Detox per purificare l’organismo: ecco cosa dice la scienza.

Diete detox, vitamine

Perdere peso e purificare l’organismo dalle tossine sembra essere l’obiettivo delle diete e i prodotti detox.
Ma cosa si intende per detossificazione? Cosa ci dice la scienza a riguardo?
Vediamolo assieme in questo articolo.

Care mamme, rieccoci! Ci eravamo lasciate con un articolo riguardante le diete commerciali e come spesso queste siano scientificamente prive di fondamento.
Vi avevo parlato di detox, digiuno, paleo dieta, ecc.. Vi ricordate?
Oggi sono qui per riprendere la questione e approfondire l’argomento “diete detox”.

Le feste natalizie sono alle porte e l’alimentazione sana sta assumendo dei contorni sfocati.
Il problema è che finita la giostra delle festività, forse vi assaliranno i sensi di colpa e cercherete un modo facile per smaltire gli eccessi.
Mi sembra già di vedervi il 7 Gennaio a googlare in cerca di un rimedio per tornare in forma (prima di carnevale!).

La parola d’ordine per molte di voi sarà “depurarsi”.
Da lì a ritrovarvi nel vortice delle diete detox, è un attimo!
Ma il vostro sforzo è davvero utile ed efficace?

Cosa significa detossificare l’organismo.

Detox sta per “detossificare” ossia rimuovere le tossine, nel nostro caso, si tratta di eliminarle dal nostro corpo.
Le tossine si potrebbero definire come sostanze pericolose per il nostro organismo.
Ma quali sono queste sostanze?
Inquinanti, sostanze chimiche sintetiche, metalli pesanti, alimenti processati, sono solo alcuni esempi.

Le diete detox con i loro prodotti promettono di liberarci da tutto ciò eseguendo una pulizia profonda e restituendoci purezza.
“Aiutano il fegato a lavorare meglio, favoriscono la digestione, sostengono il sistema immunitario, danno energia, fanno perdere peso, rendono la pelle più bella” così scrivono. Un miracolo!
Per la serie: San Gennaro e i santi tutti, spostatevi!  

Cosa sono le diete detox e i loro prodotti.

Diete e prodotti detox non sono altro che una combinazione di scelte alimentari e utilizzo di integratori.
Che un’alimentazione sana sia basata su un largo consumo di frutta e verdura, lo sanno anche i muri ormai.
L’abbinata con gli integratori (a base di vitamine, sali minerali e altri principi attivi), solidi o liquidi, ci fornisce la sensazione di dare alla dieta un grande rinforzo. 

L’obiettivo è apparentemente quello di potenziare il fegato, il nostro grande organo pulitore.
La realtà è che dietro ai processi detox c’è un lavoro certosino e martellante rivolto alla vostra psicologia.

Le ditte che sponsorizzano questi sistemi di dimagrimento fanno leva sulle vostre insicurezze rispetto al vostro aspetto fisico.
Utilizzano delle figure commerciali esteticamente attraenti per farvi cadere nell’inganno per cui tutti dobbiamo e possiamo essere perfetti e scolpiti.
Vi fanno credere che si può essere “puliti dento e belli fuori” con un protocollo di qualche settimana salvo poi ricominciare a mangiare la qualunque.   

Il nostro corpo è smart.

Fortunatamente il nostro organismo è una macchina praticamente perfetta, è molto più smart di qualunque programma detox vogliano propinarvi.
Ogni volta che noi ingeriamo qualcosa di poco salutare (panettoni, pandori, spumanti, cotechini, zamponi e chi più ne ha, più ne metta) il nostro corpo ha già messo in atto un efficace sistema di purificazione.
Del cibo che ha ricevuto si prende ciò che gli serve e il resto lo scarta grazie al lavoro di fegato e reni.

Una delle vie metaboliche coinvolte è suddivisa in due fasi:

  1. Fase 1: biotrasformazione dei composti “tossici” in intermedi reattivi dell’ossigeno ad opera degli enzimi della super famiglia del citocromo P450;
  2. Fase 2: coniugazione degli intermedi reattivi dell’ossigeno con vari enzimi che li rendono idonei allo smaltimento attraverso le feci e le urine.

In pratica questo significa che esiste nel nostro corpo un processo metabolico finemente regolato che prende le tossine e le conduce per mano verso l’uscita.
Per funzionare al meglio, le fasi 1 e 2 devono essere perfettamente bilanciate grazie alla presenza in definite quantità di specifici cofattori e coenzimi, come lo sono vitamine e minerali. 

Alla base dei programmi detox dunque c’è la prospettiva di potenziare i meccanismi di detossificazione attraverso un superapporto di micronutrienti e altre sostanze bioattive.
Ma proprio questa teoria tratta la questione in modo miope e superficiale risultando ridicola e talvolta dannosa.

L’efficienza di un processo come quello descritto sopra è determinata anche geneticamente.
Alcune persone possiedono delle alterazioni genetiche per cui la fese 1 o 2 (o entrambe) non funzionano correttamente e solo in questi individui sono necessari interventi mirati di integrazione.
Nella maggior parte delle persone funzionano benissimo.

Attualmente non esiste ditta di nutraceutici che vi indichi se avete realmente necessità di utilizzare integratori e se si, quali.
I programmi nutrizionali associati ai prodotti detox in commercio non discriminano nemmeno le tossine verso cui rivolgono la loro azione.
Inoltre nessuno di questi prodotti è supportato da studi scientifici.
Questi protocolli con cui ci riempiono la testa ci considerano tutte uguali. Purtroppo per loro noi siamo tutti diversi e non dobbiamo dimenticarlo.

Tutti soldi buttati?

Come accennavo nell’articolo precedente e anche qui, poco sopra, all’uso dei nutraceutici viene sempre associata una forte restrizione calorica, un abbondante utilizzo di frutta e verdura, esclusione di cibi raffinati e ipercalorici e attività fisica.
Non vi siete mai chieste se per caso si possa perdere lo stesso peso e sentirsi meglio anche senza pillole e bibitoni vari?  

Per tornare alla domanda: la risposta è meno scontata di quel che sembra.
Oggettivamente SI, migliori abitudini alimentari associate ad attività fisica portano per forza di cose ad un miglioramento.
Praticamente da un punto di vista psicologico, la risposta può essere NO.
Il solo fatto di spendere molti soldi e di assumere qualcosa di cui non conosciamo perfettamente il contenuto, ci da l’impressione di stare facendo qualcosa di utile e importante per il nostro benessere. 

E riguardo alla sicurezza?

Una dieta troppo restrittiva protratta per 2-3 settimane, o quanto possa prevedere un protocollo detox, può mettere seriamente in pericolo la nostra salute perché ci espone a carenze nutrizionali importanti e sottopone il fisico ad un vero e proprio stress.
Ribadisco che ciò che viene venduto o suggerito come consiglio nutrizionale non proviene da professionisti ma da persone che spesso non conoscono loro stesse la natura di ciò che vi stanno proponendo.
I prodotti in questione non sono testati e dunque a testarli siete voi stessi, senza esserne consapevoli.

Concludendo, cosa si può fare?

Innanzitutto non bisogna farsi ingannare dalle facili promesse di risultati strepitosi, con poca fatica e in poco tempo.
Qualcuna riuscirà a ristabilire la forma fisica con poco sforzo, qualcun’altra con un po’ di più, ma essenzialmente non bisogna avere fretta. 

Aumentare l’apporto di frutta e verdura, rispettandone la stagionalità, praticare un po’ di attività fisica in più, rinunciare per un po’ ai cibi elaborati, raffinati, ricchi di zuccheri e grassi saturi sono già accorgimenti utili, efficaci e a costo zero.

Prima di assumere qualsiasi integratori o nutraceutico, è bene verificare di averne realmente necessità.
Ricordate che anche le vitamine o i minerali in eccesso possono diventare tossici.
Infine può essere utile non abbandonarsi agli eccessi per poi rifugiarsi nelle privazioni più estreme.
Molto meglio sgarrare ma con moderazione! 

Fonte:

Klein A.V. & Kiat H. (2015) Detox diets for toxin elimination and weight management: a critical review of the evidence. J Hum Nutr Diet. 28, 675–686 doi: 10.1111/jhn.12286

Hodges RE, Minich DM. Modulation of Metabolic Detoxification Pathways Using Foods and Food-Derived Components: A Scientific Review with Clinical Application. J Nutr Metab. 2015;2015:760689.

Francesca Rigon – Autrice – cura la rubrica “Una mamma per nutrizionista”

Mamma di Raffaele dal primo giorno del 2018. Mi sono laureata in Biologia Evoluzionistica a Padova nel 2009 dove ho conseguito anche un Dottorato di Ricerca in Bioscienze e Biotecnologie nel 2012 e infine un Master Internazionale in Nutrizione e Dietetica con una tesi sullo svezzamento nel 2017 presso l’Università Politecnica delle Marche.

Mi occupo di nutrizione da circa 3 anni ma l’interesse per l’alimentazione nei più piccoli è una passione relativamente recente che fonda le sue radici nella scoperta dell’esistenza di Raffaele.

Quindi perché non unire due grandi mondi, l’essere mamma e l’essere nutrizionista, in un’unica realtà da condividere con altre mamme?

Gestisco un gruppo chiuso su Facebook “NUNA: Nutrirsi Naturalmente”, dove le persone possono porre domande in totale riservatezza e ho aperto l’omonimo BLOG dove approfondisco temi di alimentazione e riporto i dati dei più recenti studi pubblicati nelle riviste scientifiche, dando concretezza e fondamento ad ogni informazione riportata o discussa.

Certa che sarà un’avventura che mi permetterà di crescere assieme a molte persone, sono lieta di potermi occupare di questa rubrica e di poter mettere a disposizione un po’ del mio sapere.

Perdi peso con la dieta del momento

Perdere peso con la dieta del momento è una grande tentazione!
Facili, veloci ed efficaci, le “Fad Diets” spopolano nelle riviste e nel modo del web.
Promettono di eliminare i chiletti di troppo in poco tempo, ma sarà tutto vero?

Fad diet-diete commerciali

A tutte sarà capitato di attraversare un periodo in cui ci si sente appesantite e fuori forma.
Lo specchio ci restituisce un’immagine che non ci soddisfa e allora cerchiamo subito un rimedio.

Questo articolo è dedicato a voi mamme che spesso mi chiedete come perdere peso per ritornare in linea e sentirvi meglio.

Il discorso è molto ampio e merita il giusto approfondimento, pertanto non è possibile racchiudere tutte le informazioni in un unico articolo.

Questa sarà quindi soltanto una panoramica tra le diete più famose, di cui posso parlarvi in modo più specifico separatamente. Intanto spero di contribuire a farvi chiarezza su cosa sia meglio fare o non fare per non mettere a rischio la vostra salute.

Il web è una grande risorsa da cui attingere informazioni facilmente reperibili e il tema delle diete è uno fra i più gettonati. Basta cliccare la parola “dieta” e si aprono circa 300.000.000 di risultati con dentro tutto e il contrario di tutto.
E’ impossibile non trovare qualcosa che faccia al caso nostro.
Il business della dieta sembra valga oltre 500 miliardi di dollari.

Nonostante ciò siamo tutt’altro che magri, il sovrappeso e l’obesità infatti rimangono uno dei problemi sanitari di maggiore rilevanza nei paesi più ricchi.

Mettersi a dieta tuttavia non è un gioco, non è solo una questione di peso ma è soprattutto una questione di SALUTE. 

Il sito U.S. News and World Report [1] stila ogni anno una classifica delle diete più popolari dalla migliore alla peggiore.
Inutile dire che la nostra dieta, quella Mediterranea, primeggia come la migliore assieme alla dieta DASH (studiata per combattere l’ipertensione).
Che orgoglio!

Peccato che se ci mettiamo in testa di dimagrire immediatamente ricorriamo ai soliti stratagemmi: porzioni ridotte, via i carboidrati, via i grassi (anche quelli buoni)..
Nella migliore delle ipotesi ci diamo dentro con le verdure e le proteine, nel peggiore dei casi sotto con tisane, infusi e bibitoni vari.

Ma quali sono le diete commerciali che spopolano?

Nella categoria delle diete ad alto contenuto proteico (e basso contenuto di carboidrati) le più famose sono la Dukan e la dieta Paleo.
Tra quelle low-carb (bassissimo contenuto di carboidrati) le più famose sono la Atkins (anche nella sua versione eco), la Ketogenica, la Whole30.
Quella a ridotto contenuto di grassi più conosciuta in assoluto è la Macrobiotica.

Poi c’è tutta la categoria delle diete detox fortemente ipocaloriche e che si avvalgono dell’aiuto di integratori e/o beveroni sostitutivi dei pasti come la conosciutissima Juice Plus, la Tisanoreica, Life 120, Forever Living, Erba Life, Slim Fast, per citarne alcune.

Se siete già abbastanza confuse, vi dico che queste non sono certo le uniche!
Ve ne sono innumerevoli altre, che spesso prendono il nome dai loro ideatori, che attingono in parte da quelle che vi ho citato sopra e che sono accumunate dalla mancanza di una base scientifica.

La pericolosità delle diete commerciali infatti risiede nella mancanza di studi scientifici che ne comprovino la sicurezza e l’efficacia.
Quando dunque leggete di una o dell’altra dieta dovete essere consapevoli che gli effetti sulla vostra salute possono essere anche molto negativi.

Nel 2017 è stato pubblicato uno studio nella rivista Current Gastroenterology Reports [2] in cui sono state prese in considerazione le 4 tecniche più diffuse per perdere peso: dieta Detox, Paleo dieta, Digiuno intermittente e la HIT (High Intensity Training), che più che una dieta è un approccio sportivo.

Diete detox.

Generalmente si riferiscono ad un breve periodo (purtroppo non sempre) di circa 2-3 settimane (per limitarne i danni) in cui si riducono fortemente le calorie derivate dalla normale alimentazione in favore di estratti, infusi o bibitoni a base di integratori detossificanti.
Se non vi siete mai accorte, la maggior parte dei prodotti che si acquistano attraverso queste “diete” sono a base di sostanze ad effetto lassativo.

Funzionano? Certamente!
Si passa più tempo al bagno, si perdono liquidi, massa grassa e massa magra indistintamente e l’ago della bilancia scende regalandoci gran soddisfazione.

Tuttavia si sottopone il fisico ad uno stress tale per cui si ha, tra le altre cose, un’incremento nella produzione di cortisolo che si traduce alla fine con l’aumento dell’appetito e la ripresa del peso in breve tempo.
Gli studi eseguiti su questa tipologia di diete hanno evidenziato la comparsa di danni renali anche importanti.

Il digiuno intermittente.

Le radici di questa strategia si rifanno allo stile dei nostri antenati cacciatori-raccoglitori che non mangiavano regolarmente come facciamo noi oggi.
Questo metodo consiste nell’alternanza di un periodo di digiuno (o altissima restrizione calorica) della durata di 16-48 ore con un periodo di alimentazione normale.
Durante il periodo di digiuno si abbassa fortemente la glicemia, si mobilitano le riserve di glucosio e dei grassi ma ancora una volta si tende a sottoporre l’organismo ad uno stato di stress.

La perdita di peso è dovuta essenzialmente al minor apporto calorico e studi su animali da laboratorio hanno dimostrato che tra le diete ipocaloriche questa è quella che preserva maggiormente la massa magra.
Se sia consigliabile, non lo so, attualmente non ci sono sufficienti informazioni riguardo la sua efficacia e la sua sicurezza.

Dieta Paleo.

Ecco un’altra dieta che attinge dalle abitudini dei nostri antenati del periodo Paleolitico (età della pietra, 2,5 milioni-10.000 anni fa).
Il principio su cui si basa è che l’evoluzione genica si sia fermata a quell’epoca e quindi il nostro patrimonio genetico sia adattato a quel tipo di alimentazione.
Tale principio non tiene conto che il genoma si evolve sotto la spinta di diversi fattori, tra cui quello ambientale, che è estremamente cambiato.

La dieta si basa sul consumo di prodotti di origine animale (carne e pesce) e di vegetali (frutta e verdura) escludendo tutti i latticini, i cereali e i legumi, rei di essere dannosi per il loro contenuto di antinutrienti.

Alcuni studi hanno dimostrato che questa dieta comporta dei benefici nel breve periodo (riduzione del peso, del giro-vita, miglioramento della glicemia e del profilo lipidico) ma è molto difficile da mantenere nel tempo, risulta più costosa e a mio modo di vedere non è compatibile con le attuali problematiche ambientali e la numerosità della popolazione.
Inoltre alcuni studi riportano effetti indesiderati quali debolezza, diarrea, mal di testa e riduzione della massa ossea.

HIT (High Intensity Training)

Questa metodica consiste nell’alternare periodi di intensa attività fisica con periodi di riposo da abbinare ad uno stile alimentare adeguato e bilanciato.
E’ una tecnica efficace che richiede pochi minuti (circa 20) di esercizio molto intenso per 3/4 volte la settimana.

Gli studi effettuati hanno dimostrato una perdita di peso effettiva a carico della massa grassa, con conservazione della massa magra, e miglioramenti a livello cardiovascolare.
Un neo di questa tecnica è l’impossibilità di applicazione per chi ha delle disabilità fisiche o delle patologie che precludono l’esercizio fisico intenso.

Spesso non si tratta di un problema di efficacia, ma di non sapere quanto l’una o l’altra dieta siano effettivamente adeguate a noi e al nostro fisico.

Un regime alimentare particolarmente rigoroso, se preso alla leggera, può in modo inconsapevole arrecare dei danni anche cronici al nostro organismo.

Delegare la propria salute a figure commerciali o a coach alimentari più o meno improvvisati è un po’ come giocare d’azzardo: può andarci bene, ma può andarci anche molto male!

E’ sempre consigliabile affidarsi ad una figura professionale preparata e autorizzata legalmente al rilascio di consigli di tipo nutrizionale. Ci guadagna la nostra salute, in primis, e il nostro portafoglio.

[1] US News & World Report

[2] Obert, J., Pearlman, M., Obert, L. et al. Curr Gastroenterol Rep (2017) 19: 61. https://doi.org/10.1007/s11894-017-0603-8


Francesca Rigon – Autrice – cura la rubrica “Una mamma per nutrizionista”

Mamma di Raffaele dal primo giorno del 2018. Mi sono laureata in Biologia Evoluzionistica a Padova nel 2009 dove ho conseguito anche un Dottorato di Ricerca in Bioscienze e Biotecnologie nel 2012 e infine un Master Internazionale in Nutrizione e Dietetica con una tesi sullo svezzamento nel 2017 presso l’Università Politecnica delle Marche.

Mi occupo di nutrizione da circa 3 anni ma l’interesse per l’alimentazione nei più piccoli è una passione relativamente recente che fonda le sue radici nella scoperta dell’esistenza di Raffaele.

Quindi perché non unire due grandi mondi, l’essere mamma e l’essere nutrizionista, in un’unica realtà da condividere con altre mamme?

Gestisco un gruppo chiuso su Facebook “NUNA: Nutrirsi Naturalmente”, dove le persone possono porre domande in totale riservatezza e ho aperto l’omonimo BLOG dove approfondisco temi di alimentazione e riporto i dati dei più recenti studi pubblicati nelle riviste scientifiche, dando concretezza e fondamento ad ogni informazione riportata o discussa.

Certa che sarà un’avventura che mi permetterà di crescere assieme a molte persone, sono lieta di potermi occupare di questa rubrica e di poter mettere a disposizione un po’ del mio sapere.

Autosvezzamento vs svezzamento tradizionale: and the winner is..

L’argomento svezzamento può essere particolarmente scottante.
Quando le mamme si confrontano possono dare origine a dibattimenti anche molto accesi riguardo all’argomento.

Autosvezzamento o svezzamento tradizionale: cos’è meglio per i nostri bambini? Premesso che nessuna mamma deve sentirsi di serie A o di serie B rispetto alle altre, andiamo a vedere nel dettaglio di cosa stiamo parlando.

Il termine “svezzamento” definisce un momento nella fase dello sviluppo in cui il bambino passa da un’alimentazione esclusivamente lattea a un’alimentazione simile a quella di un adulto.

Generalmente inizia intorno al 6° mese di vita (secondo le raccomandazioni dell’OMS) e si conclude intorno al 2° anno, con la cessazione dell’allattamento.

Sempre secondo l’OMS le regole d’oro dello svezzamento (indipendentemente dal metodo seguito) devono tenere conto di alcuni punti fondamentali:

  • L’alimentazione complementare deve essere SICURA;
  • Deve RISPETTARE I TEMPI del bambino;
  • Deve essere ADEGUATA.

Lo svezzamento è un periodo cruciale sotto molti punti di vista: cambiano le esigenze nutrizionali, si sviluppano le preferenze per l’uno o l’altro cibo, si sviluppa un’educazione alimentare e si pongono le basi per un corretto (si spera!) peso corporeo.

Fino a 10-15 anni fa il primo approccio allo svezzamento prevedeva l’apprendimento all’uso del cucchiaio per alimentarsi con cibi dalle consistenze morbide (tipiche delle puree) per poi gradualmente raggiungere l’alimentazione definitiva.

Successivamente dal Regno Unito e dalla Nuova Zelanda si è fatto largo un nuovo modo di approcciarsi all’alimentazione complementare che va sotto il nome di “Autosvezzamento”. Il termine è stato coniato nel 2005 da Gill Rapley, una ricercatrice che si è occupata di svezzamento, ispirata dai suoi due figli.

L’autosvezzamento consiste nello stimolare il bambino ad alimentarsi da solo rendendolo partecipe durante i pasti e offrendogli ciò che anche i genitori stanno mangiando in quel momento.
Il principio cardine si basa sulle capacità autoregolative del bambino: il genitore offre un alimento, sarà poi a discrezione del bambino scegliere cosa mangiare, in che quantità e quanto velocemente.

Un’altra importante differenza tra autosvezzamento e svezzamento tradizionale consiste nell’educazione ai sapori: spesso in quest’ultimo caso vengono mescolati assieme più ingredienti nella stessa pappa che non sempre sono ben distinguibili. Al contrario, con l’autosvezzamento viene proposto un tipo di alimento per volta in modo da offrire la possibilità al bambino di conoscere il sapore sviluppando anche un migliore senso di sazietà.

L’autosvezzamento suscita sempre qualche perplessità da parte dei pediatri o dei genitori perché ne viene messa in discussione l’adeguatezza dell’apporto energetico e di nutrienti, Ferro in particolare.
Inoltre preoccupa il rischio di soffocamento.

In uno studio recente è stata raccolta tutta la letteratura scientifica riguardante i metodi di svezzamento dal 2000 ad oggi. Grazie a questo lavoro è finalmente possibile fare delle considerazioni oggettive, che vanno al di là delle opinioni o delle esperienze personali.

  1. E’ vero che con l’autosvezzamento c’è un rischio maggiore di soffocamento?

NO. Attualmente non esistono studi che suggeriscano questa correlazione, pertanto il rischio di soffocamento è paragonabile nei due metodi di svezzamento.

  1. L’autosvezzamento determina un maggior rischio di avere un apporto energetico inadeguato con conseguenze negative sulla crescita? 

SI e NO. Alcuni studi hanno evidenziato che con lo svezzamento tradizionale l’apporto energetico è maggiore e più adeguato rispetto all’autosvezzamento. Tuttavia a un minor apporto di cibo solido solitamente corrisponde un maggior numero di pasti lattei di compensazione.

Secondo altri studi con l’autosvezzamento i bambini assumerebbero cibi più carichi, soprattutto di grassi saturi.
Alla fine quindi non ci sarebbero tutte queste grandi differenze di apporto energetico.

  1. L’autosvezzamento causa un inadeguato apporto di Ferro? 

SI e NO. Il Fe è uno dei micronutrienti che dopo i 6 mesi deve necessariamente essere integrato attraverso l’alimentazione complementare poiché il latte materno non è più sufficiente a soddisfarne il fabbisogno.

Se consideriamo lo svezzamento tradizionale, in cui si fa uso di farine di cereali fortificate e di omogeneizzati di carne è chiaramente più difficile che vi sia un deficit.

Con l’autosvezzamento al bambino dovrebbe essere proposta essenzialmente la carne in pezzetti, spesso non adeguata alle sue capacità masticatorie, e questo determina facilmente un minor apporto di Fe.
Tuttavia alimenti alternativi come i legumi possono tranquillamente essere inseriti fin dalle prime settimane di svezzamento, andando a risolvere questa problematica.  

  1. Quali sono gli effetti del tipo di svezzamento sul peso del bambino?

Secondo alcuni studi l’autosvezzamento porta ad avere bambini con peso inferiore rispetto al metodo tradizionale.
Detta così sembra una brutta cosa: in realtà lo svezzamento tradizionale spesso porta ad avere bambini obesi.

L’autosvezzamento più che determinare un peso minore, conduce verso il “normopeso”. Tuttavia dai 12 mesi in poi i bambini autosvezzati o svezzati tradizionalmente mostrano pesi molto simili.

  1. Quali conseguenze ha l’autosvezzamento rispetto alla qualità della dieta e le preferenze dei cibi?

Ecco qui il punto chiave della questione, la risposta è: DIPENDE.
Se nello svezzamento tradizionale vengono offerti cibi con determinate proprietà (privi di zuccheri, di sale, di insaporitori, ecc..) lo stesso non si può dire per l’autosvezzamento.

Qui il ruolo dei genitori e della loro alimentazione è fondamentale. Se la famiglia possiede una buona educazione alimentare, il bambino non avrà grossi problemi. Anzi, molto probabilmente imparerà ad accettare più facilmente un’ampia varietà di cibi risultando meno choosy (termine molto in voga tempo addietro). Diversamente, la dieta del bambino svezzato in modo tradizionale risulta più facilmente monotona.

Ma cosa succede se in famiglia si è abituati a mangiare male?
Per male si intende cibi molto insaporiti, eccessivamente lavorati, pasti poco bilanciati.
Beh, in questo caso purtroppo il bambino svilupperà delle preferenze non propriamente salutari.

  1. Che effetti ha l’autosvezzamento sulle madri?

Diciamo che le madri che optano per l’autosvezzamento solitamente si pongono con un atteggiamento sereno che viene trasmesso anche al bambino. Le madri più ansiose invece sembrano più favorevoli ad adottare lo svezzamento tradizionale perché sentono di camminare su un terreno più controllabile.

Quindi, a chi va l’Oscar per il miglior modo di svezzare?
La scienza a questo punto si defila e dice che sono necessari ulteriori studi per capire cosa effettivamente sia meglio.

Dal mio punto di vista c’è un terzo metodo che potrebbe godere (tra i due “litiganti”) e uscirne abbastanza bene: quello dello svezzamento naturale.
Una pacifica via di mezzo tra i due che unisce la qualità del cibo alla prudenza tipica delle mamme “ansiose”. Non si usano infatti i babyfood ma al bambino viene offerto lo stesso cibo che consuma il resto della famiglia. Si parte da alimenti che si adattano molto bene alla modalità purea per poi aumentare le consistenze in base alle capacità masticatorie del bimbo.

Chi svezza in questo modo non ha il problema di pesare gli ingredienti e di nutrire il bimbo sulla base di grammi e orari da tabella.
Se il bimbo non vuol mangiare non va forzato e mal che vada può ripiegare sul latte.
Non si deve impazzire con vasi e vasetti, farine e omogeneizzati. Semplicemente basterà aprire la dispensa (che sarà ben fornita e variegata) e usare la fantasia per creare un piatto sano e bilanciato per tutti.

A te cara Mamma dico: non importa che metodo di svezzamento deciderai di usare per il tuo bimbo, non importa se verrai etichettata madre di serie A o di serie B, se sei ansiosa o “scialla”, se farai autosvezzamento soltanto nei mesi pari oppure svezzamento tradizionale a settimane alterne.
Sappi che puoi disorientare le tue amiche scegliendo di essere anche una madre di serie C, mischiando i due metodi e fregandotene di tutte le discussioni.   

Non so se vincerai mai un oscar per il miglior svezzamento dell’anno, ma sono certa che farai il possibile per dare il meglio al tuo bambino. Avrai comunque la cucina immersa nel casino e la pappa sparsa dalla punta dei capelli a quella dei piedi.

Usa sempre il buonsenso e dai retta al tuo istinto.
Buono svezzamento a tutte!

Fonte: https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC5934812/

D’Auria E, Bergamini M, Staiano A, et al. Baby-led weaning: what a systematic review of the literature adds on. Italian Journal of Pediatrics. 2018;44:49. doi:10.1186/s13052-018-0487-8.

Francesca Rigon – Autrice – cura la rubrica “Una mamma per nutrizionista”

Mamma di Raffaele dal primo giorno del 2018. Mi sono laureata in Biologia Evoluzionistica a Padova nel 2009, dove ho conseguito anche un Dottorato di Ricerca in Bioscienze e Biotecnologie. Nel 2012 ho frequentato un Master Internazionale in Nutrizione e Dietetica con una tesi sullo svezzamento nel 2017 presso l’Università Politecnica delle Marche.

Mi occupo di nutrizione da circa 3 anni. L’interesse per l’alimentazione nei più piccoli è una passione relativamente recente che fonda le sue radici nella scoperta dell’esistenza di Raffaele. Quindi perché non unire due grandi mondi, l’essere mamma e l’essere nutrizionista, in un’unica realtà da condividere con altre mamme?

Gestisco un gruppo chiuso su Facebook “NUNA: Nutrirsi Naturalmente”, dove le persone possono porre domande in totale riservatezza. Ho aperto l’omonimo BLOG dove approfondisco temi di alimentazione e riporto i dati dei più recenti studi pubblicati nelle riviste scientifiche, dando concretezza e fondamento ad ogni informazione riportata o discussa.

Certa che sarà un’avventura che mi permetterà di crescere assieme a molte persone, sono lieta di potermi occupare di questa rubrica e di poter mettere a disposizione un po’ del mio sapere.

Mangia per due! Gravidanza e un mito da sfatare

Immagine di drmichelerosa.it

Una donna quando scopre di essere in dolce attesa è tanto forte quanto fragile: se da una parte è conscia di essere protagonista principale di un vero e proprio miracolo, quello della vita, dall’altra percepisce la grande responsabilità facendosi prendere da innumerevoli dubbi e insicurezze.

Tra le mille domande che una futura mamma si pone c’è anche quella relativa all’alimentazione: come devo mangiare? Cosa posso o non posso mangiare? Dovrò mangiare per due?

Ed è proprio da quest’ultima domanda che voglio partire per inaugurare questa nuova rubrica!

Le nostre nonne dicevano sempre che con un bambino in grembo bisogna mangiare per due e da una parte non avevano tutti i torti: la gravidanza comporta uno sconvolgimento totale dell’organismo perché il corpo deve diventare una casa confortevole per il piccolino che si appresta a crescervi dentro e a restarci per nove mesi.

E così cambiano i fabbisogni, aumenta il volume sanguigno, la dimensione dell’utero, le ghiandole mammarie, si forma una nuova struttura – la placenta – e il liquido amniotico, aumentano le riserve energetiche sotto forma di grasso, si ha maggiore ritenzione idrica.

E poi diciamocelo, la gravidanza è un ottimo alibi per poter esagerare senza sentirsi in colpa, senza preoccuparci se la pancia è gonfia, tanto mica si vede!

Anche se lì per lì non ci si pensa, in realtà anche in gravidanza è bene mantenere la linea, un po’ più tonda, certo, e vi spiego subito perché.

Le abitudini alimentari della futura mamma non hanno ripercussioni soltanto su sé stessa ma anche sulla salute del bimbo e sulla buona riuscita del parto.

Viviamo in un paese in cui il cibo non manca e quindi il principale problema alimentare diventa la sovranutrizione che comporta il rischio di insorgenza di diabete gestazionale, disturbi di ipertensione (pre-eclampsia ed eclampsia) macrosomia nonché difficoltà a perdere peso una volta conclusa la gravidanza.

Per il bambino invece si presenta un maggior rischio di sviluppare malattie cardiovascolari, diabete di tipo 2 e alcune forme tumorali.

Se lo scenario vi sembra alquanto catastrofico, non abbiate paura perché con pochi accorgimenti si può affrontare una gravidanza serena, in piena salute vostra e del vostro bambino.

CONOSCI LO STATO DEL TUO PESO

Innanzitutto è necessario conoscere lo stato di partenza, ossia il peso prima della gravidanza, per poter capire in che range di peso è bene mantenersi.

E’ fondamentale sapere se ci si trova in una condizione di sottopeso, normopeso, sovrappeso o obesità e fare ciò è semplice, basta calcolare l’indice di massa corporea (IMC) che è dato dal rapporto tra il peso (espresso in Kg) e l’altezza (espressa in m2):

Sottopeso Normopeso Sovrappeso Obesità
<18 18-24.9 25-29.9 >30

Se siete sottopeso o normopeso, durante la gravidanza dovrete acquisire tra gli 11 e i 16 Kg, se siete sovrappeso dovrete fermarvi a 11 circa mentre se siete in uno stato di obesità è meglio che l’aumento di peso non superi i 9 Kg.

AD OGNI TRIMESTRE LE SUE CALORIE

Per il primo trimestre, malgrado i grandi cambiamenti in atto, la futura mamma non ha bisogno di mangiare più del solito (tranne nel caso in cui sia sottopeso), pertanto tutti gli eccessi sono banditi;

A partire dal secondo trimestre però le necessità energetiche aumentano e così bisogna apportare all’incirca 350 Kcal in più al giorno (il che equivale circa ad 1 spuntino in più);

Durante il terzo trimestre: occhio al peso! Questa è la fase più delicata perché basta guardarlo il cibo per pesare 1 Kg in più! Negli ultimi 3 mesi di gravidanza il bambino cresce notevolmente e se all’ecografia morfologica ve lo ricordavate di qualche etto, alla fine della gestazione peserà qualche chilo. In termini di Kcal, ne sono necessarie ulteriori 350-500 circa, a seconda di quanto era il peso prima della gravidanza.

CHE COSA MANGIO?

Nella dieta di una futura mamma non devono mai mancare i carboidrati, fonte energetica primaria e di eccellenza per fare funzionare al meglio l’organismo.

Chiaramente non si sta parlando di carboidrati semplici, quali zuccheri raffinati o prodotti che li contengono in eccesso, si parla piuttosto di carboidrati complessi derivati per lo più dai cereali che normalmente vengono inseriti nei pasti principali.

Quindi via libera a pasta, riso, farro, orzo, avena, meglio se integrali specialmente se in presenza di diabete gestazionale.

Assolutamente sconsigliate sono le diete a basso contenuto di carboidrati, o low-carb, che potrebbero seriamente compromettere la crescita e lo sviluppo del feto.

Attenzione a non eccedere con cracker, grissini o altri prodotti da forno simili, in modo particolare nel terzo trimestre, perché si corre il rischio di sforare il range di peso ottimale e di partorire un bambino già in sovrappeso.

Un occhio di riguardo va anche alle proteine che non devono mai mancare in una dieta bilanciata, tantomeno nel corso di una gravidanza. Esse rappresentano i mattoncini essenziali per la costituzione dei tessuti fetali e della placenta e pertanto vanno integrate rispetto ad una dieta normale.

Se per il primo trimestre normalmente non serve una grande integrazione, per il terzo trimestre invece si raccomanda di incrementare l’assunzione proteica di circa 26 gr al giorno attraverso la carne, il pesce (fonte importante di omega-3), uova, formaggi, come fonte di proteine animali, legumi e frutta secca, come fonte di proteine vegetali.

Attenzione invece a non esagerare con l’assunzione di grassi: essendo la gravidanza, soprattutto nella seconda metà, un periodo in cui si accumulano riserve funzionali all’allattamento, è molto facile immagazzinare tutti i grassi che vengono assunti con la dieta.

E’ consigliabile quindi selezionare bene la tipologia di grassi favorendo quelli poli- e monoinsaturi e limitando quelli saturi di origine animale.

In quanto a vitamine e minerali, con un buon piano alimentare genericamente non è necessario ricorrere agli integratori anche se è fondamentale prestare massima attenzione ai folati e agli acidi grassi omega-3 che sono importantissimi per il corretto sviluppo del feto.

Frutta e verdura meritano un discorso a parte perché sono una preziosissima fonte di vitamine, fibre, folati, potassio e sostanze bioattive (es. flavonoidi, carotenoidi, ecc), pertanto è opportuno abbondare con questo tipo di alimenti per dare miglior supporto possibile alla gravidanza.

Per tutte donne ma in particolare quelle non immuni alla toxoplasmosi, la verdura e la frutta vanno lavate molto accuratamente con acqua per eliminare qualsiasi residuo di terra; non sono invece necessari prodotti a base di ipoclorito che possono permanere come residui ed essere ingeriti.

Ricordate mamme, se finora grazie alla vostra igiene non avete contratto la toxoplasmosi, molto probabilmente, continuando come avete fatto fino ad oggi, non la contrarrete nemmeno in gravidanza però è bene essere attenti.

I cibi da evitare per maggiore sicurezza invece sono il latte non pastorizzato, i formaggi molli arborinati (potete concederveli qualche volta ma meglio cotti), carni, pesce (e in genere prodotti della pesca) e uova crudi, piatti già pronti di cui non conoscete le procedure di preparazione.

E con questi pochi ma utili consigli, auguro una buona e sana gravidanza a tutte!

FONTE

Kirsty Jayne Elliott-Sale, Ashley Graham, Stephanie Jane Hanley, Sherry Blumenthal & Craig Sale (2018) Modern dietary guidelines for healthy pregnancy; maximising maternal and foetal outcomes and limiting excessive gestational weight gain, European Journal of Sport Science, DOI: 10.1080/17461391.2018.1476591


Francesca Rigon – Autrice – cura la rubrica “Una mamma per nutrizionista”

Mamma di Raffaele dal primo giorno del 2018. Mi sono laureata in Biologia Evoluzionistica a Padova nel 2009 dove ho conseguito anche un Dottorato di Ricerca in Bioscienze e Biotecnologie nel 2012 e infine un Master Internazionale in Nutrizione e Dietetica con una tesi sullo svezzamento nel 2017 presso l’Università Politecnica delle Marche.

Mi occupo di nutrizione da circa 3 anni ma l’interesse per l’alimentazione nei più piccoli è una passione relativamente recente che fonda le sue radici nella scoperta dell’esistenza di Raffaele. Quindi perché non unire due grandi mondi, l’essere mamma e l’essere nutrizionista, in un’unica realtà da condividere con altre mamme?

Gestisco un gruppo chiuso su Facebook “NUNA: Nutrirsi Naturalmente”, dove le persone possono porre domande in totale riservatezza e ho aperto l’omonimo BLOG dove approfondisco temi di alimentazione e riporto i dati dei più recenti studi pubblicati nelle riviste scientifiche, dando concretezza e fondamento ad ogni informazione riportata o discussa.

Certa che sarà un’avventura che mi permetterà di crescere assieme a molte persone, sono lieta di potermi occupare di questa rubrica e di poter mettere a disposizione un po’ del mio sapere.

Una mamma per nutrizionista

A cura di Francesca Rigon

Una mamma per nutrizionista, rubrica rivolta all’alimentazione delle mamme e dei loro bambini.


Francesca Rigon – Autrice – cura la rubrica “Una mamma per nutrizionista”

Mamma di Raffaele dal primo giorno del 2018. Mi sono laureata in Biologia Evoluzionistica a Padova nel 2009 dove ho conseguito anche un Dottorato di Ricerca in Bioscienze e Biotecnologie nel 2012 e infine un Master Internazionale in Nutrizione e Dietetica con una tesi sullo svezzamento nel 2017 presso l’Università Politecnica delle Marche.

Mi occupo di nutrizione da circa 3 anni ma l’interesse per l’alimentazione nei più piccoli è una passione relativamente recente che fonda le sue radici nella scoperta dell’esistenza di Raffaele. Quindi perché non unire due grandi mondi, l’essere mamma e l’essere nutrizionista, in un’unica realtà da condividere con altre mamme?

Gestisco un gruppo chiuso su Facebook “NUNA: Nutrirsi Naturalmente”, dove le persone possono porre domande in totale riservatezza e ho aperto l’omonimo BLOG dove approfondisco temi di alimentazione e riporto i dati dei più recenti studi pubblicati nelle riviste scientifiche, dando concretezza e fondamento ad ogni informazione riportata o discussa.

Certa che sarà un’avventura che mi permetterà di crescere assieme a molte persone, sono lieta di potermi occupare di questa rubrica e di poter mettere a disposizione un po’ del mio sapere.