I bambini non hanno mai fretta

Quando il bambino era bambino,
camminava con le braccia ciondoloni,
voleva che il ruscello fosse un fiume,
il fiume un torrente
e questa pozzanghera il mare.

Quando il bambino era bambino,
non sapeva di essere un bambino,
per lui tutto aveva un’anima
e tutte le anime erano un tutt’uno.

Quando il bambino era bambino
non aveva opinioni su nulla,
non aveva abitudini,
sedeva spesso con le gambe incrociate,
e di colpo si metteva a correre,
aveva un vortice tra i capelli
e non faceva facce da fotografo.

Quando il bambino era bambino,
era l’epoca di queste domande:
perché io sono io, e perché non sei tu?
perché sono qui, e perché non sono lì?
quando comincia il tempo, e dove finisce lo spazio?
la vita sotto il sole è forse solo un sogno?
non è solo l’apparenza di un mondo davanti al mondo
quello che vedo, sento e odoro?
c’è veramente il male e gente veramente cattiva?
come può essere che io, che sono io,
non c’ero prima di diventare,
e che, una volta, io, che sono io,
non sarò più quello che sono? […]

Peter Handke, Elogio dell’infanzia

Illustrazione di Erin E. Stead

Oggi volevo riflettere sulla fortissima motivazione interiore che spinge i bambini durante la crescita e lo sviluppo della propria personalità e delle proprie attitudini.

Mi stupisco di come i bambini non abbiano mai fretta e di come “prendano” il tempo per esercitarsi. Il loro è un esercizio continuo. Un gesto dopo l’altro con una caparbietà tale da essere come dei piccoli semi impegnati a germogliare.

Come scrive la Dott.ssa Annalisa Perino, pedagogista montessoriana “nei primi tre anni di vita il bambino vive un periodo di costruzione attiva di sé: conquista continue competenze, allenandosi con costanza e con caparbietà in varie abilità (manuali, motorie, linguistiche, relazionali) per svilupparle al meglio. Tutto ciò agendo spontaneamente e direttamente sull’ambiente che lo circonda” (https://montessoriacasa.com/).

Poi man mano che cresce perfeziona le competenze conquistate approfondendo sempre di più il perché di ogni cosa.

Le parole chiave sono: concentrazione, dedizione, cura e passione.

Trovare il tempo per esercitarsi vuol dire anche trovare il tempo per crescere e noi adulti dovremmo essere i primi a poter garantire che questo accada.

In questo particolare periodo dell’anno, ancora una volta, la Natura può aiutarci.

L’analogia tra il risveglio della Natura, dei suoi elementi e la guida profonda del “Maestro interiore” (vedasi il libro di Maria Montessori, La mente del bambino. La mente assorbente, Garzanti, 2017) che conduce il bambino alla scoperta della realtà che lo circonda, può aiutarci a comprendere i molteplici aspetti dell’Infanzia.

Illustrazione di Erin E. Stead

Come i bambini neppure la Natura ha fretta. Non accelera e non rallenta gli eventi senza un valido motivo. Tutto è guidato da una vocazione, da una missione interiore che spinge e pulsa da dentro.

Ed ecco che si affacciano al tepore di un sole che sta cambiando, le prime gemme sui rami. La terra inizia a brulicare di vita. Una luce nuova illumina i nostri occhi portando con sé l’aria del rinnovamento.

Illustrazione di Laurent Moreau

Semi nuovi aspettano sotto la coltre pesante e nera della terra nell’attesa del “loro” tempo…per poi scoprire che un giorno “tu esci fuori a controllare tutto quel marrone, ma il marrone non c’è più, adesso c’è il verde, verde dappertutto.”[1]


[1] Tratto dall’albo illustrato E poi…è primavera, Julie Fogliano ed Erin E. Stead, Babalibri, 2013.

 

Sul comodino ma non solo: libri dappertutto

Narrare storie attraverso i libri o raccontare fiabe ad alta voce aiuta il bambino a comprendere gli eventi, i concetti di tempo e di spazio: il passato, il presente, il futuro, il prima e il dopo.

La Natura può essere maestra di vita, saziando le loro prime curiosità e sensazioni.

Ecco qui di seguito una selezione di alcuni titoli:

  • Dopo, Laurent Moreau, Orecchio Acerbo, 2014.

In questo albo illustrato le stagioni si susseguono pagina dopo pagina. Il protagonista ci rende partecipe delle sue emozioni e sensazioni. Ci sono molte domande sulla vita accompagnate da splendide illustrazioni ricche e avvolgenti, dal segno grafico non convenzionale.

Colpisce la semplicità delle frasi cariche a volte di nostalgia ma che grazie al loro potere evocativo sanno vibrare in profondità e far trapelare un sorriso: la pianta dopo il seme, il frutto dopo il fiore, la pelle tutta ringrinzita dopo il bagno, il silenzio dopo la rabbia, ricordare i sogni dopo che la sveglia ha suonato.

  • E poi…è primavera, Judie Fogliano ed Erin Stead, Babalibri, 2013.

L’albo racconta una vicenda molto semplice. La storia di un giardino e di un bambino silenzioso. Tutto in principio è marrone. Ed è qui che la vicenda parte perchè proprio dal nulla di quel marrone ecco che arrivano i semi nel piccolo orticello. Il bambino accompagna il suo cane e altri animali alla scoperta. E’ la storia della pazienza e del silenzio quieto dell’attesa. Il gesto universale del seminatore che sempre spera. Poi sopraggiunge il desiderio della pioggia, un ombrello ed un impermeabile giallo…tutto proteso verso il dopo. E anche se tutto è ancora marrone…lo stesso sembra man mano che la storia prosegue, un marrone sempre diverso e mutevole, pieno di possibilità.

  • La rondine che voleva vedere l’inverno, Philip Giordano, Lapis Edizioni, 2017.

La protagonista di questo libro è una piccola rondine di nome Marta. Come ogni rondine che si rispetti, ogni anno compie la sua missione: annunciare con il proprio arrivo la nuova stagione. Allo stesso tempo conosce anche i segnali delle fine della primavera che lascia il testimone all’autunno. Le sue compagne si preparano al viaggio verso nuove primavere dall’altra parte del mondo ma Marta avverte la necessità di chiedersi: “Che cosa succede al bosco dopo la nostra partenza?”  Nessuna rondine lo sa, nessuna di loro è mai rimasta. Così Marta decide di restare e di scoprire che cosa succede…


Mariairene Didoni – Autrice – cura la rubrica “Un mondo di cose da leggere… più vicino di quanto immagini…
Mamma di Matilde e appassionata di libri e d’arte.

Sono laureata in Storia dell’Arte e conservazione dei beni artistici e sin da piccola il mondo dei libri e dell’illustrazione mi ha sempre affascinato. Mi dedico alla pittura ad acquerello e all’organizzazione di letture condivise per bambini come volontaria presso la Biblioteca del quartiere di Anconetta, succursale della sede centrale di Vicenza della Biblioteca Civica Bertoliana.

Ho seguito diversi seminari e corsi di formazione nell’ambito della promozione della lettura per tutte le età a partire dalla primissima infanzia ma anche dalle letture al pancione durante la gravidanza.

Sono diventata “Lettore Custode” grazie alla formazione ideata e realizzata da Alessia Napoletano presso la sua Libreria per l’Infanzia “Radice-Labirinto” di Carpi (MO). La metodologia del “Lettore custode” è in via di definizione e sperimentazione e si prefigge lo scopo di infondere l’amore per le storie e la lettura.

Diventare mamma mi ha dato la possibilità di riscoprire e riassaporare le mie diverse passioni e mi ha portato a “rileggere” nel vero senso della parola una lunga lista di libri, ripartendo dagli albi illustrati e dai grandi classici della letteratura per l’infanzia e per i ragazzi, oltre ad altri libri non convenzionali.

La mia mente ha sempre fame di parole e di immagini che facciano vibrare le corde del cuore e dell’anima.

Con la rubrica “Un mondo di cose da leggere” vorrei accompagnarvi e aiutarvi a far visita al vostro “io” bambino/bambina e a condividere con tutta la vostra famiglia le potenzialità che la lettura e i libri possono offrire.

“Vorrei che tutti leggessero. Non per diventare letterati o poeti, ma perché nessuno sia più schiavo”. (Gianni Rodari)

 

100 e più buone ragioni per regalare un libro ad un bambino

“Riempite le case e le scuole dei libri. Colmate le stanze di albi illustrati, enciclopedie e raccolte d’arte. Un libro per un bambino vale più di cento giochi. Un libro per un bambino può essere scintilla d’infinito”.

Serendipità – Associazione Lilliput (Osimo)

 

Illustrazione di Gennine Zlatkis

Il Natale si avvicina. I giorni che ci dividono dal gioioso giorno di festa sono sempre meno. Lo percepiamo anche senza controllare il calendario o il cellulare. Le vetrine dei negozi hanno da tempo ricreato spazi “innevati”, tra i prodotti esposti si intravedono i tipici animali che tanto ci ricordano i boschi e l’inverno: cervi, orsi di tutte le misure, scoiattoli, pettirossi, gufi…E’ un tripudio di rosso, oro, verde. Conifere vere o artificiali riempiono le case e gli spazi pubblici insieme alle amate e caratteristiche luminarie, che tanto fanno quella sensazione di “festa collettiva” per il solo fatto di essere accese.

Più il tempo passa e più ci sopraggiunge nel cuore il dilemma dei regali. La lista è lunga: figli, genitori, parenti e amici. Corriamo alla ricerca di un regalo per ciascuno.

Ovviamente (e ancora per fortuna) tra i regali più gettonati ci sono anche i libri. Nel periodo natalizio il numero degli acquisti in questo settore schizza alle stelle eppure i dati statistici derivati da interviste e rilevazioni ci dicono che in Italia i non lettori aumentano e che il 30% degli intervistati non legge a causa della mancanza di tempo.

In ogni caso il settore dell’editoria sta crescendo e sviluppandosi. I dati positivi ci sono:  è aumentato il numero di case editrici, rispetto al 2010 sul mercato ci sono 755 nuove case editrici che cercano un posticino per il loro marchio e per il loro progetto editoriale sugli scaffali delle librerie di tutta la Penisola e non solo.

Nel nostro Paese ogni anno vengono pubblicati circa 6.000 nuovi titoli dedicati alla letteratura per l’infanzia e i ragazzi (albi illustrati e narrativa). E qui viene il difficile. In tutto questo “mare” di libri e pubblicazioni come ci orientiamo?

Cosa distingue un buon libro da un libro meno buono?

Cosa ci guida nella scelta e nell’acquisto di un libro per i nostri bambini?

Recentemente ho avuto il piacere di partecipare ad un seminario di formazione tenuto da Alessia Napolitano, libraia e formatrice della Libreria Radice-Labirinto di Carpi (MO) ed organizzato dalla Biblioteca Civica “G. Bedeschi” di Arzignano (VI) durante la settimana nazionale “Nati per Leggere 2018”.

Illustrazione di Gennine Zlatkis

Il titolo era affascinante ma allo stesso tempo impegnativo “Il Passepartout. Accedere al senso critico del lettore e aprire la porta dell’infanzia” (il seminario fa parte di un ciclo più ampio di incontri “Nuove chiavi per leggere e pensare la letteratura per bambini e ragazzi” https://www.radicelabirinto.it/formazione/i-seminari-dal-vivo/nuove-chiavi/)

L’infanzia è stato il fulcro di tutta la giornata, partendo da due domande che possono sembrare molto banali ma che racchiudono in sé un potere enorme: dov’è il bambino? Quale infanzia andiamo cercando?

Alessia Napolitano introduce e spiega anche nel suo blog quello che spesso accade: “Meditavo sul fatto che per molti adulti che entrano in libreria le memorie d’infanzia sono spesso stereotipate, come se di fronte all’acquisto di un libro ( e forse non solo in questa circostanza) essi perdessero la capacità di ricondursi al loro sé bambino. Una sorta di indicibilità acquisita, una difficoltà cioè non tanto intrinseca all’infanzia, ma alla memoria, che non sa più ricordare e raccontarsi davvero, come se un’infanzia altra (o di qualcun altro) si sovrapponesse inesorabilmente alla propria. Ma di quest’altra infanzia, così canonizzata, e così assoluta e così paradossalmente impersonale, si trovano ovunque immagini e parole ( e a buon mercato!) perché il commercio ha bisogno di vendere e quindi di veicolare sapori, odori, sensazioni, emozioni …peccato che i ricordi costruiti in questo modo siano fittizi o peggio – perché i più difficili da sradicare – idealizzati”.

Che parole associamo al termine “Infanzia”? Abbiamo provato durante il seminario, ad occhi chiusi, una sorta di brainstorming ma senza problemi da risolvere. Eravamo una ventina di persone diverse e la lettura dell’elenco di parole è stato alla fine l’atto di chiusura del seminario.

Alla parola “Infanzia” abbiamo associato solo termini “positivi” riconducibili a ricordi offuscati  della nostra: sole, risate, bicicletta, giallo, nonni, scuola, gioia, regali, Natale, neve, festa, giocattoli, coccole, mamma, amici ecc….

E pian piano nell’analisi concreta, attraverso la lettura di alcuni titoli, abbiamo via via scoperto che la nostra idea di infanzia è spesso influenzata da concetti introdotti dal mondo dei consumi, dalla moda del momento, da pregiudizi e da giudizi esterni.

L’infanzia, come ci viene presentata dalla televisione, dai film, dai cartoni animati, negli oggetti che quotidianamente compriamo e anche nei libri, risulta essere idealizzata, emozionale, sentimentalista, edulcorata, estasiata.

Ci siamo tutti sorpresi di quanto le immagini veicolate dalla nostra società contemporanea siano così totalizzanti e minino i concetti più puri e vicini al cuore, fino ad arrivare a sostitursi a ricordi, a sensazioni, a pensieri nostri autentici.

E’ faticoso riaccuffare quell’io bambino, comporta una grande fatica quasi una lotta ad uscire da una melma che ormai ci ha inghiottito giorno per giorno. La nostra idea di infanzia e di come dovrà essere quella dei nostri bambini potrebbe essere compromessa per sempre in quest’ottica, ma la speranza di poter ritrovare quanto smarrito non deve spegnersi.

illustrazione di Gerda Muller

Ed è proprio da qui che bisogna ripartire quando scegliamo o regaliamo un libro per un bambino.

Una buona storia è come un bosco di sentieri nel quale si aprono una multitudine di scelte. Non deve avere per forza lo scopo di insegnare o avere una morale. Le vere storie lasciano la libertà anche di non prendere nulla.

Come un sasso nello stagno

Ci sono 100 e più buone ragioni per regalare un libro ad un bambino ma siete voi che dovete fare la differenza. Non fidatevi solo delle pubblicità e degli sconti, entrate dentro i libri che siete in procinto di comprare. Toccate la fattura della carta, la qualità delle illustrazioni, sviscerate le parole che compongono il testo e sentite se qualcosa stona…andate oltre continuate ad investigare e a domandare al vostro io: dov’è il bambino?

Non andate al supermercato a comprare i libri, andate in una libreria. Condividete con i librai i vostri dubbi, le vostre perplessità e le vostre domande sui prodotti dell’editoria che vi stanno vendendo. Dialogate perchè possiate trovare il sentiero che desiderate percorrere ma allo stesso tempo lasciarvi alle spalle. E fatelo fare anche ai vostri bambini.

Uno dei più grandi ostacoli che poniamo noi adulti è questo: ai bambini si legge solo ciò che possono comprendere appieno. Quanti libri scartiamo, censuriamo, modifichiamo convinti di fare un bene al nostro bambino, senza però riflettere di quante privazioni intellettuali impoveriamo il suo entusiamo.

Regalando un libro e/o leggendolo insieme stiamo regalando anche PAROLE. Le parole non sono solo significato. Sono in primo luogo SUONO.

Ancora una volta Gianni Rodari è maestro nel coinvolgerci con una semplice immagine: un sasso lanciato in uno stagno.

Illustrazione di ELsa Beskow

«Un sasso gettato in uno stagno suscita onde concentriche che si allargano sulla superficie, coinvolgendo nel loro moto, a distanze diverse, con diversi effetti, la ninfea e la canna, la barchetta di carta e il galleggiante del pescatore. Oggetti che se ne stavano ciascuno per conto proprio, nella sua pace o nel suo sonno, sono come richiamati in vita, obbligati a reagire, a entrare in rapporto tra loro. Altri movimenti invisibili si propagano in profondità, in tutte le direzioni, mentre il sasso precipita smuovendo alghe, spaventando pesci, causando sempre nuove agitazioni molecolari. Quando poi tocca il fondo, sommuove la fanghiglia, urta gli oggetti che vi giacevano dimenticati, alcuni dei quali ora vengono dissepolti, altri ricoperti a turno dalla sabbia. Innumerevoli eventi, o microeventi, si succedono in un tempo brevissimo. Forse nemmeno ad avere tempo e voglia si potrebbero registrare tutti, senza omissioni.
Non diversamente una parola, gettata nella mente a caso, produce onde di superficie e di profondità, provoca una serie infinita di reazioni a catena, coinvolgendo nella sua caduta suoni e immagini, analogie e ricordi, significati e sogni, in un movimento che interessa l’esperienza e la memoria, la fantasia e l’inconscio e che è complicato dal fatto che la stessa mente non assiste passiva alla rappresentazione, ma vi interviene continuamente per accettare e respingere, collegare e censurare, costruire e distruggere.» (Grammatica della fantasia, Einaudi Ragazzi, 2017, pag. 11)

Illustrazione di Lennart Helje

Anche una singola parola può produrre molto, può creare pensieri perchè da “belle” parole si producono “bei” pensieri, che nella nostra società stanno via via scomparendo, lasciando un deserto di idee e di concetti che ci assopisce e ci fa addormentare di fronte al mondo che ci circonda. Questa ragione è la prima della mia lista…e per voi, qual è la vostra?

 


Mariairene Didoni – Autrice –

Mamma di Matilde e appassionata di libri e d’arte.

Sono laureata in Storia dell’Arte e conservazione dei beni artistici e sin da piccola il mondo dei libri e dell’illustrazione mi ha sempre affascinato. Mi dedico alla pittura ad acquerello e all’organizzazione di letture condivise per bambini come volontaria presso la Biblioteca del quartiere di Anconetta, succursale della sede centrale di Vicenza della Biblioteca Civica Bertoliana.

Ho seguito diversi seminari e corsi di formazione nell’ambito della promozione della lettura per tutte le età a partire dalla primissima infanzia ma anche dalle letture al pancione durante la gravidanza.

Sono diventata “Lettore Custode” grazie alla formazione ideata e realizzata da Alessia Napoletano presso la sua Libreria per l’Infanzia “Radice-Labirinto” di Carpi (MO). La metodologia del “Lettore custode” è in via di definizione e sperimentazione e si prefigge lo scopo di infondere l’amore per le storie e la lettura.Diventare mamma mi ha dato la possibilità di riscoprire e riassaporare le mie diverse passioni e mi ha portato a “rileggere” nel vero senso della parola una lunga lista di libri, ripartendo dagli albi illustrati e dai grandi classici della letteratura per l’infanzia e per i ragazzi, oltre ad altri libri non convenzionali.

La mia mente ha sempre fame di parole e di immagini che facciano vibrare le corde del cuore e dell’anima.

Con la rubrica “Un mondo di cose da leggere” vorrei accompagnarvi e aiutarvi a far visita al vostro “io” bambino/bambina e a condividere con tutta la vostra famiglia le potenzialità che la lettura e i libri possono offrire.

“Vorrei che tutti leggessero. Non per diventare letterati o poeti, ma perché nessuno sia più schiavo”. (Gianni Rodari)

Raccontami una storia che parla anche di me

I bambini costituiscono una percentuale importante dell’umanità, delle sue genti, popoli e nazioni, in quanto abitanti, concittadini nostri, nostri compagni di sempre. Sono stati, sono, saranno. Una vita tanto per ridere non esiste. No, l’infanzia sono lunghi e importanti anni nella vita di un uomo.

Janusz Korczak 

Illustrazione di Maria Giron

Molto spesso diamo per scontato che i libri per bambini parlino dell’infanzia. E così si corre in libreria o in biblioteca e ci si accorge che i protagonisti sono animali antropizzati, macchinine e trattori, alberi parlanti e creature misteriose. Si inizia a scorrere lo scaffale alla ricerca di un libro qualsiasi.

C’è un libro per ogni occasione. Dalle prime parole agli animali della fattoria, dalle prime pappe allo spannolinamento e così via. Ma l’infanzia è solo questo? Sono solo fasi predeterminate da “superare” indenni oppure c’è molto di più? I numeri e gli animali della fattoria sono i principali ricordi di un bambino?

E i bambini sono tutti uguali di fronte ai libri?

A volte rischiamo di cadere negli stereotipi di un’infanzia che deve sottostare a precise idee e definizioni che inquadrano le conoscenze dei bambini e delle bambine all’interno di caselle ben delimitate – da altri – dalle quali è difficile per non dire impossibile uscirne, pena la definizione per l’appunto di “ribelle”.

Nessun bambino è uguale ad un altro e l’unicità di ciascuno va ascoltata e rispettata nella sua totalità.

Illustrazione di Maria Giron

Tale unicità però viene offuscata nella maggior parte dei casi da noi adulti, convinti che i bambini debbano essere perennemente guidati nelle scelte e nelle decisioni, senza ricordare che loro stessi sono in grado fin da piccolissimi di recepire e comprendere moltissime cose del mondo che li circonda. Che le loro idee e il loro senso estetico spazia ed è molto ampio, senza pregiudizi e/o inquadrature di genere. Il loro saper “leggere” le immagini, se ascoltato, ci sorprenderebbe!

Parlare e raccontare dell’infanzia, scorrere e leggere storie di bambini e di bambine presenti in albi illustrati ed in libri di narrativa può diventare un vero e proprio viaggio di scoperta per tutti, genitori compresi. Un modo per andare oltre alle tematiche sopradescritte che si fossilizzano su concetti adulto-centrici e che imprimono ai bambini un “utilizzo” del libro solo ed esclusivamente per fini didattici (es. imparare a contare, imparare i colori, saper riconoscere le forme e gli animali) riducendo così il lessico, la musicalità delle parole, la complessità buona della realtà e della vita. Riducendo inoltre la qualità delle illustrazioni, quasi a voler comprovare il fatto che i bambini non possiedono un’alta capacità di comprensione delle immagini.

Il rischio è quello di voler a tutti i costi anteporre la nostra visione del mondo e della realtà alla loro, scegliendo libri “comodi”. Libri che non fanno domandare “Chi sono io?”, “Cosa provo se…?” e molte altre domande. C’è bisogno di scelte “coraggiose” che fanno andare anche oltre gli schemi preconfezionati.

C’è bisogno di storie di bambini “veri” calati nella realtà di tutti i giorni, che offrono ai racconti le loro giornate, la loro spensieratezza e la loro autenticità ma anche la loro utopia.

Carla Ida Salviati[1] nel suo libro Il primo libro non si scorda mai. Storie e idee per innamorarsi della lettura tra i 5 e 11 anni (Giunti, 2017) scrive:

“Il fatto meraviglioso è che tutti i bambini, prima di saper leggere, vogliono imparare a leggere: sanno già, a cinque anni, che si impara con fatica, ma io non ho mai conosciuto bambini che si siano rifiutati di mettercene un po’ […]. Il tempo che sfugge, la pervasività delle tecnologie, la vastità dell’offerta editoriale non sono ostacoli. Se al centro del nostro sguardo restano i bambini, se offriamo testi capaci di far loro conoscere il mondo e di riconoscersi parte di esso, l’innamoramento  è sempre possibile”.

Illustrazione di Mariachiara Di Giorgio

Tanti bambini popolano il mondo della letteratura per l’infanzia e la loro quotidianità è anche la nostra. E’ più vicina di quanto immaginiamo.

Non occorre che tutto sia sempre perfetto e asettico perché un’avventura sia straordinaria. A volte basta una palla in un cortile, un panno steso al sole, una coccinella che si posa sul braccio, una foglia impigliata sui raggi della bicicletta, un bottone trovato in qualche cassetto e da lì si costruisce tutto.

E come scriveva il grande Gianni Rodari in un breve racconto nel libro Favole al telefonoAndrà lontano? Farà fortuna? Raddrizzerà tutte le cose storte di questo mondo? Noi non lo sappiamo, perchè egli sta ancora marciando con il coraggio e la decisione del primo giorno. Possiamo solo augurargli, di tutto cuore: “Buon viaggio!”.

 

 


[1] Carla Isa Salviati si occupa di lettura, di scuola, di storia dell’editoria. Ha ricevuto il priemio della rivista Andersen come “Protagonista della diffusione della cultura” nel 2013.

Sul comodino ma non solo: libri dappertutto

Oltre ai grandi e sempre amati classici come Matilde, Pippicalzelunghe, Nel Paese dei mostri selvaggi eccovi qui di seguito ulteriori proposte di lettura:

L’estate di Garmann, Stian Hole, Donzelli Editore, 2011.

L’estate è finita. Ultimo giorno di vacanza per Garmann, un ragazzino biondo e lentigginoso. L’estate di queste pagine sorprendenti è quella che precede l’inizio della scuola elementare e Garmann ha tanta, ma proprio tanta paura di quello che succederà. Cosa succederà quando si dovrà cominciare la scuola per la prima volta?

Tutto sembra pronto. La mamma ha comprato tutto quello che serve. Ma Garmann è irrequieto. E allora le zie, la mamma e il papà iniziano a raccontare le loro paure. Il bambino scopre che anche loro hanno paura delle cose più strane e diverse, più o meno grandi ma soprattutto scoprirà che avere paura è una cosa normale. Questa consapevolezza lo porterà ad affrontare il grande giorno.

 

Uno come Antonio, Susanna Mattiangeli. Illustrazioni di Mariachiara Di Giorgio, Il Castoro, 2018.

L’autrice ci pone di fronte ad un bambino unico ed imprevedibile.

Antonio è figlio, è fratello, è lettore, è cittadino e mille altre cose ancora. Ma soprattutto è amico.

Con la sua sincerità e giocosità Antonio ci rivela in parte il mistero dell’infanzia nella sua quotidianità. Come tutti i bambini sa rendere l’ordinario qualcosa di straordinario.

 

Lotta combinaguai, Astrid Lindgren. Illustrazioni di Beatrice Alemagna, Mondadori 2015

Lotta è una bambina di 4 o 5 anni che vive con la sua famiglia in una bella casa gialla. Nelle vicende di Lotta non c’è nulla di magico o di fantastico ma niente è lasciato al caso leggendo le sue storie. Si sentono le emozioni della vita, i profumi e i colori di una quotidianità scandita dai piccoli gesti familiari. Ci si gode i giorni che precedono il Natale, le visite dei parenti, la merenda dalla vicina di casa. Sono avventure di bambini capaci di diversirti con poco e che si stupiscono di quello che accade intorno a loro e di quello che vedono, che godono dell’attesa delle cose e che sognano.

 

Il meraviglioso Cicciapelliccia, Beatrice Alemagna, Topipittori, 2014.

Questa è la storia di Eddie, una bambina di 5 anni e mezzo con un piumino bomber di colore fuxia che la contraddistinge subito. E’ il racconto di una “tranquilla” giornata come le altre ma qualcosa innesca una domanda: oggi è il compleanno della mamma! Cosa potrò regalarle di così straordinario e fantastico? Prima Eddie va dal suo amico Jean il panettiere e poi da Wendy la fioraia, Mimi, Emmet, Théo… Sono tutti adulti ma sono amici che sanno essere ancora bambini: ascoltano la bambina e le regalano piccoli oggetti prezioni che Eddie custodisce fino a che non le tornano utili nel momento dell’incontro con il suo fantomatico regalo dai mille usi ovviamente fuxia.

Sette e uno. Sette bambini e otto storie, Gianni Rodari e altri autori, Edizioni EL, 2017.

Nel 1962 la casa editrice Einaudi pubblicava per la prima volta Favole al telefono di Gianni Rodari. Tra le storie contenute in quel libro annovera Uno e sette che racconta di un bambino che è sette bambini: Paolo di Roma, Jean di Parigi, Kurt di Berlino, Juri di Mosca, Jimmy di New York, Ciù di Shangai e Pablo di Buenos Aires.

Sono sette bambini tutti diversi, hanno capelli di colore diverso e i loro rispettivi padri hanno un lavoro diverso, eppure tutti sono lo stesso bambino di otto anni che sa leggere, scrivere e andare in bicicletta senza mani e tutti ridono nella stessa lingua.
Successivamente, nel 2017 è stato pubblicato Sette e uno. Sette bambini, otto storie, a cura di David Tolin il quale ha messo insieme sette scrittori per bambini di varia nazionalità (Beatrice Masini, Bernard Friot, Ulrich Hub, Daria Wilke, Dana Alison Levy, Yu Liqiong, Jorge Lujàn) chiedendo di presentare a loro modo uno dei bambini protagonisti della favola di Gianni Rodari. Ogni autore ha così creato un personaggio diverso ma simile agli altri, con le sue peculiarità e caratteristiche che incarna l’infanzia di tutti i bambini del mondo.

 


Mariairene Didoni – Autrice – cura la rubrica “Un mondo di cose da leggere… più vicino di quanto immagini…
Mamma di Matilde e appassionata di libri e d’arte.

Sono laureata in Storia dell’Arte e conservazione dei beni artistici e sin da piccola il mondo dei libri e dell’illustrazione mi ha sempre affascinato. Mi dedico alla pittura ad acquerello e all’organizzazione di letture condivise per bambini come volontaria presso la Biblioteca del quartiere di Anconetta, succursale della sede centrale di Vicenza della Biblioteca Civica Bertoliana.

Ho seguito diversi seminari e corsi di formazione nell’ambito della promozione della lettura per tutte le età a partire dalla primissima infanzia ma anche dalle letture al pancione durante la gravidanza.

Sono diventata “Lettore Custode” grazie alla formazione ideata e realizzata da Alessia Napoletano presso la sua Libreria per l’Infanzia “Radice-Labirinto” di Carpi (MO). La metodologia del “Lettore custode” è in via di definizione e sperimentazione e si prefigge lo scopo di infondere l’amore per le storie e la lettura.

Diventare mamma mi ha dato la possibilità di riscoprire e riassaporare le mie diverse passioni e mi ha portato a “rileggere” nel vero senso della parola una lunga lista di libri, ripartendo dagli albi illustrati e dai grandi classici della letteratura per l’infanzia e per i ragazzi, oltre ad altri libri non convenzionali.

La mia mente ha sempre fame di parole e di immagini che facciano vibrare le corde del cuore e dell’anima.

Con la rubrica “Un mondo di cose da leggere” vorrei accompagnarvi e aiutarvi a far visita al vostro “io” bambino/bambina e a condividere con tutta la vostra famiglia le potenzialità che la lettura e i libri possono offrire.

“Vorrei che tutti leggessero. Non per diventare letterati o poeti, ma perché nessuno sia più schiavo”. (Gianni Rodari)

 

 

Da lontano era un’isola

Sassi di ogni forma e colore, legnetti mangiucchiati, foglie secche e accartocciate, un rametto rinsecchito, piume di un probabile uccellino locale, semi di varie grandezze e dalle tonalità più svariate, tutto questo e ben altro si può trovare nelle tasche di un bambino dopo una passeggiata all’aperto in un bosco, in un prato di campagna oppure lungo la solita strada che ci porta verso casa.

Illustrazione di Debbie Bakker

Nulla di più bello sembra attirare i nostri piccoli esploratori, questi veri e propri bottini sono per loro le cose più interessanti del mondo. Poi ci sono da aggiungere gli insetti morti, i gusci delle chiocciole e altre piccole cianfrusaglie naturali (come le definiamo noi adulti) che si aggiungono alla collezione “museale” che trova spazio sulle mensole della camera o in qualche scatola ben nascosta dalla vista dei genitori.

Piccoli raccoglitori in erba vorrebbero avere tasche più capienti per raccogliere tutto quello che trovano nel mondo e al contempo ci guardano con occhi speranzosi quasi a dirci “Potresti tenerlo Mamma/Papà? Nelle mie tasche non ho più posto”.

Questo istinto non è casuale ed è dettato da quello che lo psicologo Peter Gray[1] definisce “eredità biologica”: “Geneticamente siamo tutti cacciatori-raccoglitori, plasmati dalla selezione naturale a uno stile di vita in cui il bambino imita l’adulto, raccogliendo ciò che serve al sostentamento, come avviene ancora in alcune tribù del mondo. L’atto del raccogliere sarebbe quindi un gioco che ha radici lontane e profonde, un gioco istintivo”.

Questa sorta di museo naturale in tasca accende il desiderio del sapere del bambino. Lo porta a sviluppare la curiosità verso la realtà e il mondo che lo circonda. Bastano un prato, un vaso con della terra e dei fiori, un orto, un ruscello, un sentiero tra i boschi, una spiaggia, un albero, una passeggiata all’aperto: i bambini osservano, raggruppano, classificano, compilano piccole annotazioni e liste, vogliono sapere il nome specifico di ogni essere o cosa che riescono a recuperare. La loro mente si carica di domande e di connessioni.

Da queste ricerche inoltre i bambini vengono in contatto con i processi naturali e prendono coscienza dei cicli che investono l’ambiente esterno; il processo della vita e della morte (pensiamo all’osservazione di un insetto o di una piccola bestiolina in via di decomposizione), il rigenerarsi dei fiori dopo la stagione invernale, la crescita di un seme in un vaso. Prendono coscienza che vi è altro oltre al proprio io perché intorno a loro è disponibile un mondo in continua mutazione e in continuo divenire che si offre alla loro insaziabile meraviglia.

Illustrazione di Richard Smythe

Prendiamo ora come esempio i sassi. Quanti sassi abbiamo raccolto, lanciato in qualche corso d’acqua, trasportati negli zaini, scambiato con gli amici, sotterrati e dissotterrati, assaggiati con la punta della lingua, bagnati e lavati con l’acqua, fatti rotolare giù da una collina…insomma…quanti? La risposta credo che sia ovvia: tantissimi.

Bene. Il titolo di questo articolo “Da lontano era un’isola”[2] prende spunto dalla pubblicazione dal titolo omonimo realizzata da Bruno Munari. Una piccola enciclopedia nella quale l’autore, grazie alle numerose fotografie, ci porta alla scoperta delle forme e delle caratteristiche di vari sassi provenienti da diverse località geografiche. E proprio osservando un semplice sasso si scopre che da molto lontano alcuni di essi sono come un piccolo mondo con i continenti, le isole e i mari. Quasi una riproduzione del nostro pianeta Terra, come lo intravedono avvolto nelle nuvole gli astronauti dallo spazio.

Scrive Bruno Munari: “Come le opere d’arte, i sassi sono pezzi unici, originali e irripetibili. Sono le sculture naturali prodotte in continuazione dai mari e dai fiumi. Oltre alla forma sono interessanti anche per la materia, il colore, la texture e i segni e i disegni che portano. Merito dell’uomo, della donna e dei bambini, è scoprirne la bellezza; come ha già fatto con le conchiglie, con i minerali e con i fiori”.

Illustrazione di Maike Plenzke

Dovremmo salvaguardare i momenti di scoperta dei nostri bambini, moltiplicando e non diminuendo le occasioni di connessione tra di noi e la Natura. I vantaggi sono innumerevoli e altrettanti studi ne confermano gli incalcolabili benefici.

La pedagogista Monica Guerra[3] in un suo articolo spiega: “Perché rinunciare a tanti vantaggi? […] Già più di dieci anni fa, il giornalista e scrittore americano Richard Louv, nell’ormai famoso libro L’ultimo bambino nei boschi, ha lanciato un innegabile grido d’allarme, coniando l’espressione “deficit di natura” per definire la privazione progressiva cui i bambini vanno incontro nel frequentare poco gli ambienti naturali. Le conseguenze di tale privazione riguardano lo sviluppo fisico – ne sono l’esempio l’aumento di peso già nei più piccoli o la riduzione di tonicità e di forza nella loro struttura corporea, ma anche l’aumento di allergie e di malattie stagionali…-, ma anche quello cognitivo, ad esempio, con la riduzione della capacità di attenzione e l’incremento di comportamenti iperattivi. E’ un “deficit” che ha le sue radici nella preoccupante diminuzione del tempo trascorso all’aperto, connessa alla diminuzione altrettanto preoccupante dei giochi spontanei (non strutturati) e al parallelo aumento delle attività al chiuso, spesso passive, come quelle di fronte a uno schermo. Non si tratta di opporsi al ruolo e alla parte che le tecnologie hanno oggi nelle vite degli adulti e dei bambini, ma di prestare maggiore attenzione nel compensare in modo sano esperienze e tempi, affinché i più piccoli possano avere l’opportunità di beneficiare al meglio di ogni possibilità”.

I bambini con il loro desiderio di esplorare ci proiettano fuori! Le loro tasche piene di sassi ci invitano alla documentazione e all’apprendimento. Perché non usciamo all’aperto facendoci contagiare dal loro stupore e dal loro senso di meraviglia di fronte alla semplicità e alla complessità dei fenomeni che ci circondano? Potremo così creare delle vere e proprie raccolte di famiglia.

Con l’aiuto dei bambini si può creare un piccolo angolo della casa dedicato ad accogliere i “tesori” scovati durante le gite e le uscite in mezzo alla Natura. Basta un tavolino basso, accessibile ai più piccoli, un tavolo delle stagioni da arricchire ogni volta che si vuole. Non ultimo si può arricchire la biblioteca casalinga di libri ed inventari dedicati agli elementi naturali (foglie, alberi, pietre ecc…) di storie, di racconti e avventure con protagonisti gli animali e l’uomo. Sfogliare volumi di botanica e di biologia per arricchire e nutrire la mente con domande e ulteriori particolari interessanti sulla vita degli essere viventi. L’ambiente che ci circonda può diventare così un’aula e la Natura nostra maestra.

 

Vi lascio con le parole di Paola Cosolo Marangon, formatrice in area psicopedagogica[4], che nel suo libro Fai della natura la tua maestra[5] ci pone queste considerazioni:

“ Lo stile di vita di un bambino è ovviamente determinato da quello dei suoi genitori, la fretta è la cifra più importante e le scelte per il tempo libero sembra siano dettate più dalla pigrizia che una vera considerazione di ciò che più fare bene o male a un bambino. C’è molta inconsapevolezza riguardo all’importanza del sapere rispettare i ritmi e i tempi di un singolo individuo. Nessuno dice che la vita di famiglia non sia complessa, conciliare ritmi e tempi senza dubbio non è facile, soprattutto per chi vive in città, gli spazi a misura di bambino sono poco adeguati e le nostre città drammaticamente off limits per una buona fruizione, però possiamo dare una riflessione sull’importanza degli elementi naturali all’interno di un’esperienza di crescita infantile e non solo. La natura sa curare, sa far crescere, sa coccolare e sa aiutare a stare dentro il mondo, non possiamo farne a meno. Vogliamo iniziare un viaggio di scoperta?”.

Per fortuna era solo un sasso…che da lontano è diventato un’isola.

 

[1] Peter Gray è l’autore del libro “Lasciateli giocare” segnalato nell’articolo precedente.

[2] Bruno Munari, Da lontano era un’isola, Einaudi, Torino, 1984.

[3] È ricercatrice di Didattica, pedagogia speciale e ricerca educativa e docente presso il Dipartimento di Scienze Umane per la Formazione dell’Università di Milano-Bicocca. Si occupa in particolare di progettazione e analisi dei contesti per l’apprendimento. Tra le sue pubblicazioni La relazione con le famiglie nei servizi e nelle scuole per l’infanzia (con E. Luciano, Edizioni Junior 2009), Tra scuola e teatro (con R. Militello, FrancoAngeli 2011), Progettare esperienze e relazioni (Edizioni Junior 2013), Costruire partecipazione (a cura di, con E. Luciano, Edizioni Junior 2014), Fuori. Suggestioni nell’incontro tra educazione e natura (FrancoAngeli 2015). È Presidente fondatrice dell’associazione culturale Bambini e Natura (http://www.bambinienatura.it).

[4] Paola Cosolo Marangon da molti anni svolge con le famiglie un’intensa attività di consulenza pedagogica educativa. Insegnante di Yoga, collabora con riviste del settore con numerose pubblicazioni periodiche. Per saperne di più: http://www.paolacosolomarangon.it

[5] Paola Cosolo Marangon, Fai della natura la tua maestra. La relazione bambino-natura per crescere fuori e crescere dentro, Erickon Live, Trento, 2017, p. 21.


Sul comodino ma non solo: libri dappertutto e anche nella Natura

Oltre alle pubblicazioni già menzionate, vi segnalo alcuni libri che vi possono “accompagnare” verso la scoperta.

Chi sarà? di Paola Vitale con le illustrazioni di Rossana Bossù (Camelozampa, 2018)

Una biologa e una illustratrice raccontano la più affascinante delle storie vere: come ognuno di noi, prima di venire al mondo, ripercorre la storia di tutta la vita sulla Terra. Siamo pesci? Anfibi? Rettili? Uccelli? Mammiferi.

Ognuno di noi, appena nasce, ha già una storia da raccontare. Come il ricordo di un lungo viaggio, custodito in ogni sua cellula.

Alla fine del libro troverete una breve parte relativa alla teoria dell’evoluzione di Charles Darwin con delle descrizioni e dei disegni adatti ai più piccoli.

Un grande giorno di niente, Beatrice Alemagna, Topipittori 2016.

Come un giorno di noia si trasforma all’improvviso in una avventura straordinaria. Prima l’insofferenza e la malinconia di una pioggerellina che non aiuta a capire cosa voler fare nel corso della giornata, poi basta un attimo ed ecco che un oggetto smarrito e una peripezia nel bosco ribaltano tutto. Un grande giorno di niente è un giorno dove avvengono grandi cose e grandi cambiamenti.

Saremo alberi, Mauro Evangelista, Artebambini 2010.

Basta un pezzetto di corda sfilacciato per creare una storia. Piccoli semi danno vita a possenti alberi, ognuno con le proprie caratteristiche, come noi: c’è chi è disordinato, chi è capellone, chi è classico, chi è piangente, chi è raggiante e così via. L’infinita bellezza del mondo attraverso l’importanza delle differenze si dischiude in questo libricino che nel 2013 è stato selezionato dal progetto “Nati per Leggere” tra i 100 libri che non dovrebbero mancare nella biblioteca di un bambino.

La foresta, di Riccardo Bozzi, illustrazioni di Violeta Lópiz, Valerio Vidali, Terre di Mezzo 2018.

La potenza del bosco in tutti i suoi colori. Il sottobosco brulicante che sembra chiamare tutti a vedere e a toccare la vita che scorre in ogni pagina…poi “per fortuna ogni tanto c’è una piccola radura. Gli esploratori si sdraiano per riprendere le forze”. Il viaggio è lungo ma ne vale la pena.

 

Là fuori. Guida alla scoperta della natura, Maria Ana Peixe Dias e Ines Teixeira do Rosario, illustrazioni di Bernardo Carvalho, Mondadori 2016.

E’ un libro meraviglioso che è un invito a uscire, a curiosare e osservare la natura che ci sta intorno: in campagna, in montagna, al mare ma anche quella che esiste nella città. Là fuori c’è un mondo immenso che aspetta solo di essere scoperto.

“A volte può sembrare che fuori non succeda niente, che sia sempre tutto dentro casa, dove ci sono i libri, la televisione, il computer, i videogiochi, i film…ma non è vero! Se presti attenzione, ti accorgerai che fuori succede di tutto.”

Inventari illustrati, Emmanuelle Tchoukriel & Virgine Aladjidi, L’ippocampo Editore.

Una collana ricca di titoli che spaziano dell’inventario dei dinosauri a quello degli insetti, per passare a quello dei fiori fino a quello della frutta e degli ortaggi, dal mare alla montagna. Per i più curiosi e dediti alla classificazione questi sono i libri giusti.


Mariairene Didoni – Autrice – cura la rubrica “Un mondo di cose da leggere… più vicino di quanto immagini…
Mamma di Matilde e appassionata di libri e d’arte.

Sono laureata in Storia dell’Arte e conservazione dei beni artistici e sin da piccola il mondo dei libri e dell’illustrazione mi ha sempre affascinato. Mi dedico alla pittura ad acquerello e all’organizzazione di letture condivise per bambini come volontaria presso la Biblioteca del quartiere di Anconetta, succursale della sede centrale di Vicenza della Biblioteca Civica Bertoliana.

Ho seguito diversi seminari e corsi di formazione nell’ambito della promozione della lettura per tutte le età a partire dalla primissima infanzia ma anche dalle letture al pancione durante la gravidanza.

Sono diventata “Lettore Custode” grazie alla formazione ideata e realizzata da Alessia Napoletano presso la sua Libreria per l’Infanzia “Radice-Labirinto” di Carpi (MO). La metodologia del “Lettore custode” è in via di definizione e sperimentazione e si prefigge lo scopo di infondere l’amore per le storie e la lettura.

Diventare mamma mi ha dato la possibilità di riscoprire e riassaporare le mie diverse passioni e mi ha portato a “rileggere” nel vero senso della parola una lunga lista di libri, ripartendo dagli albi illustrati e dai grandi classici della letteratura per l’infanzia e per i ragazzi, oltre ad altri libri non convenzionali.

La mia mente ha sempre fame di parole e di immagini che facciano vibrare le corde del cuore e dell’anima.

Con la rubrica “Un mondo di cose da leggere” vorrei accompagnarvi e aiutarvi a far visita al vostro “io” bambino/bambina e a condividere con tutta la vostra famiglia le potenzialità che la lettura e i libri possono offrire.

“Vorrei che tutti leggessero. Non per diventare letterati o poeti, ma perché nessuno sia più schiavo”. (Gianni Rodari)