BLUD – Storia di una goccia di latte

BLUD Essere mamme a Vicenza da tre anni a fianco del progetto BLUD (Banca del Latte Umano Donato)

Perchè una goccia fa davvero la differenza!

Programma:

Moderatore: dott. Massimo Bellettato (Direttore del reparto di terapia intensiva neonatale Ospedale San Bortolo di Vicenza)

  • L’esperienza della BLUD a Bologna: dott.ssa Marina Sternieri (Gruppo Granarolo,
    Bologna)
  • L’esperienza della BLUD a Vicenza: dott. Emiliano Feller (Centrale del latte di Vicenza)
  • “Lina storia di una goccia di latte”, Babele Editore, incontro con l’autrice: Ostetrica Consuelo Puxeddu, referente ProntoMamy
  • Latte umano e secrezione di ormoni gastro intestinali. Studio del Prof. Paolo Tessari (Università degli Studi di Padova)

La BLUD a Vicenza

Dopo tre anni, una tavola rotonda per raccontare un lavoro di squadra:
La TIN dell’Ospedale San Bortolo di Vicenza, la Croce Bianca di Vicenza, la Centrale del latte di Vicenza, il SIAN di Vicenza.

Moderatore: giornalista Franco Pepe (Giornale di Vicenza)

SEDE DEL CONVEGNO:
CENTRALE DEL LATTE DI VICENZA Via Alessandro Faedo, 60 – Vicenza

Partecipazione libera
Per partecipare al Convegno
telefonare 0444.239811 – Centrale del latte di Vicenza

Al termine del Convegno viene offerta la possibilità di
visitare la Centrale del latte di Vicenza

Invitati:

“ESSERE MAMME A VICENZA” e tutti coloro che favoriscono L’ALLATTAMENTO MATERNO

Contatto Pelle a Pelle e Allattamento

In occasione della settimana mondiale dell’allattamento materno, Essere mamme a Vicenza propone a tutte le mamme un imperdibile evento pensato per creare una rete di conoscenza e collaborazione sul tema dell’allattamento materno e dell’importantissima pratica del contatto Pelle a Pelle.

EVENTO GRATUITO
PER MOTIVI ORGANIZZATIVI E’ GRADITA ISCRIZIONE ALLA MAIL EMAVIAPS@GMAIL.COM

(Specificando nella mail se parteciperete sole o accompagnate da marito/compagno e/o figli)

QUANDO E DOVE?

1 agosto dalle ore 15:00
presso Acquapark via Cavour 83 Altavilla Vic.na

CHI?
  • OSTETRICHE: VICINE ALLE DONNE PRIMA, DURANTE E DOPO IL PARTO A cura delle ostetriche Mirella Rossi e Assunta Palmieri del reparto di ostetricia dell’ospedale San Bortolo di Vicenza
  • ALLATTANDOVI: BANCA DEL ALTTE UMANO DONATO A cura della Coordinatrice Barbara Gasparin e della referente BLUD Nicoletta Danese del reparto di Terapia Intensiva Neonatale dell’ospedale San Bortolo di Vicenza
  • ASSISTENZA NEONATALE: LA MARSUPIOTERAPIA A cura delle infermiere Giovanna Brusamolin e Jennifer Zucchetti dell’Assistenza Neonatale dell’ospedale San Bortolo di Vicenza
  • PORTARE I PICCOLI: UN ALTO CONTATTO RICCO DI SIGNIFICATI A cura di Mara Bertoldo istruttrice dell’associazione Portare i Piccoli
  • IL VALORE DEL CONTATTO PELLE A PELLE A cura dell’ostetrica e consulente IBCLC dell’associazione Il Melograno
  • FAAM: FARMACIA AMICA DELL’ALLATTAMENTO MATERNO A cura della dott.ssa Marisa Rappo della FAAM Campedello di Vicenza e del dott. Enrico Traballi della FAAM Alla Madonna di San Vito di Leguzzano
  • CONSULENTE PROFESSIONALE IN ALLATTAMENTO MATERNO IBCLC A cura del dott. Luca Rigon medico neonatologo e consulente IBCLC
  • PAVIMENTO PELVICO E ALLATTAMENTO A cura dell’ostetrica Tania Albertin specializzata in rieducazione e riabilitazione del pavimento pelvico
INOLTRE…

Aperitivo per tutti gli iscritti all’evento e merenda per tutti i bimbi presenti!!!

EVENTO PROMOSSO DALL’APS ESSERE MAMME A VICENZA
SPONSORIZZATO DALLA FAAM CAMPEDELLO DI VICENZA
PATROCINATO DA ULSS8 BERICA E DAL COMUNE DI ALTAVILLA VICENTINA


MAMME IN GRAVIDANZA: ABBIAMO PENSATO A VOI!!!

Partecipa al contest promosso da “Lorenart”: Potresti essere una delle due fortunate vincitrici di un magico bellypainting. (*)

CHI E’ LORENART?

Lorena Farinella è una mamma del gruppo che collabora da anni con Essere mamme a Vicenza proponendo alle mamme del gruppo truccabimbi, bellypainting e bodypainting oltre che a mille altre “esplosioni d’arte”. Potete vedere i suoi lavori qui: www.lorenart.it

REGOLAMENTO

1. La partecipante dovrà assicurare la sua presenza in data 1 agosto 2018 dalle ore 15:00 alle ore 18:00 presso l’Acquapark di Altavilla Vicentina.
2. La partecipante dovrà essere in stato di gravidanza, in età gestionale non inferiore al 7° mese (in data 1 agosto 2018).
3. La partecipante dovrà acconsentire alla pittura della propria pancia con un soggetto stabilito dall’artista Lorena Farinella (in arte Lorenart)
4. La partecipante acconsentirà alla compilazione della liberatoria per foto e video che verranno fatte in occasione dell’evento e che verranno pubblicate sui canali web di Essere mamme a Vicenza e di Lorenart.

SONO UNA MAMMA IN GRAVIDANZA, HO LETTO I PUNTI DI CUI SOPRA, COME PARTECIPO?

– La partecipante dovrà essere un membro del gruppo Facebook “Essere mamme a Vicenza”.

– La partecipante dovrà accedere all’evento “Vinci il bellypainting by Lorenart” e raccontare tramite la pubblicazione di un post come ha messo a conoscenza dell’arrivo del bebè il futuro papà o i futuri nonni e/o parenti e amici.

– Il post potrà contenere solo testo oppure testo + immagine (massimo 1 a partecipante).

COME VERRANNO STABILITE LE 2 VINCITRICI?

– I racconti delle partecipanti potranno essere votati (cliccando “mi piace”), entro la mezzanotte di mercoledì 25 luglio dai membri del gruppo Facebook “Essere mamme a Vicenza”.
– Le due mamme con più “mi piace” saranno le fortunate vincitrici del contest.

(*) Contest rivolto alle mamme iscritte al gruppo Facebook “Essere mamme a Vicenza

 

Allattamento: vademecum

Perchè il latte di mamma è così importante?

Il latte materno è “specie specifico” il che significa che la natura lo ha studiato in modo che sia perfetto per il bambino: nessun alimento risulta altrettanto adatto a livello nutrizionale del latte della mamma per il proprio neonato; apporta il perfetto numero di nutrienti, andando a modificare le sue caratteristiche con la crescita del bambino.

Il latte materno è un alimento “vivo” che contiene anticorpi indispensabili per combattere germi e batteri e rafforzare il sistema immunitario del bambino.

I numerosi studi scientifici fatti negli ultimi decenni hanno evidenziato come i bambini allattati con latte materno, rispetto a quelli allattati artificialmente, siano meno soggetti a malattie respiratorie, gastroenteriti otiti e siano meno inclini a sviluppare allergie ed intolleranze alimentari a lungo termine (quindi anche in età adulta). Inoltre è un’ottima arma contro il sempre più crescente problema dell’obesità infantile.

Cosa dovrebbero sapere le neomamme sull’allattamento al seno:

E’ nato! Primi approcci di allattamento… il bimbo piange, ha fame e “non mi danno l’aggiunta”! Non molte mamme sanno che lo stomaco del neonato ha dimensioni davvero piccolissime:

dimensioni-stomaco-e-fabbisogno-neonato

Il primo giorno è grande come una ciliegia, il terzo come una noce, dopo una settimana come un’albicocca e dopo un mese come un uovo. Questa informazione ci permette di capire come la produzione di colostro nei primi giorni dopo la nascita, rappresenti esattamente la quantità di latte necessaria al neonato per non “morire di fame”.

Il neonato non piange solo per “fame”:

9 mesi nel ventre materno, unico universo conosciuto da un feto che nascendo diventa un neonato. Diversa la temperatura, diversi i suoni e la percezione della luce, diversa la sensazione di sicurezza e protezione che la pancia della mamma regala. Cosa può fare il neonato per manifestare il suo disagio di fronte a tutto ciò? Ovvio: piangere!!! Riuscire a comprendere il linguaggio del pianto di nostro figlio richiede tempo, “abitudine” e una dose massiccia di pazienza e serenità di mamma, papà, zii, nonni…

Inoltre è il caso di sottolineare che per il neonato, il seno della mamma non è solamente “cibo” ma, grazie allo stretto contatto che vene a crearsi durante la poppata, rappresenta rassicurazione, consolazione, coccole…

La montata lattea

Rappresenta l’inizio della produzione di latte da parte della mammella, direttamente successivo alla produzione di colostro e determinato dallo stimolo del capezzolo da parte del neonato. Quanto più precocemente sarà offerto il seno dopo la nascita, prima avverrà la “montata lattea”. In linea generale avviene tra il 2° e il 7° giorno post parto.

Il meccanismo biologico che la determina viene attivato dall’abbassamento della concentrazione di progesterone – ormone tipico della gravidanza – che si verifica subito dopo il parto. Il progesterone, tra i suoi ruoli, ha quello di inibire la produzione di latte svolta dalla prolattina, ormone dell’allattamento prodotto dall’ipofisi.

Come avviene la produzione di latte?

La produzione del latte da parte delle mammelle è dovuto alla suzione del capezzolo da parte del neonato che consente all’ipofisi di produrre elevate quantità di prolattina. la prolattina è l’ormone che stimola la produzione del latte dalla ghiandola mammaria e si attiva la produzione di ossitocina. L’ossitocina è l’ormone che provoca la contrazione delle cellule muscolari nella ghiandola mammaria (oltre che di quelle dell’utero) e la dilatazione dei dotti galattofori attraverso cui il latte scorre fino al capezzolo.

Tradotto in parole semplici: se al bambino viene proposto il seno ad ogni sua richiesta, la produzione di latte si adeguerà alle sue esigenze. Nel dubbio che il bambino non si nutra a sufficienza le mamme spesso cadono nella tentazione di dare una piccola aggiunta di latte artificiale e questo rappresenta una “mancata opportunità” del seno di produrre più latte. E’ un pò un serpente che si morde la coda…

Nel primo periodo dopo la nascita è molto probabile che il bambino chieda di poppare molto spesso dando a volte la sensazione che abbia completamente svuotato il seno e che non ci sia più latte disponibile. E’ utile sapere che il latte viene costantemente prodotto negli alveoli quindi il seno non è mai completamente vuoto. E’ comunque importante che i seni vengano alternati tra una poppata e l’altra in modo che il bambino svuoti il più possibile la mammella. Quando gli alveoli sono vuoti rispondono producendo più in fretta il latte.

Recenti ricerche sostengono che una speciale proteina nel latte umano, chiamata Feedback di Inibizione della Lattazione (FIL), regola la produzione di latte. Quando c’è molto latte nel seno, la FIL inibisce, o ostacola, gli alveoli dal produrne di più. Quando il latte viene rimosso dal seno – e la FIL non è là a fermare la produzione di latte – gli alveoli producono più latte.

Dopo qualche settimana dal parto, accade che il seno dia la sensazione di essere “sgonfio”: se il bambino cresce bene, non solo non rappresenta un problema, ma è anzi un buon segno, significa che la mamma produce esattamente la quantità di latte necessaria al proprio piccolo e il meccanismo domanda-offerta funziona perfettamente.

Gli scatti di crescita

Il bambino è nato, sono passati i primi 40 giorni in cui poco per volta stiamo conoscendo il cucciolo stabilendo dei nuovi ritmi quando all’improvviso sembra attaccarsi al seno più voracemente del solito e piangere più spesso. Una mamma a questo punto va letteralmente in panico e il primo pensiero è: “non ho più latte!!”. Non è così: il latte non se ne và da un giorno all’altro! Se succedono episodi come sopra descritto, quasi certamente si tratta di uno scatto di crescita. Il bambino crescendo avrà un aumento del fabbisogno di latte quindi richiede di poppare al seno più spesso. In genere lo scatto si risolve in qualche giorno. Conseguentemente il bimbo tornerà ad avere una routine e sarà più sereno. Nei primi 6 mesi di vita lo scatto di crescita può presentarsi con regolarità ogni 20/40 giorni. Mamme… armatevi di pazienza e consapevolezza!

Decidere di allattare al seno

Sì: “decidere” di allattare al seno! Perchè non è poi così ovvio che una mamma scelga di allattare il figlio. In altri momenti storici per la nostra specie, questa decisione avrebbe portato alla non sopravvivenza del cucciolo o alla necessità di affidarlo ad una madre sostitutiva. In tempi moderni, invece, avere la possibilità di allattare artificialmente diventa una soluzione così semplice e socialmente accettata da pesare sulla capacità delle madri di scovare dentro di sè le risorse per allattare con successo.

Perchè non sempre allattare è semplice o bello, anche se questo non viene quasi mai detto ad una futura mamma! Circondata da immagini romantiche proposte dai media dove si vedono mamme che allattano con i capelli in ordine e nessun segno di fatica, la neomamma crea dentro sè delle aspettative non sempre vicine alla realtà: allattare è spesso sacrificio! Una mamma informata sarà di certo molto più motivata a non desistere al primo ostacolo oltre che facilitata nell’atto stesso di allattare: conoscere la fisiologia dell’allattamento, le posizioni per le poppate, come si formano ragadi, mastiti o altre problematiche che sorgono soprattutto nel primo post parto, ovvero quando una donna si ritrova in un vortice di nuove sensazioni, con abitudini e priorità completamente diverse da prima del parto!

Esistono mamme che decidono di non allattare per motivi oggettivamente futili come il lato estetico del proprio seno o l’incapacità di gestire le nottate in bianco, ma ci sono anche mamme che vorrebbero allattare presentando però problematiche che rendono incompatibile l’allattamento al seno (ipogalattia, agalattia o altre patologie), patologie che si manifestano molto raramente. Invece di mamme che non allattano ce ne sono tante, troppe! Ci siamo mai chieste come mai?

“Negli anni 90 massicce campagne pubblicitarie delle aziende produttrici di latte in polvere per neonati lo reclamizzarono come più sicuro dell’allattamento al seno, convincendo così molte mamme a rinunciare all’allattamento naturale con ripercussioni sanitarie sullo sviluppo dei bambini legate al costo della nutrizione artificiale e, in alcuni paesi, alla problematica disponibilità di acqua pura dal punto di vista microbiologico e alla difficoltà di dover garantire la sterilità dei biberon. Ciò ha portato le legislazioni di molti paesi a introdurre il divieto della pubblicità dei latti in polvere per neonati al fine di raggiungere, entro il 2025, l’obbiettivo del 50% di allattamento al seno fissato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità per i lattanti fino a sei mesi. Nel 2014, la percentuale registrata è stata del 38% dei bambini di età fino a 6 mesi, mentre, secondo gli stessi dati, la percentuale di paesi che hanno adeguato la propria legislazione in materia era ancora ferma al 20%” [ tratto da: “Oms, regole su latte artificiale rispettate solo dal 20% dei Paesi” 21/11/2014 ]

Ho un problema legato all’allattamento: a chi mi devo rivolgere?

E’ nata una figura professionale competente in allattamento materno che ancora pochi conoscono e a cui poche mamme sanno di potersi rivolgere: la consulente professionale IBCLC, acronimo che sta per International Board of Lactation Consultant.

La certificazione di Consulente Professionale IBCLC consiste in una preparazione specifica ed approfondita in materia di allattamento e lattazione umana.

Si ottiene sostenendo e superando un esame che si svolge una volta l’anno contemporaneamente in tutto il mondo, e per accedere a tale esame occorre avere dei requisiti specifici:

  • un numero elevato di ore di pratica clinica direttamente con le madri che allattano
  • almeno 90 ore di formazione specifica ed accreditata in lattazione umana entro i 5 anni precedenti la data dell’esame
  • una preparazione specifica ed approfondita in 14 materie che riguardano le scienze della salute
  • è obbligatorio aver frequentato un percorso di studi di grado superiore o universitario che certifichi il superamento degli esami in ciascuna delle seguenti materie sanitarie: biologia, anatomia, fisiologia, crescita e sviluppo infantile, introduzione alla ricerca clinica, nutrizione, psicologia, sociologia.
  • Per le rimanenti 6 materie, ovvero Basic life support (corso BLS), documentazione medica, terminologia medica, sicurezza occupazionale e sicurezza per operatori sanitari, etica per operatori sanitari, precauzioni universali e controllo delle infezioni, la formazione può essere acquisita presso istituzioni di alta formazione accreditate, oppure completando corsi accreditati per la formazione continua in medicina.

Tutte queste materie sono state sicuramente oggetto di studio all’interno delle seguenti professioni sanitarie, che per questo possono accedere all’esame presentando attestazione del titolo di studio conseguito: dentista, ostetrica, infermiera professionale, terapista occupazionale, farmacista, fisioterapista, medico, logopedista.

Personalmente mi sento sempre di suggerire la consulenza di una persona competente per il problema specifico. In questo caso la consulente IBCLC rappresenta per l’allattamento ciò che rappresenta un ortopedico per un problema alle gambe o un dentista per un problema ai denti. Molte mamme si rivolgono giustamente al proprio pediatra all’insorgere di qualsiasi problematica legata al neonato ma è giusto siano consapevoli del fatto che il medico pediatra, se non formato privatamente in materia, ha una conoscenza generica di allattamento e alimentazione. Troviamo spesso infatti pediatri che al primo ostacolo con l’allattamento suggeriscono il passaggio al latte artificiale, rovinando senza evidenti ragioni mediche un allattamento potenzialmente di successo. Esattamente come ci si rivolge ad uno specialista per un altro tipo di problema, è normale rivolgersi al giusto specialista anche in quanto ad allattamento.

Validi supporti possono essere dati anche dall’ ostetrica (possibilmente facente parte dello staff di un “ospedale amico del bambino”) e dalle mamme “peer counsellor” (consulenti alla pari), ovvero mamme che hanno seguito una formazione e che aiutano altre mamme nell’allattamento al seno.

QUI trovi molti contatti per la provincia di Vicenza.

Articolo a cura di: Canal Silvia consulente alla pari in allattamento materno esseremammeavicenza@gmail.com

 

Fonti: www.salute.gov.it, ibfan italia, La Leache League

 

17 novembre – giornata mondiale della prematurità

17 novembre – giornata mondiale della prematurità

Veronica, mamma di Queen Vitto, bimba nata con un peso di 501 grammi alla 28^ settimana di gestazione, racconta…

“L’odore.

Si, l’odore di disinfettante.

Quella è la prima cosa che ti colpisce entrando in reparto. 

E il lavarsi le mani.

Entrare, girare sulla sinistra per raggiungere il lavandino, lavarsi le mani con cura, asciugarle con le salviette usa e getta e concludere l’operazione passandosi il disinfettante con minuziosa cura.

Tutto questo, svolto con gesti precisi ed accurati, diventa quasi un rito ed è la prima cosa che tu, mamma, fai prima di poter vedere il tuo bambino. 

Ovviamente non contando “la vestizione”. Fuori dal reparto, infatti, ti bardi di tutto punto con il camice monouso e la cuffietta verdi. Nei giorni di pioggia anche di calzascarpe ti dicono gli infermieri ma tu, per sicurezza, li vuoi indossare sempre. 

Ecco, solo dopo tutto questo FINALMENTE puoi raggiungere tuo figlio. 

Sempre che non ci siano delle emergenze, è chiaro, che ti costringono ad aspettare fuori e sempre con la speranza che l’emergenza non sia il tuo di figlio. 

Vivi in perenne senso di pericolo, con tutti i tuoi sensi attivati e vigili e sembri quasi una di quelle prede che vivono nella savana, pronte a scattare per un nonnulla.

Solo che tu non puoi scappare. Tu, annientato dalla paura, sei preda del destino. 

Eccomi, sono Veronica e mia figlia è nata da un giorno.

Il papà l’ha vista ieri, dopo che dalla sala parto è stata trasferita in Terapia Intensiva Neonatale ma a me non è stato permesso a causa del catetere. 

Finalmente la vedo con i miei occhi! Lei, che sta lottando per la vita chiusa in una  culla che sembra di cristallo e piena di tubicini che la trafiggono ovunque. 

Lei, quel “cosino” tutto rosso, lungo poco più di una penna e che se infilasssi la mia mano nella culla riuscirei a coprirla interamente. 501 grammi di peso, prima del calo. Eh già, il calo, non è esente nemmeno lei che è nata così piccola. 

La amo già da impazzire e vorrei toccarla ma non posso! È così frustrante ed ingiusto ma se io la toccassi ora le causerei uno stress perché la sua vita è appesa ad un filo e tutti i suoi parametri sono in un equilibrio imperfettamente perfetto. 

Però posso parlarle. Eh già, parlarle…

Ma dirle cosa? Cerco nella mia testa parole per trasmetterle forza ed amore ma, fronte e mani appoggiate al vetro della iso (la culla) quasi a volerla abbracciare, me ne esco con un “mamma è qui amore mio. La mamma ed il papà ti amano tantissimo. Siamo qui, non preoccuparti. Ti vogliamo tanto bene. Amore sei bellissima, cucciola della mamma..” ed avanti così. Frasi banali, ripetute in loop quasi come fossero un mantra. 

Il tempo lì dentro è strano, da un lato sembra essere infinito ma allo stesso tempo vola in un lampo. Il silenzio, poi, è tutt’altro che tale! O meglio, tutti parlano sottovoce ma gli allarmi dei vari sensori e il rumore dei macchinari sono assordanti. 

Si impara molto velocemente a destreggiarsi tra quei suoni e a capire come leggere quelle macchine che prima avevi visto solo nelle puntate di E.R. Medici in prima linea.

La mia vita diventa l’ospedale, tutto gravita lì. Quando non ci sono sto male perché vorrei esserci, non vorrei mai abbandonare la mia Vittoria. 

Quando sono a casa sono dipendente dal telefono. Oh mamma, il telefono..

Diventa off limits, nessuno può chiamarmi perché devo lasciare libera la linea per l’ospedale. 

In un paio di occasioni, durante i tre mesi di ricovero, ho letto sul display del telefono “Patologia Neonatale” e il mio cuore si è fermato. Ho risposto con la voce strozzata ed il cuore martellante ma, per fortuna, non si è mai trattato di cose gravi. 

La vita mia e di Robi diventa una routine scandita dalle 4 ore che mi sono permesse in ospedale (4 anni e mezzo fa, quando è nata Vittoria, l’ospedale era aperto per i genitori solo dalle ore 16 alle ore 20. Ora è invece aperto 23h su 24). 

Quando sono a casa sopravvivo. Il cuore e la testa sono là, con lei. E allora faccio la sola cosa che in questo momento mi fa sentire mamma-mamma, la sola cosa che è interamente in mio potere: mi tolgo il latte per poterle dare almeno quello. Il latte materno, che è la prima medicina per tutti i prematuri. 

Anche quello diventa un vero e proprio rituale. Tiro fuori il tiralatte dalla sua busta, sterilizzo coppa, biberon e coperchio e preparo sopra al tavolo il biberon monouso dell’ospedale. Preparo la mia musica (sempre e solo Einaudi, Nightbook) e spargo sul divano le foto della mia cucciola.

Ecco, posso cominciare.

A volte purtroppo capita che le mamme che partoriscono prima del tempo non hanno abbastanza latte da dare al proprio bambino tanto più che inizialmente il piccolo non può essere attaccato al seno perché spesso è intubato o in ventilazione meccanica. Il latte materno è però indispensabile per i bimbi prematuri, un vero e proprio supporto terapeutico. È qui che entrano in gioco le mamme donatrici e la BLUD,  la Banca del Latte Umano Donato dove ogni donna che ha latte in abbondanza può donarlo a chi è stato meno fortunato. Un servizio pensato per prelevare il latte al domicilio della donatrice, trattarlo e conservarlo.

Vicenza ha una fantastica referente del progetto, Nicoletta Danese, che può essere contattata per telefono allo 0444 752682 dalle 13.30 alle 15.30 del Lunedì o, via mail, tramite l’indirizzo blud@aulss8.veneto.it

Si può sostenere la BLUD e quindi aiutare i piccoli guerrieri prematuri ricoverati in terapia intensiva neonatale del San Bortolo acquistando un barattolo di miele o delle caramelle targate Blud! 

Accendiamo la solidarietà e riempiamo di dolcezza solidale queste feste!

* Vasetto Miele Fiori dei colli Berici da 250 gr € 4,50

* Caramelle alla Propoli sacchetto da 100 gr € 2,00

* Caramelle al miele ed erbe balsamiche sacchetto da 100 gr € 2,00

* Caramelle gelee al miele per i bambini sacchetto da 100 gr € 2,00

A brevissimo, per Natale, uscirà anche un bellissimo libro scritto da Barbara Gasparin, coordinatrice infermieristica del reparto. Un libro scritto con amore ed ispirato dalle storie e dalle emozioni e sensazioni che noi mamme le abbiamo raccontato.

Un libro che sembra cucito addosso ad ogni genitore prematuro e dove ognuno di noi può riconoscersi e, attraverso il libro, raccontare al proprio figlio la sua storia. Valorizzare quello che è stato il suo percorso e la sua battaglia più importante, quella per la sua vita.

Siete tutti invitati al teatro San Marco di Vicenza per la festa della prematurità

venerdì 17 novembre alle ore 16:30!

17 novembre

Children and family 2017

Sabato 28 e domenica 29 ottobre 2017, Essere mamme a Vicenza partecipa alla quarta edizione di Children and family, la fiera interamente dedicata al mondo dei bambini e della famiglia.

Il padiglione di ingresso sarà riservato ad aziende e ditte di produzione di beni e servizi per la gravidanza, l’infanzia e la crescita; il secondo padiglione sarà interamente dedicato alla didattica: scuole ed asili, associazioni ed onlus, ludoteche, centri gioco, attività ricreative e manuali, scuole di lingua e musica. Nel terzo padiglione via libera al divertimento con giochi, gonfiabili, centri ed associazioni sportive e ricreative. La presenza delle fattorie didattiche e dell’area animale amico completerà il progetto Children and Family con una zona ad essi interamete dedicata.

Essere mamme a Vicenza si impegna da quattro anni ad accogliere le mamme e i bambini!

Venite a trovarci al padiglione di ingresso (1) agli stand 116-117!

Come lo scorso anno POTRETE ADERIRE AL PROGETTO CARD con SCADENZA DICEMBRE 2018, approfittatene!!!

Con noi Sabato 28 Lorena Farinella e i suoi bellissimi disegni per il truccabimbi! 

 

 


Sabato 28 alle ore 15:30 sarà nostra ospite la BLUD (Banca del Latte Umano Donato) con i biberon alla lavanda (e altre dolcissime sorprese!!!) per proseguire la raccolta fondi a favore della TERAPIA INTENSIVA NEONATALE (TIN) dell’Ospedale San Bortolo di Vicenza!


In entrambe le giornate di manifestazione, avrete la possibilità di chiedere ai realizzatori tutto ciò che vi incuriosisce a proposito di EHIMAMI, il nuovissimo mercatino dell’usato on line per mamme e bambini nato in collaborazione con Essere mamme a Vicenza!

Breve introduzione con spiegazione pratica alle ore 14:30 di entrambe le giornate di manifestazione.


Domenica 29 alle 10:30 avremo un ospite eccezionale: Michele Servalli, il fondatore di Remmy  il primo dispositivo che segnala la presenza del bambino in auto!

Michele presenterà le “Pillole di Sicurezza in Auto”, dove potrete fare anche il quiz sulla sicurezza, per scoprire quanto viaggiano sicuri i vostri bimbi in auto!che ci parlerà della sicurezza in auto! Michele Servalli, niente popò di meno che il realizzatore ,


Domenica 29 dalle 15:00 alle 18:30 vi chiederemo di votare la migliore ricetta in gara al concorso #mammachebiscotti! Per seguire il contest e vedere le ricette delle mamme partecipanti tra cui selezioneremo le 5 finaliste che verranno con noi in fiera, cliccate #MAMMACHEBISCOTTI


SCRIVI, IMBUCA E VINCI!!! #TuttoLAmoreDiUnaMamma

Partecipate a questo imperdibile contest, in palio uno stupendo bracciale Rebecca.

Cosa devi fare?

SCRIVI: devi arrivare al nostro stand (Pad 1 stand n 116/117) con un tuo scritto (frase, poesia, aforisma, brevissimo racconto) che racconti cosa significhi per te l’amore di una mamma, cosa sia per te l’amore per i tuoi bimbi.
NB: Mi raccomando di indicare anche il tuo nome e un indirizzo mail dove raggiungerti.

IMBUCA: al nostro stand troverete una cassetta dove imbucare il vostro scritto.

VINCI: il componimento giudicato più emozionante dalla giuria formata dal direttivo dell’associazione e da 3 giudici esterni sarà premiato con un bellissimo bracciale “AMORE” di Rebecca (prezzo di cartellino €296,00)


Particolare l’attenzione dedicata alle mamme che allattano e con bambini in “età da pannolino”!
Troverete una nuovissima e super attrezzata sala nursery riscaldata e ben illuminata con area giochi e salottino per allattare!La troverete all’entrata della fiera, vi basterà seguire la corsia GIALLA!
Grazie alla collaborazione di Farmacia Campedello, le mamme che allattano avranno a disposizione una consulente professionale in allattamento materno a cui rivolgere domande e chiedere consigli sull’allattamento!

I bambini da 0 a 14 anni entrano gratuitamente, le mamme in gravidanza possono usufruire dello speciale prezzo super riduzione (6€)!!!. Potrete inoltre trovate i biglietti riduzione (8€ anzichè 12€) in moltissimi locali e negozi della nostra provincia oppure richiedere la riduzione on line QUI

Orari di apertura al pubblico: Sabato 28 Ottobre: dalle ore 9:00 alle ore 20:00 – Domenica 29 Ottobre: dalle ore 9:00 alle ore 19:00

Ti racconto il mio parto!

“Ti racconto il mio parto”!

Rubrica per le mamme che desiderano condividere l’esperienza di come hanno dato alla luce i propri cuccioli.

Leggere e sentir raccontare di come sono venuti al mondo i figli delle altre donne mi regala sempre un’immensa emozione!

Che si parli di un parto “da manuale” o pieno di rischi e contrattempi, la vita che nasce è una delle vere magie di questo mondo e vale la pena raccontarla.

Per motivi emotivamente personali e per dare alle mamme la possibilità di condividere gioie e dolori di questo passo importante della loro vita, è nata la rubrica “Ti racconto il mio parto!”

Sei una mamma che desidera raccontare la/le propria/e esperienza/e di parto? Manda il tuo racconto alla mail esseremammeavicenza@gmail.com

Leggi i racconti delle altre mamme:

Elisabetta e la nascita di Martin

Silvia e le nascite di Giorgia e Marco

Barbara e la nascita di Gabriele

Elena e la nascita di Linda

Eleonora e la nascita di Valerio

Ambra e le nascite di Diletta e Aurora

Lisa e la nascita di Mia

AnnaLety e la nascita di Tommaso

Roberta e la nascita di Rachele e Diletta

Debora e le nascite di Asia ed Alessandro

Jessica e le nascite di Nicole, Mattia e Davide

Silvia Rosa e la nascita di Aurora

Giada e la nascita di Aurora

Serena e la nascita di Vittoria

Arianna e la nascita di Evelyn

Alessandra e le nascite di Aurora e Niccolò

Elena e la nascita di Francesca

Ingrid e la nascita di Joseline

Caterina e la nascita di Alessandra

 

 

 

Il mio bambino non dorme

Il tuo bambino non dorme di notte?
Fa piccoli pisolini ma si sveglia in continuazione?
Hai provato qualsiasi tecnica woodoo per far dormire il tuo bambino?

Benvenuta nel club delle mamme di un bambino che non dorme: “ZombieMumCLUB“!

I bambini piccoli non dormono.
Diciamocelo, non è la “scoperta dell’acqua calda”!

Quando sei in dolce attesa, tantissime persone spargono consigli e suggerimenti.

Una delle frasi che una futura mamma si sente dire è: “dormi fin che puoi che dopo vedrai…”.
Ma diciamocelo, non ci crede nessuno. E poi, non sono un cammello che posso mettermi le ore di sonno in più nella gobba e tirarle fuori al bisogno.

Poi, quando nasce il piccolino ecco la domanda: “dorme di notte”?

Rapunzel Disney
Rapunzel Disney

Quando sentivo queste domande, nel mio cervello si svegliava il mio istinto assassino.
Avete presente Rapunzel con la pentola in mano?

Ecco sbattergliela in testa.

Doin Doin Boom!

Si perché … che domanda del cacchio è: “dorme”?

NO, il bambino non dorme, non dorme mai!

E allora? Ho il viso sciupato? Ho le occhiaie? No scusa ti sembro nervosetta?

Vuoi passare tu circa 925giorni ovvero, 132 settimane ovvero, 30mesi senza fare almeno 6 ore consecutive di sonno?
No scusa, ti sembro nervosetta?

Doin Doin Boom!

Ecco già vedo alcune (non tutte per fortuna) annuire con la testa.

Certo ci sono le eccezioni.

La mia prima bimba.
Lei era un bradipo nella sua vita precedente. E’ nata con calma e dormiva. Dormiva talmente tanto che per mangiare lei poppava senza nemmeno svegliarsi.
Nei mesi di maternità ci alzavamo alle 10.30 e andavamo a passeggiare. Dormiva tutta la notte. Da subito.

Sì ma ripeto, sono eccezioni.
Uffa i bambini non dormono punto.

Il tuo bambino non dorme? C’e sempre chi ha la risposta al tuo problema

Sei una mamma, hai sicuramente provato a sfogarti con qualcuno del fatto che tuo figlio fa il sonnambulo urlando per tutta la notte come se fosse un cantante heavy metal, oppure che sta sveglio tutta la notte a parlare “bambinese”.
La cosa bella è che se ti lamenti di questo con alcune persone, queste possono essere suddivise in tot categorie.

Le più gettonate sono:

1. LAUREATO IN MEDICINA
Ti dà la lista dei medicinali da provare: Nopron; Vagostabil; Kindival e poi ovviamente la Gocce della Milte; Melamil; Dormil; Camomilla omeopatica in supposte!
Dentro di te pensi: “ Sì certo e poi lo passo sopra il gas”! Doin Doin Boom!

2. PSICOLOGO
Ti fa notare di quanto sei nervosa e che quindi il bambino non dorme perché percepisce il tuo stato d’animo. Ecco in questo caso se la “persona psicologa” è assieme alla “persona laureata in medicina”, quest’ultima potrebbe suggerire a te le medicine sopra.

3. FILOSOFO ZEN
Ti chiede come hai vissuto la gravidanza e il parto, perché le energie e le vibrazioni di questi importanti periodi della vita poi si manifestano nel sonno, nel comportamento del bambino. Il bambino non dorme, colpa tua, datti una calmata. A questo punto la padella vorresti averla veramente!

4. METODICA
Ti riassume tutte le teorie degli ultimi 50 anni sul sonno dei bambini. Ti suggerisce il metodo dolce, di provare il co-sleeping, di farlo dormire sopra di te…
Tu intanto ti addormenti!

5. VENDICATIVA
La peggior specie. Fanno parte di questa categoria quelle persone (papà o mamme) che ti battono sulla schiena e dicono con un sorrisetto malefico: “il tuo bambino non dorme??? Ahhh no, il mio dorme tuuuutta la notte?”.

Riti magici per il bambino che non dorme

La verità è che non esiste la formula magica.

C’è chi prende l’auto e va a spasso, chi si fa le vasche in corridoio, chi dorme con il bimbo attaccato al seno modello mucca da latte open 24/24. Insomma tutti abbiamo provato un rito magico e qualche bimbo ha detto: “Ok mamma, adesso mi hai rotto, dormo”!

Fare tentativi per capire quale sia la miglior soluzione per dormire è necessario e può farci sentire meglio. Inoltre può essere uno stimolo per capire le esigenze di nostro figlio.

Bimbo che dorme
Bimbo che dorme

Personalmente credo che sia fondamentale l’ascolto del bambino e affidarci all’istinto che ci guida.

Io mi ricordo alcune notti in cui la pazienza era finita e la stanchezza a limiti inimmaginabili, con tutte le ripercussioni poi sul resto della famiglia. Ricordo che dimenticavo le cose e parlavo sbagliando nomi, verbi ecc. Una volta ho aperto il frigorifero e sono scoppiata a piangere solo perché sapevo che dovevo uscire a fare la spesa.
Ma io volevo solo dormire.
Ma se ci pensiamo, il nostro cucciolo non lo fa mica volentieri.
Lui ama talmente tanto mamma e papà che farebbe di tutto per farli riposare se sapesse come fare.
Sono convinta che siano rari i casi in cui il bambino abbia un vero disturbo del sonno. La maggior parte delle volte siamo noi genitori a non essere preparati. Possiamo aver letto e ascoltato tanto, ma nessuno può sapere quanta fatica e stanchezza si dovrà provare per quanto riguarda il sonno dei bambini. Abbiamo aspettative non realistiche e spesso dobbiamo solo accettare la situazione e portare pazienza.

Cara mamma che stai vivendo questo momento: finirà!
Lo so, lo sai già, ma è proprio vero: FINISCE!
Arriverà un giorno.

Guarderai la sveglia e notando che è già l’alba, correrai a vedere se il bimbo è stato rapito degli extra-terrestri.
Sì, perché lui non dorme!
Invece lo troverai spaparanzato nel suo – o nel vostro – letto, pacifico e ADDORMENTATO!
Lo so, lo sai già, ma è proprio vero: FINISCE!
Arriverà un giorno.

Grazie di avermi letto fino a qui e se vi va, mettete “mi piace” nella mia nuova paginaFB.

VVB mamme e al prossimo articolo.

 

“Sogna ciò che ti va; vai dove vuoi; sii ciò che vuoi essere”. By Paulo Coelho.

 

Simonetta Pamela Cavalli

 

 

Un figlio? No meglio due. O No?  

Quando nasce un bimbo nasce una mamma. Ma con il secondo figlio cosa cambia?

Essere o non essere questo è il problema. Ma avere il secondo figlio è, sicuramente, un dilemma per molte mamme.

Quindi essere o no una mamma bis?

Perché a tutte prima o poi passa per la testa se avere o no il secondo cucciolo.

O per lo meno l’idea ha sfiorato l’emisfero destro.

Ma io la mia scelta l’ho fatta. E ve la racconto.

La prima marmocchia diciamo che è un po’ figlia del famosissimo sport olimpico “salto della quaglia”.

Risultato: medaglia d’oro.

Nasce una bella bimba dalla folta chioma nera. Ovviamente il parto al limite di una tragedia greca. Rottura alta del sacco, cazziata dal medico di turno perché ho aspettato troppo e conseguente induzione. Ore e ore di dolori con in sottofondo la frase “non si è mosso niente” ecc…

Ma poi come si dice da noi “l’è un mae desmentegon” e per me devo dire è stato così.

Quindi ci si immerge nel magico mondo della mamma a tempo pieno. Vai di cacca, vomito, allattamento, fascia porta bebè, libri vari: González, Balsamo, Montessori e compagnia varia. Insomma il quadretto bucolico della mamma 2.0.

Occhi da paperetta innamorata e vai con la richiesta: facciamo il secondo figlio?

Fratelli è bello

Zababum e zababam, al primo colpo il Clearblue segna “sei incinta”. Eccomi lì mamma bis 2.0. Mentre il mio paperò si vanta di essere “inseminator the sterminator”, io rimpiango la mia prima gravidanza indolore, per questa seconda basata sul malefico “mal di sciatica” fino alla fine.

Ma quello che volevo raccontarvi è il cambiamento avvenuto in me. Se la prima gravidanza era tutto “ocio qua, ocio là”. La seconda era: “ma si dai, cosa vuoi che sia”.

L’attenzione per la toxo? Un ricordo lontano. La curva glicemica? Manco fatta. Acido folico? Quando mi ricordavo.

Si perché mi ero trasformata. Se con la prima figlia tutto era frutto di un attento esame, riflessione, lettura di: 15 libri, 7 blog, 18mila articoli di giornale, 101 post.

La seconda è stata decisamente figlia del “ma vaffan…”.

Forse perché mi sono accorta delle tante ansie inutili o forse perché ho conosciuto me stessa e la vocina dire: YES, YOU CAN!

Non ve lo so dire, ma io mi sentivo così: desiderosa di vivere senza paranoie. Senza consigli da nessuno. Solo io, lei e il mio istinto. Ora che la mia bimba grande ha quasi sei anni e la piccola 3, posso dire che ho fatto bene per me stessa a non fermarmi ad avere un solo figlio. Credo che se mi fossi fermata, non avrei conosciuto in profondità la consapevolezza di essere madre, che avevo forse perso per strada per rincorrere quel falso “mito” della mamma perfetta.

La seconda gravidanza anche se più “brutta” è stata psicologicamente più serena, senza “pippe mentali”. Quella mania che avevo del dovere: tutto pulito, tutto sano, tutto in ordine. Grazie al mio secondo figlio tutto è diventato più “easy”.

Perché?

Perché come dice il detto: “con 2 figli l’amore raddoppia, ma il tempo dimezza”. Nel mio caso il tempo non c’era più e il sonno men che meno.

E quindi?

La frutta la comperavo al Bio, ma la sera i diabolici “4 salti in pignatta” non me li toglieva nessuno. Il Bagno – se non passava mia mamma ogni tanto a pulire – era il purgatorio di Dante “venite o voi anime peccatrici” a beccarvi la peste. Prima invece la casa doveva essere in ordine perché faceva parte del pacchetto “mamma multitasking”. La pulizia personale? Ahahah… Wild Frank mi fa un baffo! La doccia in tempo di record: 12 secondi. Provate a battermi!

Cosa mi era successo con il secondo figlio?

Secondo figlio fratellini
Secondo figlio

Credo di aver preso consapevolezza dell’enorme amore che noi mamme abbiamo dentro. Anche quando credevo che “No, non posso amare nessuno come la mia prima figlia”. Per poi scoprire che il secondo figlio – e con il secondo figlio – è tutto diverso. Certo la sua crescita è fatta di mille dejavu ma so che la mia bambina mi ha dato modo di capire che dovevo fidarmi di me stessa.

Mi ha fatto capire che mi sono riempita di cose inutili. Che se la lascio piangere un po’ di più di 10 secondi non arriva Caronte a prendermi. Che non importa se a due anni mastica le chewing-gum, non dovranno tagliarla a metà per tirargliela fuori se la manda giù!

Che può mangiare il gelato al gusto che le piace e non solo un gusto vegan e che se mangia le patate fritte ogni tanto non muore di “friggitoriosi”. Che chiedere aiuto non è segno di debolezza, ma al contrario di saggezza. Che se mi trasformo in mamma isterica al limite di una crisi di nervi, non succede nulla e dopo 5 minuti è tutto dimenticato. Che non occorre fare una foto ogni 3 secondi di tuo figlio, ne bastano poche nel momento giusto.

Ma forse la cosa più importante che ho imparato grazie alla mia seconda figlia è che non esiste la mamma perfetta, ma sicuramente siamo perfette per quella nostra creaturina che ci ama incondizionatamente anche se è arrivata per seconda.

Di sicuro nessuno può dire ad un’altra persona, se è meglio avere un figlio o più.

Quello che posso dire io è che mai avrei pensato di raddoppiare la felicità. Nonostante tutte le fatiche che porta avere due bimbe piccole. Mentre scrivo le sento ridere come pazze in camera. Sono queste risate che mi fanno capire che per me è stata decisamente la scelta giusta.

VVB mamme! Al prossimo articolo e ricordate:

“Sogna ciò che ti va; vai dove vuoi; sii ciò che vuoi essere” by Paulo Coelho

Simonetta Pamela Cavalli

 

 

Ragadi: posizione e attacco adeguato durante la poppata

Ragadi e allattamento: quali sono le cause e come intervenire

Uno dei disturbi più frequenti che una mamma incontra allattando, soprattutto nei primi giorni, è la comparsa delle ragadi al seno.

Si tratta di piccoli taglietti che si formano sul capezzolo e che causano dolore durante la poppata interferendo con l’allattamento. Alcune mamme, sfiancate dal dolore, demotivate e preoccupate per la crescita del proprio bambino, smettono di allattare naturalmente passando al latte artificiale.

La causa dell’insorgenza delle ragadi, è un attacco scorretto del bambino durante la poppata: una volta corretto l’attacco, non solo diminuirà il dolore con la ragade ancora presente, ma la pelle si risanerà in tempi molto brevi.

Un attacco non adeguato del bambino al seno, oltre ad essere causa di ragadi, impedirà al bambino di drenare completamente la mammella con conseguenti ingorghi di latte che possono mutare in mastiti. Inoltre sarà più difficile produrre e trasferire latte al bambino con una sua conseguente perdita di peso e insoddisfazione durante e dopo la poppata.

Un allattamento doloroso è quasi certamente indice di un attacco non adeguato!

Le cause meno comuni, e che richiedono l’ausilio di uno specialista, sono eventuali malattie della pelle della mamma o un bambino con il frenulo corto.

Correggere l’attacco al seno e la giusta posizione per la poppata:

Perchè l’attacco del bambino al seno durante la poppata si possa dire adeguato, ci sono vari fattori da tener presenti sia nella sua posizione che in quella della mamma.

La mamma deve essere comoda e rilassata: seduta, sdraiata, su un lato, supina… la cosa importante è che sia a suo agio.

  • Posizione classica detta a culla: la mamma si siede e avvicina il bambino al seno sostenendo la testa con il braccio. (img.1)
  • Posizione incrociata: assomiglia molto alla posizione classica, con la differenza che il braccio della mamma è libero dalla parte della testa del bambino. (img. 2)
  • Posizione a rugby: si posiziona il bambino di lato, sotto il braccio della mamma, con le gambe rivolte verso la parte posteriore del corpo della mamma e gli si sostiene bene la testa. (img. 3)
  • Posizione sdraiata su un fianco: la mamma si sdraia su un fianco e propone il seno al bambino di fronte a lei. La pancia del bambino deve essere di fronte e toccare la pancia della mamma. (img. 4)
  • Posizione a lupa: non è una posizione molto frequente ma è particolarmente consigliata in caso di ingorgo mammario. (img. 5)
  • Posizione semi distesa – natural biologico: anche questa è una posizione poco usata anche se è quella biologicamente più naturale. E’ particolamente indicata per le mamme che hanno una forte emissione di latte. (img. 6) Una variante, per bambini più grandicelli, è quella in cui il bambino si mette seduto a cavalcioni di fronte alla mamma.

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Fonte immagini google.it

La mamma porta il bambino a sè in modo che sia “pancia contro pancia”: il bambino deve essere ben sostenuto e in asse testa-orecchio-spalla-anca ovvero non deve girare la testa da un lato per raggiungere il capezzolo. La sua pancia deve essere rivolta e toccare il corpo della mamma.

poppata posizione uppa
fonte img: Un pediatra per amico

Un attacco adeguato avviene quando:

  • il bambino cerca il seno autonomamente e non viene “costretto” dalle mani della mamma o altri (ostetriche, parenti ecc);
  • il bambino spalanca la bocca (come accade con lo sbadiglio) e prende una buona parte dell’areola oltre che il solo capezzolo;
  • il bambino lascia intravedere una porzione più grande di areola nella parte superiore del seno e più piccola (o addirittura nessuna) in quella inferiore;
  • la testa è leggermente reclinata all’indietro;
  • il mento è appoggiato al seno;
  • il naso è libero;
  • il labbro inferiore è estroflesso;
  • la lingua avvolge il capezzolo “a cucchiaino”;
  • il bambino dà segni di deglutizione visibili e udibili.

N.b: In presenza di un ingorgo mammario, è opportuno fare in modo che il mento del bambino tocchi il punto dov’è presente l’ingorgo: il movimento del mento e della lingua durante la poppata, infatti, massaggia la parte interessata e aiuta a drenare i dotti lattiferi.

Devo mettere qualcosa sul seno per far passare le ragadi?

In commercio esistono moltissimi prodotti e articoli che vantano la capacità di risolvere il problema delle ragadi al seno. In realtà nessuno di essi può alleviare o risolvere il problema se prima non si corregge l’attacco del bambino durante la poppata.

Il latte materno è ricchissimo di vitamine, anticorpi e molte altre sostanze che possono aiutare la guarigione dei capezzoli. Spremere un pò di latte manualmente e lasciarlo sul capezzolo prima e dopo la poppata, non solo disinfetta naturalmente la zona ma aiuta anche ad ammorbidire la crosticina che si forma quando è presente la ragade.

L’uso di oli e creme risulta controproducente ai fini dell’allattamento in quanto fanno scivolare il bambino che avrà più difficoltà ad attaccarsi adeguatamente al seno.

Non vi sono evidenze scientifiche che attestino l’efficacia nell’utilizzo delle coppette d’argento sebbene alcune mamme dichiarino di averne trovato giovamento.

L’uso del paracapezzolo viene suggerito per molte problematiche legate al corretto attacco del bambino al seno quando in realtà dovrebbe essere valutato attentamente, caso per caso, dal personale qualificato in allattamento. Nella maggiorparte dei casi il suo utilizzo è sconsigliato.

Anche l’uso delle coppette assorbenti è sconsigliato in quanto terreno fertile per i germi che trovano un ambiente umido e proliferano aumentando il rischio di infezioni. Se proprio necessario usarle, meglio optare per quelle in puro cotone.

Alcuni suggerimenti utili per una mamma con le ragadi al seno:  lasciare il più possibile il seno all’aria e non indossare indumenti con pizzi con decorazioni o in tessuti che possano “graffiare” il capezzolo peggiorando la situazione.

Altro suggerimento: se in gravidanza vi viene suggerito di “trattare” il capezzolo con crine di cavallo o altri materiali: non fatelo! Come abbiamo visto le ragadi sono causate da un cattivo attacco del bambino durante la poppata di conseguenza “maltrattare” il seno prima che il problema si presenti è una pratica inutilmente fastidiosa.

Se hai dei dubbi o dei problemi con l’allattamento rivolgiti ad una consulente in allattamento! Esistono varie figure che possono aiutarti e sostenerti in questo momento non sempre facile.

QUI trovi molti contatti per la provincia di Vicenza.

Articolo a cura di: Canal Silvia consulente alla pari in allattamento materno esseremammeavicenza@gmail.com

Fonte immagine in evidenza: allattamento.org

 

 

Amici fino a prova contraria

“Amici fino a prova contraria” è un paradigma innato in ognuno di noi fin dalla nascita.
Fa parte del nostro DNA, come animali sociali, partire dal presupposto che l’altro ci è amico finché non ci dimostra il contrario.

Lo confermano gli studi e le ricerche di Michael Tomasello, psicologo evoluzionista americano (per approfondimenti: Tomasello M. (2010), Altruisti nati, perché cooperiamo fin da piccoli, Bollati Boringhieri) che ha osservato e paragonato i comportamenti degli scimpanzé e dei bambini tra i 14 e i 18 mesi, evidenziando non solo che sono più intelligenti dei primati (ma questo lo sapevamo già), ma anche che i bambini sono altruisti senza sovrastrutture, inclini alla cooperazione e propensi all’aiuto in modo naturale.

Già da adolescenti, in un gran numero di casi, il paradigma cambia in “nemici fino a prova contraria”.
Che cosa è successo nel frattempo?
Una serie di eventi, esperienze, accadimenti hanno portato a mettere in atto degli allenamenti (pensieri e comportamenti reiterati nel tempo che diventano abitudini) che si traducono, nella peggiore delle ipotesi (ma non tanto rara), a dubitare dell’altro, ad essere diffidenti e a interpretare nel peggior modo possibile qualsiasi comportamento proveniente da chi non si conosce, a vivere nel terrore di essere fregati.

In altre parole, si chiudono tutti i ponti possibili al reciproco scambio e quindi alla relazione con l’altro.
In tal senso l’allenamento produce individualismo ed egoismo. Il motto per eccellenza di questo tipo di persone è “vivi e lascia vivere”.
Ma se l’essere umano è un animale sociale, come fa a essere felice se vive schivando o difendendosi dagli altri?

Proviamo a riflettere: in quali situazioni possiamo dire di essere felici?
Scommetto che c’entra sempre qualcuno (un familiare, un caro amico, ecc).

Dunque la felicità è il prodotto delle nostre relazioni benefiche.

All’interno di queste relazioni (che definiamo benefiche perché ci fanno sentire bene) possiamo esprimere al meglio le nostre potenzialità, cioè quei comportamenti che ci fanno provare emozioni positive e sentimenti gratificanti, non solo a noi, ma anche a coloro a cui i nostri comportamenti sono rivolti.

Quali sono le vostre?

E qui, su Essere mamme a Vicenza, che significato ha per ognuna di noi essere “Amiche fino a prova contraria”?

Beatrice De Filippis

 

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Beatrice De Filippis, coach umanista, partner della Scuola Italiana di Life & Corporate Coaching; formatore e consulente aziendale in ambito Risorse Umane.

Email: beatrice.defilippis@gmail.com
Facebook: https://www.facebook.com/beatrice.defilippis