Basta tacere – le madri hanno voce

Basta Tacere - immagine della pagina Facebook

Basta tacere è un’iniziativa a supporto della proposta di legge “Norme per la tutela dei diritti della partoriente e del neonato e per la promozione del parto fisiologico” da parte dell’On. Adriano Zaccagnini (http://parlamento17.openpolis.it/singolo_atto/62977): “la proposta propone il rispetto dei fondamentali diritti umani della madre e delle persone che nascono perché garantire i diritti significa anche garantire sicurezza e salute.”, introducendo il reato di “violenza ostetrica”, ovvero abusi e mancanza di rispetto durante l’assistenza al parto.

In una settimana la pagina di Facebook ha raggiunto i 19mila like, raccogliendo centinaia di testimonianze di abusi subiti durante il parto, in condizioni ben lontane da una situazione di emergenza.

La voce delle donne

Il parto è un momento delicato nella vita di una donna e del suo bambino: non è esente da rischi e sicuramente la medicina ha salvato innumerevoli vite, riuscendo a prevenire complicazioni o a intervenire in modo tempestivo nelle emergenze. Spesso purtroppo questa grande sicurezza ha messo il personale medico su una sorta di piedistallo di intoccabilità, per cui tutto quello che viene fatto da ostetriche e ginecologi è sacro, mentre la partoriente non ha diritto di parola. Per questo, per troppo tempo sono state taciute situazioni di abusi e violenze, passate sotto silenzio per un profondo senso di inadeguatezza da parte di una madre che si sente violata, talvolta senza capire bene perché. Basta Tacere sta dando loro la possibilità di far sentire la propria voce, di rompere il silenzio in cui hanno vissuto, di dare sfogo al dolore che ancora si portano dentro.

Le testimonianze sono dure, crudeli: evito pertanto di riportare esempi, per non turbare chi è più sensibile; chi avrà voglia (e stomaco), potrà leggerle nella pagina dell’iniziativa.
Consiglio alle mamme che aspettano il primo figlio di non leggerle, per non aumentare il naturale timore che il parto incute a tutte noi: a voi, mamme in attesa, dico “Informatevi!”. Sfruttate il corso preparto per capire quali siano le procedure dell’ospedale in cui avete scelto di partorire, quale sia la routine e quali invece sono gli interventi di emergenza; chiedete di visitare il reparto; esprimete tutti i vostri dubbi senza timore. E poi affidatevi in tutta serenità alle ostetriche e al personale ospedaliero: siete in buone mani.

Il bene e il male

Ritengo che questa sia un’iniziativa giusta e doverosa, nei confronti di tutte le donne che si sono trovate a soffrire ingiustamente e per evitare che situazioni simili si ripetano in futuro. Dubito che ci sia del falso, nei racconti pervenuti, come invece è stato insinuato: certo, il vissuto personale può portare ad una percezione talvolta distorta, ma ogni essere umano ha il diritto di provare emozioni in modo diverso, senza essere per questo giudicato.

Quello che emerge, oltre alle violenze fisiche e verbali, è la mancanza di consenso informato sulle procedure applicate: non si parla di casi di emergenza, in cui prima si agisce e poi si spiega, ma di parti fisiologici in cui l’intervento esterno avrebbe potuto essere evitato.

Qual è la verità?

Davanti a questi racconti, è giusto chiedersi come stanno realmente le cose, quale sia “il giusto mezzo”: non nego la veridicità delle testimonianze che ho letto, ma preciso che, per la natura stessa dell’iniziativa, sono decontestualizzate. Le donne che hanno scelto di far sentire la propria voce provengono da tutta Italia e hanno partorito in un arco di anni imprecisato: da un lato si potrebbe pensare che questa sia soltanto la punta dell’iceberg, ma io voglio invece credere che siano eccezioni, dolorose certo, ma non così frequenti.

Basta guardare i passi da gigante che hanno compiuto i reparti maternità, tra cui quello della “nostra” Vicenza, che negli anni si è adeguato alle linee guida per l’Ospedale amico del Bambino: questo vuol dire più attenzione alle esigenze della partoriente, più rispetto dei tempi fisiologici, minor invasività delle pratiche mediche, incoraggiamento dell’allattamento al seno fin dai primi momenti di vita del bambino.

Un doveroso grazie

Ho letto diverse testimonianze di ostetriche indignate dall’iniziativa, che si sono sentite gettare addosso discredito nonostante loro pratichino la professione con coscienza e rispetto.

Credo invece che sia grazie a loro che questa iniziativa è stata possibile: sappiamo di essere sulla strada sbagliata solo se qualcuno ci indica la via giusta.

È grazie a ostetriche appassionate, amorevoli, disponibili che oggi sappiamo come un parto dovrebbe svolgersi; è grazie a loro che tante mamme hanno potuto affrontare un momento così difficile con serenità e serbarne nel cuore un ricordo splendido. Non sto parlando solo delle libere professioniste, per le quali è quasi scontato aspettarsi atteggiamenti più aperti, ma soprattutto di tutte quelle che lavorano negli ospedali, che nonostante le routine e i protocolli riescono ad aiutare le madri nel migliore dei modi possibile.

Mamme Felici

mamma felice

Quali sono i segreti per essere mamme felici?

Da recenti studi statistici e varie ricerche comportamentali americane, sono emersi alcuni dati decisamente sorprendenti sui comportamenti che le mamme dovrebbero avere per essere felici. Non sono regole auree, prendete quello che vi aggrada e buttate il resto nel dimenticatoio.

Attenzione, si parla di mamme felici, non di bimbi felici! Ovviamente quando la mamma sorride e sta bene, anche il resto della famiglia tende allo stesso stato d’animo. Il buon karma si diffonde facilmente!!!

Chiedete aiuto
Non abbiate paura di chiedere una mano alla famiglia e agli amici. Non rinunciate alla serata al cinema o ad un uscita nel weekend con il vostro compagno perché non riuscite a trovare una baby-sitter. Non abbiate timore di chiedere “Per favore”.

Uscite fuori
Aria fresca, sole e natura: si sa che questi fattori migliorano notevolmente l’umore. Avete poi sempre la scusa di andare al parco giochi con i pargoli. Approfittatene ogni volta che potete!

Organizzatevi per le vacanze
Fate di tutto per trovare il tempo e i soldi per le ferie. Buttate via le sveglie, i compiti, le scadenze e concertatevi sui castelli di sabbia e sui tramonti!

Diffondete la vostra felicità
Tu lo chiami “pasticcino” e lui ti chiama “zuccherino” ma vi state dando veramente abbastanza dolcezza? Una Mamma felice dovrebbe essere sempre in compagnia di un Papà felice!

Mangiate e dormite come si deve
Essere in carenza di sonno non è un punto a vostro favore! Prima riuscite a riprendervi le vostre 8 ore di sonno, meglio è. Mangiatevi il vostro piatto preferito, preparato con cura e amore per voi stesse, invece di tre caffè accompagnati dai resti della merenda dei bimbi!

Fate esercizio fisico
Anche se ovvio, è importante. Con le offerte sportive dedicate alle mamme che si trovano facilmente oggi, avete solo l’imbarazzo della scelta! Non c’è niente di meglio che unire l’utile (esercizio fisico in ogni sua forma) al dilettevole (stare in compagnia di altre mamme, nelle stesse vostre condizioni, scambiandovi utili consigli o anche solo futili chiacchiere).

Scappate via dai bambini, ogni tanto
Ricavate del tempo per voi stesse, rigorosamente senza i bambini. Che sia un’uscita con le amiche o un lungo bagno leggendo una rivista, staccate la spina e rilassatevi.

State bene con voi stesse
Le mamme felici non competono ne comparano. Nè loro, nè i loro figli o macchine o case devono essere più belle o intelligenti o nuove di quelle degli altri. L’invidia mina la vostra felicità. E’ meglio essere felici che ricchi, accontentavi di ciò che avete!

Tenetevi vicine le amicizie
Le mamme felici coltivano l’amicizia. Avere una spalla sulla quale piangere o con la quale dividere le gioie più grandi è importante. Magari anche solo per un opinione da un altro punto di vista.

Perdonatevi
Si vorrebbe sempre fare tutto nel modo giusto, essere duri e puri nel seguire il vostro “Sacro Piano Educativo”. Finisce ovviamente che cedete continuamente, perdete la vostra autorità e basate il rapporto con i bambini sul pagamento in caramelle. Tutto il tempo che passate a punirvi e compiangervi per questo, è tempo che non passate con la prole. Tranquille, capitano le giornate no! Andate fuori, fate esercizio, insomma perdonatevi e andate avanti.

Ridete!
I bambini adorano vedere le loro mamme sorridenti! Forse il segreto più importante della mamma felice è questo: ridete per tutto con i vostri bambini, soprattutto di voi stessi. Rendetevi ridicole, fate le smorfie, non importa. Basta che ridiate.

Coccole e abbracci
Approfittatene più possibile e fate tante coccole ai bimbi. Tra qualche anno la voglia di abbraccio dei vostri eredi svanirà (la chiamano pubertà) e dopo qualche tempo ancora tende a scomparire anche la vostra ( la chiamano sindrome del “hai appena preso la patente, figlio mio, ti presto la macchina nuova, la riporti sfasciata, aspetta solo che torni a casa tuo padre!!!”). Viste queste ragioni scientificamente assodate, approfittatene adesso!

Questi i segreti delle mamme felici… per il papà è più facile, ce n’è una sola: zitto e ubbidisci agli ordini della mamma felice!

La crosta lattea

Crosta lattea: la dermatite seborroica

crosta lattea

La dermatite seborroica, comunemente chiamata crosta lattea, è una patologia e come tale va presa sul serio ma è risolvibile, anzi, nella quasi totalità dei casi passa da sola entro il terzo-quinto mese di vita del bambino.
Ma andiamo con ordine.

Cos’è?
Il nome della patologia è dermatite seborroica del lattante. E’ un’ irritazione della pelle che si manifesta in genere a partire dal secondo mese di vita e, come dicevamo, tende a scomparire entro il quinto mese. Si presenta comunemente nella zona delle sopracciglia, dietro le orecchie e sul cuoio capelluto del bambino ma può estendersi anche ad altre parti del corpo. Le ghiandole sebacee interessate secernono un eccesso di grasso e questo trattiene le squame che la pelle produce nel suo normale ciclo di rigenerazione. Insieme formano le crosticine secche che sono il sintomo più comune.

Cosa la causa?
Non è proprio chiarissimo. E’ dimostrato un legame con la presenza di ormoni materni nel sangue del neonato che influiscono sulla quantità e sul tipo della produzione sebacea. I bambini con familiari che hanno avuto la dermatite seborroica tendono ad esserne più soggetti, quindi c’è un’effettiva predisposizione.

Come si cura?
La crosta lattea scompare da sola visto che la produzione di sebo si regolarizza di solito verso il terzo mese di vita. Quello che conta è evitare qualsiasi comportamento che possa causare complicazioni. Estremamente importanti sono la pulizia generale del bambino e la cura delle unghiette (per evitare che si faccia male e sopratutto per minimizzare il rischio che un agente patogeno pericoloso passi da sotto le unghie ad una zona irritata e facilmente “attaccabile” della pelle).

Per ammorbidirla facilmente si possono applicare vari tipi di olio (di mandorle, vaselina, anche olio d’oliva) con un batuffolo di cotone per poi toglierla con un pettinino arrotondato o con una spazzola a setole morbide. Ovviamente si riforma ma basta ripetere il trattamento (attenzione a non esagerare, già la pelle del bambino e delicata ed irritata, meglio non continuare a lavarla e strofinarla).

Alcune conclusioni e precisazioni:

– La crosta lattea non lascia segni sulla pelle e non influisce sulla crescita dei capelli o sulla loro quantità.
– Anche se puzza ed è brutta da vedere non è nulla di grave.
– Se la lasciate stare e se è particolarmente grave a 14 anni il bambino ha già il casco, basta comprare il motorino (scusate, visto il tono serio del resto dell’articolo, non ho resistito a buttarla un pò in vacca).
– Come per tutte le patologie anche per la dermatite seborroica vale la regola più importante in assoluto: per qualsiasi dubbio DOVETE rivolgervi al vostro pediatra!

Le fontanelle del neonato

le fontanelle del neonato

Oggi parliamo di FONTANELLE: cosa sono?

Premessa: niente panico, va tutto bene, al bambino NON mancano ossa, NON ha un buco in testa, se il cranio gli pulsa in certi punti va tutto bene!

Le fontanelle sono aree di tessuto fibroso presenti sulla testa del bambino.

Le si può vedere “pulsare” in alcuni casi (di solito in associazione al battito cardiaco e in maniera più evidente se il neonato ha la febbre o se fa particolamente caldo) e da questo fenomeno deriva il nome di “fontanella”.

La volta cranica del bambino contiene varie placche ossee non unite tra loro al momento della nascita. Le linee di congiunzione di queste placche si chiamano suture ed i punti di intersezione fontanelle.

Il sistema fontanelle/suture è composto da tessuto fibroso molle e flessibile: questo permette al cranio del neonato di deformarsi, se necessario, al momento dell’attraversamento del canale del parto e di compensare nei primi mesi di vita la crescita della massa celebrale, più veloce di quella delle ossa del cranio.

fontanella
Fonte immagine: periodofertile.it

Le fontanelle principali sono 6, una anteriore, una posteriore e due per lato. Col passare del tempo le fontanelle si chiudono secondo questo schema generale (occhio, non sono le istruzioni di montaggio della culla, ci possono essere grosse variazioni):

  1. la fontanella posteriore 2-3 mesi dopo la nascita
  2. le fontanelle laterali dai 6 ai 18 mesi dopo la nascita
  3. la fontanella anteriore da 1 a 3 anni dopo la nascita

Le suture della volta cranica invece rimangono capaci di crescita anche in individui adulti e la loro completa ossificazione avviene normalmente entro il trentesimo anno di vita.

In generale una fontanella tesa e gonfia può essere segno di un problema di livello dei liquidi presenti nel cranio (portare il neonato a fare il tagliando dal pediatra) e una fontanella infossata può essere segno di malnutrizione/disidratazione ( portare il neonato dal pediatra e accertarsi di fare benzina regolarmente, seno o biberon che sia ).

ATTENZIONE:
Questo articolo è puramente informativo, ricavato da fonti accessibili a tutti e scritto da una persona talmente ignorante in medicina che i suoi figli non gli lasciano mettere il cerotto sulla bua immaginaria. QUINDI, fatevi furbi e per qualsiasi dubbio serio andate dal vostro pediatra!
P.S: Sono stati volutamente ignorati accenni a a qualsiasi malattia, malformazione o caso particolare, essendo questo il compito del pediatra e delle strutture sanitarie.

Il mio bambino soffre di reflusso

Il mio bambino soffre di reflusso

il mio bambino soffre di reflusso

Oggi voglio trattare un problema che riguarda molti bambini e che preoccupa soprattutto i neogenitori: il reflusso gastroesofageo.

Il reflusso gastroesofageo è un disturbo di cui si parla molto negli ultimi anni ma che, quando il bambino è in salute e cresce regolarmente, non rappresenta una patologia bensì un fenomeno che rientra nella normalità e considerato fisiologico.

Alcuni genitori pensano erroneamente che cambiare il modo con cui si alimentano i bambini che soffrono di reflusso, migliori i sintomi ma questo disturbo non è un problema di alimentazione.

Prendersi cura di un bambino che soffre di reflusso richiede molta pazienza e il cambio frequente di bavaglini e vestitini ma è un disturbo che svanisce man mano che il bambino cresce, comincia ad assumere cibi solidi e sta più spesso in posizione eretta o seduta.

Cos’è il reflusso gastroesofageo?cardias

Si parla di reflusso gastroesofageo quando avviene un ritorno involontario di materiale gastrico nell’esofago. Nei lattanti è dovuto immaturità del cardias, la valvolina che collega lo stomaco all’esofago e che ha proprio il compito di impedire la risalita del cibo dallo stomaco. A favorirlo intervengono vari fattori tra cui un’alimentazione prevalentemente liquida (esclusivamente liquida entro i 6 mesi di vita) e la posizione sdraiata in cui il bambino passa la maggiorparte del suo tempo.

Il passaggio di contenuto gastrico nell’esofago può essere seguito da rigurgito anche se, spesso, il rigurgito può non essere visto oppure essere solamente percepito dal bambino come fastidio alla gola o alla bocca. A volte il rigurgito può essere più abbondante e diventare vero e proprio vomito che porta alla eliminazione di buona parte della poppata.

In genere il reflusso si manifesta entro le prime 8 settimane di vita e si risolve spontaneamente con la crescita entro il primo anno di vita del bambino.

Nella maggior parte dei casi i sintomi sono rappresentati da continui rigurgiti che non interferiscono però con la crescita del bambino. Gli episodi di rigurgito possono anche essere molto frequenti, arrivando a 5-6 nell’arco di una sola giornata.

Nel lattante il reflusso gastroesofageo può essere accompagnato da pianto inconsolabile, tendenza ad inarcare la schiena e, a volte, rifiuto del cibo in quanto il momento dell’introduzione di quest’ultimo viene associato al dolore e al fastidio causato dal reflusso. Al contrario alcuni bambini diventano più voraci. Il latte ha, infatti, la proprietà di smorzare l’acidità dei succhi gastrici e quindi ne allevia il fastidio. In questo caso però, riempire troppo lo stomaco può peggiorare il disturbo. Sarà quindi opportuno, per le mamme che allattano al seno, offrire loro solo un seno ad ogni poppata. Dato che il seno non si svuota mai completamente, il bimbo avrà così a disposizione un flusso meno abbondante di latte che può essere di sollievo alla gola infiammata senza riempire troppo lo stomaco. Le mamme che allattano artificialmente, invece, potranno proporre meno quantità di latte ad intervalli di tempo più frequenti.

Nella maggioranza dei casi è sufficiente monitorare la situazione in occasione dei controlli di routine dal pediatra con cui andranno valutati regolarmente l’andamento della crescita e l’andamento degli episodi di reflusso. Il reflusso gastroesofageo è una manifestazione normale e generalmente non necessita né di terapie né di approfondimenti diagnostici.

Cosa posso fare se allatto al seno?

Che il neonato rigurgiti non rappresenta un motivo valido per sospendere l’allattamento al seno. E’ stato anzi provato che i bambini con questo tipo di disturbo soffrono meno di reflusso notturno quando sono allattati.

Quali accogimenti possono adottare i genitori

Si consiglia di adottare alcuni accorgimenti come fare delle brevi pause durante la poppata e allattare nelle posizioni in cui il bambino rimanga con la testa più alta rispetto al resto del corpo. Nella posizione sdraiata è sufficiente appoggiare il bimbo sul braccio in modo che stia leggermente sollevato. Inoltre è consigliato alzare leggermente il materasso del lettino dalla parte della testa in modo che la forza di gravità aiuti a mantenere nello stomaco il cibo e cambiare il pannolino prima della poppata per evitare di porre in posizione sdraiata il bambino appena terminato il pasto.

Quando è il caso di valutare più attentamente il disturbo:

Come dicevamo, il reflusso è un fenomeno che rientra nella normalità e considerato fisiologico ma esistono delle situazioni in cui è necessario consultarsi con il pediatra che, attraverso i racconti dei genitori ed una visita accurata, valuterà se è il caso di approfondire le indagini per escludere altre cause o se, eventualmente, indirizzare il bambino ad un centro di gastroenterologia pediatrica.

Da segnalare sempre al pediatra se il rigurgito e il vomito diventa più forte (vomito a getto), la presenza di vomito di colorito verde o giallo-verde che può essere indicativo della presenza di bile e dell’eventuale presenza di sangue.

In rari casi, viene diagnosticata la malattia da reflusso gastroesofageo che, se non trattata, può portare alla malnutrizione, causare ulcere esofagee e avere effetti psicologici negativi sul rapporto del bambino con il cibo.

Esami per accertamento diagnostico della malattia da reflusso gastroesofageo

La pH-metria esofagea: è l’esame che determina l’entità e le caratteristiche della malattia da reflusso gastroesofageo. Questo esame consente la registrazione, tramite un sondino naso-gastrico posizionato per un periodo di 24 ore, del numero di episodi di reflusso, della loro eventuale correlazione con la posizione del bambino e con l’assunzione del cibo.

Endoscopia: è l’esame eseguito in amestesia generale che con l’uso di un endoscopio, consente di vedere le pareti dell’esofago, dello stomaco e della prima porzione dell’intestino. Contemporaneamente è possibile prelevare piccoli frammenti di mucosa per effettuare la valutazione istologica.

RX digerente: questo esame prevede l’assunzione per via orale di una bevanda contenente il mezzo di contrasto il cui percorso nel tratto gastrointestinale può essere seguito con i raggi X. Tale esame non ha lo scopo di mostrare o valutare il reflusso, ma di mostrare la forma e la struttura degli organi digestivi.

Linee guida NICE

La recente linea guida del NICE (National Institute for Health and Care Excellence) sulla malattia da reflusso gastroesofageo in età pediatrica riassume sinteticamente le migliori evidenze della letteratura e fornisce un utile supporto pratico al pediatra nella gestione di lattanti e bambini con malattia da reflusso gastroesofageo:  Linee guida NICE

 

Fonti:  Ospedale Bambino Gesù, Leache League, Un Pediatra Per Amico, Associazione Culturale Pediatri

 

 

 

AllattandoVi: la goccia che fa la differenza

AllattandoVi: la goccia che fa la differenza

allattandovi la goccia che fa la differenza

 

Il latte della mamma rappresenta, per il neonato, dei vantaggi insuperabili sia dal punto di vista nutrizionale che immunologico. Ci sono però delle realtà e delle situazioni in cui il latte della mamma non è disponibile e nasce la necessità di avere a disposizione del latte umano.

Nei bambini prematuri, nutrirsi con latte umano aumenta la possibilità di sopravvivere e favorisce la crescita e lo sviluppo perchè equilibrato a livello nutritivo, facilmente assimilabile e nelle giuste proporzioni.

 

Vantaggi a breve termine per il bambino:

  • Protezione contro le infezioni respiratorie acute, le infezioni gastrointestinali e altre infezioni
  • Migliore stato nutrizionale
  • Miglior acutività visiva
  • Meno problemi dentali
  • Riduzione del rischio di morte improvvisa in culla (Sids)

Vantaggi a lungo termine – aiuta a prevenire:

  • Diabete insulino dipendente
  • Sclerosi a placche
  • Linfomi
  • Morbo di Crohn
  • Obesità e ipertensione arteriosa
  • Arteriosclerosi
  • Allergie

Per questi motivi a novembre 2015 l’Unità Operativa di Terapia Intensiva Neonatale dell’Ospedale San Bortolo di Vicenza, la Centrale del Latte di Vicenza e la Croce Bianca di Vicenza hanno dato vita ad una iniziativa unica nel suo genere nella Regione Veneto, AllattandoVi: la Banca del Latte Donato Umano (BLUD).

allattandovi

La Banca del Latte Umano Donato svolge un servizio finalizzato a selezionare le mamme donatrici, raccogliere, controllare, trattare e conservare in condizioni ottimali il latte donato per poi distribuirlo gratuitamente ai bambini che ne necessitano.

Il reparto di Neonatologia esegue accurate indagini sul latte delle mamme donatrici che vengono istruite e dotate del materiale necessario al prelievo del latte.

blud 8

Il latte viene poi raccolto presso il domicilio della mamma donatrice dalla Croce Bianca di Vicenza che lo consegna alla Centrale del Latte di Vicenza dove, nel laboratorio BLUD specializzato, viene pastorizzato e congelato.

Il latte donato viene poi riconsegnato alla Croce Bianca di Vicenza che lo porta in Ospedale e affidato al personale della Patologia Neonatale per poi essere distribuito ai piccoli pazienti della Terapia Intensiva Neonatale.

Se hai tanto latte e vuoi proporti come mamma donatrice o per avere informazioni, contatta il numero 0444.752682 tutti i lunedì dalle 13.30 alle 15.30 – Blud@ulssvicenza.it

www.allattandovi.it

 

 

 

 

 

 

Le Strisce Rosa

le strisce rosa
fonte vivienna.it

Alcuni anni fa le mamme del portale “Quimamme.it” grazie all’iniziativa “on the road”, che raccoglieva idee per trasformare le città e renderle più a misura dei bambini, proposero di realizzare dei parcheggi per le famiglie e, nello specifico, per le mamme in attesa o con bambini piccoli.

 

In collaborazione con “Fiat Idea” è stato lanciato in seguito il progetto “Strisce rosa” e molti comuni italiani hanno raccolto il suggerimento e creato delle aree di sosta di colore rosa per facilitare le mamme negli spostamenti e in particolar modo in prossimità di ASL, ospedali pediatrici, consultori, farmacie, supermercati e centri commerciali. (fonte)

Le Strisce Rosa

VICENZA e provincia:

 – Ospedale zona San Bortolo – Vicenza (entrata vecchia, parcheggio adiacente centro prelievi)

– Contra’ SS. Apostoli davanti alla sede della Provincia – Vicenza

Centro Commerciale Carrefour – Thiene

– Parcheggio Cadorna – Bassano del Grappa

Per la lista dei parcheggi in tutta Italia clicca QUI

Per segnalare altri parcheggi in rosa scrivete a esseremammeavicenza@gmail.com o lasciate un commento, grazie!

Assegni di maternità e altri aiuti alla famiglia

assegni maternità

L’assegno di maternità dello Stato è una prestazione previdenziale a carico dello Stato erogata e concessa direttamente dall’Inps.

A chi spetta:

Può essere richiesto:

  • dalla madre anche adottante
  • dal padre anche adottante
  • dall’affidataria preadottiva
  • dall’affidatario preadottivo
  • dall’adottante non coniugato
  • dal coniuge della madre adottante o dell’affidataria preadottiva
  • dall’affidatario/a (non preadottivo/a) nel caso di non riconoscibilità o non riconoscimento da parte di entrambi i genitori.

I requisiti richiesti per il diritto sono:

  • generali:
    • residenza in Italia
    • cittadinanza Italiana o di uno stato dell’Unione Europea ovvero in possesso della carta di soggiorno se cittadini extracomunitari
  • per la madre:
    • se lavoratrice, deve avere almeno 3 mesi di contribuzione per maternità nel periodo compreso tra i 18 e i 9 mesi precedenti il parto o l’effettivo ingresso del bambino in famiglia in caso di adozione
    • se ha svolto un’attività lavorativa di almeno 3 mesi e ha perso il diritto a prestazioni previdenziali o assistenziali, il periodo intercorrente tra la data della perdita del diritto e la data del parto o dell’effettivo ingresso in famiglia del bambino in caso di adozione o affidamento, non deve essere superiore al periodo di fruizione delle prestazioni godute e comunque non superiore a 9 mesi
    • se durante il periodo di gravidanza ha cessato di lavorare per recesso, anche volontario dal rapporto di lavoro, deve poter far valere 3 mesi di contribuzione nel periodo che va dai 18 ai 9 mesi antecedenti al parto
  • per il padre:
    • in caso di abbandono del figlio da parte della madre o di affidamento esclusivo del figlio al padre, deve essere in possesso, al momento dell’abbandono o dell’affidamento esclusivo, dei requisiti contributivi previsti per la madre
    • se è affidatario preadottivo, nell’ipotesi di separazione dei coniugi intervenuta nel corso della procedura di affidamento preadottivo, deve essere in possesso, al momento dell’affidamento, dei requisiti contributivi previsti per la madre
    • se è padre adottante, nell’ipotesi di adozione senza affidamento quando intervenga la separazione dei coniugi, deve essere in possesso, al momento dell’adozione, dei requisiti contributivi così come è previsto per la madre
    • se è padre adottante non coniugato, nell’ipotesi di adozione pronunciata solo nei suoi confronti, deve essere in possesso, al momento dell’adozione, dei requisiti contributivi previsti per la madre
    • se ha riconosciuto il neonato o è coniuge della donna adottante o affidataria preadottiva, in caso di decesso della madre naturale o di quella adottiva o affidataria preadottiva, è necessaria la sussistenza delle seguenti condizioni al momento della domanda:
      • regolare soggiorno e residenza in Italia del padre o del coniuge della deceduta
      • il minore si trovi presso la sua famiglia anagrafica
      • il minore sia soggetto alla sua potestà
      • il minore non sia in affidamento presso terzi
      • la donna deceduta non abbia a suo tempo già usufruito dell’assegno.

 

I requisiti dei 3 mesi di contributi tra i 18 e i 9 mesi precedenti e della perdita del diritto da non più di 9 mesi a prestazioni previdenziali o assistenziali, in questo caso non sono richiesti in quanto il diritto all’assegno deriva dalla madre o donna deceduta.

-La domanda:

La domanda (mod. SR28) deve essere presentata alla sede Inps di competenza entro 6 mesi (termine perentorio) dalla nascita del bambino o dall’effettivo ingresso del minore in famiglia nel caso di adozione o affidamento.

-Quanto spetta:

L’importo dell’assegno, per le nascite avvenute nel 2013 e per gli affidamenti preadottivi e le adozioni dei minori il cui ingresso in famiglia sia avvenuto nel 2013 ammonta a 411,886 euro mensili per 5 mensilità (2059,43 euro totali).

L’assegno di maternità dei Comuni è una prestazione assistenziale concessa dai Comuni ed erogata dall’Inps in presenza di determinati requisiti reddituali.

L’assegno non è cumulabile con altri trattamenti previdenziali fatto salvo l’eventuale diritto a percepire dal Comune la quota differenziale e spetta:

  • alle cittadine italiane
  • alle cittadine comunitarie
  • alle cittadine extracomunitarie in possesso della carta di soggiorno purché residenti in Italia.

Il diritto all’assegno compete in presenza di determinati requisiti reddituali la cui verifica compete al Comune di residenza.

-La domanda:

La domanda deve essere presentata al Comune di residenza entro 6 mesi dalla nascita del bambino o dall’effettivo ingresso del minore in famiglia nel caso di adozione o affidamento (l’assegno di maternità può essere erogato alle madri extracomunitarie che, entro 6 mesi dalla nascita del bambino, presentano tutta la documentazione richiesta, compresa la carta di soggiorno).

-Quanto spetta:

Per il 2013 ammonta a 334,53 euro mensili per 5 mesi  (1672,65 euro totali). La quota viene assegnata in base al valore Ise del nucleo famigliare.

FONTE

Maggiori informazioni sugli assegni di maternità e paternità QUI

Assegno al nucleo famigliare dello Stato QUI

Assegno per il nucleo famigliare da richiedere al comune QUI

Altri tipi di assegni famigliari QUI

Congedo parentale (maternità facolatativa) e riposi allattamento

1) Lavoratrici e lavoratori dipendenti

A chi spetta:

Lavoratrici/lavoratori dipendenti a condizione che il rapporto di lavoro sia in essere.

Lavoratrici/lavoratori agricoli con contratto di lavoro a tempo determinato (O.T.D.) alle seguenti condizioni:

  • se il periodo di congedo parentale è richiesto nel 1° anno di vita del bambino sono necessarie 51 giornate di lavoro in agricoltura nell’anno precedente l’evento che sarà indennizzabile anche per le astensioni che si protraggono nell’anno successivo;
  • se il periodo di congedo parentale è richiesto negli anni di vita del bambino successivi al primo e sino al 3° è necessario che sussista lo status di lavoratore (iscrizione negli elenchi agricoli e 51 giornate di lavoro in agricoltura nell’anno precedente la richiesta del congedo oppure nello stesso anno purché le giornate di lavoro siano effettuate prima dell’inizio del congedo).

Il congedo parentale non spetta ai genitori disoccupati o sospesi, ai genitori lavoratori domestici, ai genitori lavoratori a domicilio. Nel caso in cui il rapporto di lavoro in atto cessi all’inizio o durante il periodo di fruizione del congedo, il diritto al congedo stesso viene meno dal momento in cui è cessato il rapporto di lavoro.

Quando spetta:

Il congedo parentale compete, in costanza di rapporto di lavoro, ai genitori naturali entro i primi 8 anni di vita del bambino per un periodo complessivo tra i due non superiore a 10 mesi, aumentabili a 11 qualora il padre lavoratore si astenga dal lavoro per un periodo continuativo o frazionato non inferiore a 3 mesi. Detto periodo complessivo può essere fruito dai genitori anche contemporaneamente.
Nell’ambito del predetto limite, il diritto di astenersi dal lavoro compete:

  • alla madre lavoratrice dipendente, per un periodo continuativo o frazionato non superiore a 6 mesi;
  • al padre lavoratore dipendente, per un periodo continuativo o frazionato non superiore a 6 mesi, elevabile a 7, dalla nascita del figlio, se lo stesso si astiene dal lavoro per un periodo continuativo o frazionato non inferiore a 3 mesi
  • al padre lavoratore dipendente, anche durante il periodo di astensione obbligatoria della madre (a decorrere dal giorno successivo al parto), e anche se la stessa non lavora.
  • al genitore solo (padre o madre), per un periodo continuativo o frazionato non superiore a 10 mesi;

Ai lavoratori dipendenti, genitori adottivi o affidatari, il congedo parentale spetta, con le stesse modalità dei genitori naturali, e cioè entro i primi otto anni dall’ingresso del minore nella famiglia, indipendentemente dall’età del bambino all’atto dell’adozione o affidamento, e non oltre il compimento della maggiore età dello stesso.

Quanto spetta:

genitori naturali, possono usufruire dell’indennità per congedo parentale:

  • entro i primi 3 anni di età del bambino per un periodo massimo complessivo (madre e/o padre) di 6 mesi con un importo pari al 30% della retribuzione media giornaliera calcolata considerando la retribuzione del mese precedente l’inizio del periodo indennizzabile;
  • dai 3 anni e un giorno agli 8 anni di età del bambino, nel caso in cui i genitori non ne abbiano fruito nei primi 3 anni, o per la parte non fruita, il congedo verrà retribuito al 30% solo se il reddito individuale del genitore richiedente risulti inferiore a 2,5 volte l’importo annuo del trattamento minimo di pensione.

genitori adottivi o affidatari, possono usufruire dell’indennità per congedo parentale al 30% della retribuzione media giornaliera calcolata considerando la retribuzione del mese precedente l’inizio del periodo indennizzabile:

  • entro i 3 anni dall’ingresso in famiglia del minore, indipendentemente dalle condizioni di reddito del richiedente, per un periodo di congedo complessivo di sei mesi tra i due genitori;
  • dai 3 anni e un giorno agli 8 anni dall’ingresso in famiglia del bambino nel caso in cui i genitori non ne abbiano fruito nei primi 3 anni dall’ingresso in famiglia , o per la parte non fruita, il congedo verrà retribuito al 30% solo se il reddito individuale del genitore richiedente risulti inferiore a 2,5 volte l’importo annuo del trattamento minimo di pensione.

2) Lavoratrici e lavoratori iscritti alla gestione separata

A chi spetta:

Lavoratrici/lavoratori iscritti alla gestione separata (Legge 335/95) possono richiedere il congedo parentale a condizione che:

  • siano iscritti alla gestione separata come lavoratori a progetto e categorie assimilate e non siano contemporaneamente percettori di pensione e iscritti ad altra forma di previdenza obbligatoria;
  • siano iscritti alla gestione separata in qualità di professionisti, di cui all’articolo 2, comma 26, della legge 8 agosto 1995, n. 335, e non siano titolari di pensione o iscritti ad altre forme previdenziali obbligatorie;
  • possano far valere almeno 3 mesi di contribuzione nei 12 mesi presi a riferimento ai fini dell’erogazione dell’indennità di maternità/paternità;
  • sussista un rapporto di lavoro ancora in corso di validità nel periodo in cui si colloca il congedo parentale;
  • vi sia l’effettiva astensione dall’attività lavorativa.

Per il riconoscimento del diritto al padre iscritto alla gestione separata occorre che siano state versate almeno 3 mensilità di contribuzione nei 12 mesi precedenti l’insorgenza delle seguenti situazioni:

  • morte o grave infermità della madre;
  • abbandono del figlio;
  • affidamento esclusivo del bambino al padre;
  • adozione o affidamento non esclusivi, qualora la madre non ne faccia richiesta.

Quando spetta:

Per Lavoratrici/lavoratori iscritti alla gestione separata, non iscritti ad altre forme di previdenza obbligatoria e non pensionati, spetta una indennità per congedo parentale, per massimo 3 mesi entro il primo anno di vita del bambino.

In caso di adozione e affidamento solo preadottivo sia nazionali che internazionali, il congedo parentale è riconoscibile per massimo 3 mesi entro il primo anno dall’ingresso in famiglia del minore adottato/affidato, a condizione che il minore stesso non abbia superato, all’atto dell’adozione o dell’affidamento, i 12 anni di età.

Quanto spetta:

L’indennità è calcolata, per ciascuna giornata del periodo indennizzabile, in misura pari al 30% di 1/365 del reddito derivante da attività di lavoro a progetto o assimilata, percepito negli stessi dodici mesi presi a riferimento per l’accertamento del requisito contributivo.

3) Lavoratrici autonome

A chi spetta:

Lavoratrici autonome, che abbiano effettuato il versamento dei contributi relativi al mese precedente quello in cui ha inizio il congedo (o una frazione di esso) e che vi sia l’effettiva astensione dall’attività lavorativa.

Quando spetta:

Per Lavoratrici autonome il congedo parentale spetta per un massimo di 3 mesi entro il primo anno di vita del bambino.
In caso diadozione e affidamento solo preadottivo sia nazionali che internazionali, il congedo parentale è riconoscibile per massimo 3 mesi entro 3 anni dall’ingresso del minore nella famiglia purché all’atto dell’adozione o affidamento il minore non abbia superato i 12 anni di età.
Nel caso di parto, adozione o affidamento plurimo il diritto al congedo parentale è previsto per ogni bambino alle condizioni sopra indicate.

Quanto spetta:

L’indennità corrisposta è pari al 30% della retribuzione convenzionale prevista per l’anno di inizio del congedo stesso.

la domanda:

La domanda di congedo parentale deve essere presentata all’Inps telematicamente mediante una delle seguenti modalità:

  • WEB – servizi telematici accessibili direttamente dal cittadino tramite PIN dispositivo attraverso il portale dell’Istituto (www.inps.it – Servizi on line);
  • Contact Center integrato – n. 803164 gratuito da rete fissa o al n. 06164164 da rete mobile a pagamento secondo la tariffa del proprio gestore telefonico;
  • Patronati ,attraverso i servizi telematici offerti dagli stessi.

La domanda telematica va inoltrata prima dell’inizio del periodo di congedo richiesto; qualora sia presentata dopo, saranno pagati solo i giorni di congedo successivi alla data di presentazione della domanda. Per le lavoratrici e i lavoratori dipendenti, l’indennità è anticipata dal datore di lavoro tranne in casi particolari in cui è pagata direttamente dall’Inps (operai agricoli a tempo determinato, lavoratori stagionali a termine, lavoratori dello spettacolo a tempo determinato). Per le lavoratrici e i lavoratori iscritti alla Gestione Separata e per le lavoratrici autonome il pagamento è effettuato direttamente dall’Inps.
Se Inps non provvede al pagamento entro un anno dalla fine del periodo indennizzabile, il diritto si prescrive; il termine di prescrizione si interrompe se il richiedente presenta all’Inps atti scritti di data certa (richieste scritte di pagamento, solleciti e così via).

La legge 28 giugno 2012, n.92 ha introdotto in via sperimentale, per il triennio 2013-2015, la possibilità di concedere alla madre lavoratrice, al termine del periodo di congedo di maternità, per gli undici mesi successivi e in alternativa al congedo parentale la corresponsione di voucher per l’acquisto di servizi di baby-sitting, ovvero per fare fronte agli oneri della rete pubblica dei servizi per l’infanzia o dei servizi privati accreditati.
Per ulteriori approfondimenti è possibile consultare l’apposita pagina “Voucher baby sitting – asili nido” dedicata a quanto disposto dal Decreto del Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali del 22 dicembre 2012  e dalla successiva Circolare INPS n.48 del 28 marzo 2013.

La legge 24 dicembre 2012, n.228 ha introdotto inoltre la possibilità di frazionare ad ore la fruizione del congedo parentale, rinviando tuttavia alla contrattazione collettiva di settore il compito di stabilire le modalità di fruizione del congedo stesso su base oraria, nonché i criteri di calcolo della base oraria e l’equiparazione di un determinato monte ore alla singola giornata lavorativa.

 

Riposi allattamento

A chi spetta:

Hanno diritto ai riposi per allattamento solo le lavoratrici/lavoratori dipendenti (non hanno diritto le colf/badanti e le lavoratrici a domicilio, lavoratrici autonome e parasubordinate) a condizione che per tutto il periodo richiesto abbiano un valido rapporto di lavoro in corso e che il minore sia vivente.

Il lavoratore padre non può richiedere l’allattamento se:

  • la madre lavoratrice dipendente si trova in astensione obbligatoria o facoltativa;
  • la madre non si avvale dei riposi in quanto assente dal lavoro per sospensione (esempio aspettativa o permessi non retribuiti, pause lavorative per part-time verticale).

Quando spetta:

La lavoratrice/il lavoratore dipendente ha diritto fino all’anno di vita del bambino e nel caso di adozioni o affidamento, entro un anno dalla data di ingresso del minore in famiglia a:

  • 2 ore al giorno di riposo per allattamento se l’orario di lavoro è pari o superiore alle 6 ore giornaliere;
  • 1 ora al giorno di riposo per allattamento se l’orario stesso è inferiore alle 6 ore;

I riposi per allattamento si raddoppiano nei casi di:

  • adozione o affidamento di 2 o più bambini, anche non fratelli, entrati in famiglia anche in date diverse;
  • parto gemellare o plurimo.

Quanto spetta:

Spetta una indennità pari all’ammontare dell’intera retribuzione.

La domanda:

La domanda, per lavoratrici/lavoratori dipendenti, deve essere consegnata prima dell’inizio del periodo di riposo per allattamento richiesto:

  • direttamente ed esclusivamente al datore di lavoro (nessuna domanda va presentata all’INPS) per le lavoratrici;
  • sia alla Sede INPS di appartenenza che al proprio datore di lavoro per i lavoratori.

FONTE