Debora e le nascite di Asia e Alessandro

Racconti di parto: mamma Debora ci racconta le nascite di Asia e Alessandro

Asia30 agosto 2011 la nascita di Asia

Sono passati già nove mesi e non me ne sono accorta…mai una nausea, niente mal di schiena, niente caviglie gonfie nonostante la calda estate.
Ecco, quando si dice che la gravidanza è uno stato di grazia io penso a te e a quando te ne stavi bella comoda dentro la mia pancia, così comoda che arrivo a dover fare il primo tracciato e quasi non ce ne accorgiamo.

Quel giorno la dottoressa mi dice che devono indurre il parto perché c’è poco liquido ed è meglio che tu nasca e mi dicono di tornare il giorno dopo per il ricovero. Ero incredula, stavamo così bene che non capivo proprio il motivo di farti nascere per forza.

Torno a casa a piedi sotto il sole caldo di mezzogiorno del 30 agosto più di un’ora di cammino ma mi ero messa in testa che dovevi nascere senza induzione…ma tu stavi troppo bene lì dentro….arrivo a casa e faccio le scale un sacco di volte. Niente da fare tu vuoi rimanere lì dentro.

Arriva mattina e ci tocca andare in ospedale, mandano via papà e i dottori iniziano a forzare la natura una prima volta e tu continui a far capire che non sei ancora pronta, sento che se solo potessi lo grideresti con tutte le tue forze ma nessuno ti ascolta, qualcuno si è messo in testa che devi nascere e così nel pomeriggio ti disturbano per la seconda volta e ci riprovano. Tu ci provi a non dargli retta ma non ne puoi più di queste interferenze e cedi alla volontà dell’uomo, verso sera le contrazioni cominciano a farsi un pó più forti, è l’orario di visite e papà è con noi, facciamo una doccia calda e poi, anche se abbiamo bisogno di lui, papà viene mandato via di nuovo.

Le contrazioni sono sempre più forti, io ci provo a capire se sono regolari ma sono da sola e il male è tanto e sono talmente presa dalle contrazioni che non penso neanche di chiamare l’ostetrica….lo fa la mia compagna di stanza al posto mio senza che le chiedessi nulla….l’ostetrica arriva e mi porta a fare una visita per controllare la dilatazione…queste ostetriche sono molto gentili….vedono che sono spaventata e mi rassicurano….non mi dicono quanto sono dilatata o comunque non lo ricordo ma mi mandano in sala parto per fare un tracciato. Mentre faccio il tracciato ogni tanto spunta un’ostetrica, già dalla faccia non mi ispira molta fiducia, finito il tracciato mi visita e da lì va tutto a rotoli.

La visita mi provoca un dolore indescrivibile tanto da farmi balzare dal lettino…l’ostetrica non si capacita della mia reazione, non ricordo cosa mi dice ma sono sicura di averle risposto “Sì ma mi hai fatto male cazzo!!!” E mi metto a piangere. Ok non sono stata molto fine ma penso che una donna che sta per partorire possa essere scusata se dice una parolaccia…..ma questa ostetrica non mi scusa anzi…..inizia a dirmi che devo darmi una calmata, che non sono la prima a partorire e che sono una maleducata….poi sempre incavolata mi dice che devo chiamare il tuo papà perché è arrivato il momento!

Mi mettono attaccata ad una flebo…non ho idea di cosa ci sia dentro e non chiedo perché sono terrorizzata da LEI….papà arriva e LEI continua a dirmi di spingere ma io non sento di doverlo fare e spingo male perché io non devo spingere non lo sento…spingo perché me lo dice LEI….e poi non mi fa cambiare posizione, in questo lettino da ginecologo a me viene da chiudere le gambe ad ogni contrazione ma LEI si intestardisce e vuole che io partorisca così e allora per risolvere si mettono in 4 persone a tenermi le gambe aperte compreso il tuo papà….io continuo a dire che non ce la faccio e LEI continua a dirmi che ti sto facendo del male che devo spingere bene e farti nascere e finalmente quelle spinte inizio a sentirle e poco dopo ti sento piangere….ricordo che continuo a dire al tuo papà “ci sono riuscita, ce l’ho fatta, ce l’ho fatta!!!” e piango piango tanto.

Dopo pochi minuti ti mettono tra le mie braccia e non c’è cosa più bella e non mi importa più di come sono andate queste ultime ore, stiamo bene TU stai bene mi importa solo di questo!

Alessandro11 ottobre 2015 la nascita di Alessandro

Quando scopro che sei dentro di me subito dopo la grande felicità il primo pensiero va al parto. Il parto di tua sorella è ancora una ferita aperta e non posso permettere che riaccada, sono terrorizzata alla sola idea e mi mobilito subito per darci la possibilità di farti nascere in modo rispettoso!!

Il parto è l’esperienza più forte che una donna possa fare. Forte perché si concentrano mille emozioni tutte insieme, emozioni che ti travolgono e ti lasciano senza fiato.

Quando scopro che sarò mamma per la seconda volta so senza alcun dubbio che non voglio affrontare il parto da sola in balia di queste emozioni, so che ho bisogno che qualcuno sia vicino a me in quel momento e che mi insegni ad usare quelle emozioni come alleate e non come nemiche.

Avevo già conosciuto per puro caso un’associazione e così scrivo un messaggio all’ostetrica chiedendo se possiamo vederci.
L’idea iniziale è di fare solo l’accompagnamento in ospedale ma dentro di me so già perfettamente che l’unico parto che mi darà veramente un senso di riscatto sarà il parto in casa. Penso che papà sarà un ostacolo invece anche lui si è presto reso conto che è la cosa più giusta.

Nella vita quando prendo una decisione ho sempre paura di non aver fatto la scelta giusta invece nel cammimo verso il nostro parto in casa non c’è mai stato neanche il minimo tentennamento.

Ti sei fatto aspettare….a 41+5 vedo la cosa che più desidero e per la quale ci siamo preparati per 9 lunghi mesi scivolarmi tra le dita.

È il 10 ottobre e mi sveglio con un senso di impotenza infinito, arrabbiata anche solo all’idea di interferire e sollecitare l’inizio del travaglio. Questa volta voglio che sia tutto naturale DEVE ESSERE TUTTO NATURALE!
E così nel pomeriggio, dopo aver saputo di una anticipata nascita in casa di un compagno del corso pre parto, decidi che è anche per te arrivato il momento di aprire le danze.

La primissima contrazione arrivata alle 4 del pomeriggio è come aver vinto alla lotteria e da quel momento nessuna paura, nessun timore solo la consapevolezza che tutto andrà esattamente come lo desideriamo.

Forse chiamo le nostre cicogne un pó troppo presto infatti dimostri di non avere alcuna fretta, la tua danza è un lento. Tra le mura di casa respiriamo serenità e amore, lasciamo che ti prendi i tuoi tempi dandoti fiducia e chiamandoti tra le nostre braccia.

La luce di un nuovo giorno inizia ad entrare dalla finestra e il dolore si fa sempre più intenso ma tutto è in perfetta connessione corpo anima e mente sono in armonia perfetta e grazie alle persone che abbiamo intorno le emozioni non mi travolgono ma mi accompagnano nel viaggio.

Finalmente alle 9.21 sei tra le mie braccia e ho avuto il mio riscatto, ho avuto un parto da ricordare con amore e non con amarezza, finalmente si è chiuso un cerchio e guardandoci negli occhi si è aperto l’infinito.

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