Spazio mamme EmaVi

Torna a grande richiesta lo SPAZIO MAMME

di Essere mamme a Vicenza!!!

Ogni martedì mattina, dalle ore 9:30 alle 11:30

Spazio di accoglienza dove puoi

  • incontrare altre mamme con i propri bambini
  • condividere la tua esperienza di maternità
  • incontrare esperti e professionisti che rispondono alle tue curiosità e bisogni (da calendario)

Presso la sala incontri al primo piano del palazzetto del nuoto in Viale Ferrarin 71 a Vicenza – Attività curata dalle mamme Lara e Michela

ATTENZIONE: da martedì 29 gennaio, per tutti gli ultimi martedì del mese, sarà presente l’infermiera Paola Bortolazzo, consulente in allattamento materno IBCLC che collabora con Emavi per la  rubrica “Allattamento e dintorni”. Tutte le mamme presenti potranno rivolgerle domande sull’allattamento e far luce su dubbi e curiosità. Gradita conferma di partecipazione alla mail emaviaps@gmail.com. 

 

Ingresso libero e gratuito (EmaVi ringrazia di cuore per qualsiasi forma di donazione volontaria)

GUARDA IL CALENDARIO DELLE ATTIVITA’ DELLA NOSTRA ASSOCIAZIONE

Per maggiori informazioni emaviaps@gmail.com

 

Auguri festosi post-natalizi

auguri festosi post nataliziTU mamma che non puoi permetterti la settimana bianca!

TU mamma che dalla settimana bianca sei appena tornata o partirai nei prossimi giorni…

 

Il pomeriggio del 27 dicembre di sicuro non hai nulla da fare!!!

Quindi devi assolutamente venire, insieme ai tuoi bimbi allo

 scambio di auguri festosi post-natalizi!

auguri festosi post-nataliziLe mamme volontarie di Essere mamme a Vicenza prepareranno cioccolata calda e aperitivi, TU porta qualche stuzzichino da mangiare!

(Ovviamente non obbligatorio! Va bene qualsiasi cosa: dolce/salato, fatto in casa/confezionato)

GIOVEDI 27 DICEMBRE DALLE 16.00 ALLE 18.00

sala incontri del palazzetto del nuoto in Viale Ferrarin 71 a Vicenza!

NOTA: Venite vestiti leggeri! Saremo all’interno di un palazzetto del nuoto, gli ambienti sono sempre ben riscaldati!

 

 

100 e più buone ragioni per regalare un libro ad un bambino

“Riempite le case e le scuole dei libri. Colmate le stanze di albi illustrati, enciclopedie e raccolte d’arte. Un libro per un bambino vale più di cento giochi. Un libro per un bambino può essere scintilla d’infinito”.

Serendipità – Associazione Lilliput (Osimo)

 

Illustrazione di Gennine Zlatkis

Il Natale si avvicina. I giorni che ci dividono dal gioioso giorno di festa sono sempre meno. Lo percepiamo anche senza controllare il calendario o il cellulare. Le vetrine dei negozi hanno da tempo ricreato spazi “innevati”, tra i prodotti esposti si intravedono i tipici animali che tanto ci ricordano i boschi e l’inverno: cervi, orsi di tutte le misure, scoiattoli, pettirossi, gufi…E’ un tripudio di rosso, oro, verde. Conifere vere o artificiali riempiono le case e gli spazi pubblici insieme alle amate e caratteristiche luminarie, che tanto fanno quella sensazione di “festa collettiva” per il solo fatto di essere accese.

Più il tempo passa e più ci sopraggiunge nel cuore il dilemma dei regali. La lista è lunga: figli, genitori, parenti e amici. Corriamo alla ricerca di un regalo per ciascuno.

Ovviamente (e ancora per fortuna) tra i regali più gettonati ci sono anche i libri. Nel periodo natalizio il numero degli acquisti in questo settore schizza alle stelle eppure i dati statistici derivati da interviste e rilevazioni ci dicono che in Italia i non lettori aumentano e che il 30% degli intervistati non legge a causa della mancanza di tempo.

In ogni caso il settore dell’editoria sta crescendo e sviluppandosi. I dati positivi ci sono:  è aumentato il numero di case editrici, rispetto al 2010 sul mercato ci sono 755 nuove case editrici che cercano un posticino per il loro marchio e per il loro progetto editoriale sugli scaffali delle librerie di tutta la Penisola e non solo.

Nel nostro Paese ogni anno vengono pubblicati circa 6.000 nuovi titoli dedicati alla letteratura per l’infanzia e i ragazzi (albi illustrati e narrativa). E qui viene il difficile. In tutto questo “mare” di libri e pubblicazioni come ci orientiamo?

Cosa distingue un buon libro da un libro meno buono?

Cosa ci guida nella scelta e nell’acquisto di un libro per i nostri bambini?

Recentemente ho avuto il piacere di partecipare ad un seminario di formazione tenuto da Alessia Napolitano, libraia e formatrice della Libreria Radice-Labirinto di Carpi (MO) ed organizzato dalla Biblioteca Civica “G. Bedeschi” di Arzignano (VI) durante la settimana nazionale “Nati per Leggere 2018”.

Illustrazione di Gennine Zlatkis

Il titolo era affascinante ma allo stesso tempo impegnativo “Il Passepartout. Accedere al senso critico del lettore e aprire la porta dell’infanzia” (il seminario fa parte di un ciclo più ampio di incontri “Nuove chiavi per leggere e pensare la letteratura per bambini e ragazzi” https://www.radicelabirinto.it/formazione/i-seminari-dal-vivo/nuove-chiavi/)

L’infanzia è stato il fulcro di tutta la giornata, partendo da due domande che possono sembrare molto banali ma che racchiudono in sé un potere enorme: dov’è il bambino? Quale infanzia andiamo cercando?

Alessia Napolitano introduce e spiega anche nel suo blog quello che spesso accade: “Meditavo sul fatto che per molti adulti che entrano in libreria le memorie d’infanzia sono spesso stereotipate, come se di fronte all’acquisto di un libro ( e forse non solo in questa circostanza) essi perdessero la capacità di ricondursi al loro sé bambino. Una sorta di indicibilità acquisita, una difficoltà cioè non tanto intrinseca all’infanzia, ma alla memoria, che non sa più ricordare e raccontarsi davvero, come se un’infanzia altra (o di qualcun altro) si sovrapponesse inesorabilmente alla propria. Ma di quest’altra infanzia, così canonizzata, e così assoluta e così paradossalmente impersonale, si trovano ovunque immagini e parole ( e a buon mercato!) perché il commercio ha bisogno di vendere e quindi di veicolare sapori, odori, sensazioni, emozioni …peccato che i ricordi costruiti in questo modo siano fittizi o peggio – perché i più difficili da sradicare – idealizzati”.

Che parole associamo al termine “Infanzia”? Abbiamo provato durante il seminario, ad occhi chiusi, una sorta di brainstorming ma senza problemi da risolvere. Eravamo una ventina di persone diverse e la lettura dell’elenco di parole è stato alla fine l’atto di chiusura del seminario.

Alla parola “Infanzia” abbiamo associato solo termini “positivi” riconducibili a ricordi offuscati  della nostra: sole, risate, bicicletta, giallo, nonni, scuola, gioia, regali, Natale, neve, festa, giocattoli, coccole, mamma, amici ecc….

E pian piano nell’analisi concreta, attraverso la lettura di alcuni titoli, abbiamo via via scoperto che la nostra idea di infanzia è spesso influenzata da concetti introdotti dal mondo dei consumi, dalla moda del momento, da pregiudizi e da giudizi esterni.

L’infanzia, come ci viene presentata dalla televisione, dai film, dai cartoni animati, negli oggetti che quotidianamente compriamo e anche nei libri, risulta essere idealizzata, emozionale, sentimentalista, edulcorata, estasiata.

Ci siamo tutti sorpresi di quanto le immagini veicolate dalla nostra società contemporanea siano così totalizzanti e minino i concetti più puri e vicini al cuore, fino ad arrivare a sostitursi a ricordi, a sensazioni, a pensieri nostri autentici.

E’ faticoso riaccuffare quell’io bambino, comporta una grande fatica quasi una lotta ad uscire da una melma che ormai ci ha inghiottito giorno per giorno. La nostra idea di infanzia e di come dovrà essere quella dei nostri bambini potrebbe essere compromessa per sempre in quest’ottica, ma la speranza di poter ritrovare quanto smarrito non deve spegnersi.

illustrazione di Gerda Muller

Ed è proprio da qui che bisogna ripartire quando scegliamo o regaliamo un libro per un bambino.

Una buona storia è come un bosco di sentieri nel quale si aprono una multitudine di scelte. Non deve avere per forza lo scopo di insegnare o avere una morale. Le vere storie lasciano la libertà anche di non prendere nulla.

Come un sasso nello stagno

Ci sono 100 e più buone ragioni per regalare un libro ad un bambino ma siete voi che dovete fare la differenza. Non fidatevi solo delle pubblicità e degli sconti, entrate dentro i libri che siete in procinto di comprare. Toccate la fattura della carta, la qualità delle illustrazioni, sviscerate le parole che compongono il testo e sentite se qualcosa stona…andate oltre continuate ad investigare e a domandare al vostro io: dov’è il bambino?

Non andate al supermercato a comprare i libri, andate in una libreria. Condividete con i librai i vostri dubbi, le vostre perplessità e le vostre domande sui prodotti dell’editoria che vi stanno vendendo. Dialogate perchè possiate trovare il sentiero che desiderate percorrere ma allo stesso tempo lasciarvi alle spalle. E fatelo fare anche ai vostri bambini.

Uno dei più grandi ostacoli che poniamo noi adulti è questo: ai bambini si legge solo ciò che possono comprendere appieno. Quanti libri scartiamo, censuriamo, modifichiamo convinti di fare un bene al nostro bambino, senza però riflettere di quante privazioni intellettuali impoveriamo il suo entusiamo.

Regalando un libro e/o leggendolo insieme stiamo regalando anche PAROLE. Le parole non sono solo significato. Sono in primo luogo SUONO.

Ancora una volta Gianni Rodari è maestro nel coinvolgerci con una semplice immagine: un sasso lanciato in uno stagno.

Illustrazione di ELsa Beskow

«Un sasso gettato in uno stagno suscita onde concentriche che si allargano sulla superficie, coinvolgendo nel loro moto, a distanze diverse, con diversi effetti, la ninfea e la canna, la barchetta di carta e il galleggiante del pescatore. Oggetti che se ne stavano ciascuno per conto proprio, nella sua pace o nel suo sonno, sono come richiamati in vita, obbligati a reagire, a entrare in rapporto tra loro. Altri movimenti invisibili si propagano in profondità, in tutte le direzioni, mentre il sasso precipita smuovendo alghe, spaventando pesci, causando sempre nuove agitazioni molecolari. Quando poi tocca il fondo, sommuove la fanghiglia, urta gli oggetti che vi giacevano dimenticati, alcuni dei quali ora vengono dissepolti, altri ricoperti a turno dalla sabbia. Innumerevoli eventi, o microeventi, si succedono in un tempo brevissimo. Forse nemmeno ad avere tempo e voglia si potrebbero registrare tutti, senza omissioni.
Non diversamente una parola, gettata nella mente a caso, produce onde di superficie e di profondità, provoca una serie infinita di reazioni a catena, coinvolgendo nella sua caduta suoni e immagini, analogie e ricordi, significati e sogni, in un movimento che interessa l’esperienza e la memoria, la fantasia e l’inconscio e che è complicato dal fatto che la stessa mente non assiste passiva alla rappresentazione, ma vi interviene continuamente per accettare e respingere, collegare e censurare, costruire e distruggere.» (Grammatica della fantasia, Einaudi Ragazzi, 2017, pag. 11)

Illustrazione di Lennart Helje

Anche una singola parola può produrre molto, può creare pensieri perchè da “belle” parole si producono “bei” pensieri, che nella nostra società stanno via via scomparendo, lasciando un deserto di idee e di concetti che ci assopisce e ci fa addormentare di fronte al mondo che ci circonda. Questa ragione è la prima della mia lista…e per voi, qual è la vostra?

 


Mariairene Didoni – Autrice –

Mamma di Matilde e appassionata di libri e d’arte.

Sono laureata in Storia dell’Arte e conservazione dei beni artistici e sin da piccola il mondo dei libri e dell’illustrazione mi ha sempre affascinato. Mi dedico alla pittura ad acquerello e all’organizzazione di letture condivise per bambini come volontaria presso la Biblioteca del quartiere di Anconetta, succursale della sede centrale di Vicenza della Biblioteca Civica Bertoliana.

Ho seguito diversi seminari e corsi di formazione nell’ambito della promozione della lettura per tutte le età a partire dalla primissima infanzia ma anche dalle letture al pancione durante la gravidanza.

Sono diventata “Lettore Custode” grazie alla formazione ideata e realizzata da Alessia Napoletano presso la sua Libreria per l’Infanzia “Radice-Labirinto” di Carpi (MO). La metodologia del “Lettore custode” è in via di definizione e sperimentazione e si prefigge lo scopo di infondere l’amore per le storie e la lettura.Diventare mamma mi ha dato la possibilità di riscoprire e riassaporare le mie diverse passioni e mi ha portato a “rileggere” nel vero senso della parola una lunga lista di libri, ripartendo dagli albi illustrati e dai grandi classici della letteratura per l’infanzia e per i ragazzi, oltre ad altri libri non convenzionali.

La mia mente ha sempre fame di parole e di immagini che facciano vibrare le corde del cuore e dell’anima.

Con la rubrica “Un mondo di cose da leggere” vorrei accompagnarvi e aiutarvi a far visita al vostro “io” bambino/bambina e a condividere con tutta la vostra famiglia le potenzialità che la lettura e i libri possono offrire.

“Vorrei che tutti leggessero. Non per diventare letterati o poeti, ma perché nessuno sia più schiavo”. (Gianni Rodari)

Reby, Villafun e una storia in Terapia Intensiva Pediatrica a Vicenza

Una bimba, una storia, una malattia e la riflessione di due genitori: “non può essere tutto qua”.

Ti capitano nella vita degli ostacoli da superare.

Forse ti chiedi perché. Perché capita proprio a te.

E magari ti rendi conto che vivevi in una bolla, dove tutto andava bene e le “cose brutte”, succedevano solo agli altri.

E quando invece, quell’ostacolo da superare tocca a te, cambia tutto.

Siamo nel reparto di terapia intensiva pediatrica di Vicenza. La piccola Rebecca di 5 anni dorme.

La mamma cerca di riposare e di pensare positivo. La piccola è stata operata alla testa per un tumore, e si aspetta. Si aspetta quel tempo che sembra non passare mai.

Il papà non può stare nella stessa stanza e vaga per l’ospedale, aspettando che passino le ore che sembrano non finire mai.

Sono passati mesi dal quella notte post operatoria, e dal periodo in Pediatria, ma i “segni” che hanno lasciato sono tutti lì.

Ma sono rimasti anche insegnamenti di vita e tanta gratitudine.

E la consapevolezza che quando vivi un’esperienza forte è giusto imprimere nel cuore tutte le cose belle:

i medici che sanno quanto è difficile per un genitore vedere il proprio bambino affrontare una prova troppo grande; gli infermieri che ti portano una fetta di torta alle 03 di notte; la forza di quei bambini che si sottopongono alla chemioterapia con il sorriso. E poi le “strategie e le tattiche” per fare esami o prelievi ai piccoli pazienti e la passione e la comprensione di chi lavora in questo reparto dove ci sono genitori sfiniti e bambini da accudire, da far crescere, a cui dare risposte.

Ed è da questi “segni” rimasti nel cuore dei genitori di Rebecca che nasce l’Associazione Villafun.

Sara e Simone con i gadget di Villafun

L’associazione VillaFun

Dal nuovo valore che si dà alle cose e dalla voglia di dare un senso a quello che è successo, i genitori di Rebecca: Sara Schizzarotto e Simone Martoni dopo aver vissuto l’esperienza della terapia intensiva, hanno capito che non poteva essere tutto finito. Che quell’esperienza andava oltre la malattia.

“Dopo questa nostra esperienza abbiamo deciso di fare qualcosa per gli altri. Abbiamo fondato l’associazione Villafun che unisce il nome del paese: Villaverla, come comunità e fun che significa divertimento in inglese. Con l’aiuto di molti amici, abbiamo fondato questa associazione per fare qualcosa di concreto per i bambini e per le loro famiglie”, racconta Sara.

“Villafun è nata a gennaio 2018 ed ha già raggiunto traguardi importanti. Ci sono 260 soci e molti di questi sono veramente attivi!

Il nostro scopo è quello di aiutare le associazioni del territorio che prestano servizio di volontariato e supporto alle famiglie di bambini gravemente ammalati come per esempio: Team for Children di Vicenza”.

Team di VillaFun

Villafun si è mossa da subito organizzando feste per raccogliere fondi.

Un traguardo è stata la donazione a Team for Children usata per una TV da collocare dentro la stanza “Il nido del papero” che è una “stanza filtro” per bambini immunodepressi.

Ma ancor più importante è il progetto di Team for Children Vicenza, chiamato: “Vicenza ospitale” ed inaugurato questo ottobre. Consiste in una casa con 5 posti letto dove i genitori dei bambini ricoverati possono stare vicini e INSIEME, cosa che prima non accadeva. Questo dà la possibilità di condividere un momento difficile ma anche darsi forza a vicenda tra genitori che stanno vivendo un’esperienza simile.

L’associazione ha aiutato con lavori di manovalanza,  con le donazioni di una lavatrice e 5 city-bike agli ospiti e di un’assegno il cui ricavato è stato raccolto in questi pochi mesi di attività.

C’è sempre tanto da fare ma la ricompensa è grande!

 

mamma di reby
Sara, mamma di Rebecca. Socia fondatore di Villafun

 

Prossimi appuntamenti

Villafun è presente sul territorio con vari eventi dedicati ai bambini e alle famiglie e potete seguirla nella pagina Facebook. 

Inoltre, potete contribuire facendo una donazione oppure attraverso l’acquisto di vari gadgets (portachiavi, puzzle, magliette…) con il logo dell’associazione, contattando attraverso un messaggio o dal sito: www.villafun.it

 

 

 

 

 

 

 

Grazie di avermi letto.

Ciao cari genitori (e non).

Simonetta Pamela Cavalli

“Sogna ciò che ti va; vai dove vuoi; sii ciò che vuoi essere”. By Paulo Coelho

 

 

ALCUNE TRA LE COSE CHE ABBIAMO FATTO FIN’ORA

Essere Mamme a Vicenza è un gruppo di supporto per tutte le mamme: quelle in gravidanza, quelle che hanno appena partorito e quelle che lo sono già da tempo e che sono magari già nonne.

Il supporto arriva sottoforma di amicizia, consigli, compagnia e, a volte, di solidarietà.

Nel lontanto 2012, una vera e propria gara di solidarietà è stata quella che ha visto le mamme di EmaVi raccogliere fondi per acquistare body di taglie adeguate e altro materiale utile nella cura dei cuccioli del reparto di Terapia Intensiva Neonatale dell’Ospedale San Bortolo di Vicenza.

Le ideatrici di questa bella iniziativa sono state mamma Veronica – con la sua piccola Vittoria, nata prematura – e mamma Laura – vicentina trasferita negli Stati Uniti d’America per amore- .

Tutti gli acquisti sono stati fatti negli USA proprio da mamma Laura, dove c’è più scelta e prezzi più convenienti per l’acquisto di articoli rivolti ai bimbi prematuri.

Aiutarsi a vicenda e condividere la vita di tutti i giorni ci unisce di giorno in giorno e ci sono occasioni in cui una semplice uscita per una pizza o un pomeriggio al parco diventa motivo di svago, chiacchiere, nascita di nuove amicizie e consolidamento di quelle già esistenti
Primo incontro ufficiale di gruppo. marzo 2013 – presso LaLudo
1° EmaVi day all’Oasi Rossi di Santorso
Festa della mamma 2014 a Parco Querini

Le cene mamme… alcune tra le tante


Stravicenza 2014

21 marzo 2015: Inaugurazione EmaVi aps QUI


La nostra partecipazione alla fiera Chidren and Family ogni anno dal 2014 al 2018

Il nostro sempre vivo sostegno al progetto AllattandoVi e alla BLUD (Banca del Latte Umano Donato). Dalla sua nascita nel novembre 2015 ad oggi

La partecipazione alle inaugurazioni di Day Hospital Oncoematologico Pediatrico e Terapia Intensiva Pediatrica Ospedale San Bortolo

AND MORE….

In quanti altri progetti e idee ci butteremo a capofitto?

Seguiteci e lo scoprirete!!!

Oggi il tempo è di pioggia

 

Illustrazione di Marta Wendelin

Scendon le gocce della prima pioggia
che sui selciato ancor timida batte,
mentre settembre lietamente sfoggia
l’ardore delle sue bacche scarlatte.
E le foglie chiacchierine
parlano dell’autunno che ritorna
e che sotto la pioggia fine fine
di pampini e di bacche agile s’adorna.

Marino Moretti – La prima pioggia

 

 

L’autunno è arrivato con il suo carico di foglie.

Scricchiolano i nostri piedi, mentre si passeggia nelle strade e nei parchi. Il vento si alza con più forza nelle giornate che si accorciano e il sole sempre più pallido e malinconico lascia spesso l’amica pioggia, portata dalle nuvole, bagnare la terra che sembra più scura e “meno” brulicante.

A volte però la pioggia ci disturba quando sembra rovinare i nostri piani, quando prevediamo un’uscita nel fine settimana, una bella gita con gli amici e i bambini, oppure semplicemente quando vogliamo un pò di sole per non incupirci in casa.

I nostri ricordi tornano sui banchi di scuola, a quella poesia imparata a memoria Pioggia nel pineto di Gabriele D’Annunzio. Come non ricordare le sue parole con il loro potere di evocare i suoni, i rumori, il profumo e l’umidità dell’acqua che a piccole gocce scende e si posa….sulle foglie, sui tronchi degli alberi, sui sassi, sulla terra e sulle nostre giornate frenetiche.

 Ascolta. Piove dalle nuvole sparse

Ascolta. Risponde
al pianto il canto
delle cicale
che il pianto australe
non impaura,
né il ciel cinerino.                              

E il pino
ha un suono, e il mirto
altro suono, e il ginepro
altro ancora, stromenti
diversi
sotto innumerevoli dita.

La pioggia è un fenomeno pieno di contraddizioni per noi, nel bene e nel male. Bella ma allo stesso tempo può essere tremenda.

Come scrive Paola Cosolo Marangon nel suo libro Fai della natura la tua maestra[1]:

Poche cose come la pioggia vedono l’interazione con le nostre vite. D’estate la imploriamo, vorremmo averne per rinfrescarci, per baganre i campi e i giardini e d’inverno non la vorremmo più, perchè ci piace il tepore del sole. Mai contenti! […]

La pioggia ristora, rinfranca, diverte. Non dimentichiamo che le pozzanghere sono generate dalla pioggia: c’è qualcosa di più divertente dello sguazzare nelle pozzanghere?

Proprie in queste giornate in cui il tempo è di pioggia e si ritorna magari da qualche passeggiata con gli stivali di gomma, zuppi sotto l’impermeabile ma felici, con i nasini rossi e le guance fredde, con gli occhiali appannati e una voglia matta di cioccolata calda, i libri ci chiamano.

La giornata non finisce…anzi anche con il brutto tempo è possibile passare momenti di qualità insieme, senza ricorrere a video, tablet, smartphone o televisori.


[1] Vedi articolo precedente “Da lontano era un’isola

 

Sul comodino ma non solo: libri dappertutto e anche quando piove

Sono stati scritti e illustrati tantissimi libri sul tema delle foglie, dell’autunno, degli alberi e sull’arrivo dell’inverno. C’è l’imbarazzo della scelta.

E sulla pioggia?

Eccone alcuni…

Ciao Cielo di Dianne White e Beth Krommes (Il Castoro, 2016 – traduzione di Bruno Tognolini)

La storia di una giornata in una fattoria. Il cielo è limpido, una mamma stende i panni al sole e i bambini giocano in un prato dal verde acceso. Ma ecco che all’improvviso grossi nuvoloni si fanno minacciosi e arrivano a “disturbare” la quiete casalinga. Il tempo cambia. Il cielo si anima, arriva il vento, cambiano i colori e quasi si fa buio. Tuoni, lampi…La pioggia arriva e grazie ad essa si ha il pretesto di visitare la fattoria, la stalla, il porcile e la rimessa del trattore. Ci si gode la vitale esuberanza di un fenomeno naturale…con la voglia di stare sotto le lenzuola nel lettone.

Il sabato è come un palloncino rosso di Ricardo Liniers (Nuova Frontiera Junior, 2015).

Un fumetto con due protagoniste: due bambine Tina e Matilda che progettano un bel sabato ricco di avventure…un pic-nic, i fiori, gli alberi, una bella camminata.

“ll sabato la colazione è più buona” SLURP! GLU! GLU! “Vedi, è la stessa, ma ha un sapore più buono. Ed è perché oggi è SABATO!”.

Ma… piove! Oh no! Che disdetta…che peccato! Non è giusto! Penseremmo noi in preda allo sconforto per l’ennesimo fuori programma e invece…

“Non preoccuparti! La pioggia è DIVERTENTE” pensa Matilda.

Le bimbe si vestono ed escono fuori sotto la pioggia. Perchè la pioggia è fatta apposta per bagnare, per scivolare dentro il cappuccio e farci venire i brividi lungo la schiena, per essere assaggiata sulla punta del naso, per essere schizzata dagli stivaletti. Il timore sparisce e le due piccole si lanciano all’avventura alla scoperta della loro giornata piovosa.

Una splendida giornata, Richard Jackson con le illustrazioni Suzy Lee (Terre di Mezzo, 2017)

Ci sono giornate che iniziano con un tempo grigio che poi diventa nero e carico di pioggia. Questa storia comincia con una strana noia che pervade le prime pagine. I bambini sono spenti e annoiati…ma ecco che con un clic si accende la radio e una melodia pervade le pagine con una scia azzurro che le attraversa e ci conduce insieme ai tre fratellini protagonisti a vestirsi di tutto punto per uscire: quindi forza! Cappelli, ombrelli e stivali…si parte alla conquista di un “fuori”. Il ritmo aumenta, l’azzurro continua a fare da filo conduttore e lo si ritrova nelle pozzanghere, nel giardino trasformandosi in verde, giallo, rosso, rossa ed è allora che inizia la corsa! Un’euforia ci fa ridere nel vedere quei bambini che lanciano in aria gli ombrelli. Il temporale è andato via…le nuvole si diradono e il cielo torna sereno. Ecco com’è una splendida giornata.

Ma se con i libri si potesse imparare anche a costruire un castello con del cartone oppure con un paio di calzini vecchi realizzare un coccodrillo dall’aria curiosa e simpatica?

E’ vero internet è pieno di progetti e non occorre certo un libro per stuzzicare la creatività…ma pensate al calore che il libro trasmette quando lo tenete tra le mani. Immaginate quando con i vostri bambini e le vostre bambine sceglierete dall’indice il nome del progetto più assurdo e fuori dal comune che possiate aver mai realizzato. Quando leggerete insieme le istruzioni e guarderete le immagini. Quando sorriderete per la confusione che avrete lasciato e dovrete insieme mettere tutto in ordine. Quando guardando la vostra opera, chiuderete il libro e riponendolo sullo scaffale direte “Alla prossima giornata di pioggia, se proprio non possiamo uscire, ci divertiremo con un altro progetto”.

Provare per credere. Eccovi alcuni di questi fantastici libri della casa editrice Terre di Mezzo, facilmente reperibili nelle librerie e/o presso le biblioteche: oggi il tempo è di pioggia ma noi ci divertiamo lo stesso.

Potete scoprire ulteriori titoli visitando il sito http://libri.terre.it/libri/collana/29/

La stampa fatta in casa, Elena Campa 

Laboratorio creativo per bambini di tutte le età. Tante tecniche spiegate passo passo, con materiali facili da trovare: dai timbri alla serigrafia, dalla collografia allo stencil, dalle mascherine alla litografia.

 

 

Grandi giochi di cartone, Angels Navarro

Dalla cucina all’aeroplano, facili progetti per costruire con il cartone e scoprire il piacere di creare con le proprie mani, usando materiali di recupero.

 

 

Calzarughe e Bodyfanti, Silvia Bonanni

Come realizzare dei simpatici pupazzi a partire da un vecchio maglione peloso o da una calzamaglia che non si usa più e trascorrere dei pomeriggi divertenti con mamma e papà, o con i tuoi amici.

 

Facciamo i colori, Helena Arendt

Dal rosso dei gerani al blu dei mirtilli, dal verde dell’ortica al rosa della malva… la natura è un’immensa tavolozza da cui tutti possiamo attingere: basta saperla usare! Un libro con tante semplici “ricette” per dipingere e giocare con i colori naturali.

 

 


Mariairene Didoni – Autrice –

Mamma di Matilde e appassionata di libri e d’arte.

Sono laureata in Storia dell’Arte e conservazione dei beni artistici e sin da piccola il mondo dei libri e dell’illustrazione mi ha sempre affascinato. Mi dedico alla pittura ad acquerello e all’organizzazione di letture condivise per bambini come volontaria presso la Biblioteca del quartiere di Anconetta, succursale della sede centrale di Vicenza della Biblioteca Civica Bertoliana.

Ho seguito diversi seminari e corsi di formazione nell’ambito della promozione della lettura per tutte le età a partire dalla primissima infanzia ma anche dalle letture al pancione durante la gravidanza.

Sono diventata “Lettore Custode” grazie alla formazione ideata e realizzata da Alessia Napoletano presso la sua Libreria per l’Infanzia “Radice-Labirinto” di Carpi (MO). La metodologia del “Lettore custode” è in via di definizione e sperimentazione e si prefigge lo scopo di infondere l’amore per le storie e la lettura.

Diventare mamma mi ha dato la possibilità di riscoprire e riassaporare le mie diverse passioni e mi ha portato a “rileggere” nel vero senso della parola una lunga lista di libri, ripartendo dagli albi illustrati e dai grandi classici della letteratura per l’infanzia e per i ragazzi, oltre ad altri libri non convenzionali.

La mia mente ha sempre fame di parole e di immagini che facciano vibrare le corde del cuore e dell’anima.

Con la rubrica “Un mondo di cose da leggere” vorrei accompagnarvi e aiutarvi a far visita al vostro “io” bambino/bambina e a condividere con tutta la vostra famiglia le potenzialità che la lettura e i libri possono offrire.

“Vorrei che tutti leggessero. Non per diventare letterati o poeti, ma perché nessuno sia più schiavo”. (Gianni Rodari)

Raccontami una storia che parla anche di me

I bambini costituiscono una percentuale importante dell’umanità, delle sue genti, popoli e nazioni, in quanto abitanti, concittadini nostri, nostri compagni di sempre. Sono stati, sono, saranno. Una vita tanto per ridere non esiste. No, l’infanzia sono lunghi e importanti anni nella vita di un uomo.

Janusz Korczak 

Illustrazione di Maria Giron

Molto spesso diamo per scontato che i libri per bambini parlino dell’infanzia. E così si corre in libreria o in biblioteca e ci si accorge che i protagonisti sono animali antropizzati, macchinine e trattori, alberi parlanti e creature misteriose. Si inizia a scorrere lo scaffale alla ricerca di un libro qualsiasi.

C’è un libro per ogni occasione. Dalle prime parole agli animali della fattoria, dalle prime pappe allo spannolinamento e così via. Ma l’infanzia è solo questo? Sono solo fasi predeterminate da “superare” indenni oppure c’è molto di più? I numeri e gli animali della fattoria sono i principali ricordi di un bambino?

E i bambini sono tutti uguali di fronte ai libri?

A volte rischiamo di cadere negli stereotipi di un’infanzia che deve sottostare a precise idee e definizioni che inquadrano le conoscenze dei bambini e delle bambine all’interno di caselle ben delimitate – da altri – dalle quali è difficile per non dire impossibile uscirne, pena la definizione per l’appunto di “ribelle”.

Nessun bambino è uguale ad un altro e l’unicità di ciascuno va ascoltata e rispettata nella sua totalità.

Illustrazione di Maria Giron

Tale unicità però viene offuscata nella maggior parte dei casi da noi adulti, convinti che i bambini debbano essere perennemente guidati nelle scelte e nelle decisioni, senza ricordare che loro stessi sono in grado fin da piccolissimi di recepire e comprendere moltissime cose del mondo che li circonda. Che le loro idee e il loro senso estetico spazia ed è molto ampio, senza pregiudizi e/o inquadrature di genere. Il loro saper “leggere” le immagini, se ascoltato, ci sorprenderebbe!

Parlare e raccontare dell’infanzia, scorrere e leggere storie di bambini e di bambine presenti in albi illustrati ed in libri di narrativa può diventare un vero e proprio viaggio di scoperta per tutti, genitori compresi. Un modo per andare oltre alle tematiche sopradescritte che si fossilizzano su concetti adulto-centrici e che imprimono ai bambini un “utilizzo” del libro solo ed esclusivamente per fini didattici (es. imparare a contare, imparare i colori, saper riconoscere le forme e gli animali) riducendo così il lessico, la musicalità delle parole, la complessità buona della realtà e della vita. Riducendo inoltre la qualità delle illustrazioni, quasi a voler comprovare il fatto che i bambini non possiedono un’alta capacità di comprensione delle immagini.

Il rischio è quello di voler a tutti i costi anteporre la nostra visione del mondo e della realtà alla loro, scegliendo libri “comodi”. Libri che non fanno domandare “Chi sono io?”, “Cosa provo se…?” e molte altre domande. C’è bisogno di scelte “coraggiose” che fanno andare anche oltre gli schemi preconfezionati.

C’è bisogno di storie di bambini “veri” calati nella realtà di tutti i giorni, che offrono ai racconti le loro giornate, la loro spensieratezza e la loro autenticità ma anche la loro utopia.

Carla Ida Salviati[1] nel suo libro Il primo libro non si scorda mai. Storie e idee per innamorarsi della lettura tra i 5 e 11 anni (Giunti, 2017) scrive:

“Il fatto meraviglioso è che tutti i bambini, prima di saper leggere, vogliono imparare a leggere: sanno già, a cinque anni, che si impara con fatica, ma io non ho mai conosciuto bambini che si siano rifiutati di mettercene un po’ […]. Il tempo che sfugge, la pervasività delle tecnologie, la vastità dell’offerta editoriale non sono ostacoli. Se al centro del nostro sguardo restano i bambini, se offriamo testi capaci di far loro conoscere il mondo e di riconoscersi parte di esso, l’innamoramento  è sempre possibile”.

Illustrazione di Mariachiara Di Giorgio

Tanti bambini popolano il mondo della letteratura per l’infanzia e la loro quotidianità è anche la nostra. E’ più vicina di quanto immaginiamo.

Non occorre che tutto sia sempre perfetto e asettico perché un’avventura sia straordinaria. A volte basta una palla in un cortile, un panno steso al sole, una coccinella che si posa sul braccio, una foglia impigliata sui raggi della bicicletta, un bottone trovato in qualche cassetto e da lì si costruisce tutto.

E come scriveva il grande Gianni Rodari in un breve racconto nel libro Favole al telefonoAndrà lontano? Farà fortuna? Raddrizzerà tutte le cose storte di questo mondo? Noi non lo sappiamo, perchè egli sta ancora marciando con il coraggio e la decisione del primo giorno. Possiamo solo augurargli, di tutto cuore: “Buon viaggio!”.

 

 


[1] Carla Isa Salviati si occupa di lettura, di scuola, di storia dell’editoria. Ha ricevuto il priemio della rivista Andersen come “Protagonista della diffusione della cultura” nel 2013.

Sul comodino ma non solo: libri dappertutto

Oltre ai grandi e sempre amati classici come Matilde, Pippicalzelunghe, Nel Paese dei mostri selvaggi eccovi qui di seguito ulteriori proposte di lettura:

L’estate di Garmann, Stian Hole, Donzelli Editore, 2011.

L’estate è finita. Ultimo giorno di vacanza per Garmann, un ragazzino biondo e lentigginoso. L’estate di queste pagine sorprendenti è quella che precede l’inizio della scuola elementare e Garmann ha tanta, ma proprio tanta paura di quello che succederà. Cosa succederà quando si dovrà cominciare la scuola per la prima volta?

Tutto sembra pronto. La mamma ha comprato tutto quello che serve. Ma Garmann è irrequieto. E allora le zie, la mamma e il papà iniziano a raccontare le loro paure. Il bambino scopre che anche loro hanno paura delle cose più strane e diverse, più o meno grandi ma soprattutto scoprirà che avere paura è una cosa normale. Questa consapevolezza lo porterà ad affrontare il grande giorno.

 

Uno come Antonio, Susanna Mattiangeli. Illustrazioni di Mariachiara Di Giorgio, Il Castoro, 2018.

L’autrice ci pone di fronte ad un bambino unico ed imprevedibile.

Antonio è figlio, è fratello, è lettore, è cittadino e mille altre cose ancora. Ma soprattutto è amico.

Con la sua sincerità e giocosità Antonio ci rivela in parte il mistero dell’infanzia nella sua quotidianità. Come tutti i bambini sa rendere l’ordinario qualcosa di straordinario.

 

Lotta combinaguai, Astrid Lindgren. Illustrazioni di Beatrice Alemagna, Mondadori 2015

Lotta è una bambina di 4 o 5 anni che vive con la sua famiglia in una bella casa gialla. Nelle vicende di Lotta non c’è nulla di magico o di fantastico ma niente è lasciato al caso leggendo le sue storie. Si sentono le emozioni della vita, i profumi e i colori di una quotidianità scandita dai piccoli gesti familiari. Ci si gode i giorni che precedono il Natale, le visite dei parenti, la merenda dalla vicina di casa. Sono avventure di bambini capaci di diversirti con poco e che si stupiscono di quello che accade intorno a loro e di quello che vedono, che godono dell’attesa delle cose e che sognano.

 

Il meraviglioso Cicciapelliccia, Beatrice Alemagna, Topipittori, 2014.

Questa è la storia di Eddie, una bambina di 5 anni e mezzo con un piumino bomber di colore fuxia che la contraddistinge subito. E’ il racconto di una “tranquilla” giornata come le altre ma qualcosa innesca una domanda: oggi è il compleanno della mamma! Cosa potrò regalarle di così straordinario e fantastico? Prima Eddie va dal suo amico Jean il panettiere e poi da Wendy la fioraia, Mimi, Emmet, Théo… Sono tutti adulti ma sono amici che sanno essere ancora bambini: ascoltano la bambina e le regalano piccoli oggetti prezioni che Eddie custodisce fino a che non le tornano utili nel momento dell’incontro con il suo fantomatico regalo dai mille usi ovviamente fuxia.

Sette e uno. Sette bambini e otto storie, Gianni Rodari e altri autori, Edizioni EL, 2017.

Nel 1962 la casa editrice Einaudi pubblicava per la prima volta Favole al telefono di Gianni Rodari. Tra le storie contenute in quel libro annovera Uno e sette che racconta di un bambino che è sette bambini: Paolo di Roma, Jean di Parigi, Kurt di Berlino, Juri di Mosca, Jimmy di New York, Ciù di Shangai e Pablo di Buenos Aires.

Sono sette bambini tutti diversi, hanno capelli di colore diverso e i loro rispettivi padri hanno un lavoro diverso, eppure tutti sono lo stesso bambino di otto anni che sa leggere, scrivere e andare in bicicletta senza mani e tutti ridono nella stessa lingua.
Successivamente, nel 2017 è stato pubblicato Sette e uno. Sette bambini, otto storie, a cura di David Tolin il quale ha messo insieme sette scrittori per bambini di varia nazionalità (Beatrice Masini, Bernard Friot, Ulrich Hub, Daria Wilke, Dana Alison Levy, Yu Liqiong, Jorge Lujàn) chiedendo di presentare a loro modo uno dei bambini protagonisti della favola di Gianni Rodari. Ogni autore ha così creato un personaggio diverso ma simile agli altri, con le sue peculiarità e caratteristiche che incarna l’infanzia di tutti i bambini del mondo.

 


Mariairene Didoni – Autrice – cura la rubrica “Un mondo di cose da leggere… più vicino di quanto immagini…
Mamma di Matilde e appassionata di libri e d’arte.

Sono laureata in Storia dell’Arte e conservazione dei beni artistici e sin da piccola il mondo dei libri e dell’illustrazione mi ha sempre affascinato. Mi dedico alla pittura ad acquerello e all’organizzazione di letture condivise per bambini come volontaria presso la Biblioteca del quartiere di Anconetta, succursale della sede centrale di Vicenza della Biblioteca Civica Bertoliana.

Ho seguito diversi seminari e corsi di formazione nell’ambito della promozione della lettura per tutte le età a partire dalla primissima infanzia ma anche dalle letture al pancione durante la gravidanza.

Sono diventata “Lettore Custode” grazie alla formazione ideata e realizzata da Alessia Napoletano presso la sua Libreria per l’Infanzia “Radice-Labirinto” di Carpi (MO). La metodologia del “Lettore custode” è in via di definizione e sperimentazione e si prefigge lo scopo di infondere l’amore per le storie e la lettura.

Diventare mamma mi ha dato la possibilità di riscoprire e riassaporare le mie diverse passioni e mi ha portato a “rileggere” nel vero senso della parola una lunga lista di libri, ripartendo dagli albi illustrati e dai grandi classici della letteratura per l’infanzia e per i ragazzi, oltre ad altri libri non convenzionali.

La mia mente ha sempre fame di parole e di immagini che facciano vibrare le corde del cuore e dell’anima.

Con la rubrica “Un mondo di cose da leggere” vorrei accompagnarvi e aiutarvi a far visita al vostro “io” bambino/bambina e a condividere con tutta la vostra famiglia le potenzialità che la lettura e i libri possono offrire.

“Vorrei che tutti leggessero. Non per diventare letterati o poeti, ma perché nessuno sia più schiavo”. (Gianni Rodari)

 

 

Lavorare a tempo pieno o essere mamma ( A Vicenza)

Lavorare a tempo pieno o essere mamma full time? Voler fare la mamma, ma avere un lavoro che non te lo permette.

Il part time in altri Stati sembra essere la scelta vincente. Da noi sono moltissime le aziende che non lo concedono.

Fare scelte: una storia vera

11 anni con il famigerato “posto fisso”.

Una splendida famiglia, con un marito presente e due monelle per casa. Un part time di sei ore, che permette di gestire la famiglia.

Ma se il famoso spettro delle aziende, il “mostropeloso” di imprese non viene rinnovato: se il part time di sei ore non ce lo hai più, devi scegliere. Perché quando ti tolgono le 6 ore non diventano 8, diventano 10 se lavori dalla parte opposta della città. Tra l’andare e il tornare e la pausa pranzo significa che non torni a casa prima dell’ora di cena.

Che poi il punto è che il tempo pieno a Vicenza significa: rigidità, cartellino da timbrare, staticità.  

E quindi cominci a chiederti se ha senso lavorare per pagare la babysitterse ne vale la pena non goderti i figli che crescono troppo in fretta.

E allora vai con i pianti notturni, discussioni con amici e parenti perché “il posto fisso” non si lascia.

Lavorare a tempo pieno o essere mamma?

donna triste
Tristezza e pianti nell’indecisione

E’ difficile decidere se non sei soddisfatta del tuo lavoro.

Se ti senti una mamma triste e insoddisfatta.

Se sai che c’è altro “là fuori”.

La svolta dell’essere: la rivoluzione interna, una storia vera

4 marzo 2017, partecipo un po’ per caso al WhatsNext Talk. E’ un evento nato per condividere l’entusiasmo e le esperienze delle donne che lavorano nel mondo STEM, valorizzandone approcci e professionalità.

L’edizione 2017 ha visto protagoniste 8 donne: 8 esperienze, 8 racconti diversi. Alcuni di donne e mamme. Proprio come me. Anche loro “passate” per la dilemma esistenziale del lavorare a tempo pieno o essere mamma.

Alessia Camera teatro
Alessia Camera- WhatsNext 2017

Personalmente la “folgore” me l’ha lanciata una delle speaker:

Alessia Camera.

Alessia ha toccato in me i tasti giusti: comfort-zone e la paura.

Il part time e il posto fisso: la mia COMFORT-ZONE

Stavo pensando di uscire dalla mia zona di sicurezza e questo mi creava ansia. L’ansia mi impediva di pensare e guardarmi dentro. Aver riconosciuto questo stato d’animo, assieme all’ascolto di 8 donne che – con tanti sacrifici e porte sbattute – ce l’hanno fatta, mi ha fatto fare “clic” nella testa.

Comfort zone
Fuori dalla zona di comfort la creatività e le abilità innate prendono il sopravvento.

Tutti abbiamo questa zona di calma e a volte senza nemmeno accorgercene evitiamo situazioni nuove pur di non provare certe sensazioni o emozioni.

Per definizione, quella che chiamiamo comfort zone è uno stato psicologico per il quale rimanere a contatto con persone, cose e ambienti familiari ci preserva da ansie, stress e paure.

A quanto pare quando questi “pilastri” si sgretolano, succede qualcosa in noi.

Io non avevo ancora capito chi ero, ma sicuramente cosa NON volevo essere. Soprattutto non volevo dover decidere tra lavorare a tempo pieno 80% e essere mamma al 20%.

Le professioni del futuro tra digitalizzazione e STEM

Oggi come non mai, tantissime persone fanno lavori che fino a un decennio fa nemmeno esistevano. Il terzo millennio è l’era delle rivoluzioni tecnologiche e della digitalizzazione, e il mercato del lavoro va nella stessa direzione. Non basta un solo articolo per toccare questo tema vastissimo.

Ma fuori il mondo è pieno di opportunità.

possibile
Uscire dalla zona di comfort e crearsi l’Opportunità

L’incrocio di lavoro artigianale e sua digitalizzazione per esempio è l’esempio più concreto nella piccola realtà vicentina. Il mondo del futuro ha bisogno di quelle competenze che si collocano sotto l’acronimo STEM (Science, Technology, Engineering and Mathematics). Tutti quegli ambiti che le donne possono e devono conquistare prendendosi il diritto del proprio spazio.

La donna cade e si rialza. Sempre!

Come non mi era mai successo prima, negli ultimi mesi ho avuto la possibilità di capire che le donne hanno un’energia all’ennesima potenza.

La donna-mamma ha la vita stravolta, prima nel corpo poi nella routine. Si modella. Si compone e scompone. Piange senza essere vista. Si commuove per un sorriso. Per il primo passo. Per il primo dentino. Muore un pezzo di lei se ha un angelo in cielo che la protegge.

Combatte se rimane sola.

Ma quando cade, si rialza. Sempre!

Se così non fosse non esisterebbe futuro.

Una donna-mamma lavora 24 ore al giorno è una macchina da guerra.

E se le aziende venete non si sbrigano a capirlo ci saranno sempre più donne che troveranno il coraggio di dire:

“Grazie arrivederci”.

E magari poi arrivano al successo!

Chiudo qui perché sono un fiume di emozioni e vi annoierei.

Ma vi invito a visitare il sito premendo qui e a venire all’evento GRATUITO. Ascoltare le esperienze di donne comuni che – nonostante tanti contro – ce l’hanno fatta.

evento WhatsNext
WhatsNext talk 2018

Una donna può lavorare anche 10 ore al giorno, ma deve essere felice! Perché una mamma felice ha bambini felici.

“Sogna ciò che ti va; vai dove vuoi; sii ciò che vuoi essere”. By Paulo Coelho

 

Grazie di avermi letto.

Simonetta Pamela Cavalli

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