L’abbraccio dopo il parto

 

L’abbraccio dopo il parto

Scritto da Mariella Cotelli, ostetrica, IBCLC L-107274 (IBCLC, Consulenti Professionali in Allattamento).

Alla nascita il neonato si trova in uno stato di veglia tranquilla nel quale esprime individualità e temperamento e ricerca la prossimità: bisogno biologico necessario per crescere sano e fiducioso.

Per permettere di recuperare la fatica della nascita e il crearsi della relazione, a mamma e bambino va permesso di ritrovarsi attraverso il contatto “pelle a pelle”.

Chi ha avuto la fortuna e l’occasione di assistere alla nascita di un bambino, ha potuto osservare con stupore come il cucciolo d’uomo nasca estremamente equipaggiato a livello sensoriale, è da subito in ascolto dell’ambiente circostante e le sue competenze innate gli permettono di interagire con la madre: apre gli occhi, osserva, catalizza l’attenzione dell’adulto per indurlo a prendersi cura di lui, cerca attivamente il seno e quando lo trova comincia a succhiare avidamente.

Il primo passo per permettere il manifestarsi di queste azioni e l’inizio della relazione è quello che gli inglesi chiamano “skin to skin”.

l’OMS (Organo Mondiale della Sanità) lo definisce praticamente così: “mettere i neonati in contatto pelle a pelle con la madre immediatamente dopo la nascita per almeno un’ora e incoraggiare le madri a comprendere quando il neonato è pronto per poppare, offrendo aiuto se necessario”.

Precisamente consiste, avvenuto il parto, nell’asciugare delicatamente il piccolo e appoggiarlo al seno materno, coprirlo con un telo caldo e lasciarlo a contatto con la madre per il tempo necessario ad innescare quel meccanismo biologico chiamato “bonding”, ovvero una serie di comportamenti espressi dal genitore nei confronti del figlio, e viceversa, necessari a garantire un buon accudimento.

saranno ore molto preziose: tutti i sensi del neonato sono estremamente ricettivi e disponibili al contatto, grazie anche all’adrenalina fetale che gli permette di rimanere in uno stato di allerta e di adattarsi così più facilemente alla vita extrauterina promuovendo il processo di attaccamento (bisogno primario che il bambino manifesta verso chi si occupa di lui).

Ma andiamo a dettagliare i vantaggi della pratica del pelle a pelle:

  • vi è un effetto calmante per mamme e bambino, ne riduce il pianto;
  • mantiene il neonato caldo;
  • riduce il consumo di ossigeno e di zuccheri nel sangue;
  • permette un recupero del peso del neonato più rapido;
  • riduce il cortisolo salivare (ormone dello stress);
  • facilita il bonding (il legame mamma-bambino);
  • accresce l’autostima materna in quanto stimola le sue competenze genitoriali di accudimento;
  • permette la colonizzazione dell’intestino del bambino attraverso il contatto con i batteri materni (microbiomia) quindi l’insediarsi dei primi mattoncini del sistema immunitario, pertanto aumenta le difese immunitarie;
  • facilita la prima poppata al seno e quindi fonda le basi per una buona riuscita dell’allattamento materno;
  • stimola la produzione di ossitocina, ormone che interviene in tutto il processo riproduttivo e che provoca contrazioni uterine abbassando il rischio di emorragie dopo-parto; è l’ormone che facilita il contatto madre-bambino e stimola comportamenti “materni” favorendo così la ricerca della vicinanza con il neonato.

Tutte le altre routine assistenziali non sono necessarie nell’immediato, vanno serenamente rimandate (bagnetto, aspirazione delle vie aeree, instillazione di gocce oculari, posizionamento del bambino in termoculla) in quanto è stato provato scientificamente che l’allontanamento del bambino dalla propria madre, anche per pochi minuti, può rendere più complicato l’avvio dell’allattamento.

Non dimentichiamo che il neonato ha vissuto per nove mesi in un ambiente caldo, protetto, privo di rumori molesti, in continuo movimento, cullato dal costante ritmo del battito cardiaco materno e dalla voce materna, suoni ed esperienze che conosce bene e che può ritrovare sul petto della madre, rassicurandosi.

Importante quindi sensibilizzare i genitori a porsi in condizione di ascolto e di osservazione rispettosa, come facilitatori delle attitudini del neonato, per promuovere una relazione gratificante per garantirgli tutti i nutrienti fisici e affettivi necessari allo sviluppo neuro-sensoriale.

Questa buona pratica ha dei risvolti positivi sull’allattamento e sulla capacità del bambino di adattarsi alla sua nuova vita, un suo diritto.

BIBLIOGRAFIA: “Il tocco gentile” di Anna Marcon e Massimo Carlan Ed. La Compagnia del libro


In collaborazione con:

L’educazione

Periodico trimestrale di pedagogia e cultura a divulgazione gratuita

A cura di Mariella Cotelli, Ostetrica e Consulente Professionale in Allattamento

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