Reby, Villafun e una storia in Terapia Intensiva Pediatrica a Vicenza

Una bimba, una storia, una malattia e la riflessione di due genitori: “non può essere tutto qua”.

Ti capitano nella vita degli ostacoli da superare.

Forse ti chiedi perché. Perché capita proprio a te.

E magari ti rendi conto che vivevi in una bolla, dove tutto andava bene e le “cose brutte”, succedevano solo agli altri.

E quando invece, quell’ostacolo da superare tocca a te, cambia tutto.

Siamo nel reparto di terapia intensiva pediatrica di Vicenza. La piccola Rebecca di 5 anni dorme.

La mamma cerca di riposare e di pensare positivo. La piccola è stata operata alla testa per un tumore, e si aspetta. Si aspetta quel tempo che sembra non passare mai.

Il papà non può stare nella stessa stanza e vaga per l’ospedale, aspettando che passino le ore che sembrano non finire mai.

Sono passati mesi dal quella notte post operatoria, e dal periodo in Pediatria, ma i “segni” che hanno lasciato sono tutti lì.

Ma sono rimasti anche insegnamenti di vita e tanta gratitudine.

E la consapevolezza che quando vivi un’esperienza forte è giusto imprimere nel cuore tutte le cose belle:

i medici che sanno quanto è difficile per un genitore vedere il proprio bambino affrontare una prova troppo grande; gli infermieri che ti portano una fetta di torta alle 03 di notte; la forza di quei bambini che si sottopongono alla chemioterapia con il sorriso. E poi le “strategie e le tattiche” per fare esami o prelievi ai piccoli pazienti e la passione e la comprensione di chi lavora in questo reparto dove ci sono genitori sfiniti e bambini da accudire, da far crescere, a cui dare risposte.

Ed è da questi “segni” rimasti nel cuore dei genitori di Rebecca che nasce l’Associazione Villafun.

Sara e Simone con i gadget di Villafun

L’associazione VillaFun

Dal nuovo valore che si dà alle cose e dalla voglia di dare un senso a quello che è successo, i genitori di Rebecca: Sara Schizzarotto e Simone Martoni dopo aver vissuto l’esperienza della terapia intensiva, hanno capito che non poteva essere tutto finito. Che quell’esperienza andava oltre la malattia.

“Dopo questa nostra esperienza abbiamo deciso di fare qualcosa per gli altri. Abbiamo fondato l’associazione Villafun che unisce il nome del paese: Villaverla, come comunità e fun che significa divertimento in inglese. Con l’aiuto di molti amici, abbiamo fondato questa associazione per fare qualcosa di concreto per i bambini e per le loro famiglie”, racconta Sara.

“Villafun è nata a gennaio 2018 ed ha già raggiunto traguardi importanti. Ci sono 260 soci e molti di questi sono veramente attivi!

Il nostro scopo è quello di aiutare le associazioni del territorio che prestano servizio di volontariato e supporto alle famiglie di bambini gravemente ammalati come per esempio: Team for Children di Vicenza”.

Team di VillaFun

Villafun si è mossa da subito organizzando feste per raccogliere fondi.

Un traguardo è stata la donazione a Team for Children usata per una TV da collocare dentro la stanza “Il nido del papero” che è una “stanza filtro” per bambini immunodepressi.

Ma ancor più importante è il progetto di Team for Children Vicenza, chiamato: “Vicenza ospitale” ed inaugurato questo ottobre. Consiste in una casa con 5 posti letto dove i genitori dei bambini ricoverati possono stare vicini e INSIEME, cosa che prima non accadeva. Questo dà la possibilità di condividere un momento difficile ma anche darsi forza a vicenda tra genitori che stanno vivendo un’esperienza simile.

L’associazione ha aiutato con lavori di manovalanza,  con le donazioni di una lavatrice e 5 city-bike agli ospiti e di un’assegno il cui ricavato è stato raccolto in questi pochi mesi di attività.

C’è sempre tanto da fare ma la ricompensa è grande!

 

mamma di reby
Sara, mamma di Rebecca. Socia fondatore di Villafun

 

Prossimi appuntamenti

Villafun è presente sul territorio con vari eventi dedicati ai bambini e alle famiglie e potete seguirla nella pagina Facebook. 

Inoltre, potete contribuire facendo una donazione oppure attraverso l’acquisto di vari gadgets (portachiavi, puzzle, magliette…) con il logo dell’associazione, contattando attraverso un messaggio o dal sito: www.villafun.it

 

 

 

 

 

 

 

Grazie di avermi letto.

Ciao cari genitori (e non).

Simonetta Pamela Cavalli

“Sogna ciò che ti va; vai dove vuoi; sii ciò che vuoi essere”. By Paulo Coelho

 

 

Lavorare a tempo pieno o essere mamma ( A Vicenza)

Lavorare a tempo pieno o essere mamma full time? Voler fare la mamma, ma avere un lavoro che non te lo permette.

Il part time in altri Stati sembra essere la scelta vincente. Da noi sono moltissime le aziende che non lo concedono.

Fare scelte: una storia vera

11 anni con il famigerato “posto fisso”.

Una splendida famiglia, con un marito presente e due monelle per casa. Un part time di sei ore, che permette di gestire la famiglia.

Ma se il famoso spettro delle aziende, il “mostropeloso” di imprese non viene rinnovato: se il part time di sei ore non ce lo hai più, devi scegliere. Perché quando ti tolgono le 6 ore non diventano 8, diventano 10 se lavori dalla parte opposta della città. Tra l’andare e il tornare e la pausa pranzo significa che non torni a casa prima dell’ora di cena.

Che poi il punto è che il tempo pieno a Vicenza significa: rigidità, cartellino da timbrare, staticità.  

E quindi cominci a chiederti se ha senso lavorare per pagare la babysitterse ne vale la pena non goderti i figli che crescono troppo in fretta.

E allora vai con i pianti notturni, discussioni con amici e parenti perché “il posto fisso” non si lascia.

Lavorare a tempo pieno o essere mamma?

donna triste
Tristezza e pianti nell’indecisione

E’ difficile decidere se non sei soddisfatta del tuo lavoro.

Se ti senti una mamma triste e insoddisfatta.

Se sai che c’è altro “là fuori”.

La svolta dell’essere: la rivoluzione interna, una storia vera

4 marzo 2017, partecipo un po’ per caso al WhatsNext Talk. E’ un evento nato per condividere l’entusiasmo e le esperienze delle donne che lavorano nel mondo STEM, valorizzandone approcci e professionalità.

L’edizione 2017 ha visto protagoniste 8 donne: 8 esperienze, 8 racconti diversi. Alcuni di donne e mamme. Proprio come me. Anche loro “passate” per la dilemma esistenziale del lavorare a tempo pieno o essere mamma.

Alessia Camera teatro
Alessia Camera- WhatsNext 2017

Personalmente la “folgore” me l’ha lanciata una delle speaker:

Alessia Camera.

Alessia ha toccato in me i tasti giusti: comfort-zone e la paura.

Il part time e il posto fisso: la mia COMFORT-ZONE

Stavo pensando di uscire dalla mia zona di sicurezza e questo mi creava ansia. L’ansia mi impediva di pensare e guardarmi dentro. Aver riconosciuto questo stato d’animo, assieme all’ascolto di 8 donne che – con tanti sacrifici e porte sbattute – ce l’hanno fatta, mi ha fatto fare “clic” nella testa.

Comfort zone
Fuori dalla zona di comfort la creatività e le abilità innate prendono il sopravvento.

Tutti abbiamo questa zona di calma e a volte senza nemmeno accorgercene evitiamo situazioni nuove pur di non provare certe sensazioni o emozioni.

Per definizione, quella che chiamiamo comfort zone è uno stato psicologico per il quale rimanere a contatto con persone, cose e ambienti familiari ci preserva da ansie, stress e paure.

A quanto pare quando questi “pilastri” si sgretolano, succede qualcosa in noi.

Io non avevo ancora capito chi ero, ma sicuramente cosa NON volevo essere. Soprattutto non volevo dover decidere tra lavorare a tempo pieno 80% e essere mamma al 20%.

Le professioni del futuro tra digitalizzazione e STEM

Oggi come non mai, tantissime persone fanno lavori che fino a un decennio fa nemmeno esistevano. Il terzo millennio è l’era delle rivoluzioni tecnologiche e della digitalizzazione, e il mercato del lavoro va nella stessa direzione. Non basta un solo articolo per toccare questo tema vastissimo.

Ma fuori il mondo è pieno di opportunità.

possibile
Uscire dalla zona di comfort e crearsi l’Opportunità

L’incrocio di lavoro artigianale e sua digitalizzazione per esempio è l’esempio più concreto nella piccola realtà vicentina. Il mondo del futuro ha bisogno di quelle competenze che si collocano sotto l’acronimo STEM (Science, Technology, Engineering and Mathematics). Tutti quegli ambiti che le donne possono e devono conquistare prendendosi il diritto del proprio spazio.

La donna cade e si rialza. Sempre!

Come non mi era mai successo prima, negli ultimi mesi ho avuto la possibilità di capire che le donne hanno un’energia all’ennesima potenza.

La donna-mamma ha la vita stravolta, prima nel corpo poi nella routine. Si modella. Si compone e scompone. Piange senza essere vista. Si commuove per un sorriso. Per il primo passo. Per il primo dentino. Muore un pezzo di lei se ha un angelo in cielo che la protegge.

Combatte se rimane sola.

Ma quando cade, si rialza. Sempre!

Se così non fosse non esisterebbe futuro.

Una donna-mamma lavora 24 ore al giorno è una macchina da guerra.

E se le aziende venete non si sbrigano a capirlo ci saranno sempre più donne che troveranno il coraggio di dire:

“Grazie arrivederci”.

E magari poi arrivano al successo!

Chiudo qui perché sono un fiume di emozioni e vi annoierei.

Ma vi invito a visitare il sito premendo qui e a venire all’evento GRATUITO. Ascoltare le esperienze di donne comuni che – nonostante tanti contro – ce l’hanno fatta.

evento WhatsNext
WhatsNext talk 2018

Una donna può lavorare anche 10 ore al giorno, ma deve essere felice! Perché una mamma felice ha bambini felici.

“Sogna ciò che ti va; vai dove vuoi; sii ciò che vuoi essere”. By Paulo Coelho

 

Grazie di avermi letto.

Simonetta Pamela Cavalli

Se volete ecco i miei contatti:

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Vivere in una casa senza giocattoli

Avere dei bambini ma una casa senza giocattoli è possibile?A quanto pare sì.

 

Immaginatevi a casa, sono le 16 di un normalissimo pomeriggio. Immaginatevi con 4 figli d’età compresa tra i 2 e 8 anni.

Immaginate la vostra casa mentre i bimbi giocano, uno vuole acqua, l’altro ha fame, uno ha sonno, ovviamente la vostra non è una casa senza giocattoli come è “normale”! Davanti a questo “quadretto” mi si para davanti la mia immagine stile “desperate wife”, dove regna il caos e il disordine.

Ma ora immaginatevi la stessa situazione in una casa senza giocattoli. Dove tutto è a “portata di bambino”. Dove un piccolino di due anni si avvicina ad un lavandino alla sua altezza in cucina e l’acqua se la prende da solo dal rubinetto e dove la frutta è sopra all’unico tavolo che ti arriva alla coscia. Tu puoi tranquillamente accompagnare il bimbo che ha sonno nella camera da letto “comunitaria” dove ci sono solamente due materassi matrimoniali quasi a terra.

Voi lo state solo immaginando io l’ho visto.

Una casa per i bambini
Casa a misura di bambino

Una vera casa senza giochi esiste

Questa è la casa di Maryana.

Mi auto-invito a casa sua dopo aver saputo che lei non ha giocattoli in casa.

“Sì che ho giocattoli” Mi risponde Isha di quattro anni.

Io non so voi, ma se penso a 4 figli in età differenti, penso ad un sacco di giochi, cianfrusaglie, regali inutili, aggeggi elettronici, pupazzi, carte, pennarelli, fogli, libretti ecc.

Sappiate che non è nulla di tutto questo.

Cosa vuol dire “vivere in una casa senza giocattoli”?

Dopo la nascita del primo figlio, racconta Maryana, si era chiesta come poteva creare un ambiente sicuro dove lui potesse essere libero. Così chiedendo a “Zio Google” aveva scoperto Maria Montessori, leggendo i suoi libri, il concetto base montessoriano “aiutami a fare da solo” era diventato il suo obiettivo.

“Ho sempre voluto avere figli, l’unico modo per essere sereni è che siano autonomi nel limite delle loro capacità. E’ impossibile avere 4 bambini piccoli e non essere sfinite se non sono capaci di fare quasi nulla senza l’aiuto di un adulto”.

Tavolino basso
Tavolo da pranzo basso

Facile no?

Per Maryana e il marito sì. Il superfluo non esiste: niente soprammobili, tappeti, piante, quadri, ninnoli…

Ma com’è una casa senza giocattoli?

Adesso ve lo descrivo.

Aprendo la porta di casa entro nel salotto-cucina e subito vedo un grande materassone impermeabile in un angolo; un divano nell’altro; un tavolo da 10 posti basso; un piano cottura e lavapiatti altezza Biancaneve e un lavandino altezza sette nani.

doppio lavello
Lavello per i grandi e per i piccini

Si avete capito bene: guardate qua!

La domanda sorge spontanea: ma mangiate tutti nel tavolino basso? La risposta è altrettanto spontanea: “Certo, tutti insieme”.

 

I trucchi di Maria Montessori per una casa a misura di bambino

Sul pavimento disegnato con indelebile nero un quadrato: i bambini aiutano nelle pulizie con la scopa, lo sporco va dentro il quadrato “geolocalizzando” l’attività nello spazio. I bambini tutti i giorni o ogni qualvolta sporcano con il cibo, in autonomia (o su richiesta di mamma), prendono la scopa piccolina e mettono lo sporco nel quadrato per facilitare le pulizie.

Tappeti anticaduta
Tappetoni morbidi e funi dalle travi

Dal soffitto a travi scendono giù una fune e due trapezi.

Sì sì, come quelli del circo!

Le mie bimbe ci passeranno praticamente tutto il pomeriggio incredule! Il bimbo più grande si arrampica con la fune (unico modo per arrivarci), in una sorta di soppalco e rimane là a giocare con l’amichetto senza disturbi.

Lungo il corridoio ci sono libri posizionati nello stile montessoriano, ovvero posizionati di fronte così il bambino li può raggiungere e scegliere vedendone la copertina e non solo la costa. Quando i bimbi sono stanchi dei soliti libri, mamma Maryana li cambia a rotazione in modo che sia sempre vivo l’interesse.

libri di fronte
Libri lungo il corridoio come libreria frontale

Un binobio da conoscere Montessori-Arno stern

Le due camere sono occupate una da letti e l’altra quasi vuota eccetto che per un grande armadio e vari cesti con costruzioni, legnetti, qualche bambola, materiale di cancelleria.

Nel salotto una sorta di “Closlieu”: uno spazio specifico per stimolare l’arte del dipingere in totale autonomia, creato posizionando dei grandi pannelli di cartonato sul muro in cui i bambini si posizionano con le puntine i fogli.

La mamma deve solo servire loro i colori a tempera.

Se anche per voi le parole “colori a tempera” sono sinonimo di: macchie ovunque e gocce che colano dal tavolo, dovete ricredervi. Il dipingere in verticale ed in piedi sembra facilitare non solo l’azione ma anche l’attenzione. (Se non sapete chi è andate a vedere il mondo meraviglioso di Arno Stern)

Parola d’ordine: tutto a portata di mano!

gancetti per giubbini
Appendi abiti a portata di bambino

Ve la immaginate la mia faccia? Ero affascinata, curiosa ma anche sbalordita: sono in una casa senza giocattoli con i 4 figli di Maryana, più le mie 2, più un amico dal Marocco.

Io e Maryana parliamo senza molte interruzioni.

Impossibile vero?

Penserete che ci siano voluti soldi ad organizzare la casa?

 

Esattamente il contrario. I mobili sono spaiati e collocati in maniera semplice fissati al muro.

Il regalo perfetto: uno per tutti e tutti per uno

Vi state chiedendo cosa riceveranno per Natale questi bambini? Preparatevi a dire: “non ci credo”! Riceveranno un vero bancone da falegname dove poter finalmente organizzare i loro attrezzi che ora sono per terra nel garage.

Strumenti da falegname
Vari pezzi di legno per giocare

 

 

 

 

 

 

Sì perché i bambini -anche la più piccola- usano: martello, sega, scalpello e trapano a colonna. Un vero piccolo laboratorio dove passano pomeriggi interi a piantar chiodi su ceppi di legno o a creare spade e barche.

Posso assicurarvi che vedere l’espressione della mia seienne è stato illuminante per capire che regalo farle per questo Natale.

Me ne vado a casa allegra per aver passato un pomeriggio multietnico senza giocattoli e senza tante interruzioni da bimbi che necessitano aiuto, ma piuttosto entusiasti di far vedere cosa fanno.

Un pò di Montessori a ciascuno, non fa male a nessuno!

Come verrà anche a voi di fare, mi sono immaginata la mia di casa senza giocattoli.

Con la mia bimba grande ho organizzato il “gift day” scegliendo assieme i giochi che voleva regalare. Ho svuotato mezza camera.

Grazie a questa esperienza, nella nostra casa abbiamo fatto delle scelte. Vorrei lasciarvi con queste domande che forse tutti ci siamo già fatte, ma mai con la vera consapevolezza di agire dopo esserci risposti.

Quante cose inutili regaliamo e permettiamo di regalare ai nostri figli?

Di cosa hanno veramente bisogno?

 

Grazie di avermi letto.

Ciao cari genitori (e non).

Simonetta Pamela Cavalli

“Sogna ciò che ti va; vai dove vuoi; sii ciò che vuoi essere”. By Paulo Coelho

Il mio bambino non dorme

Il tuo bambino non dorme di notte?
Fa piccoli pisolini ma si sveglia in continuazione?
Hai provato qualsiasi tecnica woodoo per far dormire il tuo bambino?

Benvenuta nel club delle mamme di un bambino che non dorme: “ZombieMumCLUB“!

I bambini piccoli non dormono.
Diciamocelo, non è la “scoperta dell’acqua calda”!

Quando sei in dolce attesa, tantissime persone spargono consigli e suggerimenti.

Una delle frasi che una futura mamma si sente dire è: “dormi fin che puoi che dopo vedrai…”.
Ma diciamocelo, non ci crede nessuno. E poi, non sono un cammello che posso mettermi le ore di sonno in più nella gobba e tirarle fuori al bisogno.

Poi, quando nasce il piccolino ecco la domanda: “dorme di notte”?

Rapunzel Disney
Rapunzel Disney

Quando sentivo queste domande, nel mio cervello si svegliava il mio istinto assassino.
Avete presente Rapunzel con la pentola in mano?

Ecco sbattergliela in testa.

Doin Doin Boom!

Si perché … che domanda del cacchio è: “dorme”?

NO, il bambino non dorme, non dorme mai!

E allora? Ho il viso sciupato? Ho le occhiaie? No scusa ti sembro nervosetta?

Vuoi passare tu circa 925giorni ovvero, 132 settimane ovvero, 30mesi senza fare almeno 6 ore consecutive di sonno?
No scusa, ti sembro nervosetta?

Doin Doin Boom!

Ecco già vedo alcune (non tutte per fortuna) annuire con la testa.

Certo ci sono le eccezioni.

La mia prima bimba.
Lei era un bradipo nella sua vita precedente. E’ nata con calma e dormiva. Dormiva talmente tanto che per mangiare lei poppava senza nemmeno svegliarsi.
Nei mesi di maternità ci alzavamo alle 10.30 e andavamo a passeggiare. Dormiva tutta la notte. Da subito.

Sì ma ripeto, sono eccezioni.
Uffa i bambini non dormono punto.

Il tuo bambino non dorme? C’e sempre chi ha la risposta al tuo problema

Sei una mamma, hai sicuramente provato a sfogarti con qualcuno del fatto che tuo figlio fa il sonnambulo urlando per tutta la notte come se fosse un cantante heavy metal, oppure che sta sveglio tutta la notte a parlare “bambinese”.
La cosa bella è che se ti lamenti di questo con alcune persone, queste possono essere suddivise in tot categorie.

Le più gettonate sono:

1. LAUREATO IN MEDICINA
Ti dà la lista dei medicinali da provare: Nopron; Vagostabil; Kindival e poi ovviamente la Gocce della Milte; Melamil; Dormil; Camomilla omeopatica in supposte!
Dentro di te pensi: “ Sì certo e poi lo passo sopra il gas”! Doin Doin Boom!

2. PSICOLOGO
Ti fa notare di quanto sei nervosa e che quindi il bambino non dorme perché percepisce il tuo stato d’animo. Ecco in questo caso se la “persona psicologa” è assieme alla “persona laureata in medicina”, quest’ultima potrebbe suggerire a te le medicine sopra.

3. FILOSOFO ZEN
Ti chiede come hai vissuto la gravidanza e il parto, perché le energie e le vibrazioni di questi importanti periodi della vita poi si manifestano nel sonno, nel comportamento del bambino. Il bambino non dorme, colpa tua, datti una calmata. A questo punto la padella vorresti averla veramente!

4. METODICA
Ti riassume tutte le teorie degli ultimi 50 anni sul sonno dei bambini. Ti suggerisce il metodo dolce, di provare il co-sleeping, di farlo dormire sopra di te…
Tu intanto ti addormenti!

5. VENDICATIVA
La peggior specie. Fanno parte di questa categoria quelle persone (papà o mamme) che ti battono sulla schiena e dicono con un sorrisetto malefico: “il tuo bambino non dorme??? Ahhh no, il mio dorme tuuuutta la notte?”.

Riti magici per il bambino che non dorme

La verità è che non esiste la formula magica.

C’è chi prende l’auto e va a spasso, chi si fa le vasche in corridoio, chi dorme con il bimbo attaccato al seno modello mucca da latte open 24/24. Insomma tutti abbiamo provato un rito magico e qualche bimbo ha detto: “Ok mamma, adesso mi hai rotto, dormo”!

Fare tentativi per capire quale sia la miglior soluzione per dormire è necessario e può farci sentire meglio. Inoltre può essere uno stimolo per capire le esigenze di nostro figlio.

Bimbo che dorme
Bimbo che dorme

Personalmente credo che sia fondamentale l’ascolto del bambino e affidarci all’istinto che ci guida.

Io mi ricordo alcune notti in cui la pazienza era finita e la stanchezza a limiti inimmaginabili, con tutte le ripercussioni poi sul resto della famiglia. Ricordo che dimenticavo le cose e parlavo sbagliando nomi, verbi ecc. Una volta ho aperto il frigorifero e sono scoppiata a piangere solo perché sapevo che dovevo uscire a fare la spesa.
Ma io volevo solo dormire.
Ma se ci pensiamo, il nostro cucciolo non lo fa mica volentieri.
Lui ama talmente tanto mamma e papà che farebbe di tutto per farli riposare se sapesse come fare.
Sono convinta che siano rari i casi in cui il bambino abbia un vero disturbo del sonno. La maggior parte delle volte siamo noi genitori a non essere preparati. Possiamo aver letto e ascoltato tanto, ma nessuno può sapere quanta fatica e stanchezza si dovrà provare per quanto riguarda il sonno dei bambini. Abbiamo aspettative non realistiche e spesso dobbiamo solo accettare la situazione e portare pazienza.

Cara mamma che stai vivendo questo momento: finirà!
Lo so, lo sai già, ma è proprio vero: FINISCE!
Arriverà un giorno.

Guarderai la sveglia e notando che è già l’alba, correrai a vedere se il bimbo è stato rapito degli extra-terrestri.
Sì, perché lui non dorme!
Invece lo troverai spaparanzato nel suo – o nel vostro – letto, pacifico e ADDORMENTATO!
Lo so, lo sai già, ma è proprio vero: FINISCE!
Arriverà un giorno.

Grazie di avermi letto fino a qui e se vi va, mettete “mi piace” nella mia nuova paginaFB.

VVB mamme e al prossimo articolo.

 

“Sogna ciò che ti va; vai dove vuoi; sii ciò che vuoi essere”. By Paulo Coelho.

 

Simonetta Pamela Cavalli

 

 

Un figlio? No meglio due. O No?  

Quando nasce un bimbo nasce una mamma. Ma con il secondo figlio cosa cambia?

Essere o non essere questo è il problema. Ma avere il secondo figlio è, sicuramente, un dilemma per molte mamme.

Quindi essere o no una mamma bis?

Perché a tutte prima o poi passa per la testa se avere o no il secondo cucciolo.

O per lo meno l’idea ha sfiorato l’emisfero destro.

Ma io la mia scelta l’ho fatta. E ve la racconto.

La prima marmocchia diciamo che è un po’ figlia del famosissimo sport olimpico “salto della quaglia”.

Risultato: medaglia d’oro.

Nasce una bella bimba dalla folta chioma nera. Ovviamente il parto al limite di una tragedia greca. Rottura alta del sacco, cazziata dal medico di turno perché ho aspettato troppo e conseguente induzione. Ore e ore di dolori con in sottofondo la frase “non si è mosso niente” ecc…

Ma poi come si dice da noi “l’è un mae desmentegon” e per me devo dire è stato così.

Quindi ci si immerge nel magico mondo della mamma a tempo pieno. Vai di cacca, vomito, allattamento, fascia porta bebè, libri vari: González, Balsamo, Montessori e compagnia varia. Insomma il quadretto bucolico della mamma 2.0.

Occhi da paperetta innamorata e vai con la richiesta: facciamo il secondo figlio?

Fratelli è bello

Zababum e zababam, al primo colpo il Clearblue segna “sei incinta”. Eccomi lì mamma bis 2.0. Mentre il mio paperò si vanta di essere “inseminator the sterminator”, io rimpiango la mia prima gravidanza indolore, per questa seconda basata sul malefico “mal di sciatica” fino alla fine.

Ma quello che volevo raccontarvi è il cambiamento avvenuto in me. Se la prima gravidanza era tutto “ocio qua, ocio là”. La seconda era: “ma si dai, cosa vuoi che sia”.

L’attenzione per la toxo? Un ricordo lontano. La curva glicemica? Manco fatta. Acido folico? Quando mi ricordavo.

Si perché mi ero trasformata. Se con la prima figlia tutto era frutto di un attento esame, riflessione, lettura di: 15 libri, 7 blog, 18mila articoli di giornale, 101 post.

La seconda è stata decisamente figlia del “ma vaffan…”.

Forse perché mi sono accorta delle tante ansie inutili o forse perché ho conosciuto me stessa e la vocina dire: YES, YOU CAN!

Non ve lo so dire, ma io mi sentivo così: desiderosa di vivere senza paranoie. Senza consigli da nessuno. Solo io, lei e il mio istinto. Ora che la mia bimba grande ha quasi sei anni e la piccola 3, posso dire che ho fatto bene per me stessa a non fermarmi ad avere un solo figlio. Credo che se mi fossi fermata, non avrei conosciuto in profondità la consapevolezza di essere madre, che avevo forse perso per strada per rincorrere quel falso “mito” della mamma perfetta.

La seconda gravidanza anche se più “brutta” è stata psicologicamente più serena, senza “pippe mentali”. Quella mania che avevo del dovere: tutto pulito, tutto sano, tutto in ordine. Grazie al mio secondo figlio tutto è diventato più “easy”.

Perché?

Perché come dice il detto: “con 2 figli l’amore raddoppia, ma il tempo dimezza”. Nel mio caso il tempo non c’era più e il sonno men che meno.

E quindi?

La frutta la comperavo al Bio, ma la sera i diabolici “4 salti in pignatta” non me li toglieva nessuno. Il Bagno – se non passava mia mamma ogni tanto a pulire – era il purgatorio di Dante “venite o voi anime peccatrici” a beccarvi la peste. Prima invece la casa doveva essere in ordine perché faceva parte del pacchetto “mamma multitasking”. La pulizia personale? Ahahah… Wild Frank mi fa un baffo! La doccia in tempo di record: 12 secondi. Provate a battermi!

Cosa mi era successo con il secondo figlio?

Secondo figlio fratellini
Secondo figlio

Credo di aver preso consapevolezza dell’enorme amore che noi mamme abbiamo dentro. Anche quando credevo che “No, non posso amare nessuno come la mia prima figlia”. Per poi scoprire che il secondo figlio – e con il secondo figlio – è tutto diverso. Certo la sua crescita è fatta di mille dejavu ma so che la mia bambina mi ha dato modo di capire che dovevo fidarmi di me stessa.

Mi ha fatto capire che mi sono riempita di cose inutili. Che se la lascio piangere un po’ di più di 10 secondi non arriva Caronte a prendermi. Che non importa se a due anni mastica le chewing-gum, non dovranno tagliarla a metà per tirargliela fuori se la manda giù!

Che può mangiare il gelato al gusto che le piace e non solo un gusto vegan e che se mangia le patate fritte ogni tanto non muore di “friggitoriosi”. Che chiedere aiuto non è segno di debolezza, ma al contrario di saggezza. Che se mi trasformo in mamma isterica al limite di una crisi di nervi, non succede nulla e dopo 5 minuti è tutto dimenticato. Che non occorre fare una foto ogni 3 secondi di tuo figlio, ne bastano poche nel momento giusto.

Ma forse la cosa più importante che ho imparato grazie alla mia seconda figlia è che non esiste la mamma perfetta, ma sicuramente siamo perfette per quella nostra creaturina che ci ama incondizionatamente anche se è arrivata per seconda.

Di sicuro nessuno può dire ad un’altra persona, se è meglio avere un figlio o più.

Quello che posso dire io è che mai avrei pensato di raddoppiare la felicità. Nonostante tutte le fatiche che porta avere due bimbe piccole. Mentre scrivo le sento ridere come pazze in camera. Sono queste risate che mi fanno capire che per me è stata decisamente la scelta giusta.

VVB mamme! Al prossimo articolo e ricordate:

“Sogna ciò che ti va; vai dove vuoi; sii ciò che vuoi essere” by Paulo Coelho

Simonetta Pamela Cavalli