammobili, tappeti, piante, quadri, ninnoli…

Ma com’è una casa senza giocattoli?

Adesso ve lo descrivo.

Aprendo la porta di casa entro nel salotto-cucina e subito vedo un grande materassone impermeabile in un angolo; un divano nell’altro; un tavolo da 10 posti basso; un piano cottura e lavapiatti altezza Biancaneve e un lavandino altezza sette nani.

doppio lavello
Lavello per i grandi e per i piccini

Si avete capito bene: guardate qua!

La domanda sorge spontanea: ma mangiate tutti nel tavolino basso? La risposta è altrettanto spontanea: “Certo, tutti insieme”.

 

I trucchi di Maria Montessori per una casa a misura di bambino

Sul pavimento disegnato con indelebile nero un quadrato: i bambini aiutano nelle pulizie con la scopa, lo sporco va dentro il quadrato “geolocalizzando” l’attività nello spazio. I bambini tutti i giorni o ogni qualvolta sporcano con il cibo, in autonomia (o su richiesta di mamma), prendono la scopa piccolina e mettono lo sporco nel quadrato per facilitare le pulizie.

Tappeti anticaduta
Tappetoni morbidi e funi dalle travi

Dal soffitto a travi scendono giù una fune e due trapezi.

Sì sì, come quelli del circo!

Le mie bimbe ci passeranno praticamente tutto il pomeriggio incredule! Il bimbo più grande si arrampica con la fune (unico modo per arrivarci), in una sorta di soppalco e rimane là a giocare con l’amichetto senza disturbi.

Lungo il corridoio ci sono libri posizionati nello stile montessoriano, ovvero posizionati di fronte così il bambino li può raggiungere e scegliere vedendone la copertina e non solo la costa. Quando i bimbi sono stanchi dei soliti libri, mamma Maryana li cambia a rotazione in modo che sia sempre vivo l’interesse.

libri di fronte
Libri lungo il corridoio come libreria frontale

Un binobio da conoscere Montessori-Arno stern

Le due camere sono occupate una da letti e l’altra quasi vuota eccetto che per un grande armadio e vari cesti con costruzioni, legnetti, qualche bambola, materiale di cancelleria.

Nel salotto una sorta di “Closlieu”: uno spazio specifico per stimolare l’arte del dipingere in totale autonomia, creato posizionando dei grandi pannelli di cartonato sul muro in cui i bambini si posizionano con le puntine i fogli.

La mamma deve solo servire loro i colori a tempera.

Se anche per voi le parole “colori a tempera” sono sinonimo di: macchie ovunque e gocce che colano dal tavolo, dovete ricredervi. Il dipingere in verticale ed in piedi sembra facilitare non solo l’azione ma anche l’attenzione. (Se non sapete chi è andate a vedere il mondo meraviglioso di Arno Stern)

Parola d’ordine: tutto a portata di mano!

gancetti per giubbini
Appendi abiti a portata di bambino

Ve la immaginate la mia faccia? Ero affascinata, curiosa ma anche sbalordita: sono in una casa senza giocattoli con i 4 figli di Maryana, più le mie 2, più un amico dal Marocco.

Io e Maryana parliamo senza molte interruzioni.

Impossibile vero?

Penserete che ci siano voluti soldi ad organizzare la casa?

 

Esattamente il contrario. I mobili sono spaiati e collocati in maniera semplice fissati al muro.

Il regalo perfetto: uno per tutti e tutti per uno

Vi state chiedendo cosa riceveranno per Natale questi bambini? Preparatevi a dire: “non ci credo”! Riceveranno un vero bancone da falegname dove poter finalmente organizzare i loro attrezzi che ora sono per terra nel garage.

Strumenti da falegname
Vari pezzi di legno per giocare

 

 

 

 

 

 

Sì perché i bambini -anche la più piccola- usano: martello, sega, scalpello e trapano a colonna. Un vero piccolo laboratorio dove passano pomeriggi interi a piantar chiodi su ceppi di legno o a creare spade e barche.

Posso assicurarvi che vedere l’espressione della mia seienne è stato illuminante per capire che regalo farle per questo Natale.

Me ne vado a casa allegra per aver passato un pomeriggio multietnico senza giocattoli e senza tante interruzioni da bimbi che necessitano aiuto, ma piuttosto entusiasti di far vedere cosa fanno.

Un pò di Montessori a ciascuno, non fa male a nessuno!

Come verrà anche a voi di fare, mi sono immaginata la mia di casa senza giocattoli.

Con la mia bimba grande ho organizzato il “gift day” scegliendo assieme i giochi che voleva regalare. Ho svuotato mezza camera.

Grazie a questa esperienza, nella nostra casa abbiamo fatto delle scelte. Vorrei lasciarvi con queste domande che forse tutti ci siamo già fatte, ma mai con la vera consapevolezza di agire dopo esserci risposti.

Quante cose inutili regaliamo e permettiamo di regalare ai nostri figli?

Di cosa hanno veramente bisogno?

 

Grazie di avermi letto.

Ciao cari genitori (e non).

Simonetta Pamela Cavalli

“Sogna ciò che ti va; vai dove vuoi; sii ciò che vuoi essere”. By Paulo Coelho

Metodo Suzuki. Suonare per crescere.

Ed ECCOCI!

L’anno scolastico sta di nuovo per terminare!!!!! … e devo ammettere che questa volta mi trova abbastanza emozionata.

Perchè? Perchè è stato il PRIMO della scuola materna dei miei bimbi grandi! E la prima volta, si sa, non si scorda mai, giusto? Un traguardo importante insomma! Tra qualche giorno ci sarà la festa di fine anno con tutti i compagni e le maestre e poi arriveranno le tanto sospirate vacanze al mare.

ESTATE. Finalmente! E poi? E poi si ricomincia.

Si ricomincia? E non è troppo presto per pensarci? Mancano mesi!!!!

Vero, ma qualcuno poco tempo fa mi ha fatto giustamente notare che da settembre potrei far fare qualcosa oltre la scuola ai miei bimbi. E un po’ alla volta, stirando, lavando, stendendo, correndo di qua e di là, qualche idea sulle varie opzioni da valutare, ha iniziato ad inoltrarsi nella mia testa.

Pensando pensando, mi è venuto in mente che proprio l’anno scorso, ho ricevuto un invito interessante da una mia amica musicista. Si trattava di partecipare ad un incontro informativo sul METODO SUZUKI rivolto ai genitori dei bambini dai 3 anni in su. I miei bambini, in quel momento, mi sembravano ancora un po’ troppo piccoli per aderire e ho rimandato di approfondire l’argomento. Ricordo però, che quando ho letto di cosa si trattava, immediatamente la mia memoria è tornata indietro di qualche anno. E ha ripescato alcune immagini di un sabato pomeriggio di lavoro al museo…..

Avevamo preparato la sala grande per accogliere un concerto, un’attività di routine per noi addetti ai lavori! Ma c’era qualcosa di diverso nell’aria: risate, merende, piccole voci, emozioni da prima volta, genitori ansiosi….. atmosfera giocosa, ma allo stesso tempo impegnata, seria, eccitante! Era un concerto SPECIALE con musicisti SPECIALI, ovvero i bambini del METODO SUZUKI, bambini che, con i loro minuscoli strumenti suonavano come i loro colleghi più anziani e si esibivano davanti al loro pubblico in estasi, nel loro saggio di fine anno. Al tempo, non ero ancora mamma, ma sono rimasta comunque colpita e commossa da queste piccole creature. Già custodivano il segreto della musica e si comportavano come se questa fosse una cosa assolutamente semplice e naturale.

Il METODO SUZUKI: di cosa si tratta?

Sono tornata a cercare la mia amica e le ho chiesto di aiutarmi a capire. Abbiamo parlato. Ho letto. Ho studiato. Ho trovato domande e risposte. E ho realizzato che il METODO SUZUKI non è soltanto una pratica scolastica, ma è una originale e sorprendente filosofia di vita, ideata agli inizi del ‘900 da un singolare musicista giapponese. Egli amava molto i bambini e aveva fiducia in loro e nelle loro capacità.

Ma chi era questo personaggio?

SHINIKI SUZUKI, questo il suo nome, nasce a Nagoya, una città della regione di Chubu nell’isola di Honshu in Giappone. Sono andata a sbirciare su internet. Ho trovato che questa sua città natia è un luogo dal passato importante. Infatti, fu centro politico, commerciale e culturale, capoluogo feudale e sede di importanti università. In questo incontrarsi di storia e civiltà, vive Shiniki, che proviene da una famiglia erede della cultura samurai, ed è figlio del fondatore della più importante fabbrica di violini del mondo. Cresce in un ambiente ricco di stimoli dunque, sia storici che culturali. Soprattutto cresce con l’abitudine al lavoro, al sacrificio e al senso di responsabilità e del dovere.

Nelle sue memorie, racconta che ancora bambino, nei periodo di vacanza dalla scuola, impara a lavorare a fianco agli operai del padre. Impara ad alzarsi presto e con i suoi fratelli, non approfitta della sua posizione privilegiata, ma si pone in un atteggiamento umile di continuo apprendimento dal prossimo. I suoi studi sono finalizzati a succedere al padre nella guida dell’azienda famigliare, ma la sua passione è la MUSICA, a cui si dedica dai 17 anni nel tempo libero. Quando rientra a casa dalle sue incombenze, adora dedicarsi ai BAMBINI del vicinato. E’ affascinato dalla loro GIOIA, dalla loro SERENITA‘, dalla loro SPENSIERATEZZA e GRATITUDINE nei confronti della vita.

Leggendo la storia di Shiniki, ho la conferma di come il DESTINO di una persona, non sia soltanto dipeso dal caso o dalla fortuna, ma sia plasmato dalle reazioni che ogni singolo individuo ha nei confronti delle occasioni. Shiniki stesso, dice, che la sua fortuna è stata quella di aver saputo sfruttare tutte le opportunità che gli si sono presentate davanti, senza timore, di aver saputo rischiare e di aver saputo credere nelle sue capacità e nei suoi desideri. Come quello di potersi dedicare alla musica e di scoprire cos’è l’arte. E quando un noto industriale, amico del padre, gli propone un viaggio in Europa per approfondire lo studio del violino, affronta il padre e senza indugi parte!

Qui vive a Vienna, a Berlino e viene a contatto con maestri e pensatori prestigiosi. La sua mente è sempre aperta e accoglie con gioia ogni singolo insegnamento. E’ davvero istruttivo leggere, di come fosse euforico di ogni nuova esperienza che poteva affrontare e di ogni nuova persona che incontrava. Nessun giudizio negativo, nessuna critica, nessun commento sarcastico nelle sue parole, solo ENTUSIAMO e ARDORE nel vivere ogni attimo che gli era concesso!

Tornato dall’Europa, Shiniki si dedica allo studio e all’insegnamento del VIOLINO e acquisisce una nuova maturità personale dovuta purtroppo al verificarsi della seconda guerra mondiale, che colpisce anche la sua città, la sua azienda, la sua famiglia. Che lo costringe a trasferirsi, a reinventarsi, a trovare soluzioni per sfamare la famiglia e gli operai. Nonostante tutte le difficoltà, non dimentica mai i suoi studenti, cui si dedica con amore incondizionato. Ed è in questi anni che elabora il suo metodo di insegnamento, un metodo dedicato ai bambini e cucito addosso alla loro esigenza di crescere e imparare.

Il METODO SUZUKI: In cosa consiste?

  • IMITAZIONE: Sostanzialmente Shiniki Suzuki sostiene che OGNI cosa può essere imparata da OGNI bambino. Ovvero, così come ogni bambino impara dalla madre e dalla famiglia a parlare, così può imparare anche la musica, può imparare a suonare. Quando un bambino nasce viene seguito dai genitori che ogni giorno lo stimolano perchè impari a comunicare con le parole. E questo avviene in ogni angolo del mondo, con ogni lingua del pianeta. E tutti i bambini IMITANDO le persone che lo circondano, apprendono e con pazienza ed esercizio arrivano a parlare. Quindi perchè ciò non può avvenire anche con uno strumento musicale? Shiniki crede in questa intuizione e basa tutto il suo metodo di insegnamento su di essa. Secondo lui, se un bambino viene seguito costantemente e quotidianamente nello studio, se viene accompagnato e stimolato nell’apprendere, se viene esercitato e pazientemente abituato, può raggiungere traguardi importanti in qualsiasi ambito. La cosa illuminante di questo metodo è che il punto focale non è diventare un musicista di successo, ma diventare una persona migliore, una persona umile, semplice, grata e nobile d’animo, qualità che solo lo studio in generale, e lo studio della musica in particolare, è in grado di regalare.
  • COLLETTIVITA’ E RIPETIZIONE: Suzuki, suggerisce di introdurre lo studio e la pratica di uno strumento come fosse un gioco, un GIOCO COLLETTIVO che poi avrà anche un profondo significato sociale. Le prime lezioni, infatti, sono di gruppo. Lo stesso esercizio viene ripetuto alternativamente da questo o quello studente e anche chi non è direttamente coinvolto continua comunque ad ascoltare. I GENITORI sono presenti a lezione così da essere partecipi e consapevoli del percorso che il figlio sta facendo e che loro dovranno continuare a stimolare a casa. A casa infatti, il bambino avrà il compito di riprodurre quanto fatto a scuola esercitandosi con COSTANZA e RIPETIZIONE fino a migliorarsi.
  • EDUCAZIONE AL TALENTO: In un momento come il nostro in cui siamo bombardati di programmi e progetti televisivi alla ricerca del talento e del successo rapido, il pensiero di Shiniki Suzuki è assolutamente contro corrente. Sostiene che non esistono bambini più dotati di altri, che non esiste il talento innato o ereditario. I bambini vengono al mondo come dei fogli bianchi su cui a scrivere sono la società che li circonda, l’ambiente che la famiglia costruisce per loro, il mondo in cui vengono fatti crescere. Per Shiniki ogni bambino ha le stesse POTENZIALITÀ di tutti gli altri, basta aiutarlo a rafforzarle e in questo i genitori hanno un ruolo cruciale. In che modo? Inizialmente ai bambini più piccoli non è permesso suonare subito uno strumento. Invece, si insegna alla MAMMA a suonare un brano, in modo che possa essere lei un buon maestro a casa. Il bambino ascolterà il brano molte volte fino a che non gli diverrà famigliare e fino a che da solo non svilupperà il desiderio di provare a suonarlo anche lui. E questo sicuramente accade!!!! Basta creare l’ambiente giusto!
  • I GENITORI IMPARANO INSIEME: I genitori devono aiutare il bambino a compiere una sorta di RITUALE quotidiano, che permetterà di apprendere come suonare. Un impegno non da poco per una mamma o un papà! L’importante è trovare un angolino ogni giorno, ritagliato tra i mille impegni di lavoro, scuola, sport, famiglia per dedicarsi unicamente all’abitudine alla musica!

Il METODO SUZUKI: Obiezioni

Parlando con la mia amica musicista scopro che l’obiezione che più viene mossa a sfavore di questa pratica è che un bambino di 3-4 anni difficilmente è così maturo da studiare volentieri e senza remore uno strumento ogni giorno. E’ faticoso e forse noioso nei primi tempi. Quindi capita di dovere INSISTERE, forzarlo, obbligarlo, ma perchè? Forse non gli piace, forse non è portato, forse non fa per lui….. ma se ci pensiamo un attimo non dobbiamo insistere anche per insegnare ai nostri bambini a mangiare tutto quello che hanno nel piatto, a obbedire ai genitori, ad essere educati e bravi a scuola? E perchè non farlo con la musica? Perchè la musica è meno importante, meno essenziale. Forse.

Ma studiare musica, esercitarsi in gruppo e imparare a padroneggiare uno strumento permettono di APRIRE LA MENTE, di imparare un METODO applicabile in ogni ambito, di assumere un atteggiamento UMILE, di sentirsi parte di un insieme di cui si è RESPONSABILI, di ragionare non come un singolo ma come un facente parte di un GRUPPO, di ingentilire il proprio animo e accogliere l’arte, di abituarsi al SACRIFICIO, alla FATICA e all’IMPEGNO senza paura. E tutto questo non è forse INDISPENSABILE? Io direi proprio di si!

Il METODO SUZUKI: dove?

Studiare con il metodo Suzuki è possibile anche a Vicenza!!!! Dove? Al Conservatorio Pedrollo! Dopo un primo anno dedicato alla ritmica, gli strumenti che i nostri figli potranno scegliere sono violino, violoncello, pianoforte e contrabbasso. Il prossimo Autunno sarà fatto un nuovo incontro informativo per l’anno 2017-2018. Basta tenere sotto controllo il sito della scuola o chiedere delucidazioni agli insegnanti.

Per info:

Conservatorio di musica di Vicenza Arrigo Pedrollo

sito: www.consvi.it

e-mail: conservatoriovicenza@legalmail.it

tel 0444 50755- 0444 507551

Valentina Zocca

e-mail: valecello@hotmail.it

Fonti:

Crescere suonando, l’educazione al Metodo Suzuki, di Domenico Cutrì 2012

Crescere con la musica, di Shiniki Suzuki 1983

www.metodosuzuki.it

Ogni albero vivo germoglia: su ogni ramo sbocciano bellissimi fiori. E’ lo splendido corso della Natura. Io credo che l’uomo dovrebbe seguire la Natura e produrre dei frutti.

Qual’è in fondo lo scopo della vita? Andare alla ricerca dell’amore, della verità, della virtù, della bellezza. Questo vale per voi, per me, per chiunque” Shiniki Suzuki


Elena PiazzaElena PiazzaAutrice cura la rubrica “Bambini a regola d’arte

Mamma di Cesare, Agostino e Letizia

Adoro tutto ciò che è arte, musica e letteratura. E sin da piccolina ho iniziato a esplorare questi mondi, che piano piano sono diventati i miei strumenti necessari per esprimermi.

Dai tre anni il disegno è diventata la mia passione. Ho continuato scegliendo di studiare arte e laureandomi in Archeologia. Ho fondato e gestito un’associazione culturale e ho trovato lavoro in un museo, dove svolgo diverse mansioni tra cui anche quella di operatrice didattica e guida. E’ un lavoro impegnativo che però mi permette di stare a contatto con persone di tutte le età, di tenermi allenata con lo studio, di approfondire continuamente diversi aspetti del mondo dell’arte e di tenermi aggiornata su tutto ciò che accade in città!

Figlia e sorella di musicisti ho masticato note e pentagrammi da quando sono nata. In particolare prediligo il canto che ho sempre esercitato facendo parte di vari cori e sperimentando generi diversi.

Diventata mamma (tris da pochissimo!!!) non ho rinunciato alle mie passioni e inclinazioni e cerco sempre di trovare un modo per conciliarle con la famiglia. Ed eccomi qui a provare a raccontare il mio mondo!

Il mio bambino non dorme

Il tuo bambino non dorme di notte?
Fa piccoli pisolini ma si sveglia in continuazione?
Hai provato qualsiasi tecnica woodoo per far dormire il tuo bambino?

Benvenuta nel club delle mamme di un bambino che non dorme: “ZombieMumCLUB“!

I bambini piccoli non dormono.
Diciamocelo, non è la “scoperta dell’acqua calda”!

Quando sei in dolce attesa, tantissime persone spargono consigli e suggerimenti.

Una delle frasi che una futura mamma si sente dire è: “dormi fin che puoi che dopo vedrai…”.
Ma diciamocelo, non ci crede nessuno. E poi, non sono un cammello che posso mettermi le ore di sonno in più nella gobba e tirarle fuori al bisogno.

Poi, quando nasce il piccolino ecco la domanda: “dorme di notte”?

Rapunzel Disney
Rapunzel Disney

Quando sentivo queste domande, nel mio cervello si svegliava il mio istinto assassino.
Avete presente Rapunzel con la pentola in mano?

Ecco sbattergliela in testa.

Doin Doin Boom!

Si perché … che domanda del cacchio è: “dorme”?

NO, il bambino non dorme, non dorme mai!

E allora? Ho il viso sciupato? Ho le occhiaie? No scusa ti sembro nervosetta?

Vuoi passare tu circa 925giorni ovvero, 132 settimane ovvero, 30mesi senza fare almeno 6 ore consecutive di sonno?
No scusa, ti sembro nervosetta?

Doin Doin Boom!

Ecco già vedo alcune (non tutte per fortuna) annuire con la testa.

Certo ci sono le eccezioni.

La mia prima bimba.
Lei era un bradipo nella sua vita precedente. E’ nata con calma e dormiva. Dormiva talmente tanto che per mangiare lei poppava senza nemmeno svegliarsi.
Nei mesi di maternità ci alzavamo alle 10.30 e andavamo a passeggiare. Dormiva tutta la notte. Da subito.

Sì ma ripeto, sono eccezioni.
Uffa i bambini non dormono punto.

Il tuo bambino non dorme? C’e sempre chi ha la risposta al tuo problema

Sei una mamma, hai sicuramente provato a sfogarti con qualcuno del fatto che tuo figlio fa il sonnambulo urlando per tutta la notte come se fosse un cantante heavy metal, oppure che sta sveglio tutta la notte a parlare “bambinese”.
La cosa bella è che se ti lamenti di questo con alcune persone, queste possono essere suddivise in tot categorie.

Le più gettonate sono:

1. LAUREATO IN MEDICINA
Ti dà la lista dei medicinali da provare: Nopron; Vagostabil; Kindival e poi ovviamente la Gocce della Milte; Melamil; Dormil; Camomilla omeopatica in supposte!
Dentro di te pensi: “ Sì certo e poi lo passo sopra il gas”! Doin Doin Boom!

2. PSICOLOGO
Ti fa notare di quanto sei nervosa e che quindi il bambino non dorme perché percepisce il tuo stato d’animo. Ecco in questo caso se la “persona psicologa” è assieme alla “persona laureata in medicina”, quest’ultima potrebbe suggerire a te le medicine sopra.

3. FILOSOFO ZEN
Ti chiede come hai vissuto la gravidanza e il parto, perché le energie e le vibrazioni di questi importanti periodi della vita poi si manifestano nel sonno, nel comportamento del bambino. Il bambino non dorme, colpa tua, datti una calmata. A questo punto la padella vorresti averla veramente!

4. METODICA
Ti riassume tutte le teorie degli ultimi 50 anni sul sonno dei bambini. Ti suggerisce il metodo dolce, di provare il co-sleeping, di farlo dormire sopra di te…
Tu intanto ti addormenti!

5. VENDICATIVA
La peggior specie. Fanno parte di questa categoria quelle persone (papà o mamme) che ti battono sulla schiena e dicono con un sorrisetto malefico: “il tuo bambino non dorme??? Ahhh no, il mio dorme tuuuutta la notte?”.

Riti magici per il bambino che non dorme

La verità è che non esiste la formula magica.

C’è chi prende l’auto e va a spasso, chi si fa le vasche in corridoio, chi dorme con il bimbo attaccato al seno modello mucca da latte open 24/24. Insomma tutti abbiamo provato un rito magico e qualche bimbo ha detto: “Ok mamma, adesso mi hai rotto, dormo”!

Fare tentativi per capire quale sia la miglior soluzione per dormire è necessario e può farci sentire meglio. Inoltre può essere uno stimolo per capire le esigenze di nostro figlio.

Bimbo che dorme
Bimbo che dorme

Personalmente credo che sia fondamentale l’ascolto del bambino e affidarci all’istinto che ci guida.

Io mi ricordo alcune notti in cui la pazienza era finita e la stanchezza a limiti inimmaginabili, con tutte le ripercussioni poi sul resto della famiglia. Ricordo che dimenticavo le cose e parlavo sbagliando nomi, verbi ecc. Una volta ho aperto il frigorifero e sono scoppiata a piangere solo perché sapevo che dovevo uscire a fare la spesa.
Ma io volevo solo dormire.
Ma se ci pensiamo, il nostro cucciolo non lo fa mica volentieri.
Lui ama talmente tanto mamma e papà che farebbe di tutto per farli riposare se sapesse come fare.
Sono convinta che siano rari i casi in cui il bambino abbia un vero disturbo del sonno. La maggior parte delle volte siamo noi genitori a non essere preparati. Possiamo aver letto e ascoltato tanto, ma nessuno può sapere quanta fatica e stanchezza si dovrà provare per quanto riguarda il sonno dei bambini. Abbiamo aspettative non realistiche e spesso dobbiamo solo accettare la situazione e portare pazienza.

Cara mamma che stai vivendo questo momento: finirà!
Lo so, lo sai già, ma è proprio vero: FINISCE!
Arriverà un giorno.

Guarderai la sveglia e notando che è già l’alba, correrai a vedere se il bimbo è stato rapito degli extra-terrestri.
Sì, perché lui non dorme!
Invece lo troverai spaparanzato nel suo – o nel vostro – letto, pacifico e ADDORMENTATO!
Lo so, lo sai già, ma è proprio vero: FINISCE!
Arriverà un giorno.

Grazie di avermi letto fino a qui e se vi va, mettete “mi piace” nella mia nuova paginaFB.

VVB mamme e al prossimo articolo.

 

“Sogna ciò che ti va; vai dove vuoi; sii ciò che vuoi essere”. By Paulo Coelho.

 

Simonetta Pamela Cavalli

 

 

Paura delle radiografie dentali nei bambini?

radiografie

La paura delle radiografie coglie spesso molti genitori alle prese con le cure dentali dei propri piccoli: sarà pericoloso? quante radiazioni assorbirà? E ancora, sono proprio necessari tutti gli esami radiografici prescritti dal dentista?

Tutte queste domande sono legittime ma è importante fare chiarezza sull’utilità degli esami e sull’effettiva dose di radiazioni a cui esponiamo i nostri bambini per aiutare i genitori a superare con serenità questi timori.

Molto spesso accade di dover rassicurare i genitori che ci affidano i figli per le cure – ci raccontano le dottoresse Leonella Caliari e Pamela Parolin, rispettivamente Ortodontista e Pedodontista presso il Centro Ortodontico Vicentino e lo Studio Dentistico Vignato – ma ci sentiamo serene nello spiegare loro che oggi le moderne tecnologie ci vengono in aiuto garantendo, rispetto ai vecchi sistemi, la riduzione dei dosaggi di Raggi X di oltre la metà nelle radiografie tradizionali e di quasi 10 volte nel caso delle TAC eseguite con strumentazione a raggio conico (Cone Beam), risultando dunque molto sicure anche per i pazienti più piccoli.

Un confronto, che ci può far capire quanto basse siano le dosi di radiazioni ionizzanti che si ricevono durante una radiografia dentale, è quello che considera i livelli delle radiazioni ambientali, come quelle cosmiche o terrestri, cui ogni giorno il nostro corpo è esposto, rispetto a quelli di una piccola radiografia endorale: una settimana in alta montagna espone il corpo a radiazioni 4 volte superiori a quelle della radiografia dentale, mentre un volo Roma – New York a dosaggi 9 volte superiori.

Valori questi che dovrebbero tranquillizzare sulla sicurezza delle radiografie che ci espongono a radiazioni irrisorie se comparate e molte attività quotidiane come guardare la televisione o leggere a computer.

Ma quando si richiedono le radiografie e per quale scopo?

Eccovi i casi più frequenti per orientarvi in modo semplice tra le differenti tipologie richieste dai dentisti.

1. Le RADIOGRAFIE DIGITALI BITEWING sono piccole radiografie endorali, consigliate ogni 6 mesi/1 anno in base alla carioricettività del paziente. Esse servono a verificare la presenza di carie tra un dente e l’altro e solitamente vengono effettuate a destra e sinistra a livello dei molari e dei premolari. Non sempre, infatti, le carie si possono diagnosticare con il semplice esame obiettivo indossando gli occhiali ingranditori perché quando sono visibili le lesioni cariose sono già in fase avanzata.

Presso il nostro Centro Ortodontico, prima di procedere con le radiografie, utilizziamo il sistema Diagnocamp che elimina i Raggi X grazie a una speciale telecamera intraorale che ci mostra un’immagine tridimensionale del dente nel monitor del computer, consentendoci di fare diagnosi più accurate. A volte, purtroppo, alcune immagini possono risultare dubbie, pertanto le radiografie si rivelano indispensabili.

2. Le RADIOGRAFIE PERIAPICALI DIGITALI sono anch’esse piccole radiografie endorali che consentono di vedere i denti interessati in maniera completa (corona, radici e tessuti circostanti). Consentono di verificare eventuali fratture dopo un trauma, la presenza di lesioni a livello della radice di un dente, oppure la vicinanza di un dente permanente alla radice di un dente da latte. Altre volte si utilizzano per controllare la corretta eruzione di un dente che tarda ad uscire o diagnosticare l’errata posizione dei denti permanenti.

3. La RADIOGRAFIA PANORAMICA, spesso richiesta intorno ai 6/6,5 anni e consigliata ogni 2, è fondamentale per fare una diagnosi precoce di come si sta sviluppando l’intera bocca. A livello di radiazioni equivale a circa 3 piccole radiografie endorali.

È una radiografia extraorale di grandi dimensioni che fotografa tutta la bocca, consentendo di vedere se sono presenti tutti i denti o se ce ne sono in più (sovrannumerari), verificare la posizione e la dimensione di quelli non ancora erotti confrontandoli con lo spazio disponibile nell’arcata che dovrà accoglierli, ma anche di diagnosticare la presenza di infezioni o, nei ragazzi più grandi, di controllare la formazione e la posizione dei denti del giudizio.

4. La TELERADIOGRAFIA è un’altra grande radiografia extraorale nella quale di vedono lateralmente le ossa della bocca e del cranio, i denti e il profilo del viso. Essa viene prescritta prima di iniziare una cura con apparecchi ortodontici perché consente all’Ortodontista di effettuare specifiche misurazioni utili a capire come stanno avvenendo la crescita e lo sviluppo di faccia e denti, oltre a fornire informazioni sulla posizione della lingua e sullo sviluppo delle vie aeree.

In Odontoiatria le indagini radiografiche sono uno strumento indispensabile per vedere la presenza di patologie del cavo orale e per effettuare diagnosi certe e sicure.

Certamente esse vanno effettuate in casi di effettiva necessità e con giudizio ma, come medici, ci sentiamo tranquille di poter invitare tutti i genitori ad affidarsi con serenità ai propri Ortodontisti e Pedodontisti di fiducia quando questi consigliano dei controlli radiografici.

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Studio Dentisti Vignato

Contrà dei Torretti, 54 Vicenza

Centro Ortodontico

Genitori, figli e… capricci!

Genitori, figli e… capricci!

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Mercoledì 30 novembre ore 20.30

10 trucchi segreti per gestire i capricci senza traumi: dall’alimentazione ai giochi, dalla televisione al sonno. Un viaggio semiserio per esempi pratici

L’ingresso viene proposto gratuitamente agli associati di Essere Mamme a Vicenza. Costo per i non associati € 5,00 a partecipante. Iscrizione obbligatoria alla mail emaviaps@gmail.com 

L’incontro si terrà alla sede dell’Associazione Essere mamme a Vicenza, presso la sala conferenze al 1° piano del palazzetto del nuoto in viale Ferrarin 71 a Vicenza. Per informazioni emaviaps@gmail.com

A Cura dello Studio Bellin e Associati – Centro Clinico La Quercia

 

ASPETTO UN BAMBINO… E IL MIO PARTNER ?

Aspetto un bambino… e il mio partner? Come vive l’uomo la transizione alla PATERNITA’

A cura di Sebastiano Zanetti

Aspetto un bambino.

 

Il coinvolgimento nella nascita del figlio viene vissuto, dal punto di vista dei padri, come una celebrazione di un evento significativo nella vita della propria famiglia.

La nascita è un rito di passaggio e la presenza al parto per i padri equivale ad essere confermati come tali; quindi essere presente può essere importante per un uomo e per il suo futuro ruolo da padre.

È emerso come la transizione alla paternità si possa articolare in maniera cronologica: il periodo prenatale, il
travaglio ed il parto, e il periodo postnatale.

IL PERIODO PRENATALE

Per quanto riguarda il periodo prenatale la letteratura riporta risultati contrastanti rispetto alle esperienze degli uomini durante questo periodo. Da un lato i padri si vedono come una parte della “laboring couple” sin dall’inizio esprimono il desiderio di svolgere un ruolo attivo negli eventi riguardanti la gravidanza, ad esempio essendo presenti agli esami medici oppure partecipando ai corsi prenatali.

Nonostante questa relativamente nuova tendenza di essere coinvolti nel processo prenatale, gli uomini frequentemente provano sentimenti ambivalenti durante le prime fasi della gravidanza della partner. Infatti, la letteratura evidenzia tre
aree principali di difficoltà:

  1. sentimenti di irrealtà, che emergono dalla mancanza di una prova tangibile dell’esistenza del bambino, e
    il desiderio di sviluppare un legame emotivo con il nascituro;
  2. la relazione di coppia, ovvero un disequilibrio percepito nel rapporto con la partner, che include una
    discrepanza di aspettative e di bisogni tra uomo e donna;
  3. la formazione di un’identità genitoriale, che richiede uno spostamento del nucleo identitario dal ruolo di
    partner al ruolo di genitore.

Durante il primo trimestre di gravidanza i padri riflettono su che tipo di padre vogliono essere e identificano il loro ruolo in un’ottica multidimensionale, spaziando dal compagno di giochi al coach, dal fornire sostegno emotivo al prendersi cura del loro futuro neonato. C’è una relazione diretta tra l’importanza che l’uomo attribuisce allo status di padre e l’intensità di coinvolgimento con il feto e ciò determina la qualità del legame con il neonato.

IL TRAVAGLIO ED IL PARTOAspetto un bambino

Secondo alcuni studiosi la transizione biologica alla paternità avviene durante il processo del parto.
Numerose ricerche evidenziano come frequentemente i padri durante il parto si sentano inutili, ansiosi, fuori luogo, senza sostegno ed impreparati. Infatti i padri spesso raccontano che non si sarebbero mai aspettati che il travaglio fosse un’esperienza così impegnativa.

Molti padri hanno riportato di voler partecipare al travaglio e al parto della propria compagna ma allo stesso tempo di desiderare di fuggire.

È emerso che i padri che hanno espresso alti livelli di soddisfazione e piacere rispetto alla loro esperienza del parto hanno riportato successivamente minori sintomi depressivi.

IL PERIODO POSTNATALE

L’arrivo a casa del bambino segna l’inizio dell’integrazione dell’uomo nella paternità vista da una prospettiva sociale. I problemi riportati più frequentemente in questo periodo iniziale sono: la frustrazione di non essere capace di essere maggiormente coinvolto nel processo di ritorno a casa e di non avere abbastanza tempo per stabilire un contatto intimo con il bambino; il deterioramento dello stile di vita e della relazione sessuale con la compagna; un senso ristretto di libertà rispetto al tempo libero che si trascorreva precedentemente; la percezione di non essere abbastanza abile nella cura del bambino al pari delle loro partner.

Gli studiosi hanno riportato che un modo per fronteggiare questa prima fase per i padri è di “prendere il controllo” della situazione acquisendo nuove abilità per accudire il bambino, come ad esempio riconoscere i bisogni del neonato, nutrirlo, imparare a cambiargli i pannolini.

GLI ASPETTI INTRAPSICHICI, RELAZIONALI E SOCIALI DELLA TRANSIZIONE ALLA PATERNITA’

I processi coinvolti nella transizione alla paternità hanno rivelato tre dimensioni primarie nei processi di
sviluppo che sono richiesti agli uomini durante questa fase della vita:

a) cambiamento dell’immagine di sé,
b) trasformazione della relazione col partner che da diadica diventa triadica,
c) le modifiche dell’ambiente sociale.

Durante il periodo prenatale, gli uomini gradualmente realizzano quali sono i cambiamenti che devono affrontare. Essi sono forzati dagli eventi ad imparare un nuovo approccio alla vita, come fare i conti con un
nuovo sentimento di impotenza, ovvero il non poter avere sotto controllo la situazione, e accettare che
stanno entrando in una nuova fase della loro vita.

Gli stati mentali in conflitto prodotti da queste componenti sono frequentemente espressi attraverso irritabilità, ansia, frustrazione e una percezione negativa del sé ma anche altri fattori come un senso di piacere e di orgoglio.

Dopo la nascita, i nuovi padri devono affrontare il difficile compito di mettere in pratica la loro propria immagine di paternità, riguardo la quale hanno fantasticato durante il periodo della gravidanza. I padri che hanno cercato di costruire un’ immagine positiva di sé come padre, hanno un maggior coinvolgimento con il neonato. Nel caso in cui la loro immagine di sé avesse avuto molti aspetti conflittuali, essi avrebbero trovato difficoltà a gestire le richieste del loro nuovo ruolo e avrebbero provato sentimenti di esclusione.

La relazione di coppia inizia ad essere psicologicamente offuscata dalla presenza di un terzo essere umano in sviluppo e questo processo gradualmente trasforma la relazione diadica in una triade. L’importanza della relazione degli uomini con le partner è molto significativa nel periodo postnatale.

Le donne, essendo le principali caregiver del bambino, possono influenzare direttamente l’identità e il parenting paterno in quanto possono facilitare l’accesso del padre al bambino. La letteratura evidenzia il ruolo chiave della donna nell’aiutare l’uomo a costruire la relazione triadica e l’importanza di una buona sintonizzazione di coppia prima della gravidanza come predittore di un soddisfacente senso di paternità.

Il periodo postnatale è caratterizzato in parte dall’integrazione dell’uomo nel suo nuovo status sociale come
padre. Infatti l’esperienza di un uomo come padre è stata vista come il risultato delle sue caratteristiche
personali intrecciate con la qualità della relazione che ha con la sua partner.. Questo processo richiede una
fase di riorganizzazione psicologica con una graduale integrazione del ruolo di partner e del ruolo di padre.

Immagine doraluce
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EmaViAps: L’associazione DELLE mamme PER LE mamme

EmaViAps

L’associazione di Promozione Sociale Essere mamme a Vicenza è nata a marzo 2015, grazie ad un gruppo di mamme, per le mamme, i bambini e le famiglie di Vicenza e provincia.

Essere mamme a Vicenza cerca di creare una rete di “sicurezza” per le mamme che fanno le trapezziste in questa società che non sempre le sostiene ed è dalla loro parte.

Una mamma va accompagnata nel suo personale cammino, il suo e quello del suo bambino, senza giudizi. Lei mamma unica, madre di un bambino unico, con le proprie esigenze e uguale a nessun’altro. Per questo EmaVi (Essere mamme aVicenza) non vuole essere un manuale ma una rete di contatti, aiuti, sostegno e consigli.

Amiamo la natura, le maternità ad alto contatto, promuoviamo l’allattamento al seno, l’autosvezzamento… ma tutto nel rispetto della competenza del bambino e della mamma.

Per noi la mamma è una mamma “perfettamente imperfetta” sia che allatti al seno o che allatti al biberon, sia che abbia vaccinato i suoi figli sia che non lo abbia fatto, che abbia dormito con i figli nel lettone o che li abbia messi nella loro cameretta a pochi mesi. Tutte scelte ammirabili e rispettabili, soprattutto se consapevoli. Vogliamo aiutare la mamma a trovare la sua consapevolezza.

Cosa abbiamo in calendario per voi:essere mamme a vicenza

OGNI GIOVEDì ALLE ORE 10:30 FITEMOTION MAMY AND BABY 

GENNAIO

– mercoledì 25 ore 20.30 DISOSTRUZIONE

FEBBRAIO

– sabato 18 dalle ore 9:00 alle ore 13:00 PRIMO SOCCORSO PEDIATRICO

sabato 25 dalle 16 alle 18 FESTA DI CARNEVALE

MARZO

sabato 4 dalle ore 10:00 alle ore 11:00 e dalle ore 11:15 alle ore 12:15 DIFESA PERSONALE

sabato 11 dalle ore 10:00 alle ore 11:00 e dalle ore 11:15 alle ore 12:15 DIFESA PERSONALE

– sabato 18 dalle ore 10:00 alle ore 11:00 e dalle ore 11:15 alle ore 12:15 DIFESA PERSONALE

sabato 25 alle ore 9.45 DISOSTRUZIONE

APRILE

– sabato 1 dalle ore 10:00 alle ore 11:00 e dalle ore 11:15 alle ore 12:15 DIFESA PERSONALE

– sabato 8 dalle ore 10:00 alle ore 11:00 e dalle ore 11:15 alle ore 12:15 DIFESA PERSONALE

MAGGIO

– mercoledì 24 ore 20.30 DISOSTRUZIONE

CHIUSURE PER FESTIVI: (Vengono sospese tutte le attività ed i corsi)

– Da sabato 24 dicembre 2016 a domenica 8 gennaio 2017 compresi
– Da giovedì 23 a martedì 29 febbraio compresi
– Da giovedì 13 a martedì 18 aprile compresi
– Dal 1° giugno a metà settembre