Jessica e le nascite di Nicole, Mattia e Davide

coll jessica

Per la rubrica “Ti racconto il mio parto”, mamma Jessica ci parla della nascita dei suoi tre gioielli: Nicole, Davide e Mattia

nicole 2IL MIO MIRACOLO: NICOLE 4-9-2000 (un parto lungo due settimane)

La mia prima gravidanza risale al 2000 e non è stata semplice, ho sofferto di iperemesi fino a giorno del parto, minacce d’aborto e diversi ricoveri.

Il 22 Agosto, ero in 32 settimane, all’ecografia di controllo i medici hanno riscontrato valori anomali nella bambina perciò dopo essersi consultati hanno deciso di ricoverarmi subito per accertamenti.

Il 30 Agosto ero in 33 settimane e, dopo 9 giorni di controlli e visite dove i medici non sapevano darmi una reale spiegazione a questi valori sballati, ho iniziato ad avere contrazioni e dilatamento dell’utero, i medici hanno cercato di fermare un possibile parto prematuro somministrandomi per vena il Miolene ed hanno deciso di trasferirmi urgentemente all’ospedale di Vicenza, dove era preparati , con la terapia intensiva neonatale, ad accogliere i bambini prematuri.

Arrivata a Vicenza, dopo una corsa con l’ambulanza a sirene spianate e con dolori sempre più intensi, vengo sottoposta a tutte le visite di routine del caso ed il ginecologo di turno decide di tenermi in osservazione tutta la notte nella saletta travaglio aumentando il dosaggio del farmaco. Al mattino, visto che le contrazioni si erano fermate, mi trasferiscono in reparto e vengo informata dall’ostetrica che dovrò rimanere lì fino al 15 ottobre (data presunta del parto), ed inizio così a visite di controllo ogni giorno, con il miolene che mi dava tremore e tachicardia, ecografie ogni mattina e pomeriggio per vedere se la situazione cambiava e capire se poteva esserci una soluzione per questa bambina che presentava una pancia e una testa troppo grande, delle braccia e delle gambe troppo piccole, ed una bocca che non si vedeva mai, questa bimba più piccola del normale e che non aveva i polmoni del tutto sviluppati. Passano così 5 giorni di disperazione e pianti, fino al 4 Settembre, ero in 34 settimane, e le contrazioni ricominciano, i medici aumentano il dosaggio del farmaco, ma i dolori col passare delle ore diventano sempre più forti!

Arriva l’orario delle visite e ci sono tutti,mia nonna,i miei suoceri, i miei fratelli, mio marito e mia mamma, io ormai avevo dolori da togliere il fiato e sono viola in viso, mia nonna appena mi vede esclama “Tu stai partorendo!”, io cerco di spiegare come posso tutto quello che è successo durante la giornata, ma sento il bisogno di andare in bagno, vado accompagnata da mio fratello di 6 anni, mi siedo nel water , inizia a scendere sangue ed io mi sento male, mio fratello corre fuori a chiamare mia mamma, quando arriva chiama subito l’ostetrica che mi riporta a letto e fa arrivare il medico il quale cerca di tranquillizzare tutti, fa aumentare il dosaggio ancora senza nemmeno visitarmi e se ne va. Mia nonna a quel punto si rivolge all’ostetrica dicendole che sapeva benissimo che stavo partorendo visto che lei aveva avuto 8 parti e che se succedeva qualcosa a me o alla bambina ci sarebbero state ritorsioni, non so se sono state le parole di mia nonna o se l’ostetrica effettivamente si è resa conto che qualcosa non andava, certo è che dopo un quarto d’ora è arrivato il ginecologo sbruffando e dicendomi che mi avrebbe visitata per tranquillizzarmi.

Io ormai avevo superato il limite di sopportazione del dolore e con le lacrime agli occhi mi posiziono, il medico si siede nel letto, mi visita e sbianca, si rivolge all’ostetrica per chiederle in quante settimane fossi , poi le ordina di far preparare subito la sala operatoria per un cesareo d’urgenza dicendo che era una fortuna che la bimba si presentava con il sederino altrimenti sarebbe già stata fuori. Mi portano di corsa in una sala dove vengo stesa per essere preparata, e lì sento i medici nell’altra stanza che stanno discutendo il mio caso e finiscono il discorso con un “Prepariamoci perchè non sappiamo cosa stia per nascere!”…

Questa frase, ogni singola parola, me la ricorderò a vita, ed in quel momento mi entra dritta nel cuore come una pugnalata, mi rimbomba nella testa, il mondo si ferma ed io divento un fiume di lacrime!

Mi portano in sala operatoria dove tutti cercano di tranquillizzarmi pensando che fossi solo agitata, ma non sanno che non riesco a cessare di piangere perché ho sentito le loro parole, che vorrei solo mio marito e mia madre lì con me ed invece sono reclusi fuori, che ho solo 20 anni e dovrei vivere la vita spensierata della mia età ed invece non so cosa mi aspetterà e sono terrorizzata, non mi sento pronta e mi sento un macigno al cuore!

E poi….sono le 22.30….sento un urlo forte e deciso….è lei….chiedo se è sana ma nessuno risponde, vedo un’ostetrica portare via un fagottino ma non vedo nulla…passano minuti interminabili dove mille e mille pensieri frullano in testa, non so se aspettarmi una bambina o cosa.

Arriva il pediatra, mi appoggia la bambina al petto e mi dice che è sanissima, pesa 1,920Kg, è lunga 47 cm e piange come una bambina di 4 kg, io piango ancora, piango di amore immenso e capisco dal momento stesso che l’ho guardata che non sarebbe importato se ci fossero stati problemi, era mia figlia e l‘avrei amata e protetta al di sopra di ogni cosa perché l’amore che provavo in quel momento per quell’ esserino non l’avevo mai provato, è stato come un big bang nel cuore!

Nicole è rimasta in Tin per 40 giorni, dove ha avuto varie complicazioni, è stata a rischio di perdere la vita, ha avuto trasfusioni ma non collegate alla gravidanza e poi da quando l’abbiamo portata a casa è sempre stata bene.

Oggi, 2016, Nicole ha 15 anni e mezzo, è la mia meravigliosa giovane donna che si sta affacciando a questo mondo con determinazione, maturità, forza, sensibilità e un po’ di pazzia come tutti i ragazzi della sua età ed io la amo profondamente e sempre di più!

davide 2DAVIDE: 24.01.2006 LA MIA SPALLA E IL MIO CUORE

La mia seconda gravidanza è stata super desiderata e cercata, era maggio 2005 quando ho scoperto che finalmente aspettavo il mio piccolo cucciolo e come la prima gravidanza era iniziata nel peggiore dei modi, con iperemesi gravidica, non potevo crederci, anche questa si presentava come la prima.

Ad agosto ero a 18 settimane e mio marito stanco di vedermi sempre stare male, sottopeso (non ero aumentata anzi avevo perso 5 kg) e perennemente tra il letto ed il bagno ha programmato di andare per 5 giorni a trovare i suoi genitori che erano in vacanza in montagna. Io sono partita controvoglia ma almeno avrei avuto un aiuto in più.

Quei cinque giorni sono stati la mia salvezza, il giorno dopo il nostro arrivo il vomito, la nausea e le vertigine hanno iniziato a sparire ed è iniziata ad arrivare la fame, in cinque giorni sono aumentata di 5 kg e fino alla fine della gravidanza sono sempre stata bene, mangiavo in continuo 24 ore su 24 e mi sono goduta la gravidanza come non era successo con l’altra, è stata una sensazione meravigliosa.

Sono stata così bene che il mio ginecologo ha detto che potevo provare un parte naturale ed io ero entusiasta anche di questo perché era il mio sogno, la data presunta del parto era il 2 febbraio ma avrei dovuto fare dei controlli quotidiani a partire da fine gennaio per assicurarsi che tutto andasse per il meglio.

Il mattino del 24 gennaio, sono in 38 settimane, dopo aver portato mia figlia alla scuola materna sono andata a fare delle commissioni, ma mi sentivo più stanca e strana del solito, tornata a casa decido di riposare un po’ sul divano, alle undici e mezza mi alzo per andare a preparare i pranzo e sento del liquido caldo che mi scende giù per le gambe, perplessa vado in bagno pensando di essermela fatta sotto, invece ho visto questo liquido trasparente che continuava ad uscire e capisco che si è rotto il sacco. Tranquillamente mi faccio una doccia, mi metto due assorbenti e chiamo mio marito dicendogli che quando sarebbe arrivato a casa doveva portarmi in ospedale ma di non preoccuparsi e di uscire pure a mezzogiorno e mezzo, dieci minuti dopo era a casa tutto agitato e sudato mentre io ero in camera che stavo finendo di preparare la valigia con la calma di un bradipo… se penso alla scena rido ancora.

Partiamo e arriviamo in ospedale all’una e mezza, intanto il liquido si era fermato, mi visitano e sia la dottoressa che l’ostetrico (era un maschio) non vedono il sacco rotto e dicono che probabilmente me la sarò fatta sotto, io ovviamente non me ne sto zitta dicendo che avrei capito se era pipì o meno ma loro dal monitor non vedono nulla, intanto arriva il mio ginecologo che era ancora di turno, mi visita anche lui e fa un’espressione strana, mi dice che la parete uterina si era assottigliata troppo e c’era il rischio che con il travaglio l’utero si rompesse quindi avrei fatto un cesareo il giorno dopo visto che ero già lì. Il mio sogno era infranto, piango, ma non posso fare nulla.

Mando mio marito a casa, mi portano al piano superiore dove le ostetriche preparano la mia cartella e mi portano a depilarmi, mi sdraio sul lettino e l’ostetrica davanti a me esclama “ma lei signora ha il sacco rotto” , io già avevo preso la notizia del cesare malissimo mi si girano del tutto le scatole e rispondo con tono alterato “ Certo! L’avevo detto giù ma non ne capiscono nulla” l’ostetrica gentilissima non controbatte, mi dice che mi avrebbe preparato d’urgenza per il pomeriggio ma che ne avevano altri due cesarei urgenti e sarei stata l’ultima….per quel che mi riguarda erano già le 15,30 ed ero già stanca di stare lì!!!

Mi portano in una saletta in attesa del mio turno monitorata, intanto iniziano i primi dolori alla schiena, li riconosco benissimo, sono le prime piccole contrazioni, in questa sala sono con una ragazza che è preoccupatissima perché è a 26 settimane ed è a rischio ed è lì dalla notte prima sperando di riuscire a portare a termine la sua gravidanza, io cerco di confortarla e a dirle che è in ottime mani, ma i dolori diventano sempre più ravvicinati e intensi col passare dei minuti inizio a faticare a respirare dal dolore, non riesco a stare sdraiata. La ragazza che è in saletta con me, preoccupata mi chiede se deve chiamare qualcuno, io con la testa faccio cenno di si, lei suona il campanello e in pochi secondi o minuti…non so…arriva l’ostetrica, io sono piegata in due e le faccio cenno di venire da me, le dico ansimando che ho le contrazioni e non capisco più quando iniziano e quando finiscono che mi diano qualcosa, lei guarda il tracciato, mi visita e se ne va di corsa dicendomi che arrivava subito.

Dopo pochi minuti arrivano due ostetriche, una mi mette il catetere, l’altra mi mette la flebo micidiale e mi dice che devono portarmi subito in sala operatoria, non potevano aspettare le altre urgenze perché ero in travaglio e con quello che aveva detto il ginecologo non dovevo nemmeno arrivare a quella dilatazione e mio figlio aveva fretta di nascere, io non capisco molto presa dai miei dolori e non ho nemmeno chiesto a quanto ero di dilatazione, so solo che visto che devo fare un altro cesareo tutto quel male non lo voglio nemmeno avere!

Sono le 17.00 mi portano in sala operatoria, mi fanno l’anestesia spinale e finalmente mi sento in paradiso, mi legano e rimango vigile in attesa, sento che mi tirano e strattonano, esattamente come la prima volta ma stavolta senza ansia, senza preghiere, senza preoccupazioni, solo con la fretta di vedere il mio piccolo amore, gli parlo, gi dico che non deve avere paura ma che degli angeli lo stavano aiutando ad arrivare tra le braccia della mamma, i medici attorno a me ridono, mi chiedono il nome che ho scelto e iniziano a dire “ Vogliamo proprio vedere il visetto di questo bimbo frettoloso, dai Davide!!” io rido e poi finalmente sentiamo un lamento simile al pianto…eccolo, alle 17,43 fa il suo ingresso al mondo il mio frugoletto…me lo portano avvolto in un telo, lo appoggiano vicino alla spalla e io me lo sbaciucchio come posso tra le lacrime, poi lo portano dal papà che gli deve fare il bagnetto ed io rimango lì.

Quando hanno finito mi riportano nella sala di prima in osservazione, rimango lì un paio di ore, alle 20.00 mi portano in reparto e alle 21.00 mi portano mio figlio, me lo mettono tra le braccia, è sveglio, ci guardiamo e ci perdiamo una nell’altro, mi scendono le lacrime dalla felicità, tutto è andato bene, la gravidanza ed anche il parto, nonostante il cesareo mi sono goduta ogni momento e ci siamo addormentati abbracciati avvolti dall’amore!

Davide oggi ha 10 anni, è un bambino generoso e buono, dona agli altri se stesso e ciò che ha, e non potevo chiedere di meglio!

mattia 2MATTIA IL MIO DONO: 28.6.2011

Sono le ore 10,30 del 28 Giugno 2011, sono a 35 settimane e sono in sala operatoria che mi stanno preparando per il cesareo d’urgenza, mentre la mia ginecologa, l’anestesista e le due ostetriche sono lì che trafficano con il mio corpo io prego, non sono una grande credente, ma in quel momento invoco il mio angelo, la Madonna ed il Signore che mi proteggano, che mi facciano tornare dai miei tre bimbi e che il mio bambino nasca vivo.

In quel tempo interminabile, tra mille preghiere e fiumi di lacrime penso…penso a questa gravidanza iniziata come gemellare e che poi il destino ha voluto che un bimbo lo perdessi, penso ai medici che mi avevano detto che non sarei riuscita a portare a termine quella gravidanza, penso quando, a 23 settimane, dopo una corsa in ospedale per emorragia mi avevano detto che avevo la placenta previa centrale e che la gravidanza era a rischio e sarei dovuta stare a letto fino al giorno del parto, penso a quando ero già a 28 settimane e la mia ginecologa mi ha detto chiaro e tondo che avevo una gravidanza troppo difficile, che io ed il mio bimbo avevamo il 50% di possibilità di uscire vivi e mi sono sentita crollare, penso alle ultime settimane passate con i miei figli e mio marito vivendoli pienamente, vivendomi ogni momento, perché non sapevo se ci sarei stata ancora con loro, e al 27 giugno, quando a casa da sola con i miei figli mi sono sentita male, ho iniziato con l’emorragia, e mia figlia di 10 anni mi ha assistito fino all’arrivo di mio marito e siamo corsi in ospedale, penso al saluto dei miei figli, che non sapevo se sarebbe stato l’ultimo….

Mentre la mia mente ricorda tutto questo sento un gemito, un lamento, la mia ginecologa esclama “eccolo, è bellissimo!” ed io piango ancora di più, lui è vivo, lo portano velocemente nell’altra stanza, lo visitano e poi lo portano da me, lo guardo e penso che sia qualcosa di spettacolare, il mio frugoletto che non sapeva piangere, lo bacio e lo coccolo come posso visto che sono legata, ed il pediatra mi dice che sta benissimo e pesa 2.220 kg per 45 cm, poi lo portano dal papà che gli deve fare il bagnetto.

Io rimango lì ad aspettare e chiedo se sta andando tutto bene, la mia ginecologa mi riferisce che mi stava chiudendo le tube e tutto era andato per il meglio, il pericolo era scampato…io finalmente sento rilassata. Ad intervento finito mi portano in una saletta in attesa di portarmi in osservazione, la ginecologa si congratula e se ne va, rimangono due ostetriche a scrivere in un blocco qualcosa ed io mi sento stanchissima e mi viene da appisolarmi.

Passa un po’ di tempo, intanto arriva un’altra ostetrica che mi dice che finalmente possono portarmi in osservazione, alza il telo sotto la mia pancia e vedo che il suo sorriso svanisce e sbianca, io chiedo cosa succede e lei mi risponde di non preoccuparmi, chiama un’ostetrica e le dice di richiamare la mia ginecologa, lì non capisco più nulla perché nel giro di una manciata di minuti arrivano medici, anestesista e ostetriche, mi portano velocemente in sala operatoria, io piangendo chiedo cosa stia succedendo e la ginecologa mi dice che devo stare tranquilla, che ho un’emorragia, devono addormentarmi per riaprirmi per vedere cos’è successo; io mi guardo intorno e mi domando come posso stare tranquilla quando tutti corrono come pazzi, quando tutti si parlano freneticamente e continuano ad arrivare medici, quando arriva anche il primario e vedendolo penso che allora sia qualcosa di davvero grave, penso che il mio 50% di possibilità me lo sono giocato e non vedrò mai più i miei figli e mio marito.

Piango, piango, piango così tanto finchè mi preparano, l’anestesista mi accarezza la testa e mi dice di non preoccuparmi , io inizio a sentirmi stanca, la stanza gira, gli occhi si fanno pesanti, sento solo qualcuno che urla “ anestetizzatela subito che la stiamo perdendo” e poi il buio…

…Apro gli occhi in una stanza tutta bianca, ho le braccia legate al letto, sono intubata, non so quanti aghi, fili e ventose ho nel corpo, cerco di divincolarmi, voglio togliermi tutto, non respiro, arriva un’infermiere che mi dice di tranquillizzarmi e mi inietta qualcosa…mi riaddormento….mi svegliano il primario ed altri due medici, non so quanto tempo sia passato, io sono ancora intubata, mi sento soffocare, lui mi tranquillizza, mi dice che sono in rianimazione, gli faccio il segno dell’ora e lui mi dice che sono le 11.00 del 29 giugno, nella mia testa penso che è passato già un giorno, gli faccio segno del bambino, lui sorride e mi dice che il bimbo sta benissimo, ora sono io quella da far star bene e mi dice che gli ho fatto perdere gli ultimi capelli dallo spavento e di non azzardarmi a farlo più, poi mi spiega tutto quello che è successo, mi informa che l’intervento è stato difficile, è durato 7 ore, il mio utero era andato in frantumi ed hanno dovuto tagliarmi a croce per salvarmi, ho perso tantissimo sangue e l’emorragia non si fermava, mi hanno trasfuso 10 sacche di sangue e che per ben due volte me ne ero andata, pensavano di avermi persa ma sono riusciti a riportarmi qua, che ho ancora delle garze interne perché l’emorragia faticava a fermarsi, avevo il catetere ed il drenaggio, le ventose erano per il cuore per assicurarsi che non si fermasse ancora, le flebo alla gola non dovevano preoccuparmi ma erano state le vene più facili nel momento critico dell’intervento, e l’intubazione me l’avrebbero tolta in serata, io piango, vorrei ringraziarlo … ringraziare tutti loro ma non posso parlare, se ne vano lasciandomi riposare.

Nei giorni seguenti che sono rimasta in rianimazione è stato un susseguirsi di telefonate dei miei parenti all’infermiere che avevo sempre lì, io ero sempre sotto morfina e riuscivo a stare sveglia molto poco, ho visto mia sorella, mia madre che piangeva e mi diceva che non le avevano dato speranza che sarei uscita viva ed era ancora sotto shock, mio marito che penso di non avere mai visto in quello stato e la mia amica più cara che si è spacciata per mia sorella pur di vedere con i suoi occhi che stavo bene.

Dopo mi hanno finalmente portato in reparto, in una stanza da sola per stare tranquilla e per poter permettere a mia mamma e mio marito di venire quando volevano per aiutarmi e finalmente ho visto il mio cucciolo al mattino e i miei due amori alla sera.

E’ stata dura, sono stata in ospedale altre due settimane, sono stati giorni lunghi ma indispensabili per recuperare un po’ di forze e per stare un po’ bene emotivamente, tutti i medici e le ostetriche mi hanno aiutato tantissimo, anche la psicologa mi ha aiutato, io rifiutavo mio figlio e lei è stata fantastica nel farmi capire che non ero un mostro come mi sentivo ma era una fase normale dopo tutto quello che mi era successo … e quando poi sono tornata a casa è andato tutto sempre meglio, i miei figli più grandi e mio marito mi hanno aiutato tantissimo e nel giro di un mese ero tornata in forza come prima, anche se dentro ero una donna nuova ed io e mio marito abbiamo dovuto conoscerci di nuovo, perché questa esperienza mi ha cambiato radicalmente.

Mattia ora ha 4 anni e mezzo ed è il nostro sole, è un bambino meraviglioso, sensibile, gentile, buono, lo amo alla follia, è il mio piccolo principe, e penso che quello che ci è successo, a parte il mio rifiuto iniziale, ci ha uniti in un modo viscerale, intenso ed unico.

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