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Polpettine di Salmone

Buongiorno mamme! Non sapete cosa cucinare oggi ai vostri bimbi?

Gradite anche ai “grandi”, semplici e gustose: le polpettine di salmone!

Ricetta:

DIFFICOLTA’ medio-facile

Ingredienti:

  • 260g di filetto di salmone fresco
  • 3 cucchiai di pane grattuggiato
  • 1/2 limone
  • prezzemolo,menta e salvia q.b
  • olio evo q.b
  • sale, pepe pane grattuggiato q.b
  • olio x friggere

Procedimento:

Sfilettate il salmone se ha la pelle, accertatevi che non ci siano lische e se ci sono levatele con una pinzetta.

Tagliate il salmone a pezzetti, conditelo con olio, sale, pepe e il succo del limone.

Mettetelo a cuocere in forno a 180 C° per 15 minuti. Lasciatelo raffreddare e ponetelo in una ciotola.

A questo punto tritate le erbe aromatiche ed aggiungetele al salmone.

Frullate il tutto con un frullatore ad immersione aggiungendo anche del pane grattuggiato e l’uovo.

Impastate con le mani e formate delle palline che passerete nel pane grattuggiato.

A questo punto non vi resta che friggerle in olio ben caldo.

Sono perfette servite con una salsa alla menta a base di yogurt greco o salsa tartara.

Come variante, al posto del salmone, potete utillizzare del merluzzo oppure metà merluzzo e metà salmone.

Buon appetito!!!

 


Zeudi Rota Conti Autricecura la rubrica “Le ricette di Zeudorela” insieme a Sidorela Shaqiri

Ciao sono Zeudi, mamma di Noemi, originaria di un paesino di Bergamo dove cultura e tradizione si tramandano da generazioni. Appassionata di cucina: passione tramandata da mio papa’, il mio maestro. Per me la cucina e’ passione, un momento di svago, cucinare e’ un modo per “dare”.

Mi trovate anche sulla pagina Facebook “L’amore x la cucina di Zeudi” oppure sul mio blog zeudiamoreincucina.blogspot.com

Autosvezzamento vs svezzamento tradizionale: and the winner is..

L’argomento svezzamento può essere particolarmente scottante.
Quando le mamme si confrontano possono dare origine a dibattimenti anche molto accesi riguardo all’argomento.

Autosvezzamento o svezzamento tradizionale: cos’è meglio per i nostri bambini? Premesso che nessuna mamma deve sentirsi di serie A o di serie B rispetto alle altre, andiamo a vedere nel dettaglio di cosa stiamo parlando.

Il termine “svezzamento” definisce un momento nella fase dello sviluppo in cui il bambino passa da un’alimentazione esclusivamente lattea a un’alimentazione simile a quella di un adulto.

Generalmente inizia intorno al 6° mese di vita (secondo le raccomandazioni dell’OMS) e si conclude intorno al 2° anno, con la cessazione dell’allattamento.

Sempre secondo l’OMS le regole d’oro dello svezzamento (indipendentemente dal metodo seguito) devono tenere conto di alcuni punti fondamentali:

  • L’alimentazione complementare deve essere SICURA;
  • Deve RISPETTARE I TEMPI del bambino;
  • Deve essere ADEGUATA.

Lo svezzamento è un periodo cruciale sotto molti punti di vista: cambiano le esigenze nutrizionali, si sviluppano le preferenze per l’uno o l’altro cibo, si sviluppa un’educazione alimentare e si pongono le basi per un corretto (si spera!) peso corporeo.

Fino a 10-15 anni fa il primo approccio allo svezzamento prevedeva l’apprendimento all’uso del cucchiaio per alimentarsi con cibi dalle consistenze morbide (tipiche delle puree) per poi gradualmente raggiungere l’alimentazione definitiva.

Successivamente dal Regno Unito e dalla Nuova Zelanda si è fatto largo un nuovo modo di approcciarsi all’alimentazione complementare che va sotto il nome di “Autosvezzamento”. Il termine è stato coniato nel 2005 da Gill Rapley, una ricercatrice che si è occupata di svezzamento, ispirata dai suoi due figli.

L’autosvezzamento consiste nello stimolare il bambino ad alimentarsi da solo rendendolo partecipe durante i pasti e offrendogli ciò che anche i genitori stanno mangiando in quel momento.
Il principio cardine si basa sulle capacità autoregolative del bambino: il genitore offre un alimento, sarà poi a discrezione del bambino scegliere cosa mangiare, in che quantità e quanto velocemente.

Un’altra importante differenza tra autosvezzamento e svezzamento tradizionale consiste nell’educazione ai sapori: spesso in quest’ultimo caso vengono mescolati assieme più ingredienti nella stessa pappa che non sempre sono ben distinguibili. Al contrario, con l’autosvezzamento viene proposto un tipo di alimento per volta in modo da offrire la possibilità al bambino di conoscere il sapore sviluppando anche un migliore senso di sazietà.

L’autosvezzamento suscita sempre qualche perplessità da parte dei pediatri o dei genitori perché ne viene messa in discussione l’adeguatezza dell’apporto energetico e di nutrienti, Ferro in particolare.
Inoltre preoccupa il rischio di soffocamento.

In uno studio recente è stata raccolta tutta la letteratura scientifica riguardante i metodi di svezzamento dal 2000 ad oggi. Grazie a questo lavoro è finalmente possibile fare delle considerazioni oggettive, che vanno al di là delle opinioni o delle esperienze personali.

  1. E’ vero che con l’autosvezzamento c’è un rischio maggiore di soffocamento?

NO. Attualmente non esistono studi che suggeriscano questa correlazione, pertanto il rischio di soffocamento è paragonabile nei due metodi di svezzamento.

  1. L’autosvezzamento determina un maggior rischio di avere un apporto energetico inadeguato con conseguenze negative sulla crescita? 

SI e NO. Alcuni studi hanno evidenziato che con lo svezzamento tradizionale l’apporto energetico è maggiore e più adeguato rispetto all’autosvezzamento. Tuttavia a un minor apporto di cibo solido solitamente corrisponde un maggior numero di pasti lattei di compensazione.

Secondo altri studi con l’autosvezzamento i bambini assumerebbero cibi più carichi, soprattutto di grassi saturi.
Alla fine quindi non ci sarebbero tutte queste grandi differenze di apporto energetico.

  1. L’autosvezzamento causa un inadeguato apporto di Ferro? 

SI e NO. Il Fe è uno dei micronutrienti che dopo i 6 mesi deve necessariamente essere integrato attraverso l’alimentazione complementare poiché il latte materno non è più sufficiente a soddisfarne il fabbisogno.

Se consideriamo lo svezzamento tradizionale, in cui si fa uso di farine di cereali fortificate e di omogeneizzati di carne è chiaramente più difficile che vi sia un deficit.

Con l’autosvezzamento al bambino dovrebbe essere proposta essenzialmente la carne in pezzetti, spesso non adeguata alle sue capacità masticatorie, e questo determina facilmente un minor apporto di Fe.
Tuttavia alimenti alternativi come i legumi possono tranquillamente essere inseriti fin dalle prime settimane di svezzamento, andando a risolvere questa problematica.  

  1. Quali sono gli effetti del tipo di svezzamento sul peso del bambino?

Secondo alcuni studi l’autosvezzamento porta ad avere bambini con peso inferiore rispetto al metodo tradizionale.
Detta così sembra una brutta cosa: in realtà lo svezzamento tradizionale spesso porta ad avere bambini obesi.

L’autosvezzamento più che determinare un peso minore, conduce verso il “normopeso”. Tuttavia dai 12 mesi in poi i bambini autosvezzati o svezzati tradizionalmente mostrano pesi molto simili.

  1. Quali conseguenze ha l’autosvezzamento rispetto alla qualità della dieta e le preferenze dei cibi?

Ecco qui il punto chiave della questione, la risposta è: DIPENDE.
Se nello svezzamento tradizionale vengono offerti cibi con determinate proprietà (privi di zuccheri, di sale, di insaporitori, ecc..) lo stesso non si può dire per l’autosvezzamento.

Qui il ruolo dei genitori e della loro alimentazione è fondamentale. Se la famiglia possiede una buona educazione alimentare, il bambino non avrà grossi problemi. Anzi, molto probabilmente imparerà ad accettare più facilmente un’ampia varietà di cibi risultando meno choosy (termine molto in voga tempo addietro). Diversamente, la dieta del bambino svezzato in modo tradizionale risulta più facilmente monotona.

Ma cosa succede se in famiglia si è abituati a mangiare male?
Per male si intende cibi molto insaporiti, eccessivamente lavorati, pasti poco bilanciati.
Beh, in questo caso purtroppo il bambino svilupperà delle preferenze non propriamente salutari.

  1. Che effetti ha l’autosvezzamento sulle madri?

Diciamo che le madri che optano per l’autosvezzamento solitamente si pongono con un atteggiamento sereno che viene trasmesso anche al bambino. Le madri più ansiose invece sembrano più favorevoli ad adottare lo svezzamento tradizionale perché sentono di camminare su un terreno più controllabile.

Quindi, a chi va l’Oscar per il miglior modo di svezzare?
La scienza a questo punto si defila e dice che sono necessari ulteriori studi per capire cosa effettivamente sia meglio.

Dal mio punto di vista c’è un terzo metodo che potrebbe godere (tra i due “litiganti”) e uscirne abbastanza bene: quello dello svezzamento naturale.
Una pacifica via di mezzo tra i due che unisce la qualità del cibo alla prudenza tipica delle mamme “ansiose”. Non si usano infatti i babyfood ma al bambino viene offerto lo stesso cibo che consuma il resto della famiglia. Si parte da alimenti che si adattano molto bene alla modalità purea per poi aumentare le consistenze in base alle capacità masticatorie del bimbo.

Chi svezza in questo modo non ha il problema di pesare gli ingredienti e di nutrire il bimbo sulla base di grammi e orari da tabella.
Se il bimbo non vuol mangiare non va forzato e mal che vada può ripiegare sul latte.
Non si deve impazzire con vasi e vasetti, farine e omogeneizzati. Semplicemente basterà aprire la dispensa (che sarà ben fornita e variegata) e usare la fantasia per creare un piatto sano e bilanciato per tutti.

A te cara Mamma dico: non importa che metodo di svezzamento deciderai di usare per il tuo bimbo, non importa se verrai etichettata madre di serie A o di serie B, se sei ansiosa o “scialla”, se farai autosvezzamento soltanto nei mesi pari oppure svezzamento tradizionale a settimane alterne.
Sappi che puoi disorientare le tue amiche scegliendo di essere anche una madre di serie C, mischiando i due metodi e fregandotene di tutte le discussioni.   

Non so se vincerai mai un oscar per il miglior svezzamento dell’anno, ma sono certa che farai il possibile per dare il meglio al tuo bambino. Avrai comunque la cucina immersa nel casino e la pappa sparsa dalla punta dei capelli a quella dei piedi.

Usa sempre il buonsenso e dai retta al tuo istinto.
Buono svezzamento a tutte!

Fonte: https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC5934812/

D’Auria E, Bergamini M, Staiano A, et al. Baby-led weaning: what a systematic review of the literature adds on. Italian Journal of Pediatrics. 2018;44:49. doi:10.1186/s13052-018-0487-8.

Francesca Rigon – Autrice – cura la rubrica “Una mamma per nutrizionista”

Mamma di Raffaele dal primo giorno del 2018. Mi sono laureata in Biologia Evoluzionistica a Padova nel 2009, dove ho conseguito anche un Dottorato di Ricerca in Bioscienze e Biotecnologie. Nel 2012 ho frequentato un Master Internazionale in Nutrizione e Dietetica con una tesi sullo svezzamento nel 2017 presso l’Università Politecnica delle Marche.

Mi occupo di nutrizione da circa 3 anni. L’interesse per l’alimentazione nei più piccoli è una passione relativamente recente che fonda le sue radici nella scoperta dell’esistenza di Raffaele. Quindi perché non unire due grandi mondi, l’essere mamma e l’essere nutrizionista, in un’unica realtà da condividere con altre mamme?

Gestisco un gruppo chiuso su Facebook “NUNA: Nutrirsi Naturalmente”, dove le persone possono porre domande in totale riservatezza. Ho aperto l’omonimo BLOG dove approfondisco temi di alimentazione e riporto i dati dei più recenti studi pubblicati nelle riviste scientifiche, dando concretezza e fondamento ad ogni informazione riportata o discussa.

Certa che sarà un’avventura che mi permetterà di crescere assieme a molte persone, sono lieta di potermi occupare di questa rubrica e di poter mettere a disposizione un po’ del mio sapere.

Mangia per due! Gravidanza e un mito da sfatare

Immagine di drmichelerosa.it

Una donna quando scopre di essere in dolce attesa è tanto forte quanto fragile: se da una parte è conscia di essere protagonista principale di un vero e proprio miracolo, quello della vita, dall’altra percepisce la grande responsabilità facendosi prendere da innumerevoli dubbi e insicurezze.

Tra le mille domande che una futura mamma si pone c’è anche quella relativa all’alimentazione: come devo mangiare? Cosa posso o non posso mangiare? Dovrò mangiare per due?

Ed è proprio da quest’ultima domanda che voglio partire per inaugurare questa nuova rubrica!

Le nostre nonne dicevano sempre che con un bambino in grembo bisogna mangiare per due e da una parte non avevano tutti i torti: la gravidanza comporta uno sconvolgimento totale dell’organismo perché il corpo deve diventare una casa confortevole per il piccolino che si appresta a crescervi dentro e a restarci per nove mesi.

E così cambiano i fabbisogni, aumenta il volume sanguigno, la dimensione dell’utero, le ghiandole mammarie, si forma una nuova struttura – la placenta – e il liquido amniotico, aumentano le riserve energetiche sotto forma di grasso, si ha maggiore ritenzione idrica.

E poi diciamocelo, la gravidanza è un ottimo alibi per poter esagerare senza sentirsi in colpa, senza preoccuparci se la pancia è gonfia, tanto mica si vede!

Anche se lì per lì non ci si pensa, in realtà anche in gravidanza è bene mantenere la linea, un po’ più tonda, certo, e vi spiego subito perché.

Le abitudini alimentari della futura mamma non hanno ripercussioni soltanto su sé stessa ma anche sulla salute del bimbo e sulla buona riuscita del parto.

Viviamo in un paese in cui il cibo non manca e quindi il principale problema alimentare diventa la sovranutrizione che comporta il rischio di insorgenza di diabete gestazionale, disturbi di ipertensione (pre-eclampsia ed eclampsia) macrosomia nonché difficoltà a perdere peso una volta conclusa la gravidanza.

Per il bambino invece si presenta un maggior rischio di sviluppare malattie cardiovascolari, diabete di tipo 2 e alcune forme tumorali.

Se lo scenario vi sembra alquanto catastrofico, non abbiate paura perché con pochi accorgimenti si può affrontare una gravidanza serena, in piena salute vostra e del vostro bambino.

CONOSCI LO STATO DEL TUO PESO

Innanzitutto è necessario conoscere lo stato di partenza, ossia il peso prima della gravidanza, per poter capire in che range di peso è bene mantenersi.

E’ fondamentale sapere se ci si trova in una condizione di sottopeso, normopeso, sovrappeso o obesità e fare ciò è semplice, basta calcolare l’indice di massa corporea (IMC) che è dato dal rapporto tra il peso (espresso in Kg) e l’altezza (espressa in m2):

Sottopeso Normopeso Sovrappeso Obesità
<18 18-24.9 25-29.9 >30

Se siete sottopeso o normopeso, durante la gravidanza dovrete acquisire tra gli 11 e i 16 Kg, se siete sovrappeso dovrete fermarvi a 11 circa mentre se siete in uno stato di obesità è meglio che l’aumento di peso non superi i 9 Kg.

AD OGNI TRIMESTRE LE SUE CALORIE

Per il primo trimestre, malgrado i grandi cambiamenti in atto, la futura mamma non ha bisogno di mangiare più del solito (tranne nel caso in cui sia sottopeso), pertanto tutti gli eccessi sono banditi;

A partire dal secondo trimestre però le necessità energetiche aumentano e così bisogna apportare all’incirca 350 Kcal in più al giorno (il che equivale circa ad 1 spuntino in più);

Durante il terzo trimestre: occhio al peso! Questa è la fase più delicata perché basta guardarlo il cibo per pesare 1 Kg in più! Negli ultimi 3 mesi di gravidanza il bambino cresce notevolmente e se all’ecografia morfologica ve lo ricordavate di qualche etto, alla fine della gestazione peserà qualche chilo. In termini di Kcal, ne sono necessarie ulteriori 350-500 circa, a seconda di quanto era il peso prima della gravidanza.

CHE COSA MANGIO?

Nella dieta di una futura mamma non devono mai mancare i carboidrati, fonte energetica primaria e di eccellenza per fare funzionare al meglio l’organismo.

Chiaramente non si sta parlando di carboidrati semplici, quali zuccheri raffinati o prodotti che li contengono in eccesso, si parla piuttosto di carboidrati complessi derivati per lo più dai cereali che normalmente vengono inseriti nei pasti principali.

Quindi via libera a pasta, riso, farro, orzo, avena, meglio se integrali specialmente se in presenza di diabete gestazionale.

Assolutamente sconsigliate sono le diete a basso contenuto di carboidrati, o low-carb, che potrebbero seriamente compromettere la crescita e lo sviluppo del feto.

Attenzione a non eccedere con cracker, grissini o altri prodotti da forno simili, in modo particolare nel terzo trimestre, perché si corre il rischio di sforare il range di peso ottimale e di partorire un bambino già in sovrappeso.

Un occhio di riguardo va anche alle proteine che non devono mai mancare in una dieta bilanciata, tantomeno nel corso di una gravidanza. Esse rappresentano i mattoncini essenziali per la costituzione dei tessuti fetali e della placenta e pertanto vanno integrate rispetto ad una dieta normale.

Se per il primo trimestre normalmente non serve una grande integrazione, per il terzo trimestre invece si raccomanda di incrementare l’assunzione proteica di circa 26 gr al giorno attraverso la carne, il pesce (fonte importante di omega-3), uova, formaggi, come fonte di proteine animali, legumi e frutta secca, come fonte di proteine vegetali.

Attenzione invece a non esagerare con l’assunzione di grassi: essendo la gravidanza, soprattutto nella seconda metà, un periodo in cui si accumulano riserve funzionali all’allattamento, è molto facile immagazzinare tutti i grassi che vengono assunti con la dieta.

E’ consigliabile quindi selezionare bene la tipologia di grassi favorendo quelli poli- e monoinsaturi e limitando quelli saturi di origine animale.

In quanto a vitamine e minerali, con un buon piano alimentare genericamente non è necessario ricorrere agli integratori anche se è fondamentale prestare massima attenzione ai folati e agli acidi grassi omega-3 che sono importantissimi per il corretto sviluppo del feto.

Frutta e verdura meritano un discorso a parte perché sono una preziosissima fonte di vitamine, fibre, folati, potassio e sostanze bioattive (es. flavonoidi, carotenoidi, ecc), pertanto è opportuno abbondare con questo tipo di alimenti per dare miglior supporto possibile alla gravidanza.

Per tutte donne ma in particolare quelle non immuni alla toxoplasmosi, la verdura e la frutta vanno lavate molto accuratamente con acqua per eliminare qualsiasi residuo di terra; non sono invece necessari prodotti a base di ipoclorito che possono permanere come residui ed essere ingeriti.

Ricordate mamme, se finora grazie alla vostra igiene non avete contratto la toxoplasmosi, molto probabilmente, continuando come avete fatto fino ad oggi, non la contrarrete nemmeno in gravidanza però è bene essere attenti.

I cibi da evitare per maggiore sicurezza invece sono il latte non pastorizzato, i formaggi molli arborinati (potete concederveli qualche volta ma meglio cotti), carni, pesce (e in genere prodotti della pesca) e uova crudi, piatti già pronti di cui non conoscete le procedure di preparazione.

E con questi pochi ma utili consigli, auguro una buona e sana gravidanza a tutte!

FONTE

Kirsty Jayne Elliott-Sale, Ashley Graham, Stephanie Jane Hanley, Sherry Blumenthal & Craig Sale (2018) Modern dietary guidelines for healthy pregnancy; maximising maternal and foetal outcomes and limiting excessive gestational weight gain, European Journal of Sport Science, DOI: 10.1080/17461391.2018.1476591


Francesca Rigon – Autrice – cura la rubrica “Una mamma per nutrizionista”

Mamma di Raffaele dal primo giorno del 2018. Mi sono laureata in Biologia Evoluzionistica a Padova nel 2009 dove ho conseguito anche un Dottorato di Ricerca in Bioscienze e Biotecnologie nel 2012 e infine un Master Internazionale in Nutrizione e Dietetica con una tesi sullo svezzamento nel 2017 presso l’Università Politecnica delle Marche.

Mi occupo di nutrizione da circa 3 anni ma l’interesse per l’alimentazione nei più piccoli è una passione relativamente recente che fonda le sue radici nella scoperta dell’esistenza di Raffaele. Quindi perché non unire due grandi mondi, l’essere mamma e l’essere nutrizionista, in un’unica realtà da condividere con altre mamme?

Gestisco un gruppo chiuso su Facebook “NUNA: Nutrirsi Naturalmente”, dove le persone possono porre domande in totale riservatezza e ho aperto l’omonimo BLOG dove approfondisco temi di alimentazione e riporto i dati dei più recenti studi pubblicati nelle riviste scientifiche, dando concretezza e fondamento ad ogni informazione riportata o discussa.

Certa che sarà un’avventura che mi permetterà di crescere assieme a molte persone, sono lieta di potermi occupare di questa rubrica e di poter mettere a disposizione un po’ del mio sapere.

Una mamma per nutrizionista

A cura di Francesca Rigon

Una mamma per nutrizionista, rubrica rivolta all’alimentazione delle mamme e dei loro bambini.


Se hai un argomento che ti sta a cuore, SCRIVICI a redazione.emavi@gmail.com e lo potrai trovare pubblicato in questa rubrica!!!


 

La fertilità al femminile


Dieta del digiuno


Detox per purificare l’organismo: cosa dice la scienza


Perdi peso con la dieta del momento


Autosvezzamento VS svezzamento tradizionale: and the winner is…


Mangia per due! Gravidanza e un mito da sfatare


Francesca Rigon – Autrice – cura la rubrica “Una mamma per nutrizionista”

Mamma di Raffaele dal primo giorno del 2018. Mi sono laureata in Biologia Evoluzionistica a Padova nel 2009 dove ho conseguito anche un Dottorato di Ricerca in Bioscienze e Biotecnologie nel 2012 e infine un Master Internazionale in Nutrizione e Dietetica con una tesi sullo svezzamento nel 2017.

Il mio interesse per la nutrizione si concretizza con la scoperta dell’esistenza di Raffaele, anche se le sue radici sono ben più profonde.

Quindi mi sono chiesta: perché non unire due grandi mondi, l’essere mamma e l’essere nutrizionista, in un’unica realtà da condividere con altre mamme?

Da qui il nome della rubrica “Una mamma per nutrizionista

Certa che sarà un’avventura che mi permetterà di crescere assieme a molte di voi, sono orgogliosa e lieta di potermi occupare di questo spazio.

Alimenti e gravidanza: i rischi alimentari per future mamme

Essere mamme a Vicenza, in collaborazione con l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie, presenta un incontro sui rischi che gli alimenti possono rappresentare quando si è in stato di gravidanza.

Le donne in gravidanza sono tra le persone a più alto rischio di contrarre malattie di origine alimentare. I cambiamenti nel loro sistema immunitario le rendono più esposte ai rischi microbiologici causati da batteri come Toxoplasma gondii, Listeria monocytogenes e Salmonella, che possono causare malattie gravi ed essere trasmessi al feto. Per questo è importante che le mamme in attesa siano informate e adottino atteggiamenti e pratiche alimentari corretti.

L’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie sta conducendo una ricerca (RC 02/15) per realizzare una campagna di comunicazione sui rischi alimentari in gravidanza, con l’obiettivo di aumentare la consapevolezza delle donne circa i rischi di malattie di origine alimentare a cui possono essere soggette insieme ai loro bambini. Il progetto è finanziato dal Ministero della Salute.

World Cafè:

Alimenti & Gravidanza | LogoAl fine di raccogliere informazioni sulle esigenze in-formative del pubblico della campagna e incrementare le sue conoscenze sull’argomento, saranno realizzati in Veneto degli incontri specificatamente rivolti a donne in stato di gravidanza.

Gli incontri, della durata di circa 3 ore, saranno sviluppati attraverso la tecnica del World Café, una metodologia ricerca sociale di tipo partecipativo, che favorisce la discussione e il confronto tra partecipanti ed esperti su questioni concrete che riguardano la vita e le esperienze delle future mamme. Ad ogni incontro potranno parteciperanno da 15 a 30 future mamme interessate alla tematica della sicurezza alimentare.

Quando e dove:

Sabato 27 maggio dalle ore 9.30 alle ore 12.30 presso la sede dell’Associazione Essere mamme a Vicenza, al primo piano di Piscine di Vicenza in Viale Ferrarin 71 a Vicenza

Iscriviti:

L’incontro è aperto a mamme in qualsiasi mese di gravidanza ed è gratuito ma a numero chiuso quindi dovrai iscriverti entro il 19 maggio contattando:
osservatorio@izsvenezie.it
Tel. 049 8084265

Per conoscere le altre date del World Cafè o per avere maggiori informazioni: CLICCA QUI