Conservazione del latte materno

conservazione del latte materno
immagine tratta da unadonna.it
Conservazione del latte materno

Esistono vari motivi per cui una mamma necessiti di conservare il proprio latte:

Potrebbe essere il caso dei bambini che non riescono ad attaccarsi al seno oppure i casi in cui la mamma non possa essere presente al momento della poppata come in vista di un’operazione, per il rientro al lavoro o per un qualsiasi motivo la allontani dal bambino.

Può accadere anche che la produzione del latte sia superiore alle necessità del bambino e venga tirato per svuotare il seno ed evitare ingorghi e altre problematiche.

Per conservare il latte materno è molto importante fare attenzione al tipo di contenitore usato che può essere in vetro o plastica per alimenti. E’ molto importante che venga lavato  con acqua calda e sapone e risciacquato accuratamente. Nel caso di bambini pretermine è necessaria la sterilizzazione.

In commercio esistono dei sacchetti  sterili monouso che non possono essere riutilizzati. Sono utili quando non c’è molto spazio adibito alla conservazione oppure se serve fare delle grandi scorte di latte.

In generale, è preferibile fare scorte con piccole quantità di latte (60-80 ml) in modo da evitare sprechi ma la dimensione del contenitore dipende molto dallo spazio che abbiamo a disposizione per il raffreddamento o il congelamento.

Per una conservazione ottimale del latte destinato al congelamento, è opportuno ricordarsi di lasciare un margine di contenitore vuoto per permettere l’aumento di volume.

E’ possibile raccogliere tutto il latte tirato della giornata in un unico contenitore, purché si trovi alla stessa temperatura prima di essere mescolato.

E’ una buona abitudine scrivere su un’etichetta la data di estrazione e rispettare i tempi di conservazione del latte materno.

Il latte congelato può essere scongelato a bagnomaria e portato ad una temperatura che  adeguata alla somministrazione (circa 35/37°C). Per non perdere alcune proprietà non deve mai essere bollito, né riscaldato nel microonde e deve essere consumato entro un’ora. Oppure può essere scongelato più lentamente, in frigorifero, e usato entro 24 ore.

Una volta riscaldato il latte, ma non utilizzato, non potrà essere offerto nuovamente al bambino. Il latte scongelato non deve mai essere ricongelato.

Il latte estratto per un bambino sano e nato a termine può essere così conservato:

conservazione del latte materno

Quanto più elevata è la temperatura, tanto meno sarà il tempo di conservazione.

Il colostro (il latte dei primi giorni di vita) si conserva  per 12 ore a temperatura ambiente (27-32 °C).

Se il latte, una volta scongelato, dovesse avere un odore aspro e rancido la colpa è della lipasi, un enzima che si trova normalmente nel latte materno e che ha la funzione di aiutare il bambino a digerire i grassi. In alcune donne il contenuto della lipasi è talmente alto, che può capitare inizi già a “digerire” i grassi, causando questo odoraccio e cambiamento di sapore tipico.
Ma questo non rappresenta un problema per la qualità del latte che non è andato a male, e può essere offerto al bambino senza problemi.

Prima di fare una scorta di latte si può fare una prova lasciandolo in frigo per 24 ore. Se si sente un odore acido, prima di congelarlo, può essere riscaldato fino a quando formerà delle bollicine ai lati della pentola, ma senza arrivare a farlo bollire. Questa operazione farà sì che la lipasi smetta di digerire il latte. A questo punto, il latte materno andrà raffreddato rapidamente e conservato in frigorifero o in congelatore.

Fonti: UPPA – AllattamentoIBCLC

 

Obesità infantile: la pandemia silenziosa

In questo periodo in cui la parola “pandemia” è molto utilizzata in relazione ai virus, forse vale la pena di estenderla ad una realtà silenziosa ma non meno grave: l’ obesità infantile.

L’ obesità rappresenta un grande problema diffuso a livello mondiale che colpisce maggiormente i paesi più ricchi, ma non risparmia neppure quelli in via di sviluppo.

Un bambino obeso, un adulto obeso
Un po’ di numeri

Per obesità si intende fondamentalmente un eccesso di grasso, tuttavia per i bambini (di età scolare) diventa difficile stabilire dei valori di riferimento.
Si può però misurare il grado di sovrappeso o obesità tenendo conto del rapporto tra peso e altezza: ricadere sopra l’85° percentile significa essere obesi o fortemente obesi.

I dati statistici dell’OMS ci dicono che sono 340 milioni i bambini di età compresa tra 5 e 19 anni (sebbene questi ultimi non chiamerei proprio bambini) a soffrire di eccesso di peso.
In Italia l’ISTAT stima che il 18% dei bambini tra i 7 e gli 8 anni è obeso (dati riferiti al biennio 2017-2018).
La cattiva notizia è che il trend è in aumento.

La strada verso l’ obesità: cibo e dintorni

Cosa porta un bambino ad essere obeso?
La risposta non è difficile: stile di vita e alimentazione. Se ci aggiungiamo un po’ di genetica e di tradizione culturale del paese, abbiamo già un quadro abbastanza completo.

Un tempo, quando le risorse di cibo non erano affatto abbondanti, avere un figlio paffutello era sinonimo di salute.
Questo stereotipo purtroppo si tramanda ancora oggi malgrado un bambino  in carne non si possa definire esattamente il ritratto della salute.

Nel 2020 il problema dei nostri figli non è la mancanza di cibo, ma la sovrabbondanza.
A volte non si tratta neppure di sovrabbondanza e basta, ma di eccesso di cibi sbagliati, poveri di nutrienti ma ricchissimi di calorie vuote.

Fast food e snack.

Noi, a dire il vero, la chiamavamo merenda. Erano gli anni ’80-’90 e il nostro fast food o snack era al massimo un panino col prosciutto o con la marmellata.

Ad oggi l’industria del cibo per bambini e ragazzi  mettono a disposizione una miriade di alimenti spesso molto elaborati e di facile consumo.
Appetitosi per gusto e aspetto, indecifrabili per contenuto e origine delle materie prime. Vengono sponsorizzati come qualcosa di sano, veloce, economico da offrire ai nostri figli. 

Complice la vita frenetica, i messaggi pubblicitari martellanti, le tasche non sempre piene, il fast food diventa per noi genitori una scelta comoda e pratica.
Di certo, non la migliore che possiamo fare. Lo sappiamo.

Bevande zuccherate.

Non solo cole o sode ma anche succhi di frutta e tè, che apparentemente ci sembrano migliori, in realtà hanno un contenuto di zuccheri aggiunti importante di cui nessuno ha realmente bisogno.

Anche in questo caso si offre rapidità di consumo e comodità. Vengono proposte in confezioni monodose, con bottiglie colorate ed ergonomiche. E proprio il fatto che siano comode da bere, fa si che il consumo ecceda anche nelle quantità (con tante grazie da parte dell’ambiente). 

Porzioni troppo abbondanti.

Nell’ultimo decennio anche le porzioni di cibo si sono fatte più abbondanti. E non ce n’era assolutamente bisogno, ovviamente. Se a questo aggiungiamo pasti più frequenti e monotoni, è evidente che l’apporto calorico quotidiano oltrepassa le reali necessità energetiche. 

Sedentarietà.

Se è pur vero che, sempre secondo l’ISTAT, circa il 60% dei nostri figli pratica regolarmente attività sportiva, nel complesso si riscontra un maggior grado di sedentarietà. Negli ultimi anni i bambini trascorrono più tempo davanti alla tv.

Il problema non sono i programmi a loro dedicati, ma la pubblicità.
Quest’ultima trasmette messaggi molto incisivi, frequentemente  incentrati sul cibo. Ai bambini che la guardano sovente viene una finta fame che li porta a mangiare anche se non ne hanno realmente necessità.

Ambiente.

Una volta i bambini si muovevano di più a piedi e in bicicletta. Si può dire che l’ambiente e la società erano generalmente più sicuri, rispetto ad oggi. Pericoli, reali o percepiti, ce ne sono sempre stati, tuttavia ai giorni d’oggi sono innegabilmente maggiori, sia per numero che per natura. Questo comporta che un genitore, per garantire maggiore sicurezza ai propri figli, li trasporti, anche per brevi distanze, in auto.

Altro aspetto da considerare è la mancanza di tempo. Spesso i genitori si trovano ad avere tempi molto stretti per portare un figlio a scuola o al centro sportivo. Ne consegue che il mezzo più pratico e veloce diventa proprio l’automobile. 

Famiglia.

Ebbene sì, alla fin fine siamo noi genitori che dobbiamo dare l’esempio e questo non è sempre compito facile. Spesso nelle nostre case, più o meno consapevolmente, entrano cibi inappropriati che consumiamo sia noi che i nostri figli. Talvolta rientrano così tanto nella routine alimentare che il fatto che non siano per nulla sani è un’informazione che passa in secondo piano.

L’esempio classico è la famosissima crema di nocciole: se analizziamo insieme la composizione c’è da farsi venire i capelli dritti a pensare che ci siano bambini che la consumano quotidianamente. Eppure entra spessissimo nelle nostre dispense come premio consolatorio per noi genitori e come merenda per i nostri bambini.

A proposito di premi: spesso noi genitori, per calmare le esplosioni di energia dei nostri figli, utilizziamo il cibo come strumento di ricompensa o di punizione. “Se fai il bravo, la mamma ti da la cioccolata, se fai il cattivo, no”. Nascono così le associazioni in positivo o in negativo con determinati cibi ed è veramente raro che si ricompensi un bambino a suon di frutta verdura. 

L’aspetto psicologico.

L’ obesità infantile non è solamente un problema di salute oggettivo. Un bambino obeso ha una probabilità 5 volte maggiore rispetto ad un coetaneo normopeso, di diventare un adulto obeso.
L’ obesità è causa di malattie croniche fortemente debilitanti per il soggetto stesso (es. diabete, malattie cardiovascolari, ipertensione, ecc.), e gravose anche per l’economia di un paese.
Basti pensare a quanti farmaci, interventi ospedalieri, visite specialistiche e terapie lo stato deve sostenere con risorse economiche ed umane per curare le persone affette da problemi legati a forte sovrappeso od obesità. E’ una delle spese maggiori a livello sanitario.

Tuttavia non vanno sottovalutati gli spetti psicologici.
Ansia, depressione, scarsa autostima, insoddisfazione rispetto al proprio aspetto fisico, disturbi emotivi, disturbi del comportamento alimentare, sono solo alcuni aspetti che accompagnano l’obesità infantile.

L’aspetto fisico, verso cui le femmine sono più sensibili rispetto ai maschi, spesso è oggetto di bullismo da parte dei coetanei. Il bambino sovrappeso diventa bersaglio di prese in giro che si spingono al limite della violenza, nei casi più estremi lo diventano proprio.
Aggiungiamo pure che i media propongono stereotipi di bellezza (anche per i bambini) di un certo tipo, cui soggetti vulnerabili come bambini e adolescenti si sentono di dover assomigliare. Chi ci riesce è top, chi non ci riesce diventa appunto oggetto di scherno.

Molti studi indicano che il bambino obeso molto spesso si ritrova ad essere poco agile e con performance scolastiche inferiori dovute a deficit di attenzione legate proprio alle difficoltà fisiche. 

Purtroppo i traumi dovuti a bullismo che i bambini sovrappeso o obesi si ritrovano a dover fronteggiare, anche quotidianamente (l’ambiente scuola non è esente da questo) possono ripercuotersi nell’età adolescenziale portando a disturbi del comportamento alimentare, come anoressia o bulimia, con nuove e pericolose ripercussioni sulla salute.
La gestione di questi problemi può cogliere il genitore impreparato, mettendolo fortemente in difficoltà nel trovare una soluzione al problema. 

Cosa si può fare per prevenire e combattere l’ obesità infantile?

Esistono diversi strumenti per approcciarsi a questo problema.
La famiglia dovrebbe innanzitutto diventare il primo ambiente in cui il bambino viene educato a buone abitudini alimentari e di vita. Questo implica un grande lavoro da parte di noi adulti che però si traduce in un ottimo investimento nella salute dei nostri figli.

La scuola dovrebbe rappresentare il secondo ambiente, per importanza, in cui il bambino trova il buon esempio. Non sono rare le iniziative che le scuole adottano in tema alimentare. Basti pensare al progetto “Più frutta e verdura nelle scuole” a cui queste possono aderire per offrire ai propri studenti un modello alimentare più sano. Il progetto è pensato allo scopo di aumentare il consumo di frutta e verdura e rendere più consapevoli i bambini dell’importanza di consumare prodotti locali e stagionali nel rispetto del proprio benessere e dell’ambiente. 

Le figure professionali (es. medici pediatri e medici di famiglia) che seguono l’accrescimento e la salute dei nostri figli dovrebbero continuamente fornire strumenti e informazioni per aiutare i genitori a condurre uno stile di vita più sano per sé stessi e soprattutto per i propri figli. Con le loro competenze in ambito medico-scientifico possono essere di estrema utilità nell’aumentare la consapevolezza dei rischi per la salute dovute ad un’alimentazione scorretta e sbilanciata. 

Infine società e media dovrebbero utilizzare il loro potenziale comunicativo per trasmettere messaggi costruttivi ed educativi anche a tema alimentazione. Tuttavia le numerose campagne informative per promuovere la buona salute si scontrano con gli spot pubblicitari che trasmettono un messaggio fuorvianti.

UE action plan on Childhood obesità 2014-2020

Le istituzioni nazionali ed internazionali sono sempre attive nel monitoraggio del problema legato all’obesità infantile stilando linee guida sempre aggiornate per aiutare famiglie e professionisti ad agire nei confronti di questo problema.

Nel “UE action plan on Childhood obesity 2014-2020” vengono riportati i seguenti consigli:

  • Sostenere uno stile di vita sano
  • Promuovere a livello pre-scolastico e scolastico un ambiente salutare
  • Rendere la scelta di salute l’opzione più facile da seguire
  • Ridurre l’esposizione dei bambini ai messaggi pubblicitari
  • Continuare ad informare e formare le famiglie in tema salute e alimentazione
  • Incoraggiare l’attività fisica

Personalmente non è nel mio stile e non mi sento di giudicare negativamente il genitore che offre al proprio figlio la merendina preconfezionata al posto dello yogurt o della frutta. Le motivazioni che spingono verso questo comportamento spaziano dalle più banali (comodità) alle più gravi (contesto famigliare/lavorativo difficile che porta il genitore a non riuscire da solo a contrastare un comportamento errato del figlio).

Credo invece che ci debba assolutamente essere un lavoro sinergico tra le varie realtà che circondano la figura di un bambino affinché anche il genitore si senta adeguatamente forte e supportato nelle sue scelte di salute. E’ necessaria una corretta informazione che dia a noi adulti gli strumenti giusti per poter educare al meglio i propri figli, senza mai sentire il peso del giudizio o della discriminazione. 

Autore

Francesca Rigon – Autrice – cura la rubrica “Una mamma per nutrizionista”

Mamma di Raffaele dal primo giorno del 2018. Mi sono laureata in Biologia Evoluzionistica a Padova nel 2009 dove ho conseguito anche un Dottorato di Ricerca in Bioscienze e Biotecnologie nel 2012 e infine un Master Internazionale in Nutrizione e Dietetica con una tesi sullo svezzamento nel 2017.

Il mio interesse per la nutrizione si concretizza con la scoperta dell’esistenza di Raffaele, anche se le sue radici sono ben più profonde.

Quindi mi sono chiesta: perché non unire due grandi mondi, l’essere mamma e l’essere nutrizionista, in un’unica realtà da condividere con altre mamme?

Da qui il nome della rubrica “Una mamma per nutrizionista

Certa che sarà un’avventura che mi permetterà di crescere assieme a molte di voi, sono orgogliosa e lieta di potermi occupare di questo spazio.

https://www.istat.it/it/archivio/234930

https://ec.europa.eu/health//sites/health/files/nutrition_physical_activity/docs/childhoodobesity_actionplan_2014_2020_en.pdf

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC4408699/

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC6308200/

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC7259820/

https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/29150753/

http://www.fruttanellescuole.gov.it/home 

Esplorazioni e mini museo inventato

Per bambini curiosi di ogni età dai 3 ai 99 anni!

Non so se avete notato anche voi ma tutti i bambini hanno un’innata propensione a raccogliere reperti e frammenti di elementi naturali e non solo e noi adulti non sempre diamo importanza a
questo gesto.

Con mia figlia Anna durante le vacanze estive abbiamo fatto lunghe passeggiate in spiaggia e ogni volta che Anna mi chiedeva di custodire i sui ritrovamenti ho preso sul serio la sua richiesta e così tornati a casa abbiamo inventato un “MINI MUSEO INVENTATO” che potesse raccontare quello che avevamo visto, osservato e vissuto. 

E’ nato così un gioco sorprendente!
Come si gioca?

  • cerchiamo un posto in casa o in qualsiasi luogo dove poter esporre i reperti, sarà utile fornire un cartoncino o comunque un supporto su cui poggiare gli oggetti trovati.
  • si osservano i vari elementi cogliendo differenze e caratteristiche
  • si catalogano i reperti secondo dei criteri che scelgono i bambini (per colore, per materiale, ecc…)
  • si crea così una piccola esposizione
  • invitiamo i bambini a dare un nome ai ritrovamenti e prepariamo dei biglietti con la didascalia.

E qui la fantasia e l’immaginazione non hanno confine!
Noi abbiamo trovato conchiglie meravigliose come la Conchiglia Regina, che si illumina al buio e pietre speciali come la Pietra Timboco che serve per pettinare i capelli

  • infine il bambino sceglie il nome da dare al suo museo, il nostro si chiama MUSEO DINDO


Un gioco divertente e consapevole che stimola immaginazione e fantasia ma soprattutto valorizza l’operato dei bambini e la loro voglia di scoprire ed esplorare e diventa un’occasione importante per analizzare, ordinare e classificare.

Avvicina i più piccoli al piacere del collezionare e a visitare altre collezioni nei musei, pensiamo ai Musei Naturalistici o di Archeologia presenti nelle nostre città.
Il gioco può continuare facendo realizzare ai bambini i biglietti d’ingresso al museo a cui tutti sono ovviamente invitati.

Prova anche tu a realizzare il tuo MUSEO INVENTATO degli “oggetti trovati”e se ti fa piacere condividi le tue foto taggando @voilaateliercreativo e usa l’hastag #museoinventato

Sarebbe bello veder girare sui social foto di Musei fatti dai bambini per gli adulti e diffondere cosi bellezza!


Nadia Fusco  – Autrice – cura la rubrica “Creattività

Ideatrice della rubrica “Voilà Atelier Creativo…esplora, crea, gioca”

Mamma di Anna e appassionata del fare con le mani, di artigianato, di arte e di Bruno Munari

Immaginate una bambina curiosa che passa il suo tempo a creare, esplorare la natura, a fare e disfare. Quella bambina sono io e quello era il mio modo per stare bene ieri ed è quello che mi fa felice oggi. Ho studiato arte alle superiori, design all’università e per 11 anni ho lavorato come designer di gioielli, nel frattempo mi sono specializzata come atelierista per bambini 0-6 anni e con la didattica de La Scuola del fare. Avevo un sogno nel cassetto, portare la magia della creatività dove serviva e oggi lo faccio con il mio progetto Voilà Atelier Creativo.

Cos’è Voilà Atelier Creativo?

Voilà Atelier Creativo è il tocco di una bacchetta che – come per magia – dà forma a laboratori e workshop creativi per bambini, ragazzi e adulti convinti che il gioco sia una cosa seria. Voilà è uno spazio errante: entra nelle case e nelle scuole, prende posto nelle piazze e nei parchi. Dove c’è bisogno di creatività, fantasia e sperimentazione, Voilà arriva. La magia prende ispirazione dalle idee di Bruno Munari e dal metodo Montessori. Per questo in ogni proposta c’è il piacere di usare mani ed immaginazione, l’utilizzo di materiali diversi – carta, stoffe, argilla, inchiostro, lana, pasta, tappi – e la convinzione che l’arte sia per tutti.

Con il progetto Voilà atelier creativo mi piacerebbe far riscoprire la poesia del fare con le mani, stimolare la creatività per sentirsi liberi di creare e sperimentare.

Voilà atelier creativo è anche party e gift ma per saperne di più visitate la pagina facebook o istagram Voilà Atelier creativo

Con questa rubrica vorrei condividere la mia passione nello sporcarmi le mani e insieme esplorare, creare e giocare.

Dimenticavo, adoro gli albi illustrati e ora che ho Anna, ho un motivo in più per comprarli, questa passione la condivido con i bambini durante le letture come volontaria presso la biblioteca di Villaggio del Sole, Vicenza.

Giocare e’ una cosa seria! I bambini di oggi sono gli adulti di domani, aiutiamoli a crescere liberi da stereotipi, aiutiamoli a sviluppare tutti i sensi, aiutiamoli a diventare piu’ sensibili.

Un bambino creativo e’ un bambino felice!

Bruno Munari – 1986

Un salto nella nostra storia. Il Museo del Risorgimento e della Resistenza

C’è un museo nella nostra bella ed elegante Vicenza, che sorge in una zona di pace e natura. Si tratta di un luogo piccolo e raccolto, ma impregnato di storia. Sto parlando del Museo del Risorgimento e della Resistenza, che in ogni sua teca, in ogni suo angolo, in ogni suo mattone, ci racconta della nostra città e dei cittadini che hanno combattuto e lottato per proteggerla e farla crescere e diventare la Vicenza che conosciamo oggi.

E’ un museo che ai miei bambini piace molto. Sono ancora piccoli e non conoscono ancora bene la storia, ma percepiscono che i materiali qui contenuti sono in un certo senso “sacri”, perché densi di un’importanza e una preziosità che non risiede tanto nel valore economico dell’oggetto, quanto nel suo significato, nel suo contributo al corso degli eventi che hanno costituito la città in cui sono nati, in cui vivono, in cui stanno crescendo e che stanno amando. Oggetti che in qualche modo, quindi, sono legati a loro e che sono fondamentali per la costituzione di un senso di appartenenza ad un territorio. Un germoglio di nozione di patria!

L’avventura poi comincia già solo nel raggiungerlo!

Sorgendo appena poco più su del santuario di Monte Berico, è raggiungibile in auto, o a piedi. E per chi ha voglia di fare una bella camminata, si può partire dalla Valletta del Silenzio, dove si trova l’inizio del sentiero di villa Giuccioli, che si inerpica serpeggiando per colle Ambellicopoli e raggiunge il parco del museo. Una ripida “scalinata” di circa venti minuti da togliere ,il fiato, ma che ad ogni minuto regala una vista sempre più spettacolare della nostra città! E arrivare in cima è davvero una gran soddisfazione!

Villa Giuccioli è il nome della villa sede del museo. Il nome deriva dal marchese Ignazio Guiccioli, patriota e politico italiano, che acquistò il complesso con il parco annesso nel 1853 e vi apportò alcune modifiche architettoniche, che rendono il sito come lo vediamo oggi.  Il tutto fu poi acquistato nel 1935 dal Comune di Vicenza. Questo luogo fu dunque adibito ad un museo che raccontasse gli avvenimenti che hanno coinvolto la città di Vicenza nel lungo periodo che và dalla caduta della Repubblica di Venezia alla Seconda Guerra Mondiale.

Immergendosi nelle piccole sale tematiche e osservando i materiali esposti, si entra dal vivo nel corso della storia e ci si rende subito conto di come Vicenza sia stata attiva e presente nei periodi rappresentati. Si possono ammirare cimeli bellici, quali armi, uniformi, oggetti per la cura e l’igiene personale, ma anche documenti, fotografie, ritagli di giornale e quadri che narrano spezzoni di questa nostra storia. Una storia che fa parte di noi e ci investe quotidianamente. Basti pensare al nome delle vie che ogni giorno percorriamo in auto o nelle quali viviamo, ai nomi delle scuole o delle istituzioni di cui ci serviamo o ai resti di monumenti che spesso abbiamo davanti agli occhi, i città o sui nostri monti, ma di cui forse non sempre sappiamo cogliere lo spessore.

Quindi, entriamo con rispetto in questo museo e prepariamoci a ripassare la storia del nostro amato Paese. Pronti?

La prima sala ci parla dell’esperienza napoleonica all’ indomani della caduta di Venezia. E’ il 26 aprile 1797 quando Girolamo Barbaro, ultimo Governatore della Repubblica lascia la città e entrano la truppe francesi portando nuovi ordinamenti e imposte di guerra. Dopo il trattato di Campoformio e gli avvenimenti che seguono la pace di Presburgo, il Veneto passa all’Austria. Parte del Regno Lombardo-Veneto, Vicenza diventa protagonista attiva nei moti del 1848, quando il 17 e il 18 marzo, avvengono le prime manifestazioni patriottiche che ottengono una nuova municipalità e la costituzione della Guardia Civica. E’ proprio davanti ad un elmo di questa istituzione che i miei bimbi rimangono incantati. Chissà, forse sono inconsapevolmente catturati dalla rilevanza storica di questa organizzazione, tipica del Risorgimento e considerata l’istituzione armata del popolo, contrapposta agli eserciti di mestiere, visti invece come strumenti di oppressione.

Il 20 maggio la città inizia ad essere attaccata dagli austriaci, che il 23 giungono a San Felice. E’ il 10 giugno invece, che le truppe del famoso maresciallo Radetzky si scontrano con le postazioni di Monte Berico al comando del generale Durando. I vicentini perdono il controllo del monte e la città è costretta alla resa.

Proseguendo nelle sale successive, facciamo un balzo avanti anche nella storia, per arrivare agli eventi garibaldini e alla spedizione dei mille che portò all’Unità d’Italia.

“Mamma, chi è quello?” Eccolo, un’immagine del mitico Giuseppe Garibaldi

E’ lui che al comando di tanti uomini dalle giubbe rosse, riuscì nella sua grande impresa di unificazione del Paese. E furono molti i vicentini che parteciparono all’avventura!!! Il Veneto venne ammesso al neonato Regno d’italia nel 1866 e la nostra città ricevette il conferimento del Valor militare per premiare il suo impegno durante i moti del 1848.

Eccoci poi arrivati alla Prima Guerra Mondiale.

Le nostre montagne sono state teatro di numerose battaglie in questo drammatico conflitto. E’ nel 1916 che gli Imperiali irrompono nella pianura veneta con una poderosa offensiva sul Pasubio e sull’Altopiano di Asiago. Vicenza, città di confine, viene dichiarata zona di guerra e a qui, per tutta la durata della guerra, passano moltissimi soldati provenienti da tutta Italia e non solo. Affascinante è vedere la cartina dei nostri monti assediati e martoriati e che ancora adesso portano il segno di quelle devastazioni militari. Andando spesso a passeggiare in montagna i bimbi hanno ancora il ricordo di forti e trincee trovati tra boschi e sentieri. Qui hanno combattuto anche i loro nonni, i loro antenati. E’ facile sentire il trasporto.

Terribili sono poi anche gli anni della Seconda Guerra Mondiale

I tedeschi occupano Vicenza tra l’8 e il 12 settembre del 1943. Numerose sono le testimonianze della resistenza nel nostro territorio, che collegata con gli alleati, si organizza in battaglioni, brigate e divisioni. Impressionanti sono gli strumenti di guerra, trasformati ed evoluti da quelli visti nelle prime sale: laddove prima c’erano sciabole, moschetti e baionette, ora vediamo maschere antigas, bombe a mano e radiotrasmettitori. La brutalità della guerra diventa ancora più intensa. E qui, nasce una riflessione spontanea sul bisogno di impegnarci tutti perché certe cose non accadano più, perché resti la pace e perché certi ricordi rimangano solo ricordi di noi adulti e siano utili a non ripetere certi devastanti meccanismi.

La visita termina qui. Si torna nella sala d’ingresso e si può uscire e godere del meraviglioso parco circostante. Un parco di ben 4 ettari con 536 piante tra alberi e arbusti, di flora locale e specie esotiche. Qui si può trovare un riparo dalla calura estiva e si può stendere una coperta e rilassarsi all’ombra di queste piante centenarie che chissà quanto anche loro possono raccontarci. Insomma, una storia ai piedi di altre storie.

La visita al parco e alla villa è gratuita.

Orario di apertura al pubblico:
  • invernale: dal 1 settembre al 30 giugno, da martedì a domenica dalle 9 alle 13 (ultima entrata 12.30) e dalle 14.15 alle 17 (ultima entrata 16.30)
  • estivo: dal 1 luglio al 31 agosto, da martedì a domenica dalle 10 alle 14 (ultima entrata 13.30)

Orario di apertura del parco:

  • da ottobre a marzo: da martedì a domenica dalle 9 alle 17.30
  • da aprile a settembre: da martedì a domenica dalle 9 alle 19.30

Per ulteriori info

https://www.museicivicivicenza.it/it/mrr/


bambini a regola d'arteElena PiazzaAutrice cura la rubrica “Bambini a regola d’arte

Mamma di Cesare, Agostino e Letizia

Adoro tutto ciò che è arte, musica e letteratura. E sin da piccolina ho iniziato a esplorare questi mondi, che piano piano sono diventati i miei strumenti necessari per esprimermi. Dai tre anni il disegno è diventata la mia passione. Ho continuato scegliendo di studiare arte e laureandomi in Archeologia. Ho fondato e gestito un’associazione culturale e ho trovato lavoro in un museo, dove svolgo diverse mansioni tra cui anche quella di operatrice didattica e guida. E’ un lavoro impegnativo che però mi permette di stare a contatto con persone di tutte le età, di tenermi allenata con lo studio, di approfondire continuamente diversi aspetti del mondo dell’arte e di tenermi aggiornata su tutto ciò che accade in città! Figlia e sorella di musicisti ho masticato note e pentagrammi da quando sono nata. In particolare prediligo il canto che ho sempre esercitato facendo parte di vari cori e sperimentando generi diversi.

Diventata mamma (tris da pochissimo!!!) non ho rinunciato alle mie passioni e inclinazioni e cerco sempre di trovare un modo per conciliarle con la famiglia. Ed eccomi qui a provare a raccontare il mio mondo!

 

Latte di mamma. OMS e allattamento

Latte di mamma. OMS e allattamento

A cura di Mariella Cotelli, Ostetrica e Consulente Professionale in Allattamento

L’allattamento al seno crea le migliori condizioni fisiche e psichiche per l’inizio della vita umana.

Un alimento perfetto e insostituibile per lo sviluppo, la crescita e la salute dei neonati e delle loro mamme; un nettare che la natura ci ha generosamente offerto, la norma biologica indiscutibile.

Ogni anno il solo allattamento esclusivo potrebbe salvare dalla morte quasi un milione di bambini nei paesi poveri e migliorare le condizioni di vita e di salute di molti di più.

Inoltre è ben noto che anche nei paesi ricchi l’alimentazione artificiale si associa a maggiori rischi per la salute del bambino e della madre, e rappresenta un costo evitabile per le famiglie, la società e l’ambiente.

L’importanza della pratica tradizionale dell’allattamento materno è notevolmente diminuita nella nostra epoca e in molte società e culture. L’introduzione di nuove tecnologie, nuovi stili di vita e di alcune procedure esistenziali cavalcate in molti reparti maternità, non hanno aiutato la diffusione della cultura dell’allattamento.

Facciamo degli esempi: la separazione del neonato dalla madre al momento della nascita e durante la degenza in ospedale per portarlo al “nido”, la somministrazione ingiustificata, quindi spesso non necessaria, di glucosata o sostituti del latte materno con biberon.Ultimo (ma non per importanza) ostacolo alla diffusione e alla ripresa dell’allattamento materno, è sicuramente la mancanza di sostegno alle madri che hanno da poco partorito da parte dei servizi sanitari territoriali e ospedalieri.

L’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) e l’Unicef nel 1989 hanno formulato una Dichiarazione congiunta nella quale compaiono dieci passi preziosi che qualunque struttura sanitaria che è in contatto con le madri e i loro bambini, dovrebbe tenere in considerazione e cercare di applicare.

Attraverso questa dichiarazione l’OMS cerca di ripristinare la cultura dell’allattamento materno che deve essere visto come “la norma”, non come un’alternativa, in quanto scientificamente riconosciuto come il miglior alimento che garantisce una sana crescita e un sano sviluppo dei neonati, generando salute anche nella madre, un impegno costante nel mondo a favore di una corretta alimentazione di neonati e bambini per migliorare il loro stato di salute (1990).

Questo progetto continua fino ai giorni nostri, consapevoli che i rischi più alti di malattie metaboliche, quali malnutrizione e obesità, li corrono i nostri figli entro l’anno di vita se non allattati al seno.

Da tempo la comunità scientifica riconosce la superiorità del latte materno e la promozione dell’allattamento è una priorità di salute pubblica tanto che l’Unicef la ribadisce nell’art. 24 della Convenzione sui Diritti dell’Infanzia.

L’OMS sostiene l’importanza di allattare i bambini esclusivamente al seno per i primi sei mesi di vita. Da quel momento si possono introdurre cibi solidi (alimentazione complementare) proseguendo con l’allattamento al seno fino a due anni e oltre se mamma e bambino lo desiderano.

Ecco allora qui elencati i DIECI PASSI che dovrebbero caratterizzare la politica aziendale di ogni servizio sanitario che si interfaccia con la diade mamma/bambino nei primissimi anni di vita:

  1. Definire un protocollo scritto per la promozione dell’allattamento al seno da far conoscere a tutto il personale sanitario;
  2. Addestrare il personale sanitario affinchè possa mettere in pratica tale protocollo;
  3. Informare le donne già durante la gravidanza sui vantaggi e sulla conduzione dell’allattamento al seno;
  4. Aiutare le madri affinchè inizino ad allattare al seno entro mezz’ora dal parto;
  5. Mostrare alle madri come allattare e come mantenere la produzione di latte anche in caso di separazione dal neonato;
  6. Non somministrare ai neonati alimenti o liquidi diversi dal latte materno, salvo diverse indicazioni mediche;
  7. Praticare il rooming-in, permettere cioè a madre e bambino di restare insieme 24 ore su 24 durante la permanenza in ospedale.
  8. Incoraggiare l’allattamento al seno su richiesta;
  9. Non dare tettarelle artificiali o succhiotti durante il periodo dell’allattemento;
  10. Favorire lo stabilirsi di gruppi di sostegno all’allattamento al seno ai quali le madri possano rivolgersi dopo la dimissione dall’ospedale o dalla clinica.

Queste “buone pratiche assistenziali” si sono rivelate essenziali per la promozione, il sostegno e la protezione dell’allattamento al seno.

Nel 1991 nasce l’iniziativa BFHI (Baby Friendly Hospital Iniziative) che controlla e valuta che i servizi sanitari accreditati all’iniziativa mettano in pratica con successo i passi citati sopra. Inoltre dà sostegno e incoraggia laddove le pratiche assistenziali abbiano bisogno di essere migliorate, ma questa è un’altra storia…


In collaborazione con:

L’educazione

Periodico trimestrale di pedagogia e cultura a divulgazione gratuita

A cura di Mariella Cotelli, Ostetrica e Consulente Professionale in Allattamento

Di tutti i colori del mondo

I colori fanno parte del nostro mondo e del nostro modo di vivere. Non tutti però abbiamo consapevolezza di quanto i colori incidano nella nostra quotidianità e di quanto interagiamo con la realtà grazie e/o a causa dei colori.

Nel passato le società e le civiltà che si sono susseguite hanno utilizzato sistemi di simboli e di colori per veicolare messaggi e raccontare i valori e le storie che le caratterizzavano. Anche la nostra società odierna, moderna e super tecnologica continua ad utilizzare i colori per questo scopo. Basti pensare agli schermi dei nostri televisori ultrapiatti e degli smartphone di ultima generazione, i cui colori così nitidi sembrano quasi sovrannaturali (lontanissimi dal bianco e nero dei primi apparecchi o dallo schermo neutro dei prototipi portatili).

Ma fino a che punto il colore  influenza il nostro immaginario collettivo?

Tra i libri per noi adulti che trattano e sviluppano tale argomento, vi segnalo il testo Cromorama. Come il colore ha cambiato il nostro sguardo (Einaudi, 2017) del visual desinger Riccardo Falcinelli.

https://www.einaudi.it/autori/riccardo-falcinelli/

Attraverso una galleria di 400 immagini tratte dal mondo dell’architettura, del cinema, del fumetto, dall’arte grafica e dagli oggetti della vita quotidiana l’autore ci accompagna alla scoperta della formazione del nostro “campionario” cromatico contemporaneo.

Il pubblico osserva, sceglie, impara; finché queste consuetudini non standardizzano la percezione e il colore comincia a parlare da solo, al punto da sembrare un fatto naturale. Perché le matite gialle vendono di più delle altre? Perché Flaubert veste di blu Emma Bovary? Perché nei dipinti di Mondrian il verde non c’è mai? E perché invece Hitchcock lo usa in abbondanza? Falcinelli narra come si è formato lo sguardo moderno […].

E per i bambini? Come percepiscono il colore?

Ovviamente la percezione di questo elemento cambia a seconda dell’età. I neonati captano lo stimolo cromatico proveniente dall’ambiente che li circonda in modo diverso da quello di un bambino di tre anni. Anche la capacità di vedere tutta la gamma dei diversi colori varia a seconda della fascia d’età come anche la capacità di riconoscerli e nominarli, di utilizzarli con intenzione a scopo comunicativo e di espressione. La comunicazione cromatica di certi luoghi, come ad esempio gli spazi educativi e domestici, può influire molto sul benessere dei bambini. I colori assumono sempre di più un ruolo chiave anche per comunicare funzioni e percorsi, limiti ed emozioni.

Tra le pubblicazioni più recenti dedicate al mondo dei colori per bambini e ragazzi, eccovi qui di seguito una piccola selezione:

Colorama. Il mio campionario cromatico, Crushiform, Ippocampo Edizioni, 2017

https://www.ippocampoedizioni.it/grafica-disegno/550-colorama-il-mio-campionario-cromatico.html

Dal rosso vivo dei papaveri, al giallo acceso delle ruspe da cantiere, dall’azzurro celeste di un cielo sereno, al rosa maialino. Colorama è un inventario  cromatico che ci accompagna alla scoperta dei segreti e delle sfumature dei colori più comuni ma anche di quelli più inaspettati e sconosciuti. In abbinata anche un gioco di carte, ispirato al libro, con cui ci si può sfidare a colpi di…colore per l’appunto.

Di tutti i colori, Allegra Agliardi, Terre di Mezzo, 2018

https://www.terre.it/prodotto/di-tutti-i-colori/

In questo libro adatto anche ai più piccolini, non ci sono intenti educativi. Il testo in rima porta alla scoperta dei colori della vita quotidiana dove emergono le esperienze più semplici che possiamo aver vissuto tutti. Il rosso dell’anguria d’estate e il verde del gelato al pistacchio. Poi ci sono le pere succose con la loro buccia gialla come la lampadina che si accende alla sera. E alla fine un piccolo invito:

«Celeste, indaco, giallo limone, rosso amaranto, verde bottiglia: / non ti fermare continua ad esplorare, ogni colore ha la sua meraviglia!»

Rosso come…, Pascale Estellon, Ippocampo Edizioni, 2020

https://www.ippocampoedizioni.it/6-7-anni/760-rosso-come-9788867225064.html

Rosso come le fragole e le ciliegie, come il rubino e il corallo. Arancione come la violaciocca e la curcuma, come le albicocche e l’ibisco. Giallo come lo zolfo e il canarino, come i fiori di zucca e la dorifera. E poi c’è il Blu dei lapislazzuli e del pesce chirurgo. Il Verde dello smeraldo e delle felci, della cavalletta e della raganella…Le illustrazioni sono nitide e non stilizzate. Per ogni colore le grandi pagine si aprono con ampi risvolti per far vedere la varietà di animali, piante, pietre e spezie colorate. Lo sfondo bianco e le didascalie presenti accompagnano lo stupore dei più piccini e dei più grandi. Un libro bellissimo da leggere a quattro mani senza fretta godendosi i particolari di ciascuna pagina.

Colori, Giovanna Ranaldi, Topipittori, 2020

https://www.topipittori.it/it/catalogo/colori

Il nuovo volume della casa editrice Topipittori dedicato ai colori si inserisce all’interno della collana Piccola Pinacoteca Portatile  https://www.topipittori.it/it/collana/pippo dove potrete trovare anche delle monografie dedicate ai singoli colori. Le figure di questi libri sono copiate da opere d’arte famose di ogni epoca storica. La collana è composta da libri con i quali interagire e con i quali i piccoli lettori possono disegnare, ritagliare, incollare, attaccare, staccare. In questo libro, l’autrice Giovanna Ranaldi (restauratrice, stampatrice ed illustratrice) ci fa viaggiare accanto ai grandi pittori sia antichi che moderni, dialogano con il lettore al quale fanno conoscere i nomi dei colori, le loro origini attraverso le loro opere più famose e che hanno fatto la storia. Una sorta di quaderno per esercitarsi all’osservazione e all’utilizzo del colore con diverse tecniche.

Il più folle libro illustrato con tutti i colori del mondo di Otto, Ton Schamp, Franco Cosimo Panini, 2019

https://www.francopaniniragazzi.it/index.php/il-piu-folle-libro-illustrato-con-tutti-i-colori-del-mondo-di-otto.html

Il titolo di questo libro è tutto un programma. Il gatto Otto e i suoi amici vengono immersi nel mondo vivace dei colori. E’ quasi un willmenbuch dove le pagine sono cariche di illustrazioni, di particolari ciascuno dedicati ai singoli colori. Non sarebbe il libro più folle se non ci fosse una “piacevole” confusione, dove l’occhio è attratto a destra e a sinistra da canarini gialli, camion dei pompieri, dal lungo collo di un gigantesco dinosauro verde o da una sorridente balena blu. I dettagli abbondano e ogni giorno aprendo questo libro potreste scorgere qualcosa di nuovo che non avevate ancora visto. Provare per credere!


Mariairene Didoni – Autrice –

Mamma di Matilde e appassionata di libri e d’arte.

Sono laureata in Storia dell’Arte e conservazione dei beni artistici e sin da piccola il mondo dei libri e dell’illustrazione mi ha sempre affascinato. Mi dedico alla pittura ad acquerello e all’organizzazione di letture condivise per bambini come volontaria presso la Biblioteca del quartiere di Anconetta, succursale della sede centrale di Vicenza della Biblioteca Civica Bertoliana.

Ho seguito diversi seminari e corsi di formazione nell’ambito della promozione della lettura per tutte le età a partire dalla primissima infanzia ma anche dalle letture al pancione durante la gravidanza.

Sono diventata “Lettore Custode” grazie alla formazione ideata e realizzata da Alessia Napoletano presso la sua Libreria per l’Infanzia “Radice-Labirinto” di Carpi (MO). La metodologia del “Lettore custode” è in via di definizione e sperimentazione e si prefigge lo scopo di infondere l’amore per le storie e la lettura.

Diventare mamma mi ha dato la possibilità di riscoprire e riassaporare le mie diverse passioni e mi ha portato a “rileggere” nel vero senso della parola una lunga lista di libri, ripartendo dagli albi illustrati e dai grandi classici della letteratura per l’infanzia e per i ragazzi, oltre ad altri libri non convenzionali.

La mia mente ha sempre fame di parole e di immagini che facciano vibrare le corde del cuore e dell’anima.

Con la rubrica “Un mondo di cose da leggere” vorrei accompagnarvi e aiutarvi a far visita al vostro “io” bambino/bambina e a condividere con tutta la vostra famiglia le potenzialità che la lettura e i libri possono offrire.

“Vorrei che tutti leggessero. Non per diventare letterati o poeti, ma perché nessuno sia più schiavo”. (Gianni Rodari)

L’abbraccio dopo il parto

 

L’abbraccio dopo il parto

Scritto da Mariella Cotelli, ostetrica, IBCLC L-107274 (IBCLC, Consulenti Professionali in Allattamento).

Alla nascita il neonato si trova in uno stato di veglia tranquilla nel quale esprime individualità e temperamento e ricerca la prossimità: bisogno biologico necessario per crescere sano e fiducioso.

Per permettere di recuperare la fatica della nascita e il crearsi della relazione, a mamma e bambino va permesso di ritrovarsi attraverso il contatto “pelle a pelle”.

Chi ha avuto la fortuna e l’occasione di assistere alla nascita di un bambino, ha potuto osservare con stupore come il cucciolo d’uomo nasca estremamente equipaggiato a livello sensoriale, è da subito in ascolto dell’ambiente circostante e le sue competenze innate gli permettono di interagire con la madre: apre gli occhi, osserva, catalizza l’attenzione dell’adulto per indurlo a prendersi cura di lui, cerca attivamente il seno e quando lo trova comincia a succhiare avidamente.

Il primo passo per permettere il manifestarsi di queste azioni e l’inizio della relazione è quello che gli inglesi chiamano “skin to skin”.

l’OMS (Organo Mondiale della Sanità) lo definisce praticamente così: “mettere i neonati in contatto pelle a pelle con la madre immediatamente dopo la nascita per almeno un’ora e incoraggiare le madri a comprendere quando il neonato è pronto per poppare, offrendo aiuto se necessario”.

Precisamente consiste, avvenuto il parto, nell’asciugare delicatamente il piccolo e appoggiarlo al seno materno, coprirlo con un telo caldo e lasciarlo a contatto con la madre per il tempo necessario ad innescare quel meccanismo biologico chiamato “bonding”, ovvero una serie di comportamenti espressi dal genitore nei confronti del figlio, e viceversa, necessari a garantire un buon accudimento.

saranno ore molto preziose: tutti i sensi del neonato sono estremamente ricettivi e disponibili al contatto, grazie anche all’adrenalina fetale che gli permette di rimanere in uno stato di allerta e di adattarsi così più facilemente alla vita extrauterina promuovendo il processo di attaccamento (bisogno primario che il bambino manifesta verso chi si occupa di lui).

Ma andiamo a dettagliare i vantaggi della pratica del pelle a pelle:

  • vi è un effetto calmante per mamme e bambino, ne riduce il pianto;
  • mantiene il neonato caldo;
  • riduce il consumo di ossigeno e di zuccheri nel sangue;
  • permette un recupero del peso del neonato più rapido;
  • riduce il cortisolo salivare (ormone dello stress);
  • facilita il bonding (il legame mamma-bambino);
  • accresce l’autostima materna in quanto stimola le sue competenze genitoriali di accudimento;
  • permette la colonizzazione dell’intestino del bambino attraverso il contatto con i batteri materni (microbiomia) quindi l’insediarsi dei primi mattoncini del sistema immunitario, pertanto aumenta le difese immunitarie;
  • facilita la prima poppata al seno e quindi fonda le basi per una buona riuscita dell’allattamento materno;
  • stimola la produzione di ossitocina, ormone che interviene in tutto il processo riproduttivo e che provoca contrazioni uterine abbassando il rischio di emorragie dopo-parto; è l’ormone che facilita il contatto madre-bambino e stimola comportamenti “materni” favorendo così la ricerca della vicinanza con il neonato.

Tutte le altre routine assistenziali non sono necessarie nell’immediato, vanno serenamente rimandate (bagnetto, aspirazione delle vie aeree, instillazione di gocce oculari, posizionamento del bambino in termoculla) in quanto è stato provato scientificamente che l’allontanamento del bambino dalla propria madre, anche per pochi minuti, può rendere più complicato l’avvio dell’allattamento.

Non dimentichiamo che il neonato ha vissuto per nove mesi in un ambiente caldo, protetto, privo di rumori molesti, in continuo movimento, cullato dal costante ritmo del battito cardiaco materno e dalla voce materna, suoni ed esperienze che conosce bene e che può ritrovare sul petto della madre, rassicurandosi.

Importante quindi sensibilizzare i genitori a porsi in condizione di ascolto e di osservazione rispettosa, come facilitatori delle attitudini del neonato, per promuovere una relazione gratificante per garantirgli tutti i nutrienti fisici e affettivi necessari allo sviluppo neuro-sensoriale.

Questa buona pratica ha dei risvolti positivi sull’allattamento e sulla capacità del bambino di adattarsi alla sua nuova vita, un suo diritto.

BIBLIOGRAFIA: “Il tocco gentile” di Anna Marcon e Massimo Carlan Ed. La Compagnia del libro


In collaborazione con:

L’educazione

Periodico trimestrale di pedagogia e cultura a divulgazione gratuita

A cura di Mariella Cotelli, Ostetrica e Consulente Professionale in Allattamento

Natura creativa? Visita ad Arte Sella!

E’ arrivata la tanto attesa estate!!! Gli obblighi scolastici sono finiti e si sono aperte splendide giornate piene di sole! Bisogna godersele il più possibile! Continuiamo quindi alla scoperta di spazi museali che danno respiro non sono all’animo ma anche al fisico: per questo appuntamento vi propongo una gita fuori porta! Ci spostiamo un po’ e andiamo fino al paesino di Borgo Valsugana per vedere un bellissimo esempio di Art In Nature, ovvero il sito di Arte Sella.

Ho scoperto questo luogo qualche anno fa e me ne sono subito innamorata e così i miei bambini. Da allora ogni anno torniamo a trovarlo e a dare aria a immaginazione e cuore!!!

DI COSA SI TRATTA?

Arte Sella è un’iniziativa che si colloca nel territorio, per ripensare e reinventare l’attività culturale nella nostra regione (il Trentino Alto Adige). Ricercare il valore culturale nel proprio periodo storico, sovvertire i valori estetici e mettere in discussione i valori nel periodo stesso in cui viene espresso. Il percorso espositivo, offre al pubblico un’esposizione qualitativa” Emanuele Montibeller, direttore artistico di Arte Sella

Arte Sella è dunque un bellissimo museo di arte contemporanea completamente all’aperto, che si snoda nella vicina Val di Sella. Nasce nel 1986, quando un gruppo di artisti locali, ammirando la loro valle, si trovano concordi nella necessità di esprimere, attraverso le loro opere, il profondo legame che coniuga l’arte e la natura. Ne nasce un luogo pieno di meraviglie in cui si può passeggiare, ascoltando i messaggi che l’arte emana attraverso la natura e che un gruppo di artisti ha saputo decifrare per noi. Immaginate: una valle, un bosco, il silenzio, il vento, un sentiero e a tratti… uno spunto di riflessione, una composizione originale, un insolito insieme di elementi naturali armoniosamente uniti e comunicanti. Il pensiero che si sviluppa in Arte Sella si inserisce perfettamente nel fenomeno artistico che nasce in Europa negli anni ’70 con il nome di Art in Nature.

ART IN NATURE: COS’E’?

Un fenomeno che considera la natura come un tesoro imprescindibile dall’essere umano, che và difeso e protetto. Perché esiste una sorta di patto silente tra uomo e paesaggio che deve essere rispettato. Un concetto questo, che gli artisti esplicitano con i loro lavori. Ogni opera viene realizzata con materiali completamente degradabili e acquisiti nel luogo in cui sarà collocata. Pertanto, il suo tempo di vita è limitato, circoscritto e stabilito dalla natura stessa. La sua bellezza consiste nell’esprimersi attraverso le reazioni spontanee che sbocciano con l’ambiente circostante e con il passare delle stagioni. Imprevedibile, spontaneo.

Pietra, terra, acqua, foglie, rami, non vengono trattati, ma solo manipolati in modo semplice, in base all’estro comunicativo dell’artista. Costui crea così un dialogo unico ed emozionale con la natura che prende in custodia l’opera e la protegge, la sviluppa e la rende parte di sé.

Arte Sella è uno degli esempi più importanti di Art in Nature in Italia. Gli artisti che l’hanno ideata, negli anni hanno fondato un’associazione e hanno coinvolto istituzioni locali, artisti internazionali e altre realtà, creando una rete di sostegno unita nell’intento di salvaguardare questo luogo. Il progetto iniziale si sviluppa nel giardino di Villa Strobele, ma col tempo cresce e aggiunge anche l’area di Malga Costa.

I percorsi espositivi sono tre:

Si possono fare tutti e tre in giornata, ma bisogna essere dei bravi camminatori. Altrimenti si possono selezionare i più brevi e tenere il più lungo per quando i bimbi saranno più allenati! Per esperienza, posso dire che i bambini rimangono sempre affascinati dalle composizioni che trovano lungo il sentiero. E spesso, da uno sguardo, riescono a capire meglio di noi adulti, qual è il messaggio in esse espresso. E’ una continua scoperta, uno stimolo a vedere ed esplorare sempre di più.

Il primo percorso è l’area di Malga Costa. Si tratta di un percorso ad anello di circa 1 Km con un tempo si visita previsto di circa 45 minuti. Qui si trovano le opere più importanti e spettacolari, come la celebre Cattedrale Vegetale, ovvero il simbolo di Arte Sella. Ideata da Giuliano Mauri, è uno splendido esempio di architettura naturale che si erge imponente nel paesaggio e i cui alberi in fila richiamano il colonnato di una cattedrale gotica.

Il secondo percorso è quello più impegnativo: il Sentiero Montura, che unisce il giardino di Villa Strobele all’Area di Malga Costa. E’ un sentiero che si snoda per 4 km tra viali, boschi e prati in cui poter ammirare le opere nel silenzio della natura.

Infine c’è il percorso del Giardino di Villa Strobele, che ospita istallazioni di architetti di fama internazionale.

Organizzare la visita:

E’ molto semplice. Sul sito di Arte Sella si trovano indicati i parcheggi e l’inizio dei percorsi. Quello di Malga Costa e di Villa Strobele sono accessibili con il pagamento di un biglietto valido per entrambi. Si può decidere di fare un pic nic o anche soffermarsi nelle due trattorie che si trovano lungo il percorso e in cui si mangia davvero molto bene.

Per qualsiasi altro dettaglio o informazione:

http://www.artesella.it/it/


Elena PiazzaElena Piazza – Autrice – cura la rubrica “Bambini a regola d’arte

Mamma di Cesare, Agostino e Letizia

Adoro tutto ciò che è arte, musica e letteratura. E sin da piccolina ho iniziato a esplorare questi mondi, che piano piano sono diventati i miei strumenti necessari per esprimermi.

Dai tre anni il disegno è diventata la mia passione. Ho continuato scegliendo di studiare arte e laureandomi in Archeologia. Ho fondato e gestito un’associazione culturale e ho trovato lavoro in un museo, dove svolgo diverse mansioni tra cui anche quella di operatrice didattica e guida. E’ un lavoro impegnativo che però mi permette di stare a contatto con persone di tutte le età, di tenermi allenata con lo studio, di approfondire continuamente diversi aspetti del mondo dell’arte e di tenermi aggiornata su tutto ciò che accade in città!

Figlia e sorella di musicisti ho masticato note e pentagrammi da quando sono nata. In particolare prediligo il canto che ho sempre esercitato facendo parte di vari cori e sperimentando generi diversi.

Diventata mamma (tris da pochissimo!!!) non ho rinunciato alle mie passioni e inclinazioni e cerco sempre di trovare un modo per conciliarle con la famiglia. Ed eccomi qui a provare a raccontare il mio mondo!

Giocando con il cartone

Ciao mamme belle!

Ecco un paio di modi (ma ce ne sono davvero infiniti) per riutilizzare il cartone! riceviamo tutte molti pacchetti/scatole ogni mese o in generale sono imballaggi di cio che compriamo, quindi invece di buttarli li possiamo riutilizzare e fare felici i nostri bimbi, come direbbero gli americani “it’s a win win”!

Qui vi propongo due idee:

  1. un simpatica farfallina vuole raggiungere dei bellissimi fiori colorati, la aiutiamo? vi servono: un quadrato di cartone, del cartoncino colorato, colla stick e dei pennarelli!!
  2. Che tempo fa? scopriamolo assieme ogni mattina e aggiorniamo il pannello meteo! vi servono; tempere, pennello, un quadrato di cartone e 9 rettangolini ( le misure decidetele voi) e un’adesivo a scelta (pasta uh, scotch, velcro)!!!

Per il primo progetto vi bastera ritagliare dal cartoncino colorato le sagome dei 4 fiori (due fiori per colore), sovrapponete i due fiori dello stesso colore e li incollate con la colla stick, ora tagliate il pistillo e incollate anche quello al fiore, incollare e loro volta i fiori sul cartone equidistanti tra loro. Ora manca la farfalla, la ritagliate da un cartoncino bianco e la decorate a piacere con i pennarelli, ora tracciate dei “percorsi” che i bimbi faranno fare alla farfalla poggiando su di essa un dita e seguendo il percorso da voi tracciato col pennarello, siate creativi!!

Giocando con il cartone

Per il secondo progetto vi bastera disegnare con le tempere sui 9 rettangoli di cartone le varie possibilita: temporale, pioggia, vento, sole, nuvoloso, nuvoloso con sole, neve, arcobaleno e infine luna. Per maggiore definizione contornare con la penna nera.  Nel pannello principale colorare la parte centrale con del bianco e scrivete ” che tempo fa?” , scegliere l’adesivo che volete e attaccatelo su tutti 9 i rettangoli in modo che a turno si possano attaccare al centro!!

Sono super curiosa di vedere le vostre creazioni!!! Taggatemi su fb e instagram e usate #esseremammeavicenza #creattivita

Buona giornata!! un abbraccio

Francesca Celetto Baker


Francesca Celetto Baker – Autrice – cura la rubrica “Creattività
Ciao a tutti, mi presento, sono Francesca mamma di Kaylee Lina.
Adoro viaggiare, leggere e cucinare ma più di tutto adoro… Creare!
Con carta, colori, glitter, colla, perline, stoffa, scotch, matite, pennelli e molto altro puoi creare tutti ciò puoi immaginare!!!
Sarà bellissimo ricreare o inventare nuovi progetti vedrai!!!
Partendo da cosine semplici per bambini per passare a qualcosa di un po più strutturato per ragazzi/e.
Pronti a divertirci? Si parte!
Good crafting everyone

Acido folico: gravidanza e non solo

I folati sono un termine generico utilizzato per indicare un gruppo di vitamine solubili appartenenti al gruppo B. Sono indicate con B9, per l’esattezza.

Spesso vengono indicati come Acido Folico utilizzando questo termine come sinonimo di folati. In realtà sono due forme diverse: i folati sono la forma naturale presente all’interno degli alimenti, l’acido folico è la forma sintetica utilizzata negli integratori e nei cibi fortificati.

Vitamina B9
Spinaci e folati

Questi nutrienti possono essere facilmente assunti in quantità adeguate attraverso una dieta varia ed equilibrata. Il nostro organismo è inoltre in grado di accumularne piccole riserve nel fegato.

Il nostro fabbisogno quotidiano è di 0,4 mg al giorno, ma in alcune situazioni particolari è richiesto un maggior apporto.
Alimenti ricchi di folati sono le verdure a foglia verde, i legumi, i formaggi (soprattutto stagionati), la carne, le uova.
Ecco alcuni esempi: 100 gr di biete o spinaci ne contengono circa 0,11 mg, il tuorlo d’uovo 0,150 mg, i legumi circa 0,1 mg, il parmigiano o grana circa 0,05 mg e i cereali da 0,02 a 0,04 mg.    

A cosa serve l’acido folico?

E’ coinvolto in molte funzioni fondamentali del nostro organismo:

  1. Come cofattore per la sintesi di DNA, RNA e proteine nella formazione di nuove cellule;
  2. Maturazione dei globuli rossi;
  3. Corretto sviluppo del sistema nervoso;
  4. Prevenzione di alcune forme di neoplasia;
  5. Per ridurre il rischio di malattie cardiovascolari, infarti in particolare;
  6. Mantenimento e incremento delle funzioni cognitive, specialmente in età avanzata.
Acido folico e gravidanza

Come anticipato, una delle più importanti funzioni dell’acido folico è aiutare la corretta formazione del sistema nervoso. E’ una vitamina estremamente importante per le donne che stanno pianificando (o non escludendo a priori) una gravidanza in quanto aiuta a prevenire il rischio di difetti del tubo neurale, come la spina bifida.

Risulta particolarmente importante assumerlo prima del concepimento perché la chiusura del tubo neurale si verifica nelle prime 4 settimane di gravidanza, quando una donna non è ancora consapevole di essere incinta. E’ stato dimostrato inoltre che riduce il rischio di parto pre-termine. 

In caso di deficit, l’acido folico può impiegare anche 20 settimane per raggiungere i livelli ottimali, pertanto è fondamentale curare l’alimentazione e assumere gli integratori con dovuto anticipo. Alcuni studi scientifici raccomandano di iniziare l’integrazione addirittura dai 5 ai 6 mesi prima del concepimento. 

Un’adeguata assunzione di acido folico è importante anche durante l’allattamento. Nei primi mesi di vita del bambino, il latte è un alimento esclusivo e quindi l’unica fonte da cui poter ricavare questo nutriente. 

Spesso si parla anche di acido folico e fertilità: effettivamente, assieme a tutta una serie di altri nutrienti, l’acido folico contribuisce sia alla corretta maturazione degli spermatozoi che degli ovociti.
Pertanto una corretta assunzione di questa vitamina comporta maggiori possibilità che si abbia un embrione correttamente adeso e formato. 

Non solo gravidanza

Ma cosa dire dell’acido folico al di fuori di gravidanza e allattamento?

E’ presto detto: queste sostanze sono fondamentali nella formazione delle nuove cellule.
Pensate banalmente a unghie, capelli e pelle, che necessitano di continua rigenerazione. Sono infatti coinvolti nella formazione di nuovo DNA e proteine assieme alle vitamine B12 e C.

Tra i tipi di cellule che aiutano a formare ci sono anche i globuli rossi; infatti una carenza di folati può portare ad una forma particolare di anemia definita megaloblastica.
In questa patologia i globuli rossi risultano più grandi e non completamente maturi. 

Un’altra funzione dei folati è nella prevenzione delle malattie cardiovascolari. In presenza di queste patologie nel nostro corpo si innalzano i livelli di una particolare sostanza chiamata omocisteina. L’acido folico è in grado di abbassarne i livelli e diminuire significativamente il rischio di infarto. 

Nelle malattie neurologiche l’acido folico, in combinazione con la vitamina B12, sembra migliorare le funzioni cognitive, specialmente ad un’età avanzata e ridurre i processi infiammatori associati a questo tipo di disturbi. Le malattie per cui sono stati dimostrati dei miglioramenti sono l’Alzheimer, disturbi dello spettro autistico ma anche la depressione. 

Al contrario dei precedenti esempi, in caso di tumori è necessario prestare attenzione agli eccessi, in quanto l’acido folico sembra stimolare la proliferazione delle cellule cancerose e addirittura interferire con alcuni tipi di chemioterapia. 

Folati in cucina

Come detto in precedenza, sono molti gli alimenti ricchi di folati, in testa a tutti le verdure a foglia verde scura. Nell’ambito di una corretta alimentazione, non sussistono motivi per sospettare una carenza di questo elemento. Tuttavia la nostra dieta spesso non riesce a far fronte al fabbisogno, perché sbilanciata e povera nell’assunzione di verdure.

La disponibilità della vitamina B9 dipende molto anche da come lavoriamo gli alimenti.
Si può avere una naturale riduzione dei folati mano a mano che le verdure perdono freschezza e con le cotture. Si può arrivare ad avere una perdita del 70% dopo 3 giorni di conservazione della verdura e fino ad un 95% con le cotture, soprattutto la bollitura.

Per avere un’assunzione adeguata posso quindi consigliarvi di assumere verdure fresche e crude, piuttosto che cotte, oppure cotte in poca acqua e per un breve tempo. Minore sarà il contatto con l’acqua e le alte temperature, minore sarà anche la perdita vitaminica. 

L’assorbimento dei folati avviene nell’intestino con un’efficienza diversa rispetto all’acido folico degli integratori. Per questo motivo in condizioni di aumentato fabbisogno, come la gravidanza, l’uso di supplementi alimentari è fortemente raccomandato.

Tuttavia è bene ricordare che gli alimenti sono molto più della somma dei loro nutrienti e quindi a fronte di un contenuto più basso di folati, rispetto agli integratori, è molto probabile che l’assorbimento sia altrettanto efficiente grazie alla compresenza di altri elementi che agiscono in sinergia. 

Fonti

https://www.crea.gov.it/home
https://sinu.it/2019/07/09/assunzione-raccomandata-per-la-popolazione-pri-e-assunzione-adeguata-ai/
https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/17099205/
https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/31345146/
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC3375831/
https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/17900207/

Autore

Francesca Rigon – Autrice – cura la rubrica “Una mamma per nutrizionista”

Mamma di Raffaele dal primo giorno del 2018. Mi sono laureata in Biologia Evoluzionistica a Padova nel 2009 dove ho conseguito anche un Dottorato di Ricerca in Bioscienze e Biotecnologie nel 2012 e infine un Master Internazionale in Nutrizione e Dietetica con una tesi sullo svezzamento nel 2017.

Il mio interesse per la nutrizione si concretizza con la scoperta dell’esistenza di Raffaele, anche se le sue radici sono ben più profonde.

Quindi mi sono chiesta: perché non unire due grandi mondi, l’essere mamma e l’essere nutrizionista, in un’unica realtà da condividere con altre mamme?

Da qui il nome della rubrica “Una mamma per nutrizionista

Certa che sarà un’avventura che mi permetterà di crescere assieme a molte di voi, sono orgogliosa e lieta di potermi occupare di questo spazio.