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Rubrica che fornisce gli strumenti per una esperienza di allattamento efficace e consapevole

Conservazione del latte materno

conservazione del latte materno
immagine tratta da unadonna.it
Conservazione del latte materno

Esistono vari motivi per cui una mamma necessiti di conservare il proprio latte:

Potrebbe essere il caso dei bambini che non riescono ad attaccarsi al seno oppure i casi in cui la mamma non possa essere presente al momento della poppata come in vista di un’operazione, per il rientro al lavoro o per un qualsiasi motivo la allontani dal bambino.

Può accadere anche che la produzione del latte sia superiore alle necessità del bambino e venga tirato per svuotare il seno ed evitare ingorghi e altre problematiche.

Per conservare il latte materno è molto importante fare attenzione al tipo di contenitore usato che può essere in vetro o plastica per alimenti. E’ molto importante che venga lavato  con acqua calda e sapone e risciacquato accuratamente. Nel caso di bambini pretermine è necessaria la sterilizzazione.

In commercio esistono dei sacchetti  sterili monouso che non possono essere riutilizzati. Sono utili quando non c’è molto spazio adibito alla conservazione oppure se serve fare delle grandi scorte di latte.

In generale, è preferibile fare scorte con piccole quantità di latte (60-80 ml) in modo da evitare sprechi ma la dimensione del contenitore dipende molto dallo spazio che abbiamo a disposizione per il raffreddamento o il congelamento.

Per una conservazione ottimale del latte destinato al congelamento, è opportuno ricordarsi di lasciare un margine di contenitore vuoto per permettere l’aumento di volume.

E’ possibile raccogliere tutto il latte tirato della giornata in un unico contenitore, purché si trovi alla stessa temperatura prima di essere mescolato.

E’ una buona abitudine scrivere su un’etichetta la data di estrazione e rispettare i tempi di conservazione del latte materno.

Il latte congelato può essere scongelato a bagnomaria e portato ad una temperatura che  adeguata alla somministrazione (circa 35/37°C). Per non perdere alcune proprietà non deve mai essere bollito, né riscaldato nel microonde e deve essere consumato entro un’ora. Oppure può essere scongelato più lentamente, in frigorifero, e usato entro 24 ore.

Una volta riscaldato il latte, ma non utilizzato, non potrà essere offerto nuovamente al bambino. Il latte scongelato non deve mai essere ricongelato.

Il latte estratto per un bambino sano e nato a termine può essere così conservato:

conservazione del latte materno

Quanto più elevata è la temperatura, tanto meno sarà il tempo di conservazione.

Il colostro (il latte dei primi giorni di vita) si conserva  per 12 ore a temperatura ambiente (27-32 °C).

Se il latte, una volta scongelato, dovesse avere un odore aspro e rancido la colpa è della lipasi, un enzima che si trova normalmente nel latte materno e che ha la funzione di aiutare il bambino a digerire i grassi. In alcune donne il contenuto della lipasi è talmente alto, che può capitare inizi già a “digerire” i grassi, causando questo odoraccio e cambiamento di sapore tipico.
Ma questo non rappresenta un problema per la qualità del latte che non è andato a male, e può essere offerto al bambino senza problemi.

Prima di fare una scorta di latte si può fare una prova lasciandolo in frigo per 24 ore. Se si sente un odore acido, prima di congelarlo, può essere riscaldato fino a quando formerà delle bollicine ai lati della pentola, ma senza arrivare a farlo bollire. Questa operazione farà sì che la lipasi smetta di digerire il latte. A questo punto, il latte materno andrà raffreddato rapidamente e conservato in frigorifero o in congelatore.

Fonti: UPPA – AllattamentoIBCLC

 

Latte di mamma. OMS e allattamento

Latte di mamma. OMS e allattamento

A cura di Mariella Cotelli, Ostetrica e Consulente Professionale in Allattamento

L’allattamento al seno crea le migliori condizioni fisiche e psichiche per l’inizio della vita umana.

Un alimento perfetto e insostituibile per lo sviluppo, la crescita e la salute dei neonati e delle loro mamme; un nettare che la natura ci ha generosamente offerto, la norma biologica indiscutibile.

Ogni anno il solo allattamento esclusivo potrebbe salvare dalla morte quasi un milione di bambini nei paesi poveri e migliorare le condizioni di vita e di salute di molti di più.

Inoltre è ben noto che anche nei paesi ricchi l’alimentazione artificiale si associa a maggiori rischi per la salute del bambino e della madre, e rappresenta un costo evitabile per le famiglie, la società e l’ambiente.

L’importanza della pratica tradizionale dell’allattamento materno è notevolmente diminuita nella nostra epoca e in molte società e culture. L’introduzione di nuove tecnologie, nuovi stili di vita e di alcune procedure esistenziali cavalcate in molti reparti maternità, non hanno aiutato la diffusione della cultura dell’allattamento.

Facciamo degli esempi: la separazione del neonato dalla madre al momento della nascita e durante la degenza in ospedale per portarlo al “nido”, la somministrazione ingiustificata, quindi spesso non necessaria, di glucosata o sostituti del latte materno con biberon.Ultimo (ma non per importanza) ostacolo alla diffusione e alla ripresa dell’allattamento materno, è sicuramente la mancanza di sostegno alle madri che hanno da poco partorito da parte dei servizi sanitari territoriali e ospedalieri.

L’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) e l’Unicef nel 1989 hanno formulato una Dichiarazione congiunta nella quale compaiono dieci passi preziosi che qualunque struttura sanitaria che è in contatto con le madri e i loro bambini, dovrebbe tenere in considerazione e cercare di applicare.

Attraverso questa dichiarazione l’OMS cerca di ripristinare la cultura dell’allattamento materno che deve essere visto come “la norma”, non come un’alternativa, in quanto scientificamente riconosciuto come il miglior alimento che garantisce una sana crescita e un sano sviluppo dei neonati, generando salute anche nella madre, un impegno costante nel mondo a favore di una corretta alimentazione di neonati e bambini per migliorare il loro stato di salute (1990).

Questo progetto continua fino ai giorni nostri, consapevoli che i rischi più alti di malattie metaboliche, quali malnutrizione e obesità, li corrono i nostri figli entro l’anno di vita se non allattati al seno.

Da tempo la comunità scientifica riconosce la superiorità del latte materno e la promozione dell’allattamento è una priorità di salute pubblica tanto che l’Unicef la ribadisce nell’art. 24 della Convenzione sui Diritti dell’Infanzia.

L’OMS sostiene l’importanza di allattare i bambini esclusivamente al seno per i primi sei mesi di vita. Da quel momento si possono introdurre cibi solidi (alimentazione complementare) proseguendo con l’allattamento al seno fino a due anni e oltre se mamma e bambino lo desiderano.

Ecco allora qui elencati i DIECI PASSI che dovrebbero caratterizzare la politica aziendale di ogni servizio sanitario che si interfaccia con la diade mamma/bambino nei primissimi anni di vita:

  1. Definire un protocollo scritto per la promozione dell’allattamento al seno da far conoscere a tutto il personale sanitario;
  2. Addestrare il personale sanitario affinchè possa mettere in pratica tale protocollo;
  3. Informare le donne già durante la gravidanza sui vantaggi e sulla conduzione dell’allattamento al seno;
  4. Aiutare le madri affinchè inizino ad allattare al seno entro mezz’ora dal parto;
  5. Mostrare alle madri come allattare e come mantenere la produzione di latte anche in caso di separazione dal neonato;
  6. Non somministrare ai neonati alimenti o liquidi diversi dal latte materno, salvo diverse indicazioni mediche;
  7. Praticare il rooming-in, permettere cioè a madre e bambino di restare insieme 24 ore su 24 durante la permanenza in ospedale.
  8. Incoraggiare l’allattamento al seno su richiesta;
  9. Non dare tettarelle artificiali o succhiotti durante il periodo dell’allattemento;
  10. Favorire lo stabilirsi di gruppi di sostegno all’allattamento al seno ai quali le madri possano rivolgersi dopo la dimissione dall’ospedale o dalla clinica.

Queste “buone pratiche assistenziali” si sono rivelate essenziali per la promozione, il sostegno e la protezione dell’allattamento al seno.

Nel 1991 nasce l’iniziativa BFHI (Baby Friendly Hospital Iniziative) che controlla e valuta che i servizi sanitari accreditati all’iniziativa mettano in pratica con successo i passi citati sopra. Inoltre dà sostegno e incoraggia laddove le pratiche assistenziali abbiano bisogno di essere migliorate, ma questa è un’altra storia…


In collaborazione con:

L’educazione

Periodico trimestrale di pedagogia e cultura a divulgazione gratuita

A cura di Mariella Cotelli, Ostetrica e Consulente Professionale in Allattamento

L’abbraccio dopo il parto

 

L’abbraccio dopo il parto

Scritto da Mariella Cotelli, ostetrica, IBCLC L-107274 (IBCLC, Consulenti Professionali in Allattamento).

Alla nascita il neonato si trova in uno stato di veglia tranquilla nel quale esprime individualità e temperamento e ricerca la prossimità: bisogno biologico necessario per crescere sano e fiducioso.

Per permettere di recuperare la fatica della nascita e il crearsi della relazione, a mamma e bambino va permesso di ritrovarsi attraverso il contatto “pelle a pelle”.

Chi ha avuto la fortuna e l’occasione di assistere alla nascita di un bambino, ha potuto osservare con stupore come il cucciolo d’uomo nasca estremamente equipaggiato a livello sensoriale, è da subito in ascolto dell’ambiente circostante e le sue competenze innate gli permettono di interagire con la madre: apre gli occhi, osserva, catalizza l’attenzione dell’adulto per indurlo a prendersi cura di lui, cerca attivamente il seno e quando lo trova comincia a succhiare avidamente.

Il primo passo per permettere il manifestarsi di queste azioni e l’inizio della relazione è quello che gli inglesi chiamano “skin to skin”.

l’OMS (Organo Mondiale della Sanità) lo definisce praticamente così: “mettere i neonati in contatto pelle a pelle con la madre immediatamente dopo la nascita per almeno un’ora e incoraggiare le madri a comprendere quando il neonato è pronto per poppare, offrendo aiuto se necessario”.

Precisamente consiste, avvenuto il parto, nell’asciugare delicatamente il piccolo e appoggiarlo al seno materno, coprirlo con un telo caldo e lasciarlo a contatto con la madre per il tempo necessario ad innescare quel meccanismo biologico chiamato “bonding”, ovvero una serie di comportamenti espressi dal genitore nei confronti del figlio, e viceversa, necessari a garantire un buon accudimento.

saranno ore molto preziose: tutti i sensi del neonato sono estremamente ricettivi e disponibili al contatto, grazie anche all’adrenalina fetale che gli permette di rimanere in uno stato di allerta e di adattarsi così più facilemente alla vita extrauterina promuovendo il processo di attaccamento (bisogno primario che il bambino manifesta verso chi si occupa di lui).

Ma andiamo a dettagliare i vantaggi della pratica del pelle a pelle:

  • vi è un effetto calmante per mamme e bambino, ne riduce il pianto;
  • mantiene il neonato caldo;
  • riduce il consumo di ossigeno e di zuccheri nel sangue;
  • permette un recupero del peso del neonato più rapido;
  • riduce il cortisolo salivare (ormone dello stress);
  • facilita il bonding (il legame mamma-bambino);
  • accresce l’autostima materna in quanto stimola le sue competenze genitoriali di accudimento;
  • permette la colonizzazione dell’intestino del bambino attraverso il contatto con i batteri materni (microbiomia) quindi l’insediarsi dei primi mattoncini del sistema immunitario, pertanto aumenta le difese immunitarie;
  • facilita la prima poppata al seno e quindi fonda le basi per una buona riuscita dell’allattamento materno;
  • stimola la produzione di ossitocina, ormone che interviene in tutto il processo riproduttivo e che provoca contrazioni uterine abbassando il rischio di emorragie dopo-parto; è l’ormone che facilita il contatto madre-bambino e stimola comportamenti “materni” favorendo così la ricerca della vicinanza con il neonato.

Tutte le altre routine assistenziali non sono necessarie nell’immediato, vanno serenamente rimandate (bagnetto, aspirazione delle vie aeree, instillazione di gocce oculari, posizionamento del bambino in termoculla) in quanto è stato provato scientificamente che l’allontanamento del bambino dalla propria madre, anche per pochi minuti, può rendere più complicato l’avvio dell’allattamento.

Non dimentichiamo che il neonato ha vissuto per nove mesi in un ambiente caldo, protetto, privo di rumori molesti, in continuo movimento, cullato dal costante ritmo del battito cardiaco materno e dalla voce materna, suoni ed esperienze che conosce bene e che può ritrovare sul petto della madre, rassicurandosi.

Importante quindi sensibilizzare i genitori a porsi in condizione di ascolto e di osservazione rispettosa, come facilitatori delle attitudini del neonato, per promuovere una relazione gratificante per garantirgli tutti i nutrienti fisici e affettivi necessari allo sviluppo neuro-sensoriale.

Questa buona pratica ha dei risvolti positivi sull’allattamento e sulla capacità del bambino di adattarsi alla sua nuova vita, un suo diritto.

BIBLIOGRAFIA: “Il tocco gentile” di Anna Marcon e Massimo Carlan Ed. La Compagnia del libro


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A cura di Mariella Cotelli, Ostetrica e Consulente Professionale in Allattamento

Il bello del latte di mamma

 

Il bello del latte di mamma

Scritto da Mariella Cotelli, ostetrica, IBCLC L-107274 (IBCLC, Consulenti Professionali in Allattamento).

Conosciamo solo circa 200 componenti del latte materno – straordinario alimento denominato in alcune culture “sangue  bianco” – e delle loro benefiche funzioni. Di tantissimi altri componenti sappiamo poco o nulla: chissà quanti vantaggi cela ancora il prezioso latte di mamma!

“Sangue bianco”. Così gli Arabi chiamano il latte materno.

Infatti altro non è che un tessuto biologico composto da innumerevoli micronutrienti, fattori protettivi che potenziano e modulano il sistema immunitario, effetto questo che non diminuisce con il passare del tempo, anzi aumenta, quindi il latte materno continua ad essere protettivo anche quando l’allattamento prosegue oltre l’anno di vita del bambino.

Il bello del latte materno quindi è che…

… è nutriente, digeribile, specie-specifico (cioè perfetto per il cucciolo d’uomo);

… è ecologico: non c’è necessità di sterilizzare biberon di plastica consumando energia elettrica nè di dover smaltire il biberon stesso;

… è economico: il latte materno non ha costi;

Il colostro (il latte che viene prodotto nei primi giorni di vita del bambino) è lassativo quindi abbassa il rischio di ittero (accumulo di bilirubina nel sangue che provoca la colorazione giallastra della cute nel neonato e delle sclere oculari, evento che richiede l’utilizzo della fototerapia, pratica che inevitabilmente porta all’allontanamento del bambino dalla sua mammaper qualche ora, a volte giorni).

Il colostro facilita la maturazione dell’intestino del neonato ricoprendo tutto l’apparato gastro-intestinale come fosse una vernice, proteggendolo da eventuali microrganismi e allergeni. Stimola e rinforza il sistema immunitario grazie a batteri “buoni” che impediscono la crescita dei patogeni. Il colostro viene prodotto in piccole quantità quindi adatto alle dimensioni dello stomaco del neonato.

Il bello del latte materno è che…

… migliora lo sviluppo intellettivo grazie alla presenza degli acidi grassi a catena lunga;

… previene malattie metaboliche come diabete, obesità e celiachia;

… riduce il rischio di sviluppare allergie;

La mamma che allatta è protetta maggiormente dal rischio di tumore al seno, alle ovaie e all’utero.

Il bello del latte materno è che…

… facilita l’involuzione uterina riducendo le perdite ematiche del post-parto. Le mamme che allattano recuperano più rapidamente il peso pre-gravidico;

… protegge le mamme dalla depressione post-partum, infatti il legame mamma-bambino si rafforza aumentando il gradi di soddisfazione materno e l’autostima;


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A cura di Mariella Cotelli, Ostetrica e Consulente Professionale in Allattamento

 

 

Latte artificiale

L’OMS raccomanda, come misura di salute pubblica, un allattamento al seno esclusivo fino a 6 mesi compiuti e il proseguimento dell’allattamento fino a 2 anni e oltre.

Laddove la mamma non possa o non voglia allattare al seno, per nutrire il proprio bambino dovrà avvalersi del latte artificiale. Ne esistono di varie marche e di due tipi: in polvere o liquidi.

E’ importante sapere che i latti artificiali sono tutti “uguali”: la composizione del latte artificiale è stabilita per legge a livello europeo, sulla base di quanto stabilito dalla Codex Alimentarius Commission, una commissione mondiale che stabilisce le norme e gli standard di produzione e sicurezza dei prodotti alimentari, latte artificiale compreso.

Quindi ogni latte deve avere una composizione compresa nei limiti stabiliti dalla legge. (Approfondimento su Il bambino naturale)

Se il latte artificiale liquido pronto per l’uso è sterile fino a quando non viene aperta la confezione non è così per quello in polvere!

Il latte artificiale in polvere, infatti, NON è STERILE!

Il batterio Enterobac Sakazakii , che si trova normalmente nell’ambiente, può contaminare il latte in polvere nel momento della preparazione e confezionamento nelle fabbriche oppure nel momento della preparazione per l’uso a casa nostra o negli ospedali, arrivando nei casi peggiori a causare setticemia, meningite, diarrea, enterocolitenecrotizzante, infezione delle vie urinarie.

Di conseguenza serve seguire il processo di sterilizzazione aggiungendo il latte in polvere all’acqua solo quando quest’ultima sarà ad una temperatura di non meno di 70 C°.

Vediamo nel dettaglio come preparare un pasto di latte artificiale in polvere:

  • Lavarsi e asciugarsi bene le mani;
  • Versare l’acqua in un pentolino pulito e farla bollire;
  • Mettere la quantità di acqua necessaria in un biberon precedentemente sterilizzato.
  • Aggiungere nel biberon l’esatta quantità di latte in polvere indicata nella confezione. Attenzione!!! Per sterilizzare il latte in polvere aggiungerlo all’acqua solo quando la sua temperatura sarà scesa a non meno di 70 C° (sarà sufficiente coprire il pentolino con l’acqua appena bollita per non più di 30 minuti) .
  • Chiudere bene il biberon e agitare bene.
  • Raffreddare rapidamente il latte immergendo  il biberon in un contenitore con acqua molto fredda. (E’ importante che questo processo avvenga in modo rapido perchè i batteri si moltiplicano rapidamente tra i 7 e i 65 C° quindi più a lungo il latte si trova a questa temperatura, maggiore saranno le probabilità di aumentarne la carica batterica rendendolo potenzialmente pericoloso per il bambino).
  • Misurare la temperatura del latte facendone cadere qualche goccia sul polso o sul dorso della mano. Sarà adeguata quando sentiremo che il latte è tiepido.

Se il bambino non beve tutto il latte preparato, è possibile riproporlo entro e non oltre le 2 ore dalla sua preparazione. Altrimenti deve essere buttato via.

Fonte: Quaderni acp, Il bambino naturale

Allattare… questione di fortuna?

allattare questione di fortuna

Allattare… questione di fortuna?

Scritto da Mariella Cotelli, ostetrica, IBCLC L-107274 (IBCLC, Consulenti Professionali in Allattamento).

Protagonista indiscusso dell’allattamento è il bambino. Succhiando al seno frequentemente risponde alle sue esigenze di nutrimento e contatto e nello stesso tempo manda degli impulsi nervosi al cervello della mamma che attivano ossitocina e prolattina.

Sono poi fondamentali il benessere fisico della madre e l’inizio positivo della relazione con il figlio, stimolati da un primo incontro positivo, lento e duraturo (pelle a pelle) e dall’allattamento a richiesta.

“Purtroppo non ho potuto allattare il mio bambino perchè non è arrivato il latte”…

Vi sarà capitato di sentire questa frase pronunciata da una madre dispiaciuta e affranta per non essere riuscita ad allattare il proprio bambino.

Una frase del genere può far pensare che l’allattamento al seno dipenda semplicemente dal fatto che alcune donne siano più fortunate di altre, ma è veramente così?

Cerchiamo di capire come funziona, chi e cosa lo facilita.

Durante la gravidanza la stimolazione ormonale provocata da estrogeni e progesterone facilitano l’accrescimento del seno in preparazione all’allattamento.

Dal sesto mese di gravidanza la ghiandola mammaria umenta di volume e inizia a produtte colostro (latte prodotto nei primi giorni dopo il parto), mentre gli alti livelli di progesterone impediscono la produzione piena di latte fino alla nascita.

Dopo il parto i livelli di progesterone precipitano e aumentano invece le concentrazioni di prolattina e ossitocina.

La prolattina è l’ormone principale ai fini dell’allattamento, viene prodotta dall’ipofisi (ghiandola endocrina presente nel nostro cervello) ed è molto elevata durante le prime due ore dopo il parto e la notte: questo ci fa capire perchè è così importante allattare precocemente dopo il parto e anche la notte.

La prolattina, inoltre, sopprime l’ovulazione ed entra in circolo soprattutto dopo la poppata per produrre il latte necessario per quella sucessiva. Infine, questo ormone, aiuta la mamma a rilassarsi.

E’ grazie ad essa che il seno comincia a produrre consistenti quantità di latte.

L’ossitocina è l’altro ormone dell’evento nascita-allattamento. Agisce prima e durante la poppata provocando la contrazione delle cellule muscolari degli alveoli (cellule deputate alla produzione del latte) nella ghiandola mammaria, rendendo il latte disponibile al bambino in prossimità del capezzolo.

RIFLESSO OSSITOCINICO: Tale riflesso si ripete più volte durante la poppata e si manifesta con contrazioni uterine, senso di sete, improvviso gocciolamento di latte dal seno, senzazione di tensione del seno.

Il riflesso ossitocinico viene attivato e facilitato se la mamma:

  •  si sente a proprio agio;
  •  riceve aiuto e sostegno;
  • spreme un pò di latte manualmente stimolando delicatamente il capezzolo;
  • sta vicina al proprio bambino toccandolo, guardandolo e pensando a lui teneramente;
  • sente il pianto del suo bambino.

E’ ostacolato invece da: stress, dolore (ragadi), preoccupazione (mangerà abbastanza?), insicurezza (sarò in grado di capire i suoi bisogni?), nicotina e alcool.

Al momento della nascita si scatena quindi un processo ormonale per il quale i seni iniziano a produrre latte, che una madre stia allattando oppure no.

Successivamente questo processo viene regolato e mantenuto da una stimolazione esterna in cui il protagonista indiscusso è sicuramente il bambino!

Egli succhiando al seno frequentemente, risponde alle sue esigenze di nutrimento e contatto e nello stesso tempo manda degli impulsi nervosi al cervello della mamma che attivano ossitocina e prolattina.

E’ molto importante che il neonato possa accedere al seno ogni volta che desidera e per il tempo che desidera in quanto più succhia, più latte viene prodotto.

Il tanto discusso “allattamento a richiesta” trova giustificazione e riconoscimento grazie agli innumerevoli studi scientifici che ne hanno spiegato l’importanza dal punto di vista biologico e funzionale.

Capire come funziona la produzione di latte può aiutare una mamma ad affrontare più serenamente l’esperienza essendo più consapevole che il successo dell’allattamento dipende principalmente dai meccanismi illustrati; niente è lasciato al caso.

Rimane un ultimo aspetto da conoscere: il latte materno produce una proteina chiamata FIL (Feedback Inhibitor of Lactation – Fattore di inibizione della lattazione). E’ un inibitore che riduce la produzione di latte.

Quando il latte non viene rimosso e quindi il seno è pieno, il FIL causa una riduzione della produzione di latte. Al contrario la rimozione del latte (poppate frequenti) fa diminuire la concentrazione dell’inibitore e stimola la produzione di latte.

Morale: durante l’allattamento il seno va drenato frequentemente invitando il bambino a succhiare spesso. Un seno morbido è quindi segno che l’allattamento sta procedendo bene, mentre un seno spesso teso porterà inevitabilmente alla riduzione della produzione di latte a causa della proteina FIL.

Quello che anni fa ci sentivamo dire da persone esperte e non “hai il seno morbido, probabilmente non hai latte”, si rivela quindi l’ennesimo mito da sfatare!!!


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Periodico trimestrale di pedagogia e cultura a divulgazione gratuita

A cura di Mariella Cotelli, Ostetrica e Consulente Professionale in Allattamento

 

Covid-19: Gravidanza e post parto durante l’emergenza

Covid-19: Gravidanza e post parto durante l’emergenza

Scritto da Mariella Cotelli, ostetrica, IBCLC L-107274 (IBCLC, Consulenti Professionali in Allattamento).

Titolo originale “Emergenza Corona virus, gravidanza e post parto, facciamo chiarezza”.

Corona virus, come incide su gravidanza e parto. Facciamo un punto ad oggi, gli studi scientifici in corso sono in continua evoluzione.

Il nuovo Corona virus è stato identificato per la prima volta in Cina, precisamente nella provincia di Hubei, alla fine del 2019.

Fa parte della famiglia dei Corona virus i quali si trasmettono da una persona infetta all’altra attraverso la saliva, tossendo e starnutendo; toccando occhi, naso e bocca con le mani contaminate cioè non ancora lavate. Si stima che il periodo di incubazione possa  variare da 2 a  14 giorni.

Questo virus provoca una sindrome respiratoria chiamata COVID-19, diffusasi anche in Italia con un numero molto elevato di casi clinici.

Vista la rapidità con cui il virus  si diffonde, l’11 Marzo l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) ha dichiarato lo stato di pandemia.

Teniamo comunque presente che è un virus nuovo, quindi gli studi scientifici in corso sono in continua evoluzione, le indicazioni potrebbero cambiare seguendo le evidenze di casistiche più ampie.

Particolare attenzione vorrei porre alla salute delle donne che aspettano un bambino, che hanno appena partorito, che stanno allattando.

Mamma  in gravidanza

I dati oggi disponibili riguardo la suscettibilità delle donne in gravidanza sono confortanti: il rischio che possono correre è sovrapponibile a quello della popolazione generale. Inoltre non è stata rilevata la presenza del Corona virus nel liquido amniotico o nel sangue del bambino prelevato dal cordone ombelicale: per ora nessun bambino nato da madre infetta è risultato positivo.

Questi dati ci permettono di concludere che non vi è trasmissione del virus dalla mamma al bambino durante la gravidanza. Ciò non toglie l’importanza di rispettare le raccomandazioni generali preventive quali: evitare il contatto con soggetti con infezione certa o sospetta e il lavaggio accurato e frequente delle mani.

… dopo il parto…

Le evidenze scientifiche presenti attualmente ci confortano anche nel periodo che segue alla nascita del bambino: infatti i pochi casi neonatali positivi per il Corona virus, descritti durante l’epidemia di Wuhan, hanno manifestato una sintomatologia non grave e con esito favorevole. Sulla base dei dati presenti in letteratura, l’infezione da corona virus in età pediatrica ha quindi un decorso e una prognosi migliore rispetto agli adulti e i decessi sono estremamente rari.

Mamma  con  Covid-19

Una  neo-mamma con Covid- 19, dovrebbe attuare tutte le precauzioni possibili per ridurre il rischio di trasmissione del virus al suo bambino: usare la mascherina, lavare accuratamente le mani, avere qualcuno vicino che possa gestire il bambino quando non lo sta allattando, nei momenti di riposo garantire il distanziamento tra mamma e bambino allontanando la culletta per circa due metri dal letto materno.

Parto

In caso di infezione da Corona virus non è indicato il taglio cesareo, la donna può partorire spontaneamente.

Allattamento

La mamma  malata può allattare il suo bambino, perché nel latte materno, non è mai stata trovata traccia di Corona virus.

L’allattamento non è controindicato: infatti, le più autorevoli società scientifiche (OMS, ROYAL COLLEGE, ISS),  lo raccomandano, sottolineando l’effetto protettivo del latte materno, grazie alla presenza degli anticorpi, aspetto non trascurabile.

Ogni singola situazione clinica andrà poi valutata tenendo conto del desiderio della famiglia di non separasi dal proprio bambino, dello stato di salute della mamma e della situazione epidemiologica locale.

L’OMS afferma inoltre che nelle prime ore dopo il parto, quando possibile, bisognerebbe permettere alla mamma e al suo bambino di stare insieme praticando il rooming in (stare nella stessa stanza di ospedale 24 ore su 24) ed effettuare il pelle a pelle per facilitare l’avvio dell’allattamento e rafforzare il legame mamma-bambino. La Royal College sostiene che l’allattamento andrebbe raccomandato in quanto i benefici che ne trae il neonato sono superiori ai rischi relativi alla vicinanza con la madre infetta.

Spremitura manuale  Qualora si ritenesse necessaria la separazione e quindi l’allattamento non potesse avvenire direttamente al seno, la mamma dovrebbe essere incoraggiata e sostenuta nella pratica della spremitura manuale per mantenere la lattazione e per garantire al suo bambino l’assunzione di latte materno. Il latte spremuto non richiede la pastorizzazione. L’ideale sarebbe avere una persona adulta che si prenda cura del piccolo o che lo nutra con il latte materno tirato.

Anche durante questa pratica le norme igieniche sono fondamentali: lavare le mani prima e dopo la sessione di spremitura del seno; durante la somministrazione del latte spremuto al bambino, indossare la mascherina, al termine dell’operazione  lavarsi  nuovamente le mani.

Rooming in  Qualora mamma e bambino condividano la stanza (sia in ospedale che a casa), bisognerebbe distanziare la culla almeno a 2 metri dalla madre, areare la stanza frequentemente.

Terapia

I farmaci attualmente disponibili – il Lopinavi, Ritonavir e Idrossiclorochina – sono compatibili con gravidanza e allattamento.

Ultima indicazione, ma non meno importante, è quella di “tenere lontani” parenti e amici quando si è in gravidanza o si ha appena partorito: evitiamo i contatti se non necessari per ridurre al minimo il rischio dei contagi.

La puerpera oltre a gestire lo stress e le difficoltà di essere diventata mamma, ha addosso anche tutto il peso dell’epidemia in corso, quindi aiutiamola riducendo i contatti diretti per non sottoporla a inutili rischi. Il neonato ha bisogno delle braccia della sua mamma e del suo papà, più avanti ci sarà l’opportunità di trasmettergli coccole in tutta sicurezza.


Bibliografia

SIN (Società italiana di neonatologia); EPICENTRO (Istituto Superiore di Sanità); OMS (Organizzazione Mondiale di Sanità); UPPA (Un  pediatra per amico, Bambini e Covid).


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A cura di Mariella Cotelli, Ostetrica e Consulente Professionale in Allattamento

 

La Mastite

Mastite: imm. tratta da Cure-Naturali.it

Con il termine mastite s’intende genericamente l’infiammazione di un seno.

Si tratta di una condizione che non di rado riguarda le donne che allattano, maggiormente a rischio nelle prime settimane dopo il parto.

Molto spesso causa di mastite è la presenza di ragadi ai capezzoli, che rappresentano una porta spalancata all’entrata di batteri, ma anche il ristagno prolungato di latte all’interno della mammella quando non vi è un adeguato drenaggio della stessa attraverso la suzione del bambino o del tiralatte.

Quando secondariamente all’infiammazione del seno subentra un’infezione, che va distinta dal semplice ingorgo per la presenza, in aggiunta al dolore al seno, di febbre elevata (solitamente superiore ai 38 gradi centigradi) e di sintomi simili a quelli dell’influenza (dolori ossei e articolari, naso che cola, mal di gola e mal di testa), è molto importante rivolgersi al proprio medico curante per valutare se sia necessario iniziare un’appropriata terapia antibiotica.

Nelle prime 24 ore dall’insorgenza di febbre elevata e dolore è possibile che un’appropriata assistenza alla madre con l’allattamento possa favorire il rapido miglioramento e la risoluzione della sintomatologia, evitando in tal modo la necessità di ricorrere a terapia antibiotica.

In particolare, ci si deve rivolgere senza indugio al proprio medico quando dopo 24 ore dall’insorgenza dei sintomi sopra descritti, e di adeguati accorgimenti assistenziali con l’allattamento al seno, non si hanno miglioramenti importanti.

La terapia antibiotica della mastite, quando necessaria, deve prevedere farmaci appropriati in base al tipo di batteri più frequentemente causa di questa condizione nella donna che allatta, alla posologia raccomandata.

Gli studi disponibili ad oggi indicano come antibiotici d’elezione nella terapia della mastite la flucloxacillina, la dicloxacillina, la cefalexina e la clindamicina. Possibile anche l’uso di amoxicillina in associazione con l’acido clavulanico, mentre è sconsigliato il ricorso alla sola amoxicillina.

IMPORTANTE: la terapia antibiotica va mantenuta per 10-14 giorni al fine di evitare ricadute o l’evoluzione in ascesso dell’infezione.

In corso di mastite l’allattamento al seno NON è controindicato, ma va invece incoraggiato per favorire il drenaggio frequente del seno, e non è controindicato nemmeno in caso di ricorso a terapia antibiotica, dal momento che i farmaci indicati sono compatibili con l’allattamento.

Nel caso di presenza di ascesso al seno, l’allattamento può continuare, con la raccomandazione che l’eventuale drenaggio posizionato dopo lo svuotamento chirurgico si trovi lontano dalla bocca del bambino se la posizione dell’ascesso lo consente.

Se l’ascesso non è molto grande ed è un’alternativa presente nel territorio in cui si vive, si può effettuare il drenaggio con ago per via transcutanea e sotto guida ecografica, come alternativa al drenaggio chirurgico.

Quindi care mamme: ai primi segni e sintomi di infiammazione al seno in corso di allattamento, rivolgetevi ad un operatore sanitario competente ed esperto in materia di allattamento al seno, che vi saprà indicare quali misure assistenziali utilizzare fin da subito per evitare un’infezione senza trascurare il ruolo del medico nel valutare la necessità di adeguata terapia antibiotica.

Fonte delle informazioni mediche e scientifiche: “Position statement 2015 su Allattamento al seno e uso del latte materno/umano”, del gruppo di lavoro congiunto delle società scientifiche pediatriche SIP, SIN, SICuPP, SIGENP e SIMP, condiviso dal TAS – Tavolo Tecnico Operativo Interdisciplinare sulla promozione dell’allattamento al seno del Ministero della Salute.

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Articolo curato da:
Paola Bortolazzo – infermiera professionale e consulente IBCLC – collabora con Essere mamme a Vicenza  per la rubrica “Allattamento e dintorni

 

Una IBCLC per (DD)*mag “Allattamento al seno: tutto ciò che c’è da sapere”

Una IBCLC per (DD)*mag.

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Mi chiamo Paola e sono mamma di quattro ragazzi di 10, 14 e 16 anni; sono infermiera e per 10 anni ho lavorato presso l’ULSS 8 Vicenza come dipendente. Attualmente seguo la mia famiglia numerosa e lavoro come libera professionista assistendo a domicilio le mamme che hanno difficoltà con l’allattamento dei loro piccoli. Per questo tipo di assistenza mi servo dell’esperienza maturata in circa tre anni di lavoro presso la sez. Nido del reparto di Pediatria

di Vicenza, oltre le competenze specifiche acquisite nel percorso necessario a sostenere l’esame per ottenere la certificazione internazionale di IBCLC – International Board of Certified Lactation Consultants.

Come mai hai deciso di dedicarti a questo tipo di assistenza?

Principalmente perché ho avuto molte difficoltà con l’allattamento del mio primo figlio, oggi quasi diciassettenne, e visto il lavoro di infermiera che ho scelto di fare tanti anni fa, ho creduto servisse fare il possibile per aiutare e sostenere le mamme che allattano e sperimentano difficoltà più o meno grandi. Io mi sono ritrovata a non avere aiuti competenti che mi aiutassero a risolvere i problemi, e anche oggi non è scontato trovarli, anche se si stanno facendo molti passi in questa direzione a livello di ospedale e territorio. Ciò che manca ancora, a mio avviso, è la capacità di fare rete tra le diverse professioni e professionisti sanitari che si occupano della donna e del bambino, anche se devo dire che nella mia pratica qualche buon esempio di collaborazione con altri professionisti lo posso contare, e spero negli anni a venire possano essere sempre più numerosi perché a beneficiarne non siamo solo noi operatori sanitari, ma prima di tutto mamme e bambini. La mia speranza è anche di poter vedere tra le figure sanitarie riconosciute che prestano assistenza alla donna che allatta anche le consulenti in allattamento IBCLC, che offrono un’assistenza di tipo specialistico che andrebbe prevista tra i livelli minimi assistenziali (LEA), come avviene in altri paesi. Invece figure

come la mia sono ancora appannaggio di chi può permettersi una visita in libera professione, nella maggior parte dei casi, e non hanno un riconoscimento istituzionale ufficiale per quanto siano citate talvolta in linee guida e protocolli.

Quali sono le difficoltà che incontrano più spesso le madri durante il periodo di allattamento?

I problemi che si possono sperimentare sono più di uno, ma essenzialmente sono legati a due cause: la medicalizzazione del parto, che da un lato ha senza dubbio ridotto la mortalità di madri e neonati, ma dall’altro ha aumentato il numero di interventi sanitari che possono poi interferire, tra le possibili ricadute, con il corretto avvio dell’allattamento al seno. Si pensi solamente alla percentuale di parti con taglio cesareo, che rappresentano mediamente circa il 30% di tutti i parti. Il lavoro difficile che spetta agli operatori sanitari in ospedale è quello di riportare la normalità o quel che è “naturale” interno dell’ambiente ospedaliero e di tutte le procedure mediche che esso prevede e che inevitabilmente interferiscono con quella che dovrebbe essere la fisiologia. La cosa più difficile in

assoluto da ottenere è l’uniformità nelle informazioni e soluzioni proposte alle mamme, che spesso purtroppo risultano disomogenee o addirittura completamente divergenti, conseguenza del ritardo con cui la formazione e gli aggiornamenti giungono nel nostro paese essendo quasi esclusivamente in lingua inglese.

E l’altra causa?

L’altra causa è culturale, cioè non è più normale da tempo allattare al seno perché nella cultura occidentale in particolare ciò che oggi è considerato normale, spesso in modo inconsapevole, è dare il latte formulato al bambino con il biberon, quando va meglio il latte tirato con un mastosuttore o tiralatte. Da qui un’altra serie di problemi legati al mondo in cui i neo genitori e il bambino vivono, composto di familiari, sanitari, e datori di lavoro che sono cresciuti nella medesima culturale e senza che vi sia reale malafede ostacolano il proseguimento dell’allattamento laddove ci sono problemi, invece di aiutare a risolverli. In questo assetto culturale un ruolo importante lo giocano le istituzioni, incoraggiando e favorendo con linee guida e protocolli la pratica dell’allattamento al seno, ma si tratta di indurre un cambiamento che necessiterà di anni per ottenere risultati visibili. Per fare un esempio, provate a pensare a come fosse normale nei secoli scorsi per gli artisti ritrarre immagini di vita reale o mitologiche con figure femminili che allattavano i figli, spesso già grandicelli. Qui ho portato ad esempio l’immagine del dipinto L’origine della Via Lattea & del Tintoretto, che ho scelto come immagine profilo per la mia pagina Facebook sull’allattamento, e che nessuno definirebbe scandalosa dal momento che si tratta di un’opera d’arte esposta al pubblico. Eppure, solo poche settimane fa, una donna è stata invitata ad allontanarsi da un ufficio pubblico perché stava allattando il figlio. Non capitano così di rado episodi come questi, ma personalmente preferisco pensare agli esempi positivi, che dovrebbero essere diffusi con maggiore enfasi secondo me.

Un esempio?

Tanto per rimanere nei social che oggi rappresentano forse il canale divulgativo più importante che abbiamo, penso alle immagini delle mamme vip che si sono fatte ritrarre in pause lavorative mentre stavano allattando i figli; oppure a quella condivisa qualche tempo fa sui social da una mamma neozelandese non famosa, notizia riportata anche sui media inglesi più importanti come il Daily Mail. La foto ritrae una mamma che allatta il figlio di 8 settimane in un caffè, mentre per la prima volta dopo il parto usciva di casa da sola, e di una donna più grande che si trovava nello stesso caffè e che vedendola occupata ad allattare, si alza dal suo tavolo e le va a tagliare il cibo sul piatto perché potesse mangiare la colazione prima che si freddasse fintanto che allattava. Ecco, vorrei lasciare immagini di ieri e di oggi ad esempio e ispirazione dell’aiuto che serve ad una mamma e al suo bambino per sostenere e proteggere l’allattamento al seno, insieme ad articoli come questo che mi avete dato opportunità di scrivere e che aiutano a promuovere la pratica dell’allattamento al seno non solo come scelta individuale di ogni coppia madre e figlio, ma anche come scelta di salute pubblica.


Paola Bortolazzo – infermiera professionale e consulente IBCLC – collabora con Essere mamme a Vicenza  per la rubrica “Allattamento e dintorni