Allattamento e dintorni: la Mastite

Mastite: imm. tratta da Cure-Naturali.it

Con il termine mastite s’intende genericamente l’infiammazione di un seno.

Si tratta di una condizione che non di rado riguarda le donne che allattano, maggiormente a rischio nelle prime settimane dopo il parto.

Molto spesso causa di mastite è la presenza di ragadi ai capezzoli, che rappresentano una porta spalancata all’entrata di batteri, ma anche il ristagno prolungato di latte all’interno della mammella quando non vi è un adeguato drenaggio della stessa attraverso la suzione del bambino o del tiralatte.

Quando secondariamente all’infiammazione del seno subentra un’infezione, che va distinta dal semplice ingorgo per la presenza, in aggiunta al dolore al seno, di febbre elevata (solitamente superiore ai 38 gradi centigradi) e di sintomi simili a quelli dell’influenza (dolori ossei e articolari, naso che cola, mal di gola e mal di testa), è molto importante rivolgersi al proprio medico curante per valutare se sia necessario iniziare un’appropriata terapia antibiotica.

Nelle prime 24 ore dall’insorgenza di febbre elevata e dolore è possibile che un’appropriata assistenza alla madre con l’allattamento possa favorire il rapido miglioramento e la risoluzione della sintomatologia, evitando in tal modo la necessità di ricorrere a terapia antibiotica.

In particolare, ci si deve rivolgere senza indugio al proprio medico quando dopo 24 ore dall’insorgenza dei sintomi sopra descritti, e di adeguati accorgimenti assistenziali con l’allattamento al seno, non si hanno miglioramenti importanti.

La terapia antibiotica della mastite, quando necessaria, deve prevedere farmaci appropriati in base al tipo di batteri più frequentemente causa di questa condizione nella donna che allatta, alla posologia raccomandata.

Gli studi disponibili ad oggi indicano come antibiotici d’elezione nella terapia della mastite la flucloxacillina, la dicloxacillina, la cefalexina e la clindamicina. Possibile anche l’uso di amoxicillina in associazione con l’acido clavulanico, mentre è sconsigliato il ricorso alla sola amoxicillina.

IMPORTANTE: la terapia antibiotica va mantenuta per 10-14 giorni al fine di evitare ricadute o l’evoluzione in ascesso dell’infezione.

In corso di mastite l’allattamento al seno NON è controindicato, ma va invece incoraggiato per favorire il drenaggio frequente del seno, e non è controindicato nemmeno in caso di ricorso a terapia antibiotica, dal momento che i farmaci indicati sono compatibili con l’allattamento.

Nel caso di presenza di ascesso al seno, l’allattamento può continuare, con la raccomandazione che l’eventuale drenaggio posizionato dopo lo svuotamento chirurgico si trovi lontano dalla bocca del bambino se la posizione dell’ascesso lo consente.

Se l’ascesso non è molto grande ed è un’alternativa presente nel territorio in cui si vive, si può effettuare il drenaggio con ago per via transcutanea e sotto guida ecografica, come alternativa al drenaggio chirurgico.

Quindi care mamme: ai primi segni e sintomi di infiammazione al seno in corso di allattamento, rivolgetevi ad un operatore sanitario competente ed esperto in materia di allattamento al seno, che vi saprà indicare quali misure assistenziali utilizzare fin da subito per evitare un’infezione senza trascurare il ruolo del medico nel valutare la necessità di adeguata terapia antibiotica.

Fonte delle informazioni mediche e scientifiche: “Position statement 2015 su Allattamento al seno e uso del latte materno/umano”, del gruppo di lavoro congiunto delle società scientifiche pediatriche SIP, SIN, SICuPP, SIGENP e SIMP, condiviso dal TAS – Tavolo Tecnico Operativo Interdisciplinare sulla promozione dell’allattamento al seno del Ministero della Salute.

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Articolo curato da:
Paola Bortolazzo – infermiera professionale e consulente IBCLC – collabora con Essere mamme a Vicenza  per la rubrica “Allattamento e dintorni

 

Una IBCLC per (DD)*mag “Allattamento al seno: tutto ciò che c’è da sapere”

Una IBCLC per (DD)*mag.

Leggi l’intervista integrale QUI

 

Mi chiamo Paola e sono mamma di quattro ragazzi di 10, 14 e 16 anni; sono infermiera e per 10 anni ho lavorato presso l’ULSS 8 Vicenza come dipendente. Attualmente seguo la mia famiglia numerosa e lavoro come libera professionista assistendo a domicilio le mamme che hanno difficoltà con l’allattamento dei loro piccoli. Per questo tipo di assistenza mi servo dell’esperienza maturata in circa tre anni di lavoro presso la sez. Nido del reparto di Pediatria

di Vicenza, oltre le competenze specifiche acquisite nel percorso necessario a sostenere l’esame per ottenere la certificazione internazionale di IBCLC – International Board of Certified Lactation Consultants.

Come mai hai deciso di dedicarti a questo tipo di assistenza?

Principalmente perché ho avuto molte difficoltà con l’allattamento del mio primo figlio, oggi quasi diciassettenne, e visto il lavoro di infermiera che ho scelto di fare tanti anni fa, ho creduto servisse fare il possibile per aiutare e sostenere le mamme che allattano e sperimentano difficoltà più o meno grandi. Io mi sono ritrovata a non avere aiuti competenti che mi aiutassero a risolvere i problemi, e anche oggi non è scontato trovarli, anche se si stanno facendo molti passi in questa direzione a livello di ospedale e territorio. Ciò che manca ancora, a mio avviso, è la capacità di fare rete tra le diverse professioni e professionisti sanitari che si occupano della donna e del bambino, anche se devo dire che nella mia pratica qualche buon esempio di collaborazione con altri professionisti lo posso contare, e spero negli anni a venire possano essere sempre più numerosi perché a beneficiarne non siamo solo noi operatori sanitari, ma prima di tutto mamme e bambini. La mia speranza è anche di poter vedere tra le figure sanitarie riconosciute che prestano assistenza alla donna che allatta anche le consulenti in allattamento IBCLC, che offrono un’assistenza di tipo specialistico che andrebbe prevista tra i livelli minimi assistenziali (LEA), come avviene in altri paesi. Invece figure

come la mia sono ancora appannaggio di chi può permettersi una visita in libera professione, nella maggior parte dei casi, e non hanno un riconoscimento istituzionale ufficiale per quanto siano citate talvolta in linee guida e protocolli.

Quali sono le difficoltà che incontrano più spesso le madri durante il periodo di allattamento?

I problemi che si possono sperimentare sono più di uno, ma essenzialmente sono legati a due cause: la medicalizzazione del parto, che da un lato ha senza dubbio ridotto la mortalità di madri e neonati, ma dall’altro ha aumentato il numero di interventi sanitari che possono poi interferire, tra le possibili ricadute, con il corretto avvio dell’allattamento al seno. Si pensi solamente alla percentuale di parti con taglio cesareo, che rappresentano mediamente circa il 30% di tutti i parti. Il lavoro difficile che spetta agli operatori sanitari in ospedale è quello di riportare la normalità o quel che è “naturale” interno dell’ambiente ospedaliero e di tutte le procedure mediche che esso prevede e che inevitabilmente interferiscono con quella che dovrebbe essere la fisiologia. La cosa più difficile in

assoluto da ottenere è l’uniformità nelle informazioni e soluzioni proposte alle mamme, che spesso purtroppo risultano disomogenee o addirittura completamente divergenti, conseguenza del ritardo con cui la formazione e gli aggiornamenti giungono nel nostro paese essendo quasi esclusivamente in lingua inglese.

E l’altra causa?

L’altra causa è culturale, cioè non è più normale da tempo allattare al seno perché nella cultura occidentale in particolare ciò che oggi è considerato normale, spesso in modo inconsapevole, è dare il latte formulato al bambino con il biberon, quando va meglio il latte tirato con un mastosuttore o tiralatte. Da qui un’altra serie di problemi legati al mondo in cui i neo genitori e il bambino vivono, composto di familiari, sanitari, e datori di lavoro che sono cresciuti nella medesima culturale e senza che vi sia reale malafede ostacolano il proseguimento dell’allattamento laddove ci sono problemi, invece di aiutare a risolverli. In questo assetto culturale un ruolo importante lo giocano le istituzioni, incoraggiando e favorendo con linee guida e protocolli la pratica dell’allattamento al seno, ma si tratta di indurre un cambiamento che necessiterà di anni per ottenere risultati visibili. Per fare un esempio, provate a pensare a come fosse normale nei secoli scorsi per gli artisti ritrarre immagini di vita reale o mitologiche con figure femminili che allattavano i figli, spesso già grandicelli. Qui ho portato ad esempio l’immagine del dipinto L’origine della Via Lattea & del Tintoretto, che ho scelto come immagine profilo per la mia pagina Facebook sull’allattamento, e che nessuno definirebbe scandalosa dal momento che si tratta di un’opera d’arte esposta al pubblico. Eppure, solo poche settimane fa, una donna è stata invitata ad allontanarsi da un ufficio pubblico perché stava allattando il figlio. Non capitano così di rado episodi come questi, ma personalmente preferisco pensare agli esempi positivi, che dovrebbero essere diffusi con maggiore enfasi secondo me.

Un esempio?

Tanto per rimanere nei social che oggi rappresentano forse il canale divulgativo più importante che abbiamo, penso alle immagini delle mamme vip che si sono fatte ritrarre in pause lavorative mentre stavano allattando i figli; oppure a quella condivisa qualche tempo fa sui social da una mamma neozelandese non famosa, notizia riportata anche sui media inglesi più importanti come il Daily Mail. La foto ritrae una mamma che allatta il figlio di 8 settimane in un caffè, mentre per la prima volta dopo il parto usciva di casa da sola, e di una donna più grande che si trovava nello stesso caffè e che vedendola occupata ad allattare, si alza dal suo tavolo e le va a tagliare il cibo sul piatto perché potesse mangiare la colazione prima che si freddasse fintanto che allattava. Ecco, vorrei lasciare immagini di ieri e di oggi ad esempio e ispirazione dell’aiuto che serve ad una mamma e al suo bambino per sostenere e proteggere l’allattamento al seno, insieme ad articoli come questo che mi avete dato opportunità di scrivere e che aiutano a promuovere la pratica dell’allattamento al seno non solo come scelta individuale di ogni coppia madre e figlio, ma anche come scelta di salute pubblica.


Paola Bortolazzo – infermiera professionale e consulente IBCLC – collabora con Essere mamme a Vicenza  per la rubrica “Allattamento e dintorni